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Ferrara, salotto o luna park? Un anno d’amore con Fabbri&co.

29 Giu

di Andrea Musacci

Piazza Verdi presidiata prima dell’ “occupazione” (12 giugno 2020)

Un anno di Giunta Fabbri. Proprio 55 anni dopo l’uscita di “Un anno d’amore” dell’immortale Mina. Ed è stato un anno d’amore tra la nuova Giunta e la città “d’arte e cultura”? “Cosa vuol dire un anno d’amore”? Chiediamocelo.

Partiamo dalla fine. Anzi, dal centro. Dopo anni di incessante martellamento sulla criminalità in Zona GAD, eccola scomparire. No, non la zona GAD ma la criminalità. O meglio, non proprio la criminalità dalle strade, purtroppo, ma per ora solo dalle parole dei neoamministratori cittadini.

E quindi spazio al centro: dopo litigate con gruppi di universitari alticci nella famigerata zona Mayr / Verdi, e minacce di recinzione, si è arrivati, causa (o scusa) emergenza covid e necessità di distanziamento, alla chiusura di piazza Verdi. Chiusa, recintata, manco fossimo in zona GAD. Movida non sicura, “sicurissima”. E l’intera zona – pubblica! – chiusa il mercoledì, venerdì e sabato sera per evitare assembramenti e schiamazzi, con tanto di dispiegamento di decine tra steward privati (scelti dai cinque maggiori locali della via ma pagati dal Comune), vigili, carabinieri e finanzieri a controllo dei varchi. Per la cronaca, chi scrive è potuto transitare a piedi attraverso questa “zona rossa” alle 22.30 di venerdì 12 giugno, nonostante il mancato patto di sangue con uno dei 5 locali prescelti, solo per gentile concessione di uno steward di 4 metri quadri. Perché la zona, immaginata per ospitare 900 avventori (contati) ne ospitava forse 100. Ottimo risultato, insomma.

Ma l’ “industria del divertimento” ideata da “Mayr+Verdi” e dalla nuova Giunta non demorde e andrà avanti almeno tutto luglio. Almeno. Perché “anche quando l’emergenza pandemica sarà rientrata – ha spiegato il 2 giugno l’Assessore alla Sicurezza Nicola Lodi -, la nostra idea è quella di mantenere (ad libitum?, ndr) questo progetto di ‘Movida sicura’ ”. Altro che ruspa. Di solito si dice: si nasce incendiari, si muore pompieri. Qui, invece, si nasce “ruspanti” e si muore brindanti.

E dopo aver donato piazza Verdi ai 5 locali orbitanti la piazza stessa, – con buona pace dell’uso collettivo della città e della possibilità di ravvivarla con iniziative teatrali, proiezioni di film, letture pubbliche, presentazioni letterarie o eventi solidali -, ora anche il Giardino delle Duchesse è stato sacrificato ad altrettanti locali dei dintorni, che possono trattarlo come il proprio “giardino di casa”, ad uso esclusivo per i propri affari.

Questo è il salotto. Ma passare dal salotto al trastullo è un attimo. Se salotto dev’essere perché faticare per arrivarci. Misteri del nuovo corso (politico), soprattutto la mattina, in pieno centro, sono triplicati, tra il divano e il comò del salotto urbano, macchine e furgoni di ogni tipo, parcheggiate anche sui marciapiedi di un altro corso, non quello politico, ma Martiri della Libertà. E proprio da quel marciapiede lo scorso dicembre il busker Jiri è stato cacciato (nella città dei buskers), per un alterco col vicino banchetto del partito di maggioranza relativa in città. Disturbo alla quiete, dissero.

Quello che evidentemente non ha provocato il corteo danzante del 1° maggio (ma fatto il giorno 5) dal Vice Sindaco Lodi per le vie della città (nel salotto e non) per ridare vigore e speranza al popolo affranto, forse confondendo la Festa del Lavoro con la Festa del Raviolo. Pazienza se il Prefetto Campanaro non ha dato il nulla osta all’evento essendo un po’ tutti – sai com’è – ancora in lockdown. Comunque, tra un Albano e un Pappalardo, con un dispiegamento di polizia urbana che manco sotto i Grattacieli, grande è stata la festa, con finale “brindante” a S. Martino. E ruspa in garage. E anche qui amen per il fracasso subito da tanti concittadini chiusi “a casa loro”. Il luna park deve andare avanti.

Se si deve marciare, allora non può non esserci un trenino itinerante, il City Red Bus, annunziato in pompa magna lo scorso novembre e tornato a mordere l’asfalto del salotto cittadino dal 6 giugno scorso. Per la gioia di turisti assetati di cultura&libertà, con la possibilità – com’è scritto sul sito dell’azienda promotrice – di “un noleggio esclusivo per festa di laurea, compleanno, matrimonio o un evento speciale a bordo dei nostri mezzi”, con “itinerari personalizzati”, “possibilità di scegliere punti di partenza e arrivo” e “di decorare e personalizzare il mezzo con striscioni o teli, addobbi floreali, palloncini, musica a bordo”.

Se qualcuno non fosse ancora convinto sul progetto “Ferrara luna park”, ecco un bel “brand” come si deve per vendere qualsiasi cosa purchessia: “Ferrara feel the event”, per raccogliere “le iniziative di svago e i momenti culturali e artistici della città destinati ad attrarre e coinvolgere nuovi visitatori e turisti”, spiega l’Assessore preposto e gongolante. E dentro ci sta pure il festival giornalistico di Internazionale come la mostra di Banksy, quello street artist per antonomasia contro il “decoro ubano” ma che se lo imbalsamiamo e impacchettiamo dentro un museo, sai che giro di soldi per la città?

