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Progetto, elevazione o liberazione: cos’è davvero il sogno?

17 Set

Il 15 settembre anche a Ferrara il tema è stato al centro della Giornata europea della cultura ebraica

giacobbe riberaI sogni, si sa, sono per loro natura sfuggevoli, “materia” inafferrabile sui quali è possibile disquisire all’infinito. Anche per questo, una cultura come quella ebraica, che fa dell’interpretazione un suo carattere sostanziale, trova nel mondo onirico e nei suoi innumerevoli richiami, terreno fertilissimo sul quale lavorare. L’annuale Giornata Europea della Cultura Ebraica, giunta alla XX edizione, in programma domenica 15 settembre, era proprio dedicata a “Sogni. Una scala verso il cielo”. A Ferrara, sono state organizzate due iniziative. La prima, svoltasi nella mattinata nel Tempio italiano, organizzata dalla Comunità ebraica di Ferrara al secondo piano della sede storica di via Mazzini, 95, ha visto diversi relatori alternarsi sulla traccia della Giornata. In serata, invece, è stata la Sala Estense di piazza Municipale a ospitare il concerto “Shemà – Sogni con anima e corpo”, organizzato dal MEIS, con le poesie in musica di Primo Levi, incentrato sui sogni di libertà e liberazione dopo il trauma della Shoah. Protagonisti di quest’ultimo evento, la cantante Shulamit Ottolenghi, il compositore e trombettista Frank London e il pianista e produttore Shai Bachar, pianista e produttore, introdotti da Simonetta Della Seta, Direttrice del MEIS . Quattro le relazioni della mattinata, presentata e moderata dal vice Presidente della Comunità Ebraica di Ferrara, Massimo A. Torrefranca: “Sogni nella Torà” del Rav Luciano Meir Caro, Rabbino capo della Comunità ebraica di Ferrara; “Il sogno sionista di Theodor Herzl a Ferrara”, Simonetta Della Seta, Direttore del MEIS; “La scala di Giacobbe: un oratorio incompiuto di Arnold Schönberg”, Massimo A. Torrefranca; “La Torà sogna? / Sognare la Torà?”, prof. Gavriel Levi. Da un sogno concreto e possibile ha preso le mosse il Presidente della Comunità Ebraica ferrarese, Fortunato Arbib, nel suo saluto iniziale: “che i lavori nell’edificio che ci ospita finiscano presto e che quindi questa sede torni a essere viva, accogliente, luogo di ritrovo e di socialità”. Ricordiamo, infatti, che il complesso di via Mazzini 95, che ospita tre sinagoghe, gli uffici della Comunità e il Museo ebraico, è chiuso per restauri a causa degli effetti del sisma del 2012.

Sogno, comunicazione di Dio o espressione dell’uomo?

Il Rav Caro nel suo intervento ha spiegato come il sogno nella tradizione ebraica è “lo strumento usato da Dio, in maniera enigmatica, per comunicare all’uomo la propria volontà in forma di avvertimento, o come indicazione pratica, o ancora per avvertirlo su ciò che avverrà. Nella Bibbia, però, sono presenti anche interpretazioni critiche nei confronti del sogno, in quanto il sognatore sarebbe il mago, l’indovino, lo stregone”. Sempre nella Torà il sogno “è anche espressione dei desideri più profondi della persona”, quindi non di Dio, oppure sinonimo di “apertura”, e “segno, anche se molto parziale, di profezia. Altre interpretazioni molto importanti del sogno presenti nella tradizione ebraica, lo indicano come “anticipazione della morte o come discesa nelle profondità divine, o, ancora, come albero della vita”. Un’ultima esegesi, ha concluso Rav Caro, descrive la vita narrata in Genesi come “mondo dei sogni, imprecisio, mentre quello successivo, normativo, dopo la rivelazione di Dio a Mosè sul Monte Sinai e la consegna dei Dieci Comandamenti e della Torà, è quello davvero reale, dove l’uomo inizierà a vivere nella consapevolezza delle proprie responsabilità nei confronti di Dio e delle altre persone”.

