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Quali nuove forme di democrazia diretta oggi? Al via il progetto sui COS di Capitini e Balboni

14 Set

Laboratori nelle scuole, incontri, seminari, un convegno, un podcast e una mostra d’arte: ha al centro uno spettacolo teatrale, “Patate e ideali”, il ciclo di iniziative ideato da Fabio Mangolini (Cornucopia aps) col coinvolgimento di Laboratorio Pace di UniFe, Movimento Nonviolento, CGIL, ANPI, UDI e Galleria del Carbone. Un interessante progetto per ragionare su nonviolenza e partecipazione dal basso

di Andrea Musacci

Nella crisi profonda della democrazia rappresentativa, a Ferrara nasce un articolato e interessante progetto che fa della memoria non un idolo da contemplare ma un pungolo per agire nel presente immaginando un futuro diverso col coinvolgimento dell’intera cittadinanza, a partire dai giovani. “I COS a Ferrara. La Liberazione e la rinascita civile” è il nome di questo progetto, vincitore del bando 2026 della Regione Emilia-Romagna – L.R. 3/2016 “Memoria del Novecento”. Iniziativa plurale nata da Cornucopia Performing Arts Labs Aps, in particolare da Fabio Mangolini, attore, regista e autore teatrale che ha coinvolto diverse realtà ferraresi: il Laboratorio per la Pace di UniFe, CGIL, ANPI, UDI, Movimento Nonviolento e Galleria del Carbone (oltre al Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena).

“I COS a Ferrara” nasce all’interno della progettualità pluriennale “Storie e geografie dei luoghi dell’utopia nel ’900 in Emilia-Romagna” sviluppata da Cornucopia, che si colloca nella cornice regionale delle «utopie realizzate».

Fino a dicembre, tante le iniziative, da uno spettacolo teatrale multimediale a un’esposizione artistica, da un audiolibro e podcast a laboratori nelle scuole superiori, da un seminario e un convegno universitari a incontri pubblici sulla nonviolenza.

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«Coalizioni dal basso per un’alternativa al sistema ecocida e mercificante»

11 Set

All’Università di Ferrara si è svolta la quinta edizione del Symposium on Social Transition and Climate Change. Un’importante occasione di confronto tra esperti, studiosi e attivisti della società civile. Tema della due giorni, come uscire dal capitalismo e dalla sua crisi climatica e sociale attraverso forme di cooperazione e solidarietà

di Andrea Musacci

Lottare contro crisi ecologica e crisi sociale «costruendo coalizioni tra movimenti, reti e associazioni», evitando tanto l’irrilevanza e la mera testimonianza quanto l’istituzionalizzazione fine a sé stessa. E «costruendo una scala politica tra problema locale e trasformazione generale», che le unisca in un’ottica collettiva. Sono, queste, alcune delle proposte e delle prospettive emerse dall’intenso dibattito della due giorni sul tema “Giustizia climatica e giustizia sociale tra guerre, autoritarismi e crisi della democrazia”. Luogo, la sede del Dipartimento di Studi Umanistici in via Paradiso a Ferrara, per l’iniziativa organizzata dall’Associazione “Abitare il mondo” e dal Gruppo di lavoro “SPE Sviluppo Sostenibile e Transizioni Sociali” insieme a UniFe. Si tratta della quinta edizione dell’annuale Symposium on Social Transition and Climate Change nato a Gaeta nel giugno 2022. Oltre a singoli esperti ed attivisti, hanno partecipato ai lavori Rete Pace Ferrara, Forum Ferrara Partecipata, Italia Nostra, IBO Italia, ANPI Ferrara, Legambiente. In totale, oltre 50 i presenti. La prolusione è spettata al nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego.

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La guerra a due passi da Ferrara: quali armi passano per il porto di Ravenna?

11 Set
A large number of shipping containers in a busy cargo port. Original public domain image from Wikimedia Commons

La battaglia portata avanti dalla giornalista Maggiori, dall’avv. Maestri e da un Coordinamento cittadino per la trasparenza sulle armi che transitano per il porto bizantino. Le gravissime parole dell’Avvocatura di Stato sull’Italia in guerra e la cronistoria della lotta di un intero territorio (e non solo)

di Andrea Musacci 

A un’ora e mezza di auto da Ferrara, un porto rilevante da anni è al centro dell’attenzione del mondo pacifista per il traffico di armi diretto all’estero, Israele compreso. Una questione portata avanti in particolare dalla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avv. Andrea Maestri del Foro di Ravenna, e dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna”.