E il Castello poteva rimanere fuori dal parco giochi? Certo che no. E allora il prossimo 31 ottobre, per il secondo anno consecutivo, si ripeterà il “Monsterland Halloween Festival”, con dj glitterati, zombie e streghe a più non posso, perché, come recita la presentazione di “Ferrara feel the event”, “la città, oggi, chiede di essere guardata con occhi nuovi”. Più chiaro di così.

Ah, ultima cosa: dopo anni di lotte contro il potere ghibellino al grido “Basta con gli amici degli amici degli amici ecc. che controllano mezza Ferrara, cultura compresa!”, i neoguelfi si sono detti: “molti nemici, molto onore”… o meglio: “pochi amici, così stiamo anche più larghi”. Anzi, meglio uno, il presidente di Ferrara Arte, la cui Fondazione Cavallini Sgarbi a inizio anno ha stipulato una convenzione col Comune di Ferrara, che, “a fronte del prestito della collezione (Cavallini Sgarbi, ndr), corrisponderà alla Fondazione una royalty su ogni biglietto di ingresso al museo del Castello”: una percentuale sui ricavi pari al 20%.

Un atto d’amore che sigilla, lo possiamo dire, un anno d’amore. Ma tra chi?

Duomo, riparte il cantiere interno

8 Giu

Don Zanella (Ufficio Tecnico diocesano): “non sappiamo ancora quando riaprirà”. In autunno i lavori nel Palazzo Arcivescovile

a cura di Andrea Musacci

F 2 - crocifisso rotot nel sisma 2012È ufficiale: l’8 giugno, dopo quasi un anno di sospensione, ripartono i lavori all’interno della Cattedrale di Ferrara. In questo periodo di emergenza legato al Coronavirus, tutti i cantieri hanno dovuto fermarsi. Solo un mese fa, dal 27 aprile, e molto gradualmente, sono stati un po’ alla volta riaperti. Ora tocca anche ai lunghi e complessi lavori riguardanti il nostro Duomo, chiuso al pubblico, lo ricordiamo, da marzo 2019. È una notizia tanto attesa e che non può che ridare speranza. L’incertezza del periodo non può però che riguardare anche le prossime tappe degli interventi. In ogni caso, come ci spiega don Stefano Zanella, Direttore dell’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano, “gli Uffici della Regione Emilia-Romagna e della Soprintendenza hanno continuato a lavorare autorizzando così il progetto presentato dall’Arcidiocesi e che riguarda i primi due pilastri della Cattedrale”. Gli interventi consistono nella “spicconatura, bendaggio e pulitura dei due soggetti ad oggi indagati e nel rafforzamento – tramite barre filettate iniettate all’interno – del pilastro che è stato identificato come pilota. Si proseguirà anche con l’indagine nei restanti di questi elementi architettonici per perfezionare questo tipo di lavoro su ogni parte dell’edificio. Indagando sui primi due pilastri – sono ancora parole di don Zanella -, agli antipodi della Cattedrale uno rispetto all’altro, si è potuto valutare un comportamento differente e proprio per questo si è adattato l’intervento unitario alle due specificità”. Dalla prima indagine era infatti emerso come i pilastri vennero costruiti attorno alle antiche colonne medievali (foto in basso a destra). Pilastri che, però, essendo tutti differenti fra di loro, richiedono di essere analizzati singolarmente. Per questo motivo, “i lavori che verranno successivamente realizzati sono conservativi e di rafforzamento locale per riuscire a restituire alla mole della basilica la solidità necessaria per poterla riaprire al culto. “Non siamo ancora in grado di stabilire date certe per la ripresa della normale vita liturgica e delle visite all’interno del massimo tempio cittadino – prosegue -, ma come accaduto già all’inizio di questo lungo percorso di recupero, continuiamo a cercare soluzioni fattibili e di sicurezza per venire incontro alle esigenze di tutti: sacerdoti, fedeli e turisti. Ringraziamo oggi – come otto anni fa – la competenza e l’attenzione da parte dei tecnici dell’Agenzia per la Ricostruzione e il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna. Non manchiamo di sottolineare anche la presenza competente e collaborativa dei tecnici della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna oltre che del Segretariato Regionale per i Beni Culturali”. In questi giorni ricorre il doloroso anniversario del sisma che nel 2012 colpì anche le nostre terre. “Da quei fatidici 20 e 29 maggio di otto anni fa – riflette don Zanella -, anche se con rammarico non sempre siamo stati in grado di restare al passo con i tempi burocratici, comunque come Ufficio Tecnico Amministrativo siamo riusciti a seguire le procedure di gare d’appalto e rendicontazione richieste dalla legislazione vigente”. Riguardo ai lavori sul campanile della Cattedrale, “richiamati” dall’impalcatura ancora presente sui vari lati, essendo, come per la facciata del Duomo, Stazione appaltante il Comune di Ferrara, la tempistica è differente. Per quanto riguarda, invece, gli interventi all’interno del Palazzo Arcivescovile, ci spiega don Zanella, “si sta completando la gara d’appalto. Molto probabilmente i lavori inizieranno il prossimo autunno”. Il pensiero, infine, va anche ai tanti altri progetti in Diocesi: “c’è ancora molto da realizzare, penso ad esempio alle parrocchie di Porotto o di Vigarano Mainarda che sono ferme in fase di progettazione e di autorizzazione. L’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano con impegno, perseveranza e professionalità, continua a sollecitare i tecnici incaricati ed i funzionari affinché quanto prima si possano vedere realizzati i cantieri e i lavori per restituire anche questa preziosa parte di patrimonio ecclesiastico alla comunità”.