L’utopia concreta (e ferrarese) di Theodor Herzl

“Se il sogno è ciò che dà possibilità di cambiamento”, ha spiegato invece Della Seta, proprio da un “sogno” è stato incitato Theodor “Beniamino” Herzl (1860-1904) (prima foto in basso), giornalista, scrittore e avvocato ungherese naturalizzato austriaco, padre del sionismo e dello Stato Israele, da lui, appunto, preconizzato e progettato nella sua celebre opera “Lo Stato ebraico” (1896). “Dobbiamo vivere come uomini liberi nella nostra terra”, scriveva. Fondamentali per la sua decisione furono i progrom di cui erano vittime gli ebrei nell’est Europa (l’antisemitismo violento), e, in Francia, l’affaire Dreyfus, caso di antisemitismo sottile, intellettuale, ma non meno grave. Un sogno, il suo, che passa anche da Ferrara. Nel 1904 Herzl, infatti, viene in Italia per tentare di avere un colloquio diplomatico sia col re Vittorio Emanuele III sia con papa Pio X, al fine di convincerli della bontà del suo progetto. Due incontri assolutamente fondamentali, resi possibili dall’intermediazione dell’avvocato ferrarese Felice Ravenna (1869-1937), figlio di Leone, residente in via Voltapaletto. Nei suoi diari parla dell’“amico Ravenna” e dei suoi famigliari, persone dai “cuori molto caldi”. Herzl e Ravenna si scambiarono ben 17 lettere tra il 1902 e il 1904. Mentre il re esprime positività nei confronti del sionismo, il pontefice è netto nella sua contrarietà al progetto di uno Stato ebraico: “gli ebrei – era il suo pensiero – non hanno riconosciuto nostro Signore”, quindi “non possiamo riconoscere lo Stato ebraico”. Non poche critiche i sionisti ricevettero anche da giornalisti e politici italiani, nonostante in quel periodo, ad esempio, 18 erano i parlamentari ebrei nel nostro Paese, fra cui Giacobbe Isacco Malvano, meglio noto come Giacomo Malvano (1841-1922), che fu in contatto con Herzl.

Musica, una scala che eleva a Dio

Della figura e dell’opera di Arnold F. W. Schönberg (1874-1951), compositore ebreo austriaco naturalizzato statunitense, uno dei teorici del metodo dodecafonico, ha parlato, invece, Torrefranca. Convertito nel 1908 al protestantesimo per profonda convinzione (non per opportunismo, come invece era uso fare), e tornato all’ebraismo nel 1933, iniziò a comporre l’oratorio “La scala di Giacobbe” negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale. Come nel racconto biblico, l’oratorio rappresenta una sorta di “elevazione spirituale verso Dio”, anche se fondamentale è la figura dell’Arcangelo Gabriele.

Agente di trasformazione, strumento contro la “dimenticanza”

Gavriel Levi  ha, invece, riflettuto su come il sogno notturno “condensa desideri e censure verso gli stessi, quindi i conflitti profondi della persona”, e come dunque sia “un continuo racconto di se stessi, sempre aggiornato dalle spinte dell’esistenza”. Inoltre, “come la Torà scritta è quasi insignificante senza la cosiddetta Torà orale, cioè senza le interpretazioni, così il sogno coincide con la sua interpretazione, quindi anche con chi lo interpreta”. Levi ha poi analizzato i sogni nella vita del patriarca Giuseppe, figlio di Giacobbe, nipote di Isacco, bisnipote di Abramo: due sogni è Giuseppe a farli (quello dei covoni, e quello del sole, della luna e delle stelle). Negli altri casi, invece, Giuseppe è interprete di sogni altrui: prima quelli del coppiere e del panettiere coi quali divide la prigionia in Egitto, poi del faraone stesso. Questa sequenza, per Levi, dimostra bene il passaggio di Giuseppe “dal pensare se stesso all’interagire con gli altri e dunque, ancora più in grande, all’intero Egitto”, e, aspetto importante, “preannuncia l’esilio e la schiavitù del popolo d’Israele, conditio sine qua non per diventare popolo. Per essere ebrei, insomma, bisogna passare per la schiavitù, per la perdita di legami”. In conclusione, questo significa che, “qualunque avvenimento tragico possa accadere, la vita fiorirà”, ha spiegato il relatore. Fondamentale è, perciò, il sogno, che “ci evita la dimenticanza, ci permette di ricordare le cose nuove, ci mette in crisi, dicendoci qualcosa di importante su noi stessi. Sta a noi, dunque, usarlo come agente di trasformazione, di liberazione”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 20 settembre 2019

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CPIA in festa: un ponte nella città

24 Giu

Oltre 200 i presenti venerdì 21 giugno in piazza Municipale a Ferrara per l’evento di fine anno scolastico del Centro per l’istruzione degli adulti. Tanti i ragazzi stranieri protagonisti

