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Quando la SPAL era di Caltanissetta

14 Giu

Calcio. Nel campionato regionale siciliano 1944/1945, seconda classificata è la “SPAL Caltanissetta”, composta da militari. È il Colonnello Chiapponi, di origini ferraresi e grande tifoso della squadra estense, a scegliere questo nome per la compagine nissena mentre in Sicilia era a capo del 16° Reggimento Artiglieria della Divisione Sabauda. Una vicenda insolita, tra luci e ombre


di Andrea Musacci

L’amore intramontabile per la SPAL, un ferrarese se lo porta con sé ovunque il destino lo conduca. È molto più di una fede calcistica, qualcosa da dichiarare e difendere in ogni modo. Più di due anni fa vi avevamo raccontato la storia inedita della squadra della SPAL fondata da ferraresi esuli a Buenos Aires nei primi anni ’50 (v. “La Voce” del 5 ottobre 2018). Ora vi raccontiamo la vicenda della “SPAL Caltanissetta”, squadra di calcio che nella stagione 1944/1945 arrivò seconda, dietro il Palermo, nel campionato calcistico siciliano. Una squadra formata da militari provenienti dalla Sardegna e da diverse zone del Nord Italia, facenti parte del 16° Reggimento Artiglieria della Divisione Sabaudia. Reggimento guidato dal Colonnello Chiapponi, ferrarese doc che, per omaggiare la squadra della sua città, aveva pensato bene di assegnare lo stesso nome alla compagine di Caltanissetta, prima chiamata Unione Sportiva Nissena, successivamente Nissa Sport Club e dal 1999 Nissa Football Club (attualmente milita in Eccellenza, in passato è arrivata fino alla Serie C). Chiapponi inizialmente chiamò la squadra “Divisione Sabauda SPAL”, per poi privarla della denominazione militare lasciando solo “SPAL”. Il presidente era il Rag. Pasquale Sedita, l’allenatore il giocatore più anziano, Servetto. 

Dopo due stagioni in Serie C – nel 1941/’42 e nel 1942/’43 – , anche l’U. S. Nissena è fermata per un anno dalle sospensioni delle competizioni a causa della guerra, che riprenderanno solo nel dicembre ’44. Ed è in questo periodo, nella Sicilia occupata, che al ferrarese Chiapponi viene l’originale idea di esportare, seppur solo per una stagione, il marchio SPAL fin nell’isola. La SPAL – racconta Giovanni Di Salvo nel libro “Il pallone al fronte. Gli anni di guerra in Sicilia raccontati attraverso lo sport” (Bradipolibri ed., 2020), – era una «macchina da reti e dalla difesa impenetrabile, che aveva destato un’ottima impressione in tutto l’arco del campionato». Ma com’era nata questa “SPAL Caltanissetta”?

«Nell’estate del 1943 – è scritto ancora nel volume -, per disposizione dello stato maggiore italiano, vennero trasferiti in Sardegna tutti i militari di origine sarda allo scopo di arginare e respingere l’eventuale sbarco alleato che si temeva potesse avvenire in quell’isola. Così le Divisioni Sabauda, Calabria e Nembo, che lì stanziavano, furono imbottite di soldati sardi. Dopo l’armistizio, la Divisione Sabauda, nel novembre 1943, fu trasferita in Sicilia con ordini di sicurezza interna». Nel campionato siciliano del 1944-1945, il girone D vedeva le seguenti squadre: U. S. Virtus et Robur Catania, S. S.Etna Catania, U. S. Megara 1908 di Augusta, A. S. Siracusa, U. S. Notinese di Noto, e, appunto, SPAL Caltanissetta. La rosa della SPAL Caltanissetta era formata sicuramente dai seguenti giocatori-militari: Alessandrini, Costanzo, Cirlì, Galli, Menegatti, Pala, Bozzar, Giorda, Badas, Servetto, Atzeni, Anichini, Fossi, Speranelli e Brainich. Alcuni di loro avevano giocato in società professioniste.

Le prime due classificate di ogni girone accedevano ai gironi di semifinale, mentre la finalissima del campionato consisteva in un quadrangolare tra le prime due classificate dei gironi di semifinali. Nel girone D, accedono alle semifinali (in programma dal marzo ’45) la SPAL Caltanissetta (al primo posto) e l’A. S. Siracusa (seconda). Entrambe finiscono nel girone B di semifinale. La finale col quadrangolare viene giocata da queste 4 squadre: Palermo, Alcamo, Siracusa e SPAL Caltanissetta. Il 1° luglio 1945, nella terza e ultima giornata del girone di ritorno del quadrangolare finale, allo stadio “Michele Marrone” di Palermo (che poi cambiò il nome in “La Favorita” e “Renzo Barbera”) si gioca la sfida decisiva tra i padroni di casa e la SPAL Caltanissetta: finirà 2-0 per il Palermo a tavolino per squalifica. Alcuni episodi, infatti, getteranno un’ombra oscura su questa esperienza. Soprattutto una in particolare, la “Strage del pane”.