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Cronistoria dei “tormentati” lavori sui pilastri

È ormai passato un anno e mezzo da quando è stata aggiudicata la gara d’appalto (vinta dallo Studio Leonardo s.r.l. di Bologna) e sono iniziati i lavori sugli otto pilastri del Duomo ferrarese. Tra novembre e dicembre 2018, interrotte le operazioni sulla facciata, partì il cantiere interno all’edificio, che rimase aperto al pubblico fino al marzo successivo. Si è iniziato dal cosiddetto “pilone prova”, che, come toccherà agli altri, ha subito un intervento invasivo, una “svestizione” totale da intonaco, affreschi, fregi e statue, per riuscire a vedere e a rafforzare il pilastro originario, com’era cioè nella costruzione o almeno nell’ultimo secolo e mezzo. I lavori sono durati alcuni mesi e a fine luglio scorso è stato presentato il progetto – poi approvato – per il restauro alla Commissione congiunta, con i risultati sui primi pilastri. Ricordiamo anche come lo scorso ottobre, dopo tre anni e mezzo, buona parte dell’impalcatura della facciata (ad eccezione del protiro) venne rimossa insieme al telone artistico realizzato da Lorenzo Cutùli, non sapendo quando potranno essere ripresi i lavori. Infine, lo scorso dicembre un’altra speranza, pur con tutte le cautele del caso, era stata data da don Zanella nel corso della conferenza stampa di fine anno: quella di poter riaprire (in alcuni giorni, in alcuni orari) nei primi mesi del 2020 la parte del transetto dell’Altare della Madonna delle Grazie. Il lockdown ha tolto ogni dubbio.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

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Troppe incertezze sul futuro, il festival artistico “Cardini” rimandato al 2021

8 Giu

cardiniGli organizzatori del festival “Cardini Atelier Aperti”, inizialmente previsto il 21 e 22 marzo, poi spostato al 23 e 24 maggio, hanno deciso di rinviarlo al 2021. Sì, perché il festival in questione (promosso e co-organizzato da CNA Ferrara in collaborazione con un team di professionisti esperti di arte contemporanea) è alquanto particolare, presupponendo un peregrinare tra le vie della città, da uno studio di artista all’altro, da un laboratorio all’altro, per scoprire in un fine settimana “i luoghi più intimi della creazione artistica”. Le date di fine maggio, però, in un certo sono rimaste, solo l’appuntamento è andato online, con due Webinar sulla pagina Facebook del festival (“Cardini Atelier Aperti a Ferrara”). “Non si è trattato della versione di Cardini online – ci spiegano gli organizzatori -, ma di un piccolo gesto per confermare il nostro impegno in quella data, il nostro modo di esserci ora, in un momento in cui non è possibile realizzare il festival come immaginato assicurando le corrette condizioni sanitarie per la salvaguardia di tutti. Abbiamo dunque optato per un paio di ‘incontri virtuali’, ‘chiaccherate’ con alcuni artisti e artigiani che avrebbero partecipato alla seconda edizione di Cardini, per mantenere l’impegno con il pubblico del festival nelle date concordate”. Perché non ‘spostare’ il festival dopo l’estate?”, chiediamo. “Cardini è un festival che anzitutto si basa sulle persone”, ci rispondono gli organizzatori. “La particolare incertezza ad oggi sulla ripresa e sulle modalità con cui si svolgeranno le attività scolastiche dell’anno 2020-2021, rende difficile programmare lo slittamento dell’evento nella sua forma originale entro il 2020”. L’ambito scolastico è, infatti, l’altro pilastro del progetto, che rimane dunque vincolato alla ripresa delle scuole: “gli studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi (una classe quarta e una classe quinta, quest’anno 4A-5A), con un percorso formativo dedicato, hanno avuto modo di conoscere artisti e artigiani partecipanti al festival, di studiare la loro poetica e i loro atelier/laboratori, per poterli presentare al pubblico e per poterli aiutare durante il weekend di Cardini. Non escludiamo però la possibilità di iniziative ‘altre’ targate Cardini dopo l’estate”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

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Banco Alimentare Ferrara, “cento famiglie in più chiedono assistenza”

13 Mag

Leggi l’intervento di Fabrizio Fabrizi, Presidente del “Centro di Solidarietà-Carità” di Ferrara, sul sito de “la Voce di Ferrara-Comacchio”

volontari 2Lavoratori stagionali del mare, piccoli artigiani, donne delle pulizie, colf, badanti, baby-sitter, ma anche giostrai, cassintegrati, donne e uomini che hanno perso il lavoro.

È la nuova – o meglio, sempre più folta – schiera dei cosiddetti “nuovi poveri”, persone che fino a prima dell’inizio dell’emergenza da Coronavirus nelle analisi e nelle statistiche ufficiali rappresentavano una porzione di quella fascia cosiddetta “a rischio povertà”. Ora che la crisi, sempre meno latente, fa sempre più paura, molti di loro sono costretti, per mantenere se stessi e le proprie famiglie a rivolgersi a quegli enti o associazioni benefiche dedite integralmente all’aiuto e alla vicinanza ai più poveri.

Una delle associazioni più importanti nel nostro territorio è il “Centro di Solidarietà-Carità”, che, collaborando col Banco Alimentare di Imola, da oltre 20 anni (a Comacchio da 16) rifornisce costantemente di generi alimentari numerose associazioni/enti caritativi convenzionati (attualmente 72, più della metà delle quali, Caritas parrocchiali), permettendo loro di raggiungere e assistere quasi 11.000 bisognosi nella nostra provincia. Ma il Centro di Solidarietà-Carità assiste anche direttamente diversi nuclei famigliari. Mai, però, tanti come quest’anno: l’anno scorso, dal magazzino presso il MOF di via Trenti, concesso gratuitamente dal Comune di Ferrara, sono transitati e subito distribuiti 755,780 kg di derrate alimentare per un valore commerciale stimato in 1.500.000 euro. Il Centro di Solidarietà-Carità, che nel 2019 assisteva direttamente 180 famiglie per un totale di 462 persone, nelle ultime settimane ha ricevuto richiesta di assistenza da parte di ulteriori 100 famiglie con più di 350 componenti. Quasi il doppio. Per fortuna l’impegno dei tanti volontari si è solo ridotto (per le comprensibili limitazioni), ma l’opera soprattutto di tanti giovani (delle Superiori e universitari) è continuo.