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Una serata di festa nel cuore della città, insieme alla città. Non è, infatti, casuale la scelta del CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) di Ferrara, di svolgere, per il secondo anno consecutivo, la propria festa di fine anno scolastico in piazza Municipale, luogo simbolo della comunità. Oltre 200 le persone presenti dal tardo pomeriggio del 21 giugno scorso per assistere ai due spettacoli preparati da studenti e insegnanti. Fabio Muzi, Dirigente scolastico, ha introdotto l’evento spiegando come la festa sia una sorta di “resoconto alla città del lavoro progettuale che con i nostri studenti abbiamo realizzato in questo anno”. Il CPIA esiste dal 2015 e ha cinque sedi nella nostra provincia, delle quali due a Ferrara (via Ravera e carcere dell’Arginone), le altre a Cento, Codigoro e Portomaggiore. Molti degli iscritti sono stranieri che frequentano i corsi di lingua italiana. Il Centro offre soprattutto una formazione base: per il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione, la certificazione di assolvimento dell’obbligo di istruzione, la certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello A2, oltre a corsi di alfabetizzazione funzionale (lingue straniere, informatica, ecc) e di Italiano come L2. Non mancano però proposte laboratoriali “per dare strumenti concreti – ha proseguito Muzi -, ponti verso l’esterno, aprendo la scuola alla città, in particolare al mondo dell’associazionismo. Così facciamo integrazione, che per noi significa scambio fra culture”. La festa ha voluto evidenziare due laboratori realizzati nell’ambito del progetto “Il Giardino del Mondo”, vincitore del concorso regionale “Io Amo i Beni Culturali 2019”. Il primo è il lavoro teatrale “Il cielo è di tutti gli occhi”, realizzato con Teatro Cosquillas, che vede la regia di Massimiliano Piva e Roberto Agnelli. Di particolare rilevanza questo progetto incentrato sul quartiere Giardino della città, “dove è stato importante intervenire per affrontare e cercare di dare una risposta ai problemi di convivenza tra alcuni residenti e alcuni immigrati”, ha spiegato ancora Muzi. A seguire, un altro spettacolo ha animato la piazza Municipale, a cura di Alberta Gaiani (che è anche attrice) e di uno studente straniero. Infine, un altro lavoro realizzato durante l’anno scolastico è stato “Al Presente: ritratti contemporanei”, mostra fotografica con i lavori realizzati dagli studenti del laboratorio condotto da Ippolita Franciosi e Luca Pasqualini: un progetto nel quale giovani immigrati indagano e cercano di rappresentare la propria condizione.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 28 giugno 2019

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Musica e cinema, miei articoli sul sito de la Nuova Ferrara (21, 22 e 23 marzo 2017)

23 Mar

Storia e arte in parete: guida alle mostre del fine settimana

11 Mar
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Un’opera di Anna Di Prospero in mostra al MIA Photo Fair

Anche in questo fine settimana Ferrara si conferma a pieno titolo città d’arte. Partendo da fuori, da giovedì fino a domani è in programma a Milano il MIA Photo Fair, dove la ferrarese Maria Livia Brunelli home gallery è presente con tre fotografi (Silvia Camporesi, Anna Di Prospero e Hiroyuki Masuyama) allo stand A47, con un progetto curatoriale sull’energia dei luoghi.
Nel nostro territorio, oggi alle 10.30 nella Sala Voltini del Centro Culturale Cappuccini di Argenta inaugura, con la presentazione del libro omonimo, la mostra storico-documentaria “Legati mani e piedi con rozze funi. Le carte raccontano la pellagra a Ferrara ed Argenta 1859-1933” a cura di Magda Beltrami e Mara Guerra, presenti insieme a Benedetta Bolognesi dell’Archivio Storico comunale. La mostra, in parete fino al 1° aprile, è visitabile da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 19. Sempre ad Argenta, oggi alle 17.30 nel Centro Culturale Mercato inaugura la mostra di Marino Trioschi, “Trioschi. Antologica 1970-2017”, promossa con la Galleria d’arte Stefano Poppi e la Galleria Giacomo Cesari, entrambe di Argenta, e con presentazione di Franco Bertoni. La mostra sarà aperta fino al 17 aprile e visitabile da martedì a sabato 9.30-12.30, da giovedì a domenica 15.30-18.30.
A Ferrara, invece, oggi alle 16 a Casa Ariosto è in programma il “Concerto per Franco” del duo Claudio Miotto (clarinetto) e Paolo Rosini (chitarra), nell’ambito della mostra di don Franco Patruno “La libertà di dire, la verità di fare”, in esposizione fino al 12 marzo. L’entrata è gratuita.
“Andar per rifugi” è, invece, il titolo della mostra fotografica che la Sezione di Ferrara del Club Alpino Italiano presenta da oggi, alle 17, fino al 19 marzo alla Porta degli Angeli.
Domani, invece, alle 11 nel Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara (in c.so Ercole I d’Este, 19) inaugura la seconda sezione della mostra storico-documentaria “E Beltrame disegnò la Grande Guerra”, a cura di Gian Paolo Marchetti, con la collaborazione di Antonella Guarnieri, Elena Ferraresi e Martina Rubbi. La mostra sarà visitabile fino al 9 aprile dal martedì alla domenica, 9.30-13 e 15-18.