Il porto di Ravenna nei primi sei mesi del 2026 ha registrato lo scalo di oltre 14 milioni di tonnellate di merci, con un incremento del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (ca. 785 mila tonnellate in più). Quest’anno gli sbarchi hanno raggiunto oltre 12 milioni di tonnellate, mentre gli imbarchi ca. 1 milione e 600mila. Porto che è, purtroppo, anche in crescita per le crociere: nei primi sei mesi del 2026 il Terminal Crociere di Ravenna ha registrato 37 scali, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tornando al traffico di armi, Maggiori a inizio 2026 ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ravennate per conoscere i quantitativi di materiale bellico e armamenti transitati per lo scalo ravennate nel 2025. Agenzia che, però, si è rifiutata di fornire i dati.

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Grattacielo, il grande silenzio: chi si ricorda degli sfollati?

11 Set

Quelle figlie e quei figli di Ferrara costretti a pagare un altro oneroso affitto, a dormire su divani altrui, in macchina, nei dormitori. Oppure a cambiare città, a lasciare l’Italia. A strappare legami, affetti. L’ombra di chi non ha agito (e avrebbe dovuto e potuto) e la luce di chi ancora lotta e spera

di Andrea Musacci

Otto mesi fa il Grattacielo era ridondante di voci, di incontri, di conflitti. Otto mesi fa le sue torri brulicavano di vita, intrecci ed energie. Di amicizie, incomprensioni e contaminazioni. Poi, da un principio di incendio il pretesto delle autorità che governano Ferrara per eliminare tutto ciò. Per spegnere e disperdere, slegare e disinnescare. Per tornare con violenza a demonizzare un luogo sì pieno di contraddizioni e di ombre ma anche ricco di luce.

Ora, quelle ombre dominano gli spazi vuoti, gli echi. E non sono le ombre dei conflitti, della difficile inclusione, ma dell’indifferenza. Il degrado è il frutto di questo grande oblio, dell’assenza. La mancanza di occhi (ricordate quelli dalle finestre ideati da Anna Rossi?) e di corpi convive con l’incuria colpevole di quel potere che ha abbandonato le sue figlie e i suoi figli, quelle famiglie, quei bambini e quegli anziani bisognosi di particolare cura.

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Donne nascoste, escluse, non curate, fustigate: ecco l’inferno afghano

27 Ago

Il racconto dettagliato di Francesca Borciani, giovane ferrarese, che abbiamo incontrato ieri, 25 agosto, in centro a Ferrara in occasione del sit in organizzato da Rete Pace

di Andrea Musacci

«L’Afghanistan oggi è una distopia per le donne. Lì ho visto una chiusura e un livello di violenza inimmaginabili». Così Francesca Borciani, 28 anni, ieri a Ferrara (sua città d’origine) ha raccontato la propria esperienza in uno dei Paesi più dimenticati. L’occasione, il sit in settimanale organizzato da Rete Pace davanti alla Cattedrale. Oltre a Borciani e ad alcune letture, sul tema Afghanistan è intervenuta anche Alessandra Annoni, docente ordinaria di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza di UniFe. Il suo intervento lo pubblicheremo domani in versione integrale qui sul nostro sito.

Borciani dall’Afghanistan è tornata venerdì scorso, dove ha svolto il ruolo di Field procurement manager (responsabile degli acquisti e delle forniture per gli ospedali) a partire da settembre 2025. Stesso ruolo che in passato ha ricoperto in Sierra Leone, Uganda e Sudan, dopo essersi laureata alla Bocconi e aver fatto alcune esperienze lavorative in Italia.

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Palestina, «vi racconto la mia esperienza tra resistenza e spirito di comunità»

27 Ago

Alessia Morea racconta a “La Voce” i due anni vissuti a Betlemme, dove ha insegnato a bambine e bambini, seminaristi e postulanti francescani. Lì, terra d’incontro tra cristiani e musulmani, la sua vita è cambiata. Ecco la sua narrazione tra educazione, spiritualità e condivisione

di Andrea Musacci

L’indignazione che non diventa mai odio. La parola combattiva che non si chiude mai a nuove vie, all’incontro con l’altro. Un forte sentimento di riconoscenza nei confronti del popolo palestinese e un innato senso della prossimità e della condivisione. Possiamo delineare così la personalità di Alessia Morea, 29 anni, da un mese a Ferrara per un progetto educativo per stranieri; ma io, appunto, la incontro per farmi raccontare i due anni vissuti a Betlemme, città a maggioranza musulmana ma con una consistente minoranza cristiana (cattolica, ortodossa e di altre confessioni).

