Tag Archives: Palazzo Schifanoia

Warburg e Schifanoia, un legame indissolubile

23 Mar

P1000102 - CopiaIl nome di Palazzo Schifanoia rimarrà in eterno legato a quello di Aby Warburg, che nel 1912 presentò la sua ricerca “Arte italiana e astrologia internazionale nel Palazzo Schifanoia di Ferrara”, in occasione del X Congresso Internazionale di Storia dell’Arte all’Accademia dei Lincei di Roma.

Il nome di Aby Warburg in Italia, e non solo, è legato a quelli di Massimo Cacciari e Marco Bertozzi, i quali  venerdì alle 18.30 nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia in via Scandiana, 23 hanno presentato gli atti della XIV Settimana di Alti Studi organizzata dall’Istituto di Studi Rinascimentali nel 2012 e dedicata a “I molti Rinascimenti di Aby Warburg”. Prima di entrare nel merito della conferenza, Bertozzi ha voluto dedicare un ricordo commosso a due personalità accademiche recentemente scomparse: l’italianista Ezio Raimondi e il prof. Mario Miegge, “amico e collega” all’Università di Ferrara. Il saggio di Carlo Ginzburg presente negli atti ha permesso al prof. Bertozzi di introdurre il tema delle “formule del pathos”. Questo “ebreo di sangue, amburghese di cuore, d’anima fiorentino” – come si definì lo stesso Warburg – si soffermò su queste formule tipiche dell’arte rinascimentale e dell’antica Grecia, un elemento “fortemente tragico, dionisiaco”. Da qui l’attenzione per la “fede nell’astrologia, una sorta di eccesso empatico, un’enfatizzazione empatizzante”. Massimo Cacciari ha proseguito su questa scia, soffermandosi sul tema dell’immagine, partendo dalla scoperta, da parte di Warburg, di Giordano Bruno. Da qui l’intuizione fondamentale della superiorità dell’immagine sulla parola, sull’espressione verbale. “L’immagine – ha proseguito Cacciari – è più divina della parola, in quanto sa innamorare con più potenza”, permette cioè un approccio più profondo e totale con la realtà.

L’incontro, inserito nel ciclo di conferenze “Schifanoia: il salone mostra i suoi mesi”, è stato promosso dallo stesso Istituto di Studi Rinascimentali in collaborazione con i Musei civici di Arte antica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 marzo 2014

(nella foto, da sinistra : Massimo Cacciari, Marco Bertozzi e Tiziano Tagliani)

Il tema dell’empatia in Aby Warburg

9 Feb

Venerdì a Palazzo Schifanoia in via Scandiana, 23 ha avuto luogo un nuovo approfondimento sul Salone dei Mesi. L’appuntamento, organizzato dall’Istituto di Studi Rinascimentali in collaborazione con i Musei civici di Arte antica, ha visto l’introduzione di Marco Bertozzi e la relazione di Andrea Pinotti, docente di Estetica all’Università di Milano sul tema dell’empatia in Aby Warburg. La relazione introduttiva compiuta dal prof. Bertozzi ha ben inquadrato le varie accezioni del termine “empatia”, definita come “arcipelago di diversi sensi, non sempre facilmente decifrabili”. Intesa letteralmente come “essere dentro la sofferenza, il sentimento, la passione”, e dunque in quanto compartecipazione emotiva (“mettersi nei panni dell’altro”), l’empatia può riguardare anche il rapporto tra un soggetto e un oggetto o un paesaggio, un luogo, un’immagine. Riflessione, questa, continuata dal prof. Pinotti, il quale ha inizialmente posto l’accento sul come essere empatici comporti un cambio di prospettiva, un’immedesimazione. Ha, quindi, cercato di illustrare il tema attraverso diversi esempi: dai neuroni-specchio all’etnoempatia, dall’autismo a “Blade Runner”, passando per l’analisi dell’ancella nella “Nascita del Battista”, affresco della Capella Tornabuoni a Santa Maria Novella a Firenze. L’analisi artistica è poi proseguita con la “Medea” di Rembrandt (1648), rappresentata mentre medita la tragica vendetta. Infine, il Salone dei mesi, la cui astrologia è descritta da Warburg come tentativo “empatico” di ricondurre il caos celeste al cosmo, di trovare una spiegazione comprensibile.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 09 febbraio 2014