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Un’opera di don Patruno in mostra a Casa Ariosto

Ancora domani, alle 11 nella sede dell’Associazione “Al boattino” di Masi Torello (in via dei Masi, 8) inaugura la mostra fotografica “Storie ferraresi”, con opere di Silvia Grillanda, Andrea Mantovani e Germano Nardini. La visita della mostra con aperitivo è possibile tramite iscrizione (10 euro) all’Associazione.
Sempre fuori città, domani dalle 15.30 al Mondo Agricolo Ferrarese a San Bartolomeo in Bosco (in via Imperiale, 265) avrà luogo l’evento “Arte internazionale e mondo culturale della tradizione a confronto”, con presentazione di G. P. Borghi della mostra di Habdessamad Halloumi, “Da Casablanca a Ferrara”, in parete fino al 5 aprile. Alle ore 16 di domani, invece, inaugura la personale di pittura di Alessandro Govoni nella sede di G&G Fashion Art in via IV novembre, 15/b a Renazzo.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’11 marzo 2017

“The Giant Undertow” stasera al Clandestino

9 Feb

16508045_10154740140110210_2542096801055989222_nStasera ultima serata per l’edizione invernale di “Clandestino d’autore” organizzato da Carlo Bollani e Jazz Club. Dopo il live di lunedì con Enrico Cipollini, alle 21.45 è il turno di “The Giant Undertow”, progetto solista di Lorenzo Mazzilli, padovano trapiantato a Bologna. Già attivo in varie band, tra cui The Johnny Clash Project, ha iniziato a dare spazio al progetto nel 2014. I paesaggi nebbiosi delle sue canzoni nascono da chitarre di fortuna e da una voce calda e barcollante. Il risultato è un desert folk profondo che strizza l’occhio alla musica d’autore d’oltreoceano.

Dopo aver diviso il palco con artisti come King Dude e Cult of Youth, un tour acustico in Germania e un tour europeo come bass player del texano Daniel Payne, The Giant Undertow ha realizzato il suo disco d’esordio, The Weak, lo scorso settembre 2016.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 09 febbraio 2017

“Clandestino d’autore”, ancora musica in via Ragno

2 Feb

cover-carloTornano stasera nel locale Clandestino di via Ragno, 50 i concerti di “Clandestino d’autore” organizzati da Carlo Bollani e Downtown Tower del Jazz Club cittadino. Si inizia alle 19.30 col dj set, a seguire, alle 20.30 live di debutto dei “Decomposizioni”, affiancati da Sebastiano Zuccatelli che eseguirà una performance di live painting sotto le parole e i suoni di Stefano Marcolini e Cristian Altieri. Infine, dalle ore 22 vi sarà il concerto dei ferraresi “Re cane e suo marito”, trio post punk-acustico formato da Elena Massari, Alessio Bettoli e Mattia Chiavina.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 febbraio 2017

Al Clandestino live dello statunitense Spine con la polistrumentista Luna

19 Gen
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Mike Spine e Barbara Luna

Nuova serata con la musica di qualità in programma stasera alle 21.45 al Clandestino di via Ragno, 50, per la rassegna “Clandestino d’autore” organizzata e curata da Carlo Bollani e da Downtown Tower, appendice di Ferrara in Jazz del Jazz Club cittadino. Stasera è il turno di Mike Spine insieme all’italiana Barbara Luna.

Mike Spine è un musicista di Seattle noto per la sua potente voce, i testi acuti delle sue canzoni, nonché per le coinvolgenti performances. Dal 1995 ad oggi Spine si è esibito in centinaia di concerti in tutto il mondo. Spine (voce e chitarra) sarà in tour in Italia ed Europa esibendosi in duo con la polistrumentista milanese Barbara Luna (voce, tastiere e violino), formando un’accoppiata folk-rock dalle sonorità coinvolgenti ma raffinate. Lo scorso 28 ottobre è uscito in Europa l’album “Forage&Glean”, volumi I e II, un doppio album che raccoglie le migliori canzoni di Mike Spine, per l’etichetta Global Seepej Records.

Prossimi appuntamenti della rassegna, il 26 gennaio con il Duo Bucolico dei cantautori Antonio Ramberti e Daniele Maggioli. Nel mese di febbraio, le ultime due serate: la prima, il 2 con i Decomposizioni, la seconda, giovedì 9 con The Giant Undertow.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 gennaio 2017