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Balbo capo dei fascisti che uccisero don Minzoni. Perché omaggiarlo?

28 Giu

Il 2 luglio in piazza Municipale a Ferrara l’apertura del “Festival delle Città Identitarie” con un omaggio allo squadrista e colonialista di Quartesana. Ecco le sue responsabilità nel brutale omicidio del parroco di Argenta

«Ci prepariamo alla lotta tenacemente e con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà. Ritirarmi sarebbe rinunciare ad una missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo (…). La religione non ammette servilismi, ma il martirio».

(Don Giovanni Minzoni, dalla sua lettera a don Giovanni Mesini, agosto 1923)

di Andrea Musacci

È possibile omaggiare un picchiatore fascista, responsabile morale e politico di omicidi e violenze inaudite su contadini, oppositori politici e non solo? A Ferrara sì.

È ciò che viene fatto – con Italo Balbo – in occasione della 12^ edizione del “Festival delle Città Identitarie” in programma nel Municipio, nella sua piazza e in Sala Estense il 2, 4 e 5 luglio. Una rassegna che mette assieme Ariosto e Antonioni, Lucrezia Borgia e Vancini. E, appunto, Balbo. Colui che seminò il terrore, per anni, nel Ferrarese.

La sera del 2 luglio sarà proprio il direttore del Festival, Edoardo Sylos Labini, a portarci – scrivono gli organizzatori – «in viaggio dalla corte estense rinascimentale fino al grande cinema del ‘900: da Lucrezia Borgia passando per Italo Balbo fino a Michelangelo Antonioni».

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Campagna acqua pubblica, «ora Comune e Regione rispondano»

20 Giu

Il Forum Ferrara Partecipata ha raccolto 633 firme in soli tre mesi. Ora tocca alle istituzioni agire. Tanti gli studenti coinvolti

Sono 633 le firme raccolte in tre mesi dal Forum Ferrara Partecipata per la campagna per la ripubblicizzazione del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara. A fare il punto  sono stati, lo scorso 12 giugno, Corrado Oddi, Francesca Cigala Fulgosi e Maria Teresa Pistocchi (foto) in un incontro con la stampa nella sede del Centro Documentazione Donna.

«Ci siamo fermati qui perché bastano 100 firme per una petizione – ha spiegato Oddi – ma sarebbero state molte di più se avessimo deciso di proseguire coi banchetti». Ora le firme sono state consegnate alsindaco Alan Fabbri e al consiglio comunale: una voce chiara dei cittadini/e ferraresi sulla volontà che l’acqua sia considerata bene comune e quindi gestita come tale. IlSindaco ora ha 60 giorni di tempo per rispondere

L’incontro con la stampa locale è caduto quel giorno perché il 12-13 giugno del 2011 – esattamente 15 anni fa – ci fu il referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, che vide una partecipazione importante, con un’affermazione del “sì” per l’acqua pubblica; e a Ferrara andarono a votare circa 65mila cittadini/e, pari al 95% dei voti validamente espressi. «Un risultato nazionale e locale – ha commentato Oddi – del tutto disatteso da tutti i Governi che si sono succeduti in questi anni». «Il tradimento di questo referendum – ha aggiunto Pistocchi – è una ferita aperta nella democrazia italiana. La battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà». «Vogliamo ricostruire – ha commentato Cigala Fulgosi – quell’ondata di movimento del 2011 a livello locale.Da settembre proporremo altre iniziative pubbliche».

