
Forum Ferrara Partecipata: «cittadini non coinvolti e nessun impegno pubblico previsto»
A Ferrara si torna a parlare del futuro, sempre ignoto, della Caserma ex Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo (e dell’attigua ex Cavallerizza). L’enorme struttura (40mila metri quadri tra interni ed esterni)è chiusa dal 1992 e nel 2012 l’Agenzia del Demanio la vende al gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che a sua volta nel 2021 la cede a ArCo Lavori per farla diventare un campus universitario, all’interno del noto e tanto discusso Progetto Fe.Ris del Comune di Ferrara (progetto bocciato 3 anni fa).
Lo scorso 13 gennaio, durante la 3^ Commissione Consiliare di urbanistica, l’Assessore Stefano Vita Finzi Zalman e il vicesindaco Alessandro Balboni, insieme con il docente di UniFe che presiede il Consorzio “Futuro in ricerca” Donato Vincenzi, hanno illustrato la “Relazione finale sulle proposte di utilizzo degli spazi presenti nella Caserma Pozzuolo del Friuli”. Un rapporto che restituisce i risultati del processo “partecipato” relativamente alle proposte di utilizzo degli spazi di via Cisterna del Follo.
A proporci un’analisi critica – sul metodo e sul contenuto – è il Forum Ferrara Partecipata, luogo di democrazia partecipativa e propositiva riguardante la cita della città.
«I cittadini – spiegano dal Forum – non sono stati coinvolti in questo percorso. Quello che il direttore del Consorzio Futuro in Ricerca (CFR) ha presentato in Commissione è la Relazione elaborata dalla prof.ssa Rosa Tamborrino del Politecnico di Torino a cui il CFR, su mandato della Giunta comunale, aveva affidato l’incarico. In altre parole, ha presentato i risultati di un’indagine preliminare svolta dalla Tamborrino in cui sono raccolte valutazioni, visioni e valori dei portatori di interesse (stakeholder) che sono stati individuati al fine di definire un “quadro di orientamento sugli sviluppi possibili o non ammissibili della Caserma”». Lei stessa «aveva confermato di essere stata incaricata dal CFR solamente per esprimere un parere tecnico come urbanista che prevedeva la sola consultazione iniziale dei portatori di interesse». La relazione, quindi, «consiste nell’illustrazione dei risultati di due workshop. Uno – con allegato il questionario compilato a “cura dell’Università” – è del marzo 2024. Il documento allegato non fornisce alcuna indicazione sugli autori (quali i dipartimenti e docenti coinvolti). L’altro, del maggio 2024, è stato realizzato con le associazioni culturali, sociali e ambientali della città. Delle 23 associazioni invitate se ne sono presentate 7. Di queste, 3 associazioni (Arci, Italia Nostra, Forum Ferrara Partecipata) hanno poi lasciato l‘incontro. L’abbandono – proseguono dal Forum – è dipeso dal fatto che il direttore del CFR ha risposto ai partecipanti che quello sarebbe stato l’unico incontro». Eda quell’incontro, uscì anche, poco dopo, il presidente dell’Accademia delle scienze; rimasero dunque fino alla fine di quell’unico appuntamento i tre rappresentanti, rispettivamente, di Amici della biblioteca Ariostea, Wunderkammer e Riaperture. «Si è trattato, dunque, di una mera consultazione di pochissimi portatori di interesse e non di un percorso partecipato, che, secondo le regole ormai codificate della democrazia partecipativa, prevede una serie articolata di passaggi successivi», con diversi «incontri pubblici, formativi e informativi, dei cittadini con esperti, il loro coinvolgimento diretto in seminari e laboratori di confronto, per giungere alla formulazione di proposte». Nulla di ciò è avvenuto per l’ex caserma.
Rispetto, invece, ai “contenuti” del progetto («destinazione d’uso collettivo e pubblico, restituzione ai cittadini di un pezzo di città, spazio multifunzionale per usi culturali, sociali e formativi, funzioni legate a studio, ricerca, convegnistica, tutela degli spazi aperti e del rapporto tra pieni e vuoti, importanza della partecipazione attiva della comunità, trasparenza e sostenibilità ambientale»), il Forum esprime una «sostanziale condivisione», dato che la ricerca «conferma concetti, visioni e proposte già espresse in precedenti incontri pubblici organizzati dal nostro Forum e nella pubblicazione in cui lo stesso ha raccolto idee, valutazioni e proposte espresse direttamente dai cittadini in un incontro pubblico organizzato il 14 marzo 2023».
«L’importante – spiega ancora il Forum – è che si riprenda a lavorare per una reale riqualificazione dell’area, coinvolgendo i cittadini, le associazioni e le forze sociali della città. Con trasparenza e collaborazione. Così come era stato dichiarato. Non è solo una questione di rispetto degli impegni. Il percorso portato avanti dal Forum in questi tre anni, si è avvalso della collaborazione della cattedra di Progettazione urbanistica del Dipartimento di Architettura, con il coinvolgimento di numerose laureande del laboratorio di urbanistica», mentre «non ci risulta il coinvolgimento dei docenti di progettazione urbanistica nel workshop con UniFe del marzo 2024. Proprio per questo, ci preoccupa che il Vicesindaco Balboni abbia affermato che “non ci sono i presupposti ora per un processo partecipativo perché non c’è una proposta da commentare, non c’è una dimensione progettuale né economica su cui lavorare”».
«Il vicesindaco ha ribadito l’impossibilità per il Comune ad impegnarsi per un riutilizzo pubblico a carico del bilancio comunale. Noi pensiamo, invece, che l’Amministrazione comunale dovrebbe attivarsi per coordinare l’impegno di più soggetti pubblici, a cominciare da Regione, Università, Cassa Deposito e Prestiti oltre al Comune, per individuare un progetto e un piano di fattibilità che veda garantito il prevalente uso pubblico della struttura. Ferrara potrebbe diventare un laboratorio pubblico sulla rigenerazione urbana nelle città storiche, ma bisognerebbe cambiare strada».
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026
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