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Case popolari, “Criteri illegittimi, il Comune li modifichi”: intervista all’avv. Alberto Guariso (ASGI)

8 Feb

Case popolari a Ferrara. La recente Sentenza della Corte Costituzionale dichiara illegittimi il criterio dell’impossidenza di immobili all’estero per gli stranieri e quello della residenzialità storica. Cadono quindi i due pilastri della narrazione fondata sul “prima i nostri”

di Andrea Musacci
È dello scorso 2 febbraio l’annuncio da parte del Sindaco di Ferrara Alan Fabbri e dell’Assessora alle politiche sociali Cristina Coletti della delibera di Giunta (numero GC-2021-19 del 26 gennaio) che modifica il criterio dell’impossidenza in merito all’assegnazione degli alloggi di residenza popolare, eliminando l’obbligo per il richiedente di fornire adeguata documentazione per provare di non possedere immobili nel proprio Stato di origine o in qualunque altro Stato.
Ricordiamo che lo scorso 4 gennaio è stata definita la nuova graduatoria (la 32ª) di assegnazione delle case popolari, la prima formulata in base ai criteri di assegnazione aggiornati dal nuovo Regolamento, elaborato lo scorso marzo dalla Giunta ferrarese, che per la prima volta nella storia della città pone la residenzialità storica dei richiedenti e l’assenza di proprietà immobiliare nel territorio nazionale o all’estero come elementi decisivi nell’assegnazione. Le prime 157 posizioni della graduatoria di assegnazione delle case popolari risultano, di conseguenza, assegnate ai cosiddetti residenti “storici”.
La delibera comunale annunciata il 2 febbraio – che vale per la 32ª e per la 33ª graduatoria -, arriva in seguito alla Sentenza n. 9/2021 della Corte Costituzionale (Udienza del 12 gennaio depositata il 29 gennaio 2021) che, accogliendo il ricorso del Governo contro la Regione Abruzzo (del gennaio 2020), ha dichiarato incostituzionale l’obbligo – posto a carico dei soli cittadini extra UE, quindi del tutto simile a quello presente nel sopracitato Regolamento del Comune di Ferrara di marzo 2020 – di presentare documenti che attestino l’assenza di proprietà immobiliari nei Paesi di origine e in quelli di provenienza. Così recita la Sentenza: la norma in questione «è impugnata in quanto determinerebbe “una disparità di trattamento tra cittadini italiani/comunitari e cittadini non comunitari, poiché viene richiesta solo a questi ultimi la produzione di documentazione ulteriore per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica”».
Non solo. La stessa Sentenza dichiara illegittima anche la sopravvalutazione della durata della residenza in un Comune: «il peso esorbitante assegnato al dato del radicamento territoriale nel più generale punteggio per l’assegnazione degli alloggi, il carattere marginale del dato medesimo in relazione alle finalità del servizio di cui si tratta, e la stessa debolezza dell’indice della residenza protratta quale dimostrazione della prospettiva di stabilità, concorrono a determinare l’illegittimità costituzionale della previsione in esame, in quanto fonte di discriminazione di tutti coloro che – siano essi cittadini italiani, cittadini di altri Stati UE o cittadini extracomunitari – risiedono in Abruzzo da meno di dieci anni rispetto ai residenti da almeno dieci anni». Queste norme, quindi, «determinerebbero “un aggravio procedimentale che rappresenta una discriminazione diretta, essendo trattati diversamente soggetti nelle medesime condizioni di partenza e aspiranti alla stessa prestazione sociale agevolata”». Sempre il 2 febbraio il Gruppo consigliare del PD, in seguito alla Sentenza, ha presentato un’interpellanza sulla modifica dei criteri in questione. Pochi giorni dopo, identica richiesta è stata avanzata dalle associazioni degli inquilini Sunia CGIL, Sicet CISL e Uniat UIL.
Vengono dunque sconfessati due dei pilastri portanti della narrazione della Giunta guidata da Alan Fabbri sulla ragionevolezza del nuovo Regolamento fondato sul principio “Prima gli italiani” (o meglio: “Prima i ferraresi”).


Sulla questione abbiamo rivolto alcune domande ad Alberto Guariso, avvocato del Servizio antidiscriminazione di ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, in prima linea in questa battaglia.
L’Amministrazione comunale di Ferrara ha dichiarato di aver sospeso temporaneamente il criterio dell’impossidenza per l’assegnazione degli alloggi Erp: una scelta condivisibile?
«La delibera di dicembre dichiara che “cambia strada” perche l’emergenza COVID impedisce la mobilità e dunque impedisce di procurarsi i documenti: un’ottima scelta. Ma poi viene il pasticcio: dice che “assume per analogia” i criteri previsti per il reddito di cittadinanza per il quale un DM del 2019 ha stabilito che solo 18 Paesi nel mondo possono fornire i documenti che attestano i redditi e i patrimoni all’estero (per gli altri non esiste una autorità che li possa fornire). Secondo il Comune, quindi, per queste 18 nazionalità l’emergenza Covid non vale e chi appartiene ad esse dovrebbe andare in giro per il mondo alla ricerca dei documenti. Ovviamente la cosa è assurda: se il motivo è il COVID, l’obbligo dei documenti dovrebbe essere cancellato per tutti. In pratica ciò non avrà grande rilevanza – poiché le 18 nazionalità sono numericamente poco rilevanti -, ma va comunque cambiato».