“E’ una emergenza, e non solo di cibo, a cui stiamo cercando di rispondere in forza di una presenza già esistente nella nostra Provincia”, ci spiega Fabrizio Fabrizi, Presidente del “Centro di Solidarietà-Carità” di Ferrara. L’emergenza di per sé non è buona, non è augurabile, ma è il frangente in cui il cuore dell’uomo la fa sua, rendendola occasione di un cambiamento”.

banco al 1 copiaCambiamento che in queste settimane è avvenuto anche nel cuore di molte persone: basti pensare a i tifosi della “Curva Ovest” della SPAL, che hanno raccolto e donato 2.500 euro in prodotti al Centro, ma anche alle donazioni pervenute da Rotary Club di Copparo, Dattero Luce Sas, ESA Professional, Gruppo Ferrante, Bauli Spa, Simoni Frutta Srl, Bia Spa, Azienda Agricola Vallier, amici dell’associazione “Giulia”, oltre a singoli cittadini. Infine, a inizio maggio un aiuto è arrivato anche dall’Amministrazione comunale di Ferrara, che ha ripartito 15mila euro fra tre diversi enti del Terzo settore: oltre ai 5 mila alla Caritas diocesana e i 2mila all’emporio “Il Mantello”, ben 8mila sono spettati al Centro di Solidarietà-Carità.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” del 13 maggio 2020

 

Triplicati i poveri che chiedono aiuto a Viale K

11 Mag

Raffaele Rinaldi: “mensa, distribuzione pacchi viveri e dormitorio sempre attivi. Ma le istituzioni devono aiutarci”

viale k 3A due mesi dall’inizio dell’emergenza, la situazione di molti nuclei famigliari col passare del tempo si aggrava. Ad attutire, almeno in parte, questa “caduta” nelle vite di tante persone è la rete di solidarietà delle associazioni, di cui fa parte anche “Viale K”. “Da circa 20 sono diventate quasi 60 le persone che quotidianamente vengono a mangiare alla nostra mensa” alla Rivana, ci spiega il Direttore Raffaele Rinaldi, e lo stesso vale per la consegna dei pacchi viveri il venerdì pomeriggio. Questi nuovi assistiti sono perlopiù “persone che si mantenevano con qualche lavoretto, o la cui azienda dove lavoravano ha chiuso. Sono italiani e stranieri che hanno visto il Reddito di cittadinanza dimezzarsi – prosegue Rinaldi – o quelli che sono stati esclusi dai ‘buoni spesa’ del Comune di Ferrara” (a fine aprile dichiarati “discriminatori” dal Tribunale di Ferrara, ndr). L’Associazione, però, inizia ad accusare la fatica del periodo: nonostante l’innesto di quattro nuovi volontari e le donazioni di imprese e privati, il forte aumento di assistiti richiederebbe un numero maggiore di forze e più risorse dalle istituzioni. “Viale K – si rammarica Rinaldi – è stata esclusa dalle recenti risorse assegnate dall’Amministrazione Comunale”. Il riferimento è ai 15mila euro destinati lo scorso 5 maggio al Terzo settore (nello specifico, 8mila sono andati al Centro di Solidarietà-Carità, 5 mila alla nostra Caritas e 2mila al Mantello di Ferrara).

raffaele rinaldiAltro capitolo dolente è quello riguardante il Dormitorio ”Villa Albertina” in zona Mizzana: “la struttura ospita una ventina di persone, limite massimo – ci spiega ancora Rinaldi -, costrette anch’esse dalle limitazioni a stare chiuse, con tutte le conseguenze dal punto di vista psicologico per soggetti che spesso hanno problemi di dipendenze”. Nelle ultime settimane, 5 posti che si sono liberati, sono stati occupati da altrettanti “senza tetto”. E a proposito di persone che faticano o faticheranno a trovare una dimora, Viale K si è vista rifiutare, sempre dal Comune di Ferrara, un progetto per accogliere alcuni detenuti che, in questo periodo di emergenza, usufruiranno degli arresti domiciliari. “Alcune di queste persone se non trovano un alloggio, verranno comunque a chiederci aiuto”. Spostando la riflessione più in generale, Rinaldi riflette con noi su come quest’emergenza “stia facendo venir fuori le reali difficoltà della società, quindi chi sono i veri fragili”. Ciò che si può fare, grazie al contributo di ognuno – “è di tornare alla normalità, ma non quella malata di prima, che escludeva gli ultimi. Dovremmo, invece – conclude – ripensare l’intero welfare”. Esiste, anche a Ferrara, una fondamentale rete dal basso di associazioni di volontariato, “ma manca una vera politica sociale: non possono essere quasi solo le associazioni a reggere soprattutto in periodi come questo. Anche nella nostra città, il Comune faccia tesoro di questo patrimonio e lo porti a sistema, cercando fondi regionali e nazionali per sostenerlo”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it .