La campagna del Forum ferrarese serve innanzitutto a ricordare come a fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre che a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera, spa multiutility mista pubblico-privato, quindi quotata in Borsa. Manca un anno e mezzo alla scadenza ufficiale, ma la decisione verrà sicuramente presa nei prossimi mesi. La prima proposta del Forum è di «un’unica azienda pubblica» in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl – anch’essa a totale capitale pubblico -, che ha la gestione amministrativa e finanziaria delle reti idriche, degli impianti e di altre dotazioni. Alternativa a ciò, potrebbe essere quella di mantenere CADF nel Basso Ferrarese, e nel Comune di Ferrara e nell’Alto Ferrara sostituire Hera con ACOSEA Impianti. «Ora – ha detto Oddi – è quindi solo questione di volontà politica». Una mano alla campagna «potrebbe venire da RECA», la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna, che assieme a Legambiente ha avanzato alla Regione quattro proposte di legge, fra cui una sulla ripubblicizzazione del servizio idrico. Si avrà una risposta entro agosto di quest’anno. 

In questi mesi è stata, quindi, forte l’opera di sensibilizzazione del Forum sul tema e il coinvolgimento delle scuole:«nell’Istituto Navarra – ha spiegato Pistocchi – grazie ad alcuni insegnanti siamo riusciti a parlare del tema con alcuni classi 3^, 4^ e 5^. E abbiamo indetto un concorso di grafica rivolto a studentesse e studenti della 4^ Q dell’Einaudi, 17 ragazze/i, dal titolo “Siamo la stessa acqua”». Concorso in cui «abbiamo chiesto loro di disegnare il logo della campagna, il titolo e le card promozionali per la campagna social». Il titolo/headline scelto è “Ogni goccia conta.Aiuta l’acqua ad essere di tutti”. Il logo scelto lo trovate qui sopra. Per il prossimo anno scolastico alle scuole verrà proposto un altro progetto: per ora sono quattro quelle coinvolte (Roiti, Carducci, Bachelet, Navarra). E gli studenti «li coinvolgeremo anche attraverso giochi di ruolo, passeggiate tematiche sul territorio, studio dei toponimi e proiezioni di film».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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Guerra, clima, tecnocrazia. Ma nel mondo c’è chi resiste

19 Giu

Riccardo Noury ha presentato a Ferrara il Rapporto globale di Amnesty International

Un mondo senza regole, dove regna la violenza. Ma c’è qualche speranza. È un quadro fosco quello delineato lo scorso 10 giugno a Ferrara da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, intervenuto nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia (via Voltapaletto). La presentazione del Rapporto globale di Amnesty (che riguarda l’anno 2025, con 144 Paesi analizzati) è il primo appuntamento del ciclo “Conversazioni sulla pace”, sette incontri per riflettere su pace, diritti e democrazia organizzato dal Sistema Bibliotecario di Ateneo con il patrocinio di AIB.

Noury è stato introdotto da Marina Contarini (Responsabile Ripartizione Biblioteche dell’Università di Ferrara) e ha dialogato con Giuseppe Scandurra (Antropologo, UniFe) e Alessandra Annoni (Prorettrice alle Biblioteche e Presidente del Sistema Bibliotecario d’Ateneo). Il primo ha posto alcune domande sul senso dello Stato nazione oggi e sul metodo usato per stilare il Rapporto, mentre la seconda sul Rapporto come invito alla resistenza contro i poteri ingiusti e sul bullismo di alcuni Paesi a livello globale.

«Se il 2024 è stato l’anno dell’erosione del diritto internazionale sviluppatosi nel secondo dopoguerra, oggi quest’attacco è ancora più forte ed è un attacco alle fondamenta dell’ordine mondiale», ha detto Noury. I riferimenti sono all’invasione russa all’Ucraina (dal 2022 e ancora in corso) e a quella USA in Venezuela e in Iran (quest’ultima assieme a Israele). Oltre alla «campagna genocidaria» di Israele iniziata nell’ottobre 2023 «dopo i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità perpetrati il 7 ottobre di quell’anno da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi». Un genocidio, quello in Palestina, «incentivato, protetto, alimentato, armato e permesso da molti governi occidentali». Ma non bisogna dimenticare altri territori dove «si continuano a consumare crimini gravissimi, come Myanmar, Congo e Afghanistan».

L’attacco alla giustizia internazionale sta, inoltre, «privando milioni di vittime della possibilità di avere giustizia». Un attacco collegato a «un aumento della postura autoritaria» di molti governi nel mondo, che spesso non hanno nemmeno bisogno, in ciò, di apparati militari. Basti pensare all’ICE negli Stati Uniti, «squadroni della morte» che han portato anche a «molti tifosi ad aver timore di entrare negli USA per sostenere la propria squadra ai mondiali di calcio».