In ogni caso il Sindaco Alan Fabbri ha dichiarato che questa scelta non modificherà la graduatoria dell’ultima assegnazione. È così?
«No, non è vero. La graduatoria aveva mantenuto iscritti “con riserva” gli stranieri che non avevano presentato i documenti ma prevedeva che i documenti andassero presentati al momento dell’assegnazione della casa. Se non li avessero presentati, sarebbero stati “scavalcati” e non avrebbero ottenuto l’alloggio. Ora che non li devono presentare possono invece ottenerlo. La graduatoria dunque non cambia formalmente ma sostanzialmente sì».


Secondo lei sarebbe auspicabile che l’Amministrazione comunale rivedesse il requisito della dimostrazione dell’impossidenza non solo in modo temporaneo ma definitivo?
«Non solo sarebbe opportuno, ma ora è obbligatorio. C’erano già pronunce in tal senso, e ora a maggior ragione dopo la Sentenza 9/2021 della Corte Costituzionale con la quale ha dichiarato incostituzionale la norma della Regione Abruzzo, identica a quella del Bando di Ferrara. A questo punto tutti i Comuni d’Italia sono obbligati a modificare i propri bandi tenendo conto dei principi stabiliti dalla Corte Costituzionale: è un fatto nuovo che abbiamo segnalato al Comune con la lettera inviata al primo cittadino lo scorso 3 febbraio».

Riguardo all’altro punto dichiarato illegittimo dalla Corte, possiamo essere ottimisti sul fatto che l’Amministrazione arrivi anche a modificare il criterio di assegnazione del punteggio attinente la residenzialità storica, riducendolo?
«La stessa sentenza 9/2021 ha dichiarato incostituzionale la legge abruzzese nella parte in cui attribuiva un punto all’anno fino a un massimo di 6 punti per residenza nel Comune. La Corte ha detto che non si possono utilizzare criteri che siano estranei alla considerazione del bisogno: e la residenza non c’entra col bisogno. È la fine del criterio “Prima i nostri”. Si consideri anche che il criterio di Ferrara è molto peggio di quello abruzzese perché assegna 0,5 punti l’anno senza un tetto: quindi chiunque sia nato a Ferrara e ivi sia rimasto arriva a 20 punti (se ha 40 anni) o di più, mentre per i bisogni più gravi (povertà, disabilità ecc.) vengono riconosciuti solo 5 o 6 punti. Anche questo criterio, dunque, dopo la sentenza 9/2021, deve essere modificato».


Come ASGI le vostre azioni legali le porterete comunque avanti? Ci potete aggiornare?
«Si tratterebbe di un’azione collettiva contro la discriminazione. ASGI è, infatti, un’associazione legittimata ad agire in giudizio e a rappresentare dunque gli interessi di tutti gli stranieri in quanto è iscritta nell’elenco presso il Ministero previsto dall’art. 5 del d.lgs. 215/2003. Non ci sono termini per ricorrere quindi potremmo farlo anche a breve».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 febbraio 2021

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I residenti “storici” da sempre tutelati. Ecco i numeri: solo 1 alloggio su 10 a extra UE

18 Gen

Case popolari a Ferrara. Con le nuove regole ci rimettono le giovani famiglie bisognose (italiane e straniere)

di Andrea Musacci

Poco più di 1 cittadino extra UE su 10 è titolare di un alloggio ACER di Edilizia Popolare a Ferrara e provincia, e il numero dei nuovi assegnatari stranieri è in costante calo da anni.
Sono alcuni dei dati che emergono dal Bilancio di Sostenibilità 2018-2019 di ACER Ferrara e che abbiamo raccolto e analizzato, dai quali si desume anche, ad esempio, che a fronte di 746 domande raccolte per le case popolari solo nell’ultima assegnazione nel Comune di Ferrara, sono appena 80 gli alloggi già disponibili e, nella migliore delle ipotesi, appena altri 130 si libereranno entro il prossimo giugno.
Una realtà, dunque, ben diversa da certa narrazione diffusa ormai da anni, e in particolare nelle ultime settimane con le ultime assegnazioni di alloggi ERP nel Comune capoluogo di provincia. Una visione ideologica che, falsamente, denuncia percentuali molto elevate di alloggi popolari occupati da stranieri nel Comune di Ferrara, a scapito di indigenti famiglie autoctone.
Ricordiamo che lo scorso 4 gennaio è stata definita la nuova graduatoria di assegnazione delle case popolari nel Comune di Ferrara, la prima formulata in base ai criteri di assegnazione aggiornati dal nuovo Regolamento, elaborato lo scorso marzo dalla Giunta guidata da Alan Fabbri, che per la prima volta nella storia della città pone la residenzialità storica dei richiedenti come elemento decisivo nell’assegnazione. Le prime 157 posizioni della graduatoria di assegnazione delle case popolari risultano, di conseguenza, occupate da famiglie italiane, sulle 259 domande finora accolte in via definitiva e su un totale di 746 raccolte.