Cantiere diocesano: tra nuove chiese e antichi edifici da ristrutturare

9 Mar

Il punto sui principali lavori in Diocesi: compie due anni il cantiere del nuovo complesso di via Arginone. Prosegue l’iter sul Duomo di Ferrara, aggiudicati i lavori per l’Arcivescovado. Concluso il cantiere a Cocomaro di Focomorto, diversi invece quelli aperti nel bondenese

IMG-20200306-WA0011Chiesa di Vigarano Pieve, Scuola d’infanzia di Quacchio e complesso dei “Gesuati” di via Madama a Ferrara: nelle ultime settimane vi abbiamo aggiornato su alcuni lavori recentemente conclusi nella nostra Arcidiocesi, o su alcuni interventi appena partiti, come nel caso della chiesa di Santo Spirito a Ferrara (v. “la Voce” del 28 febbraio). In questo numero, invece, insieme a don Stefano Zanella, Responsabile dell’Ufficio Tecnico-Amministrativo diocesano, facciamo il punto sui principali cantieri ancora in corso. Una parrocchia che da due anni convive con i lavori in corso è quella del complesso di San Giacomo Apostolo all’Arginone (foto) di Ferrara. “La speranza – ci spiega don Zanella – è di riuscire a completarli entro l’estate, in modo che a settembre tutto sia tutto”. Il nuovo complesso – lo ricordiamo – è nato grazie a uno dei “progetti-pilota” della CEI, i concorsi nazionali per la progettazione di nuovi complessi parrocchiali. Nel 2011 la nostra Arcidiocesi è stata scelta per la progettazione di uno di questi in un territorio di espansione della città. Requisiti individuati nella zona sud-ovest di Ferrara. Quello che sta nascendo – e che vi presentiamo anche con foto aggiornate del cantiere – “è un esempio – sono ancora parole di don Zanella – importante di arte e di architettura contemporanee, che daranno nuovo lustro alla nostra Chiesa locale. Voglio ringraziare la Tiziano costruzioni, impresa capofila, la parrocchia e l’asilo antistante per la pazienza e anche per la bellezza che i nostri occhi potranno contemplare”.

Palazzo Arcivescovile e Cattedrale di Ferrara

Riguardo alla lunga e spinosa questione del Duomo cittadino, don Zanella ci spiega come “siano state attuate tutte le richieste da parte della Regione e della Commissione per valutare gli interventi strutturali ai pilastri, e, queste, inviate i primi di marzo al Commissario per la ricostruzione e alla Sopraintendenza: siamo in attesa di una valutazione. Ci auguriamo di iniziare i lavori dentro l’edificio al più presto, segno della riapertura quanto prima del tempio più importante della nostra Diocesi”. Ricordiamo che prima di Natale era stata ventilata l’ipotesi di poter riaprire – con limitazioni di orario e di spazio importanti – la parte del transetto corrispondente all’Altare della Madonna delle Grazie. In generale, la speranza – ma, lo ripetiamo, la tempistica è incerta – è che entro fine 2020 / inizio 2021 dovrebbero iniziare i lavori sul campanile della Cattedrale, e a fine 2021 quelli sulla facciata e sul protiro. Riguardo al vicino Arcivescovado, non sono ancora stati aggiudicati i lavori di ripristino con rafforzamento locale sull’edificio. Il bando di gara ha visto come termine il 7 gennaio scorso. “Sarà un intervento significativo (l’importo è di quasi 2 milioni di euro, ndr) a causa dei danni del sisma del 2012 – riflette don Zanella -, che vedrà per due anni coperta da impalcatura la facciata su corso Martiri della libertà, oltre a lavori significativi al tetto e alle altre facciate”.

Altri cantieri in Diocesi

Nel frattempo si è conclusa la gara per il Convento (ex chiostro) della Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara, per il quale inizieranno a breve i lavori di ripristino con miglioramento sismico. E’ la ditta “AHRCOS” di Bologna ad essersi aggiudicata i lavori, che vedono un importo di quasi 1milione e 700mila euro. Per quanto riguarda invece la chiesa di Mizzana, “siamo in attesa di alcuni riscontri su alcuni aspetti dei lavori che andranno rivisti”, mentre per la chiesa di Burana “i lavori sono ancora in fase di ultimazione: la speranza è di riaprirla a settembre”. Già iniziati i lavori anche nella chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine e nell’Oratorio di san Domenico a Stellata di Bondeno con la ditta “Cooperativa Edile Artigiana” di Parma. Discorso simile per la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Bondeno, dov’è impegnata la ditta “Cooperativa Muratori” di San Felice sul Panaro, e per la non facile ricostruzione della chiesa dell’Assunzione di Maria Santissima di Ponte Rodoni. Infine, conclusi i lavori sulla chiesa di Cocomaro di Focomorto: obbligatorio, però, in questo periodo, il rinvio – a data da destinarsi – della riapertura ufficiale.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 13 marzo 2020

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La missione è fatta di opere concrete: continua il percorso condiviso dei laici

5 Nov

Il 30 ottobre in Seminario nuovo appuntamento nel cammino della Giornata del Laicato, per iniziare a delineare proposte concrete sui tre ambiti – “Laboratorio della fede”, “Incontri con la Parola”, “Bottega della Parola” – emersi nell’ultimo anno