Altra questione è quella riguardante la «tecnocrazia sempre più dominante», con «l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale» (che spesso crea o incentiva discriminazioni), la «sorveglianza di massa» soprattutto verso determinate minoranze (negli USA contro i neri, a Hebron contro i palestinesi), «l’AI usata anche nei teatri di guerra». Vi è poi il macrotema della crisi climatica, «la più grande violazione transgenerazionale dei diritti umani: far venir meno la nostra dipendenza dal fossile vorrebbe dire far venir meno anche la nostra dipendenza da Stati autoritari», ha aggiunto Noury. E ancora, la pena di morte, a cui Amnesty dedica un Rapporto ad hoc: viene eseguita a livello globale in sempre meno Stati ma le esecuzioni aumentano. La Cina è un esempio fondamentale, in quanto «in essa c’è il segreto di stato sulle esecuzioni capitali. Ma sono ottimista che in sempre meno Paesi sarà permessa».

Un ultimo capitolo del suo intervento, il relatore ha voluto dedicarlo all’Italia, nei 25 anni del G8 di Genova: dall’uccisione di Carlo Giuliani in poi – compreso l’omicidio di Federico Aldrovandi – «nel nostro Paese le persone uccise dallo Stato vengono criminalizzate»: insomma, da parte dello Stato vi è «un’assenza di assunzione di responsabilità, una narrazione fetida e una colpevolizzazione della stessa famiglia della vittima». Alcune battaglie da fare nel nostro Paese – secondo Noury – riguardano la difesa della legge contro la tortura, la lotta contro la vendita di armi, la difesa dei diritti dei migranti e la critica dell’ingiusta legge sull’antisemitismo. Da parte delle istituzioni di questo Paese – a prescindere dai governi (pur con alcune differenze) – storicamente come Amnesty «lamentiamo una disattenzione nei confronti dei diritti umani».

«Non possiamo però permetterci di essere demoralizzati», sono ancora parole del relatore, anche perché nel mondo «ribollono proteste di vario tipo», ad esempio negli ultimi due anni in Bangladesh, Nepal, Madagascar, Sri Lanka, che hanno anche portato alla caduta dei regimi. O si pensi all’arresto di Rodrigo Duterte, ex presidente delle Filippine, e ad Orban che perde il potere dopo molti anni, «sperando che a Putin e Netanyahu capiti qualcosa di simile a breve». E poi ci sono le proteste a Herat, nell’Afghanistan oppressa dai talebani, di donne e uomini, represse nel sangue dal potere, «uno spaventoso massacro di massa». E altre proteste sono previste nei prossimi giorni, e così in Iran. «Sembra paradossale ma le istituzioni smantellano e i movimenti aggiustano», ha riflettuto Noury. La vera democrazia non può non (ri)nascere innanzitutto dal basso.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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(Foto: Pexels)

Beni comuni, ecco le reti dal basso per salvarli

11 Giu

Il 6 giugno a Ferrara la tappa della Carovana regionale di RECA e AMAS con i movimenti di lotta

Si può dire democratica una comunità che ha il potere (diffuso) di governare innanzitutto i beni fondamentali del proprio territorio, valorizzando il sapere pratico e la partecipazione di tutte/i. A partire da questo riflette, denuncia e propone la RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna), che insieme ad AMAS (Assemblea dei Movimenti Ambientalisti e Sociali dell’Emilia-Romagna) ha organizzato in questi mesi la Carovana regionale “Diritti e rovesci”, che si concluderà con il convegno regionale a Bologna il 13-14 giugno. L’ultima tappa è stata a Ferrara (parco Pareschi in c.so Giovecca) lo scorso 6 giugno, tappa coordinata dal Forum Ferrara Partecipata. La mattinata di confronto e discussione è stata moderata da Marino Pedroni e ha visto interventi di attiviste/i (soprattutto donne) di vari gruppi e movimenti del nostro territorio. Aspetto importante, questo: «spesso, infatti – ha detto Pedroni – è mancata una prospettiva globale sulle battaglie».