Negli alloggi ACER 9 su 10 sono italiani: smontata la bufala sulla metà degli alloggi agli stranieri
Luglio 2020: la 31^ graduatoria per l’assegnazione degli alloggi ERP, stilata dall’ultima Amministrazione Tagliani, «ha previsto l’assegnazione a cittadini stranieri del 52% degli alloggi e del 48% agli italiani, e considerato che i residenti stranieri sono mediamente il 10% della popolazione è evidente come sia iniquo il trattamento riservato a chi vive qui da sempre». La citazione fra virgolette è del Sindaco Alan Fabbri. Una vera e propria fake news ripresa dal primo cittadino per giustificare, nei giorni dell’apertura del nuovo bando ACER, le modifiche al Regolamento per il calcolo dei punteggi per le assegnazioni degli alloggi ERP.
Leggendo il Bilancio di sostenibilità 2018-2019 di ACER Ferrara, infatti, i dati mostrano come il peso degli stranieri tra i nuovi assegnatari stesse anzi diminuendo, passando dal 39,57% di assegnazioni nel 2017 (il 29,41% considerando i soli cittadini extra UE) al 30,56% nel 2018 (il 27,77% considerando i soli extra UE) e al 32,62% nel 2019 (il 26, 74% di soli extra UE).
Le percentuali degli stranieri si abbassano ulteriormente se si vanno a vedere i numeri dei titolari e degli occupanti totali degli alloggi ERP di ACER: nel 2019 i nuclei assegnatari composti da stranieri sul totale dei nuclei assegnatari è poco meno del 13%, e al 23% se consideriamo il numero dei componenti dei nuclei (quest’ultimo dato dipende dal fatto che i nuclei stranieri sono tendenzialmente più numerosi di quelli italiani). Nel 2019, infatti, gli stranieri titolari di alloggi ERP sono 702 su 5.487 alloggi locati totali, pari al 12,79% (11,24% se si considerano i soli extra UE), in calo persino rispetto al 2018 quando erano di più, 791, ma su più alloggi locati (5.627), per una percentuale del 14,05% (12,44% se si considerano i soli extra UE). Nel 2015 la percentuale era del 12%, nel 2016 del 13%, idem per il 2017.
Numeri ben lontani da quel 52% tanto sbandierato.

Età e reddito: per nulla discriminati i ferraresi “storici”
Analizzando poi i dati sull’età degli degli occupanti gli alloggi ACER, e perfezionandoli con dati da statistiche interne forniteci da SUNIA CGIL Ferrara, vediamo come gli assegnatari over 60 attualmente superano il 65% e sono quasi tutti di nazionalità italiana, mentre i nuclei di utenza straniera sono in gran parte giovani e con bambini/ragazzi tra i 0 e 18 anni d’età.
Per quanto riguarda invece il reddito degli utenti ACER, il 42% ha la pensione, il 21% è lavoratore dipendente, l’11% nessun reddito, il 10% misti, i restanti si dividono abbastanza equamente tra pensione + lavoro dipendente (7%), lavoratori autonomi (5%), redditi non presentati o non richiesti (4%). Nel solo Comune di Ferrara, i dati sono quasi identici.

Dove sono gli alloggi da assegnare a chi ne ha diritto? Appena 80 gli alloggi già disponibili
Il patrimonio ACER Ferrara consta attualmente di 6.917 alloggi, di cui 6.691 di ERP (Edilizia Residenziale Popolare), 137 non ERP e 89 di ERS (Edilizia Residenziale Sociale). Tutti i 6.691 alloggi di ERP sono di proprietà dei Comuni della provincia e gestiti da parte di ACER. Più della metà degli alloggi ha una metratura tra i 45 e i 75 mq.

Case da assegnare
Al 31 dicembre 2019 (data di rilevazione per l’Osservatorio Regionale) gli alloggi ERP vuoti in attesa di manutenzione in tutta la provincia erano 877, di cui 489 a Ferrara e 388 in provincia. Sui 877 alloggi totali vuoti, 134 sono piccoli (meno di 45 mq), 423 medi (tra i 45 e i 70 mq) e 320 grandi (oltre 70 mq). Sempre sui 877 alloggi ERP vuoti, 152 (80 a Ferrara e 72 in provincia) sono a costo medio, da manutenére con il programma straordinario regionale approvato dalla Regione l’estate scorsa. Una parte di questi alloggi necessitano di consistenti investimenti per essere recuperati.
Altri 100-130 alloggi, invece (situati soprattutto a Ferrara) richiedono piccoli e medi interventi e quindi potrebbero essere assegnati nuovamente e in tempi abbastanza brevi, vale a dire in 3-5 mesi, al massimo entro giugno 2021. Se così sarà (ma si dovrà valutare in base ai finanziamenti regionali e comunali), questi 100-130 saranno disponibili per i nuovi assegnatari insieme agli 80 già disponibili. Si andranno così a coprire, nella migliore delle ipotesi, 210 richieste di alloggio, insufficienti a fronte delle 746 domande raccolte e delle 259 finora accolte (473 sono quelle accolte con riserva e 14 quelle rigettate).

Confronto Assessora Coletti – parti sociali: tutto rimandato
Si sarebbe dovuto svolgere nella giornata di venerdì 15 gennaio l’atteso incontro tra Cristina Coletti, Assessora alle Politiche abitative del Comune di Ferrara e i sindacati degli inquilini SUNIA CGIL, SICET CISL e UNIAT UIL, con i rispettivi rappresentanti Maurizio Ravani, Eva Paganini e Paola Poggipollini. Nell’incontro, come anticipatoci dagli stessi, i sindacati avrebbero chiesto alla Coletti i dati precisi delle assegnazioni dell’ultima graduatoria (la 32^) per gli alloggi ERP. Purtroppo, però, all’ultimo l’incontro è stato rimandato a venerdì 22 gennaio, a causa dell’imprevisto e improrogabile impegno dell’Assessora Coletti, chiamata in Regione a Bologna in rappresentanza del Comune di Ferrara in sostituzione del Sindaco Alan Fabbri, dal Presidente Stefano Bonaccini per discutere della riapertura delle Scuole superiori.
Lo scorso 9 dicembre l’Assessora Coletti e i sindacati SUNIA, SICET e UNIAT hanno sottoscritto il protocollo per la creazione di un Tavolo di confronto dedicato al tema delle politiche abitative denominato “Tavolo di Contrasto al Disagio Abitativo”. La speranza è che, almeno per il futuro prossimo, vengano ascoltate anche le voci e le proposte delle organizzazioni sindacali: «per quanto riguarda le modifiche al Regolamento per le assegnazioni degli alloggi ERP – ci spiega Ravani di SUNIA – siamo stati ascoltati ma nulla di quello che avevamo chiesto è stato minimamente accolto. Chiediamo ancora che vi sia maggiore equilibrio nei criteri per il calcolo dei punteggi per le graduatorie, cioè che la storicità in graduatoria e soprattutto la residenzialità storica abbiano meno peso, a vantaggio invece del reale bisogno delle persone e delle famiglie».
Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 gennaio 2021