_5408Può una giornata durare 9 mesi? Sì: è il caso della “Giornata del Laicato” (GdL), che ogni anno vede due o tre appuntamenti principali ma mai isolati, anzi sempre il frutto di relazioni, incontri – pubblici e di tanti privati – fra persone da ogni angolo di Ferrara-Comacchio, che amano agire e ragionare non solo in un’ottica parrocchiale o associativa, ma anche, e sempre, appunto, diocesana. Dopo l’appuntamento dello scorso 29 settembre a Codigoro e in attesa del prossimo incontro del maggio 2020, un importante momento, al tempo stesso di confronto e organizzativo, si è svolto la sera del 30 ottobre. Una quarantina di persone si sono ritrovate nel Seminario di Ferrara per iniziare a ragionare insieme su come dar vita a progetti concreti che – nell’ottica della sperimentazione di linguaggi e di un rinnovato spirito missionario (ne parla Giorgio Maghini nella rubrica mensile, che inauguriamo su “la Voce” dell’8 novembre 2019) – sappiano rispondere a esigenze di singoli, famiglie, parrocchie e comunità, dando forma concreta a uno spirito fraterno e sororale di cui sempre più persone (credenti e non) sentono l’urgenza. “Tutto ciò – ha spiegato lo stesso Maghini nell’incontro del 30 ottobre – sempre partendo dall’idea di metterci a servizio dell’intera Arcidiocesi”, evitando di calare dall’alto eventuali progetti. Maghini ha portato ad esempio cinque proposte già esistenti: “Infiniti” (quattro brevi serate teatrali per trasmettere la propria tradizione di fede in modo innovativo), “La porta dei Mesi” (ricrearla con proiezioni in piazza, musiche e letture della Parola), “Il libro degliAtti” (raccontare il proprio rapporto personale con la Parola, partendo quindi dal proprio vissuto), “Presenti” (organizzazione di incontri della parrocchia nel proprio quartiere, a dimostrazione di quanto si può voler bene all’ambiente nel quale si vive), e “Arte e catechesi” (rendere fruibile quel “libro” di catechesi che sono Ferrara e la sua provincia per le opere architettoniche e artistiche presenti). La serata ha visto quindi i partecipanti dividersi spontaneamente in tre gruppi, in base ai tre insiemi di proposte emerse dalla GdL: “Laboratorio della fede”, “Incontri con la Parola” (conoscenza della Parola, Lectio Divina) e “Bottega della Parola” (linguaggi sempre nuovi per portare la Parola di Dio). Riguardo al “Laboratorio della fede”, si tratterebbe di un percorso pensato per giovani coppie con figli molto piccoli, un’esperienza di fraternità fatta di piccole e semplici cose, di incontro fra le persone, pensando in particolare a quelle tante coppie che, per mancanza di tempo, sfiducia nei confronti della Chiesa, o altro, si sono allontanate dalla parrocchia d’appartenenza. Un’esperienza, quindi, amicale, empatica, che tocchi la quotidianità, le paure e i bisogni delle giovani famiglie, senza l’ansia di “arruolare” nessuno ma col solo desiderio di rendere di nuovo la Chiesa un luogo accogliente, non giudicante, “caldo”, un luogo di ritrovo, davvero famigliare e conviviale. Nel gruppo dedicato ai cosiddetti “Incontri con la Parola” si sono alternati i racconti di esperienze già in atto in Diocesi, ragionando su come non creare doppioni ma valorizzando questa ricchezza presente per raggiungere persone che in parrocchia non ci andrebbero mai – e forse non ci sono mai andate -, con un’attenzione allo stesso linguaggio verbale, in modo che avvicini e non crei distanza. Al contrario, è fondamentale calarsi nelle singole situazioni, calando a sua volta la Parola nella vita concreta delle persone, evitando moralismi e cercando sempre di partire dalla propria esperienza personale, dalle domande che la vita pone a ognuno, perché “quando le persone si sentono amate sul serio, si aprono come non hanno mai fatto”. Ultimo ma non meno importante, il gruppo sulla “Bottega della Parola”: diverse sono le proposte emerse, riguardanti pellegrinaggi nel territorio diocesano, appuntamenti per i bambini di gioco e riflessione, incontri tra generazioni diversi, la promozione del teatro amatoriale, eventi con i cosiddetti “libri viventi”, la partecipazione a “Monumenti Aperti”, spettacoli teatrali dei bambini, incontri per genitori, video-making, e altro ancora. Insomma, l’officina dei laici di Ferrara-Comacchio è sempre operosa e aperta a chiunque voglia lavorarci o semplicemente ascoltarne le “voci”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 novembre 2019

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Con gli ultimi per le strade del Brasile

4 Nov

Fino al 29 novembre a Ferrara l’annuale Mercatino della Fantasia organizzato da don Sibani per finanziare progetti solidali nel Paese dell’America Latina: quest’anno in mostra le storie e le voci dei “senzatetto”, i “moradores de rua”. Abbiamo anche incontrato i quattro giovani missionari brasiliani che rimarranno fino a dicembre nella nostra Diocesi

sibani e ragazzi 2“Dio mi ha liberato dalla prigione”, spiega Eli, 39 anni, alcolista, che una sera, appena ha visto un sacerdote venire da lei e dagli altri “invisibili”, gli ultimi degli ultimi nelle città brasiliane, per aiutarli, pur non conoscendolo, gli è corso incontro e lo ha abbracciato. Quel sacerdote è don Roberto Sibani, che da 25 anni a Parauapebas, nello Stato brasiliano del Parà, porta avanti il progetto del “Cammino di fraternità”, in aiuto alle diverse realtà di povertà e di sofferenza estreme. L’estate scorsa ha trascorso i consueti due mesi nel Parà, fra giugno e agosto. Anche quest’anno, per finanziare alcuni progetti specifici, dallo scorso 31 ottobre fino al prossimo 29 novembre organizza il Mercatino della Fantasia nel Mercato coperto di via Boccacanale di S. Stefano a Ferrara (entrata da via del Mercato, 7, sotto il porticato), dedicato in particolare ai “moradores de rua”, letteralmente “coloro che vivono per strada”, i “senzatetto”.