A proposito di ciò, Viviana Manganaro, coordinatrice RECA, ha illustrato la nascita della Rete regionale nel 2019, all’inizio del secondo mandato a Bonaccini e della lettera inviatagli da oltre 50 associazioni «su tutte le politiche sbagliate dei suoi primi 4 anni. Siamo stati, per questo, definiti la “spina verde” inRegione e abbiamo anche dato vita a un “Patto per il clima e il lavoro”, contropoposta rispetto a quello della Regione». Regione che «cerca sempre di metterci in un angolo ma abbiamo presentato anche quattro proposte di iniziativa popolare sui beni comuni». Ma ambiente vuole dire anche diritti delle persone, quindi sociali, ed è per questo che poi è nata anche AMAS.

Sull’aspetto più strettamente ambientale è quindi intervenuta Sandra Travagli (Comitato residenti Villanova), che ha spiegato come «nel 2013 in regione ci fossero 52 impianti biogas da combustione». Tanti, troppi: «nacquero quindi diversi comitati di protesta, ma nel 2018 la riconversione portò a un raddoppiamento della loro potenza e  alla nascita di 12 impianti biometano, fra cui quello di Villanova, il più grande in regione». Ma «il biometano non dev’essere considerato un’energia rinnovabile». Progetti, questi, inoltre fatti «senza un’adeguata informazione e senza il coinvolgimento di cittadine/i», ma anzi con la «sottomissione ai fondi finanziari di investimento» che han portato a «lo spolpamento dei territori».

L’acqua è un altro campo di battaglia a livello globale, vista anche la sua scarsità a causa della crisi climatica: Corrado Oddi ha presentato la campagna provinciale per la ripubblicizzazione del servizio idrico (v. la “Voce” del 27 marzo scorso): a fine 2027, infatti, scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara, con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera.

A proposito di servizi pubblici, Romeo Farinella (urbanista UniFe, v. sotto) ha poi trattato il tema della mobilità sostenibile: «non regge più – ha detto – il modello secondo cui si costruiscono sempre più strade nei nostri territori. Bisogna, invece, ridurre l’uso delle auto e incentivare il sistema di trasporto pubblico.A Ferrara – Città delle biciclette – manca una vera rete ciclabile, idem in provincia. E serve ragionare sul creare “zone 30” e aumentare le ztl». La cura dei luoghi è tutela della vita: l’urbanistica, quindi, non può non essere “femminista”: su questo ha riflettuto Alessandra Guidorzi (“Ferrara, le donne e la città – Forum Ferrara partecipata”), che ha illustrato il progetto di una città delle donne, per le donne, e per tutti. Indagine svoltasi soprattutto nei quartieri Krasnodar e GAD. «Contro città dominate dal modello neoliberista e patriarcale – ha detto – bisogna attivare percorsi di transizione ecologica, con più luoghi di incontro, sottraendo gli spazi pubblici agli usi privati».

Luoghi come la sede di Cittadini del mondo (ne parliamo a pag. 11), di cui ha parlato Carola Peverati, che si è concentrata sulla demonizzazione dei migranti nella nostra città, «mentre invece andrebbero aiutati anche con servizi pubblici più efficienti». Altro luogo di incontro di realtà diverse è la Rete per la pace, di cui ha invece parlato Barbara Diolaiti («non c’è pace senza giustizia e lotta contro il neoliberismo, la guerra e il controllo delle risorse naturali»), mentre del Centro sociale “La Resistenza” (ancora senza sede) ha parlato Francesco Ganzaroli («sempre più forte è la repressione contro i movimenti sociali, anche a Ferrara»). Luoghi sociali e luoghi naturali, come quelli violentati dai grandi eventi: si pensi al Parco Urbano nel caso dei concerti di Vasco Rossi: da qui è partito Domenico Giuseppe Lipani, presidente di Italia Nostra – Ferrara: «il consumo estrattivo dello spazio pubblico porta danni al patrimonio pubblico, che invece è spazio e strumento di democrazia», ha riflettuto. «Cerchiamo, invece, di dar vita a una città-parco, dove il verde è spazio vissuto collettivamente». Gli ultimi interventi sono stati di Ilaria Pasti (Koesione22, quartiere Krasnodar), Silvano Tagliavini (Coordinamento cispadano NO autostrada), Claudia Zamorani (Comitato piazza Ariostea contro i megaconcerti in questo luogo tutelato), Laura Felletti Spadazzi (Plastic Free) e Andrea Firrincieli, che ha parlato della “Camminata per Samanta Zironi” che si tiene il 10 giugno al Barco, e del progetto “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace” (v. pag. 9).

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026

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