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“La città di domani sia equa ed accogliente”

11 Gen

Le ultime assegnazioni delle case popolari nel Comune di Ferrara: col nuovo Regolamento che privilegia la “residenzialità storica”, il pregiudizio identitario va a scapito dell’aiuto a chi ha bisogno. A essere penalizzate sono le famiglie straniere, le giovani coppie e chi proviene da un altro Comune.
259 le domande finora accolte in maniera definitiva, ma gli alloggi ACER disponibili sono 80, meno di un terzo

“Prima gli italiani”. L’infausto slogan purtroppo anche a Ferrara è realtà concreta.
Lunedì 4 gennaio è stata definita la nuova graduatoria di assegnazione delle case popolari, la prima formulata in base ai criteri di assegnazione aggiornati dal nuovo Regolamento, elaborato lo scorso marzo dalla Giunta guidata dal leghista Alan Fabbri, che per la prima volta nella storia della città pone la residenzialità storica dei richiedenti come elemento decisivo nell’assegnazione. Le prime 157 posizioni della graduatoria di assegnazione delle case popolari risultano, di conseguenza, occupate da famiglie italiane, sulle 259 domande finora accolte in via definitiva e su un totale di 746 raccolte. «Grazie all’introduzione della residenzialità storica – ha dichiarato il primo cittadino – abbiamo ristabilito un’equità sociale». Sono circa 80 gli alloggi – tra città e frazioni – dedicati alle assegnazioni della 32° graduatoria che quest’anno verranno recuperati da ACER utilizzando il finanziamento regionale straordinario del 2020 (800mila euro). Meno di un terzo, quindi, delle domande finora accolte.
Il nuovo Regolamento discriminatorio è stato adottato dal Consiglio Comunale estense lo scorso marzo. Dando seguito al Documento Unico di Programmazione 2020-2024, il testo pone la residenzialità storica e l’assenza di proprietà immobiliare nel territorio nazionale o all’estero come criteri primari, mantenendo la condizione di punteggio relativa alla storicità della domanda in graduatoria.
Netta e tempestiva è stata la nota diramata dall’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio: «la speranza è che nessuna famiglia che ne aveva diritto sia stata esclusa per ragioni di razza e nazionalità», sono le parole del Vescovo Mons. Gian Carlo Perego. «Se fosse così il nuovo bando non aiuta a costruire la città di domani che non potrà che vedere convivere persone di diversa provenienza, con nuove risorse ed esperienze di cui ha bisogno il futuro di una città diversamente destinata a morire più che ad attrarre nuove persone e famiglie».
In un comunicato successivo Mons. Perego ha aggiunto: «la “residenza storica”, come principio dirimente, non può essere in grado – da sola – di tutelare il diritto ad avere una casa e un alloggio, come si è già pronunciata la Corte Costituzionale». «Lo stesso vale anche per altre condizioni – come ad esempio non avere un alloggio in patria (il bando intende forse una capanna..?) – che oltre ad essere impossibili da dimostrare, sarebbero deleterie sia per tutelare i nostri emigranti all’estero che per garantire il diritto di ritornare nel proprio Paese. In ordine all’approvazione di questo bando forse sarebbe stato utile dialogare con tutte le parti sociali».
Sindacati e associazioni: “giovani e stranieri penalizzati”
«Al di là dei proclami, di equità sociale non vi è traccia», è il commento a “La Voce” di Maurizio Ravani di Sunia CGIL Ferrara. «La situazione di bisogno non è l’elemento primario, come dovrebbe essere, per l’assegnazione degli alloggi». Il nuovo Regolamento discrimina non solo coloro non ancora in possesso della cittadinanza italiana «ma penalizza fortemente anche i giovani», in particolare le giovani coppie, «con un forte spostamento delle assegnazioni a favore delle famiglie anziane». «Condividiamo assolutamente le parole di Mons. Perego», conclude Ravani.
«L’Amministrazione comunale dimostra poca lungimiranza rispetto all’esigenza di un Comune come il nostro, a forte presenza di popolazione anziana, di favorire l’insediamento di nuove famiglie e soprattutto di nuove famiglie con figli per garantire il ricambio generazionale e quindi il suo sviluppo economico e sociale», ci spiega Paola Poggipollini di UNIAT UIL Ferrara. «La richiesta alle famiglie extracomunitarie della produzione, in fase di assegnazione, del certificato di impossidenza di alloggi nei paesi di origine, dove non esiste il catasto, è per loro punitivo e discriminatorio, sia perché non sono in grado di produrlo sia in quanto analoga documentazione non viene richiesta agli italiani (ad esempio gli italiani che dopo anni rientrano dall’estero). È rimasto inascoltato il nostro richiamo alle numerose sentenze che in altri casi hanno sanzionato analoghe decisioni adottate dai Comuni».
Dal mondo dell’associazionismo arriva la voce di “Cittadini del mondo”: «il criterio della residenza non tiene conto dei bisogni familiari e delle forme di povertà accertate», a maggior ragione a causa dell’emergenza Covid, e anche per il fatto che il Regolamento punisce «chi ha morosità pregresse con l’Amministrazione», come appunto famiglie in difficoltà. Infine, per l’Associazione è ingiusto che «solo i cittadini stranieri debbano dimostrare con documenti autenticati di non possedere immobili nel Paese di provenienza, regola che, invece, non vale per gli italiani».
Il precedente: il caso dei buoni spesa
La Giunta a maggioranza leghista non è nuova a scelte di questo tipo: nei mesi scorsi due sentenze del Tribunale cittadino avevano definito «una condotta discriminatoria» la delibera del Comune di Ferrara che fissava come criteri per ottenere i buoni spesa per le persone in difficoltà nell’emergenza Covid, il requisito del permesso di soggiorno per gli stranieri extra Ue e una priorità a favore dei cittadini italiani.