I quattro giovani missionari: Elayne, Rosinha, Thainan e Renato

Ad aiutarlo quest’anno, oltre ad alcuni parrocchiani e parrocchiane di Pilastri e Burana, ci sono quattro giovani missionari brasiliani: due maschi, Thainan Mendonca e Renato Barreto, e due femmine, Elayne Fantin Fracalossi (tre dei suoi nonni sono italiani, di Pordenone e del Trentino) e Rosinha Favalessa (qui in Italia con don Sibani per il secondo anno consecutivo), provenienti dallo Stato Espírito Santo, nella parte sudorientale del Paese. Per la precisione, Rosinha e Elayne provengono dalla città di Linhares, mentre Renato e Thainan da Cachoeiro de Itapemirim. Sono arrivati ospiti di don Sibani lo scorso 11 settembre e rimarranno fino al 10 dicembre. “Per ora abbiamo avuto modo di fare tre giorni di ritiro spirituale ad Assisi e di visitare Padova e Venezia. La nostra quotidianità – ci spiegano – è fatta di animazione della S. Messa, di serate con i ragazzi del catechismo, di attività con i bambini, come la Festa del “ciao” insieme ai giovani di Pilastri – e di incontri coi genitori. Inoltre, portiamo l’Eucarestia a chi non può venire a Messa e visitiamo le famiglie”. Attività, quest’ultima – come del resto le altre – che molto spesso svolgono, come Ministri formati, in Brasile, in quanto, ci spiegano, “spesso i sacerdoti non sono sufficienti per portare sempre l’Eucarestia e la Parola di Dio a tutte le famiglie e le persone che vivono sparse nelle vaste zone del nostro territorio”. Fino a pochi mesi tutti e quattro vivevano in una comunità dove a tempo pieno si dedicavano alla missione in varie zone del Brasile. Poi la comunità è stata chiusa e ora faticano a trovare un lavoro: Elayne, ad esempio, è laureata in psicologia, e, ci spiega, “il mio sogno è di avere anche la cittadinanza italiana e magari di venire a vivere qui in Italia”. Rosinha, invece, è laureata in estetica del corpo e vorrebbe lavorare in questo ambito. Parlando poi del modo di vivere l’appartenenza religiosa nel loro Paese e nel nostro, ci spiegano come “in Brasile è diffusa l’idea che in Italia siate tutti cattolici e praticanti, ma venendo qui abbiamo capito che non è più così, e che lo è sempre meno. In Brasile, invece, è diverso: moltissimi sono anche i giovani e gli adolescenti che svolgono attività nelle parrocchie e nelle comunità, nonostante le chiese evangeliche stiano prendendo sempre più piede, e a volte, purtroppo, somiglino più ad aziende interessate a fare soldi che a comunità ecclesiali”.

La mostra sulle vite “barcollanti” dei “moradores de rua”

Nel Mercatino di Ferrara don Sibani ha scelto di appendere anche, oltre ai pannelli, alcuni oggetti, fra cui un pezzo di cartone e una bottiglia di Cachaca 51, un liquore brasiliano: come reliquie della sofferenza, sono rispettivamente l’alcova e la misera consolazione dei tanti “moradores de rua”, costretti spesso a lavarsi in fiumi e canali putridi, a prostituirsi per pochi spiccioli, a cadere nella trappola dell’alcool e delle droghe (il crack, e la maconha, ovvero la marijuana). Nella copertina della mostra a loro dedicata (di cui è disponibile anche un catalogo), don Sibani ha scelto di metterci il volto di Gabriel, che per anni ha girato a piedi scalzi a Parauapebas, per questo era chiamato “Andarilho”: “una persona innavicinabile – ci spiega -, finché Lima Rodrigues, un giornalista, l’ha aiutato a ritrovare la propria famiglia. Pochi mesi dopo, però, il 2 febbraio scorso, è morto di infarto”. Per poter conoscere e aiutare questi senzatetto, don Sibani ha contattato due gruppi che li aiutano, due “unità di strada”: i “Guardiani dell’amore”, nato un anno fa e guidato da Ana Paula Alves, e il CEMAP (Centro di Missione “Amando il Prossimo”) della pastora evangelica Aldeane “Mel” Nascimento. “La prima sera – ci racconta – Ana Paula mi ha accompagnato da alcuni ‘moradores de rua’: ho conosciuto, cenato e pregato con Fabrini, Natanael e Devid, che erano contentissimi perché per la prima volta un sacerdote cattolico andava da loro”. Poi ha avuto modo di parlare anche con Luiz Felipe, Valdecir, Valerio, Adeilson, Josemar e Antonio Carlos, persone dai 17 ai 55 anni, le cui vite “barcollanti” sono raccontate in prima persona nella mostra e nel catalogo. A tanti di loro don Sibani ha donato anche alcune magliette e cappellini delle passate edizioni di “Ragazzinfesta”, a sua volta regalategli dal Seminario di Ferrara. E poi c’è il CEMAP della pastora Mel che, ci spiega don Sibani, “li ascolta, prepara loro la cena, prega con loro”, spesso trovandoli ubriachi marci davanti all’Ospedale, come nel caso di Riomar, Narco, Josè, Rafael, Leandro, Domingos e di una donna, Eli, di cui abbiamo accennato prima: “la prima volta che l’ho conosciuta, sembrava quasi morta da quant’era ubriaca”, prosegue don Sibani: “appena mi ha visto, mi è venuta incontro e mi ha abbracciato, perché si è sentita accolta. Sono rimasto sconvolto”. Altri “moradores de rua” il sacerdote li ha conosciuti nella comunità “Fazenda da Esperanca”, aperta lo scorso febbraio su una collina fuori Parauapebas, e dove le cure fisiche si accompagnano a quelle spirituali. “Quasi tutte le persone che ho incontrato – ci spiega ancora don Sibani – hanno ancora ben presente la realtà di Dio, che è rimasta, nonostante tutto, nei loro cuori”. Proprio il Mercatino della Fantasia aperto a Ferrara fino al 29 novembre serve a raccogliere finanziamenti per costruire la cucina e il refettorio della “Fazenda da Esperanca”. Qui altri progetti riguardano un piccolo allevamento di galline per le uova e un panificio dove già vengono prodotti biscotti. Il 21 e 22 giugno scorsi, invece, è stato inaugurato il salone di 360 mq denominato “Fest Sole Lua” e presentato il restauro della Casa della Pastorale dei Bambini a Parauapebas, resi possibili con i soldi ricavati dal Mercatino della Fantasia del 2018. Si tratta dell’ultimo delle decine di progetti portati a termine in questo quarto di secolo grazie al ricavato dei Mercatini e della raccolta dell’oro, che prosegue, e che conta già quasi 1300 donatori.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 novembre 2019