Cronistoria: dalla Bossi-Fini a oggi (passando per l’era Tagliani)

Prima annunciate, poi attuate, le modifiche al Regolamento per il conteggio utile all’assegnazione degli alloggi popolari risalgono a marzo scorso. Ma le regole precedenti si ispirano anche alla Legge Bossi-Fini.
Legge Bossi-Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189)
Art. 40, comma 6: «Gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti che siano iscritti nelle liste di collocamento o che esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo hanno diritto di accedere, in condizioni di parità con i cittadini italiani, agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai servizi di intermediazione delle agenzie sociali eventualmente predisposte da ogni Regione o dagli enti locali per agevolare l’accesso alle locazioni abitative e al credito agevolato in materia di edilizia, recupero, acquisto e locazione della prima casa di abitazione».
Delibera n. 154 dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna del 06/06/2018, “Atto unico sull’edilizia residenziale pubblica”, che riprende, tra l’altro, l’art. 40, comma 6 della Legge Bossi-Fini.
L’Amministrazione Tagliani (2014-2019): “importanza alla ‘storicità’ in graduatoria”
La Giunta Tagliani nella scelta delle condizioni di punteggio (che spetta al Consiglio Comunale basandosi sulle misure della Delibera regionale n. 154/2018) inserisce la condizione di punteggio della ”storicità” della domanda in graduatoria che dà valore al periodo di tempo in cui si è rimasti in graduatoria senza avere un’assegnazione dell’alloggio. Come dichiarò l’Assessora Chiara Sapigni, «la residenza da più o meno tempo non esprime alcun bisogno. Al contrario essere in attesa in graduatoria da molti anni viene riconosciuto come un bisogno a cui non si è ancora data risposta». Inoltre, era il ragionamento della Sapigni, «nel Comune di Ferrara, fra i proprietari di casa il 79% è italiano, il 29% straniero. È quindi normale che facciano più richiesta di alloggio pubblico gli stranieri».
Luglio 2019: Fabbri, “cambieremo le regole”
Il neo Sindaco Alan Fabbri, durante la prima seduta di Giunta, si rivolge in particolare all’Assessora ai Servizi Sociali Cristina Coletti e all’Assessora all’Istruzione Dorota Kusiak: «bisogna mettere mano con urgenza ai regolamenti per le assegnazioni degli alloggi Acer e per la graduatoria relativa al servizio di asilo nido», in modo da «equilibrare da un lato gli eccessi che fino ad oggi hanno caratterizzato la fruizione del welfare abitativo favorendo le famiglie immigrate, con percentuali ingiustificate».
Il Documento Unico di Programmazione 2020-2024
Nel DUP, il Documento Unico di Programmazione 2020-2024, la Giunta Fabbri spiega: «Nel 2020 si procederà alla revisione del regolamento ERP (Edilizia Residenziale Popolare, ndr) ed emergenza abitativa introducendo tra i requisiti per l’accesso la residenza anagrafica “storica” nel Comune di Ferrara alla data di pubblicazione del bando e l’assenza di diritti di proprietà immobiliare nel territorio nazionale o all’estero».
Marzo 2020: modifica del Regolamento per l’assegnazione delle case popolari
Il 2 marzo 2020 il Consiglio Comunale adotta il nuovo Regolamento con le mutate condizioni di punteggio: di fatto, il disagio abitativo, il disagio economico, il disagio sociale, la composizione del nucleo e l’anzianità di presenza in graduatoria diventano secondarie rispetto all’anzianità di residenza (la cosiddetta “residenzialità storica”: il punteggio assegna 1/2 punto per ogni anno di residenza, anche non continuativi), e alle condizioni negative, come la pregressa morosità, entrambe di nuova introduzione. Il generico «legame col territorio» diventa più importante del bisogno materiale di persone, famiglie e giovani coppie.
Luglio 2020: esce il nuovo bando
Il 9 luglio esce il nuovo bando relativo all’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica con scadenza il 30 settembre 2020. Le domande raccolte nel periodo di uscita del Bando sono state inserite nel 32° aggiornamento della graduatoria, la prima che dà applicazione ai nuovi criteri di punteggio stabiliti dal regolamento di assegnazione approvato dal Consiglio Comunale il 2 marzo scorso. Le domande presentate dal 1° ottobre 2020 saranno invece inserite nella 33° graduatoria.
Gennaio 2021: definita la nuova graduatoria
Lunedì 4 gennaio è stata definita la nuova graduatoria di assegnazione delle case popolari, la prima formulata in base ai criteri di assegnazione aggiornati dal nuovo Regolamento: le prime 157 posizioni della graduatoria risultano, di conseguenza, occupate da famiglie italiane, sulle 259 domande finora accolte in via definitiva e su un totale di 746 raccolte.

Caritas, un centinaio le persone attualmente accolte

Donne e minori a carico sono divise tra la sede di Casa Betania in via Borgovado e gli 11 gruppi-appartamenti sparsi per la città: “ma se manca il lavoro, l’integrazione è difficile”. Le storie di queste giovani

(foto d’archivio)

L’accoglienza è uno degli ambiti che maggiormente vede impegnata la Caritas diocesana. Un’emergenza continua – possiamo dire – che riguarda prevalentemente donne straniere con minori a carico.
Per quanto riguarda l’accoglienza residenziale, ci spiega l’operatore Michele Luciani, «attualmente accogliamo 98 persone, 86 delle quali seguite in convenzione con i servizi sociali del territorio», vale a dire che il progetto di accoglienza non è emergenziale, ma a medio-lungo termine. Di queste 86, 57 sono donne e 29 minori, di età compresa fra i 0 e i 4 anni: 3 sono nati nel 2016, 4 nel 2017, 8 nel 2018, 10 nel 2019, 4 nel 2020. Oltre alle 86 persone, altre 12 donne sono accolte in accoglienza emergenziale (o prima accoglienza o emergenza abitativa): «sono ad esempio donne in stato avanzato di gravidanza o vittime di violenza domestica, segnalateci dai servizi sociali o dalle forze dell’ordine, in attesa di entrare in strutture protette». Il periodo di accoglienza emergenziale solitamente è di 3+3 mesi, o 6+6 mesi, in ogni caso entro i 12 mesi. Delle donne, le prime 5 sono entrate in accoglienza nel 2015, 26 nel 2016, 17 nel 2017. «Di fatto – commenta Luciani – è difficile uscire dall’ambito dell’accoglienza, e ciò dipende dal lungo iter per la richiesta di protezione internazionale per le richiedenti asilo, ma anche dalla difficoltà di intraprendere un percorso di autonomia una volta riconosciuto il permesso di soggiorno». Questa seconda difficoltà di integrazione dipende soprattutto dall’impervia ricerca di un lavoro regolare e il più possibile stabile. «La maggioranza di queste donne lavora in agricoltura, in nero o quasi, anche se noi cerchiamo di scoraggiare ad accettare lavori senza regolare contratto» e magari trovati tramite mediatori di dubbia fama. Altre, prima della pandemia, svolgevano tirocini nelle cucine di alcuni ristoranti. Tirocini che purtroppo si sono dovuti interrompere.
Delle 98 persone totali, tra donne e minori, gestite dalla Caritas nell’ambito dell’accoglienza, 33 sono ospitate a Casa Betania in via Borgovado (aperta nel 2014, con mini appartamenti e stanze singole o doppie), di cui 25 donne (alcune in emergenza abitativa, altre con progetto di accoglienza ma con una maggiore fragilità che richiede un accompagnamento individuale e strutturato) e 8 minori. Provengono quasi tutte da Paesi africani (la maggior parte dalla Nigeria, le altre da Camerun, Somalia, Togo, Costa d’Avorio, Sierra Leone).
Le altre sono ospitate, invece, in 11 appartamenti a Ferrara, tra il centro e la periferia della città: «le donne accolte in questi appartamenti – prosegue Luciani – a differenza di quelle a Casa Betania hanno un maggiore grado di autonomia e quindi il nostro affiancamento è rivolto al gruppo, non alla singola persone, per creare dinamiche virtuose di convivenza». Si cerca, cioè, di valorizzare dinamiche di aiuto reciproco: «ad esempio, se una mamma frequenta un corso per OSS, lascia i figli a un’altra mamma con cui convive in appartamento, oppure una delle donne capace di muoversi ad esempio nel rinnovo del permesso di soggiorno o della carta d’identità, aiuta le altre nell’espletare le stesse pratiche». Nonostante le inevitabili conflittualità, «tanti sono gli esempi di collaborazione tra le donne in accoglienza, il clima in genere è buono, e le stesse relazioni col tessuto sociale, ad esempio coi vicini di condominio, sono positive: è l’idea dell’accoglienza diffusa». Di queste donne nei gruppi-appartamenti, attualmente la metà sono nigeriane, le altre vengono da Cina, Colombia e 1 da Ferrara. Al di là della pur fondamentale rete di accoglienza dal basso, «rimane il fatto – conclude amaramente Luciani – che la forte precarietà o disoccupazione di queste persone peggiora la sensazione generale già negativa del fenomeno migratorio: agli occhi di molti, purtroppo, queste donne rimangono migranti per tutta la vita. E questo, di certo, è stato favorito dal disinvestimento delle istituzioni pubbliche, responsabili di non finanziare più i percorsi di integrazione».

Ma chi sono queste donne?
«I loro vissuti – ci spiega Stefania Malisardi, un’altra operatrice Caritas -, hanno come denominatore comune la volontà di scappare da situazioni che mettevano a serio rischio la loro vita. Alcune sono scappate dalla guerra civile, dalle bande armate del proprio villaggio o città, altre ancora da matrimoni combinati, altre perché rimanendo nel loro paese di origine rischiavano la propria vita», ad esempio perché professavano una religione diversa da quella di Stato, per il loro orientamento sessuale o l’appartenenza a gruppi etnici perseguitati. Alcune non hanno deciso di lasciare il paese di propria volontà, ma sono state rapite».
Per molte il viaggio è iniziato con una promessa di lavoro in un paese vicino – prosegue Malisardi -, per poi ritrovarsi obbligate a prostituirsi o in lavori come domestiche più simili alla schiavitù. Da qui la volontà di scappare, attraversando prima il deserto in carovane stracolme di persone con il rischio di essere lasciate indietro e condannate a morte certa, di essere sorprese dalle milizie armate, rapite e vendute, fino ad arrivare nell’inferno della Libia e infine al viaggio in mare. Difficilmente parlano delle loro storie, occorrono mesi se non anni per entrare abbastanza in confidenza con loro».
Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 gennaio 2021