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“Un neoumanesimo contro il potere della tecnica e del mercato”

7 Ott

Lo scrittore e giornalista inglese Paul Mason è intervenuto al Festival di “Internazionale”

_1060“Il futuro migliore. In difesa dell’essere umano” (Il Saggiatore, 2019) è il nome dell’ultima fatica di Paul Mason, scrittore e giornalista inglese, collaboratore del Guardian. In occasione del Festival di “Internazionale” il libro è stato presentato nel pomeriggio del 5 ottobre nel Cortile del Castello di Ferrara, stracolmo per l’occasione. Il giornalista, dialogando con Marino Sinibaldi di RAI Radio 3, ha spiegato il suo concetto di “nuovo umanesimo”, mosso da “un ottimismo radicale”, in una società come quella contemporanea dove convivono un’euforia tecnologica e un pessimismo geopolitico. “Cerco di proporre idee per una resistenza al controllo sempre più forte delle macchine, della tecnologia e del mercato sull’umano”, ha spiegato Mason. “La mia intenzione è quella di difendere radicalmente l’essere umano, il quale nel suo DNA ha tanto l’aspetto immaginativo, quanto il linguaggio, tanto l’aspetto tecnico quanto la volontà di collaborare coi suoi simili, quindi uno spirito cooperativo: tutti questi fattori vanno valorizzati, avendo il fine della liberazione da un sistema economico che mette in crisi le stesse democrazie”. Davanti alla crisi ormai manifesta dell’ “io” liberale e liberista, non bisogna – come invece spesso accade – cadere in uno sterile “fatalismo”, ma riscoprire “la capacità umana di agire liberamente, anche resistendo a un certo sistema dell’informazione che o censura o fa propaganda o deliberatamente fa circolare fake news”. Il nuovo soggetto della storia, secondo Mason, è “l’individuo reticolare” (concetto in parte ispirato da Manuel Castells), ultimo stadio del cammino dell’umanità che va “dalla difesa dei propri interessi personali alla lotta organizzata” per la liberazione di tutti. “Sta a voi giovani – è il messaggio finale di Mason – intraprendere questo percorso, liberandovi da una mentalità gerarchica” – che tanti danni ha fatto in passato, anche nei movimenti di liberazione – e rivalutando la “centralità del corpo come luogo privilegiato dell’umanità e dell’impegno attivo”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’11 ottobre 2019

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I lager libici per migranti e l’Europa corresponsabile

8 Lug

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“L’inferno libico” è il nome scelto per l’ultimo incontro degli Emergency Days 2018, svoltisi nello Spazio Grisù di Ferrara (in via Poledrelli) questa settimana. Ieri pomeriggio, sabato 7 luglio, è stato presentato il libro “Non lasciamoli soli” (Chiarelettere, giugno 2018,  Francesco Viviano e Alessandra Ziniti). Uno degli autori, Francesco Viviano, inviato de “la Repubblica”,  è intervenuto nel dibattito, spiegando come “quando incontri persone che sono state in questi lager in Libia, conosci le loro sofferenze, ti si accappona la pelle. Le loro sono storie allucinanti, la maggior parte tristi, alcune a lieto fine. Poi – ha aggiunto – pensi all’ignavia, all’indifferenza, al massacro da parte di molti, dei nostri governanti, dell’attuale Governo e del precedente, fatta sulla pelle di queste persone, che non sono numeri e non sono carne da macello. Chi fa accordi con criminali come sono questi schiavisti libici, è anch’esso criminale”.

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Viviano ha poi citato la tragica storia, risalente a marzo scorso, del 22enne migrante morto in Sicilia, all’Ospedale Maggiore di Modica, dopo essere sbarcato anoressico, malnutrito, affetto da tubercolosi. E ha raccontato anche la storia del giovane costretto dai suoi aguzzini in Libia a fare il becchino del mare, raccogliendo in tre anni circa 3mila cadaveri, o pezzi di cadaveri, che ha dovuto ispezionare per trovarvi eventuali oggetti preziosi nascosti.

Prima di Giulio Cavalli, scrittore, attore e giornalista, è intervenuto – nel dibattito moderato dallo scrittore Martino Gozzi – Marco Bertotto, Responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere.”Non è vero – ha spiegato – che la presenza in mare delle ONG sia una calamita per le navi con i migranti. Infatti, ora che le loro navi non sono più presenti nel Mediterraneo, le partenze dalla Libia non si sono ridotte. Dall’altra parte, com’è inevitabile, sono aumentati i morti in mare, visto appunto l’assenza delle ONG per i salvataggi. E’ chiaro che il soccorso in mare non è la soluzione – ha proseguito -, ma è necessaria per salvare vite umane. La soluzione sarebbe un piano di canali regolari per far arrivare le persone nel nostro Continente. L’attacco alle ONG, che va avanti da anni – ha poi concluso -, è molto grave perché le associazioni come la nostra si fondano sulla reputazione, e perché questi attacchi sono più in generale un attacco alla solidarietà”.

Andrea Musacci