https://www.lavocediferrara.it/

La nuova edizione di “Oltre” per gli ex studenti del Dosso Dossi

25 Feb

box_colori_2016Un concorso artistico pensato per gli ex studenti del Liceo Dosso Dossi di Ferrara. La seconda edizione di “Oltre”, dedicato agli ex allievi dell’istituto, al di sotto dei 35 anni compresi, avrà come tema “La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. Scopo del concorso è quello di promuovere la giovane creatività locale tracciando un continuum generazionale tra le abilità acquisite a partire dagli anni liceali e quelle maturate successivamente.
“Oltre”, curato dalla Commissione Sala Espositiva Dosso Dossi, intende dunque individuare e promuovere il lavoro di un/una giovane artista che, a seguito del conseguimento della Maturità Artistica presso lo storico Liceo ferrarese, abbia saputo poi proseguire maturando una personale poetica espressiva.
L’artista selezionato avrà in premio la possibilità di realizzare una personale nella Sala Espositiva del Liceo, in via Bersaglieri del Po, 25 a Ferrara, durante la X edizione del Festival Internazionale 2016, in programma il primo fine settimana di ottobre.
Per informazioni e per reperire il bando completo, consultare il sito del Liceo Dosso Dossi, http://www.aleottidosso.gov.it, o scrivere una mail a federica.zabarri@aledossi.istruzioneer.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 febbraio 2016

Partecipazione aperta a “SMart it up!” per progetti innovativi

2 Feb

0001Fino al 18 febbraio è possibile partecipare al bando SMart it up!, che permette ad artisti e creativi di richiedere un finanziamento a parziale copertura delle spese di produzione fino a un massimo di 2.000 euro a progetto.

La documentazione è scaricabile dal sito http://www.smart-it.org, e dovrà essere compilata e inviata per mail a info@smart-it.org. A ciascun progetto verrà attribuito un punteggio sulla base di: progettualità, budget, e piano di recupero dei costi di produzione.

Ad esempio, si considerano attività, realizzate in Italia o all’estero, come residenze di produzione, realizzazione di opere site-specific, registrazioni di progetti discografici, produzioni video e web, campagne di promozione per una tournée, partecipazione a fiere d’arte.

Per maggiori informazioni, scrivere a info@smart-it.org o chiamare il 02-39663725.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 febbraio 2016

La difficile e attesa rinascita di Palazzo Trotti Borghi, sede dell’Archivio di Stato ferrarese

24 Gen

La sede dell’Archivio di Stato conserva documenti di uffici, enti pubblici e privati. Un’intera ala dell’edificio è però ancora inagibile e il personale dimezzato

Qui il link dell’articolo sul sito de la Nuova Ferrara.

Qui la mia galleria fotografica sul sito de la Nuova Ferrara.

Sanguineti con un catalogo

Cristina Sanguineti

Un’intera ala dell’edificio ancora inagibile, personale dimezzato, limitazioni nei servizi al pubblico. Al tempo stesso, però, un aumento degli ingressi, e la volontà di progettare. È una rinascita difficile quella di Palazzo Trotti Borghi in c.so Giovecca, 146 – sede dal 1955 dell’Archivio di Stato di Ferrara – dopo il sisma del 2012. L’edificio conserva archivi di uffici ed enti pubblici e archivi privati della provincia di Ferrara, e documenti su zone limitrofe. Circa 70.000 pezzi, oltre 12 km di scaffali, comprendenti, dal XI secolo, tra gli altri, anche l’Archivio dell’Arcispedale Sant’Anna.

La struttura, riaperta il 22 marzo 2013, è composta da tre corpi. L’ala monumentale su c.so Giovecca, ancora inagibile a parte l’entrata, l’ala seicentesca su via Coramari, con due piani comprendenti sala accoglienza, sala studio, direzione e uffici, sala del Luogo Pio degli Esposti (archivio e sala conferenze), sala visure catastali. Infine, l’ala opposta alla Coramari, con il deposito principale, agibile.

pacchi di documenti dal deposito

Documenti provenienti dal deposito dell’Archivio

Dal 24 giugno scorso, per tre anni, il compito di dirigere l’Archivio spetta all’arch. Cristina Sanguineti, già in servizio all’Archivio statale di Rimini. È lei a guidarci nell’ala Coramari, dove la situazione non è ottimale: «alcuni giorni – ci spiega – l’aula studio è al limite della capienza, visto lo spazio ridotto», e alcuni ambienti, come i vani scale o alcune sale, non sono riscaldati, mentre d’estate l’aria condizionata è presente solo al secondo piano.

Vi è poi il problema del personale. Dal 1° gennaio gli impiegati sono passati da otto a sette, su tredici previsti. Oltre alla Direttrice, vi sono due archivisti, un funzionario e un assistente amministrativi, un solo assistente alla vigilanza addetto alle prese e un centralinista. In seguito al D.M. 6 agosto ’15, «è previsto un bando di mobilità volontaria interno al MiBACT, che dovrebbe uscire a breve, ma ci vorranno diversi mesi, se non anni, prima che il personale possa arrivare a tredici», ci spiega.

A causa di quest’ulteriore riduzione del personale, la presa di solo due unità archivistiche al giorno continuerà fino a domani. Da martedì, la presa sarà di due unità al lunedì, giovedì e venerdì, di quattro il martedì e mercoledì, e di tre il sabato.

atrio entrata da c.so giovecca con impalcature

L’atrio dell’entrata da c.so Giovecca (ala monumentale)

Eppure, i dati sulle entrate annuali in sala studio sono in netto aumento: quelle mattutine al 31 dicembre 2014 erano 815, mentre al 31 dicembre 2015 sono state 1219. Quelle pomeridiane (martedì e mercoledì) sono passate dai 105 del 2014 ai 203 del 2015. «Significa che, nonostante tutto, il posto torna sempre più a essere vivo», commenta la Sanguineti. «Non vogliamo perdere o deludere i nostri utenti e la cittadinanza, ma cerchiamo di far capire che i problemi non dipendono da noi».

Infine, ricordiamo come lo scorso 16 dicembre è stata inaugurata la mostra “Fonti per la Storia. L’Archivio di Stato di Ferrara e Adriano Franceschini”. Nel decennale della scomparsa del Maestro, l’Archivio di Stato ha in programma nel 2016 diverse iniziative.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 gennaio 2016

mia pagina su Archivio

Lunedì scade il bando per “Giovani Artisti”

12 Mar

giovani artistiAlle ore 12 di lunedì 16 marzo scade il bando per partecipare a “Mediterranea – XVII Biennale Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo”. L’evento internazionale si svolgerà a Milano, nella Fabbrica del Vapore, dal 22 al 25 ottobre. L’invito è aperto ad artisti di ogni tipo di età inferiore ai 35 anni. Gli artisti devono presentare un progetto sul tema No Food’s Land-Expo. La partecipazione è gratuita ma vietata agli artisti che abbiano partecipato a più di una edizione. Il Comune di Ferrara selezionerà due artisti nelle sezioni Arti Visive e Cinema/Video, e in quella Spettacolo. Per info. e schede tecniche vedere: servizi.comune.fe.it/index.phtml.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 marzo 2015

Cambiamento climatico, il bando “Pioneers” per affrontarlo

26 Feb

aster_4430Fino al prossimo 23 marzo è aperto il bando Pioneers into Practice, programma di mobilità professionale sui temi della sostenibilità promosso in Emilia-Romagna da ASTER, consorzio per l’innovazione e la ricerca industriale e partner della Climate-KIC. Obiettivo, acquisire capacità gestionali e conoscenze tecniche per affrontare il cambiamento climatico. Pioneers è aperto a enti di ricerca, università, imprese, enti pubblici, ONG, professionisti, dottorandi e imprenditori delle realtà attive nel campo del cambiamento climatico in Emilia-Romagna e in altre undici regioni partner internazionali.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 febbraio 2015

La Porta degli Angeli riapre i battenti: la grande sfida di Evart

21 Feb

2015-02-20 18.20.45Sono passati sei mesi dalla scadenza del precedente bando per la gestione degli eventi nella Porta degli Angeli (detta anche “Casa del boia”, in Via Rampari di Belfiore, 1 a Ferrara). Negli ultimi quattro anni è stata la RTA – Rete composta da Stileitalico, Yoruba, Ferrara Video&Arte, Cantiere delle Idee Chiare e Sfuse, Arch’è – a organizzare più di cinquanta eventi, tra mostre, presentazioni di libri e tanto altro nello storico edifico.

Dopo 180 lunghi giorni e alcuni problemi “burocratici” dell’Amministrazione comunale, ieri alle 18 è stata presentata alla cittadinanza la nuova gestione della Porta, con i progetti per la stagione 2015. Sarà EVART (Associazione per l’Arte e la Cultura) a occuparsi dell’organizzazione per i prossimi due anni (prorogabili fino a quattro). Dopo il tradizionale taglio del nastro, Erika Scarpante, presidente di EVART ha presentato il nuovo progetto “Gate – Porta” insieme al Vice Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, il quale ha parlato di questo nuovo progetto come di una “bella sfida che deve vedere protagonista non solo l’associazione ma anche la cittadinanza”.

Porta degli AngeliIl brindisi inaugurale è stato preceduto dalla conversazione musicale di Filippo Zattini (violino e violoncello solista) e dall’improvvisazione teatrale a cura del Centro Teatro Universitario (CTU) di Ferrara, il tutto accompagnato dalla voce recitante di Roberta Marrelli. Le letture di quest’ultima hanno fin da subito creato un’atmosfera intima e poetica, accentuata dalla presenza di tanti specchietti rettangolari pendenti dal soffitto e recanti ognuno la parola “angelo”. Le circa cento persone presenti hanno inoltre potuto lasciarsi coinvolgere dalla performance dei giovani del CTU, con danze e dono di bigliettini recanti pensieri rigorosamente al femminile, nello spirito di EVART.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 febbraio 2015

Aperti diversi bandi artistici

1 Feb

giovani artistiSono numerosi i bandi artistici in scadenza nei prossimi mesi. Se fino al 30 gennaio ci si poteva candidare a “Talento cerca talento”, contest per il design dell’etichetta di una prestigiosa bottiglia in edizione limitata, “Scatta & Viaggia!” è, invece, il contest fotografico di Agriturismi.it, in scadenza il 10 febbraio, col quale si può vincere un fine settimana in Toscana. Mentre il 15 febbraio scade la partecipazione al Carnevale dei Fantaveicoli di Imola, e il 27 scade il concorso per l’ideazione del logo del Consorzio Futuro in Ricerca (CFR), entro il 28 si può partecipare a “Yesweten 2014” e alla XIX edizione di “Fax for peace”. Infine, il primo di marzo ultimo giorno per il concorso per film makers “Pratica la pace, cambia il tuo mondo”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 febbraio 2015