Lo “spallino” che raccontò la verità sulla “Strage del pane”

La Divisione Sabauda del Regio Esercito fu protagonista della triste vicenda della “Strage del pane” (o “Strage di Via Maqueda”), avvenuta nella zona di via Maqueda a Palermo il 19 ottobre 1944. Fu una delle prime stragi documentate durante la campagna d’Italia, un episodio che aumentò il consenso della popolazione nei confronti del separatismo siciliano e accelerò la nascita dell’EVIS – Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia.

I militari appartenenti al 139º Reggimento fanteria “Bari” (provenienti dalla 47ª Divisione fanteria ”Bari” e dal 30 settembre 1944 utilizzati per costituire la IV Brigata Sicurezza Interna) che si trovavano davanti a Palazzo Comitini (allora sede della prefettura e oggi della provincia), spararono ad altezza uomo e lanciarono due bombe a mano contro una folla di civili che protestavano per la mancanza di cibo e lavoro e la mancata ricostruzione dei palazzi distrutti. Il bilancio dell’eccidio fu di almeno 24 morti e ben 158 feriti, tra cui due donne e alcuni minori. Furono deferiti al tribunale militare un sottotenente, tre sottufficiali e 21 soldati, ma nel 1947 la sentenza derubricò le accuse a «eccesso colposo di legittima difesa». Il generale Giuseppe Castellano (l’uomo che l’8 settembre del 1943 aveva firmato l’armistizio di Cassibile) era il comandante della divisione Sabauda, da cui dipendevano i militari del 139° Reggimento Fanteria, responsabili della Strage del Pane. Una famigerata circolare di quegli anni consentiva ai militari di sparare ad altezza d’uomo, in presenza di adunate sediziose. Per troppo tempo, il generale Castellano e i Governi dell’epoca accreditarono la versione ufficiale, secondo la quale i militari della 139 fanteria sarebbero stati “aggrediti dai separatisti” e nessuno avrebbe ordinato di sparare. Dopo 50 anni, la verità venne a galla e la versione ufficiale fu totalmente smentita. «Leggendo i tabellini delle partite – spiega ancora Di Salvo nel libro – risulta tra i suoi giocatori anche un difensore che fa di cognome Pala e pertanto potrebbe trattarsi di Giovanni Pala, uno dei militari appartenenti al Reggimento coinvolto nella feroce repressione della “Strage del pane”, che grazie a una intervista rilasciata nel 1995 portò alla luce la verità sull’intera vicenda». Nel 1995, infatti, il sardo Giovanni Pala affidò alle colonne del quotidiano “l’Unità” una clamorosa confessione per un vero scoop: «In Via Maqueda non era in corso alcun assalto», disse. «Eppure, quando la nostra colonna raggiunse alle spalle la folla, il tenente diede l’ordine di scendere dai mezzi e di caricare i fucili. Tutto accadde in pochi istanti; i soldati che erano in testa al convoglio cominciarono a sparare ad altezza d’uomo e a scagliare bombe. Fu il terrore, una scena bestiale».


La SPAL squalificata perde il campionato siciliano

Ma veniamo a episodi meno tragici, pur negativi per la SPAL sicula. «La SPAL – racconta Di Salvo – era una compagine forte e spigolosa in tutti i sensi. L’amichevole del 3 settembre 1944, giocatasi a Palermo, era stata sospesa al decimo della ripresa per il ritiro degli ospiti. (…) L’importanza della posta in palio non fece che accentuare i precedenti dissapori tra rosanero e nisseni. Dunque la SPAL, a sorpresa, decide di non presentarsi. Il Palermo, che fino alla sera precedente aveva accettato di aumentare la quota in denaro spettante agli spallini pur di far svolgere l’incontro» fa distribuire sugli spalti un volantino dove spiega l’«ignobile ricatto dei dirigenti della SPAL». «Questa proposta, evidentemente, non era stata sufficiente per accontentare i nisseni che pretendevano di far giocare Brainich (squalificato a vita dalla FIGC) e Malinverni, che aveva disputato il campionato come tesserato della Diana (squadra di Paternò, ndr). Il Comitato siculo, quindi, delibera la vittoria per 2-0 dei rosanero e, oltre a comminare multe a carico della SPAL, sospende dall’attività la società di Caltanissetta, diffidando le altre società dal partecipare a gare con essa e proponendo alla FIGC la radiazione dai ruoli federali». L’8 luglio il Palermo viene premiato come vincitore del Campionato siciliano.

Un finale di stagione inglorioso per la compagine nissena con il nome che rimanda alla nostra città, terra di ricordi e nostalgie del misterioso Colonnello Chiapponi.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 giugno 2021

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Un libro tutto da ridere per “riportare il calcio alla sua fanciullezza”

13 Mag

“La calzetta dello sport: Scortichino contro Mìlion”, realizzato dal ferrarese Giovanni Calza e da Andrea Princivalli, è stato presentato il 12 maggio alla Fiera del Libro di Torino

CALZETTA copertina DEFE’ un libro “storico”, per “nostalgici”, ma anche per bambini e adolescenti, un volume un po’ libro, un po’ giornale, fra racconto e fumetto, che chiunque sappia ancora divertirsi di gusto, può apprezzare. Si intitola “La calzetta dello sport: Scortichino contro Mìlion” il volume realizzato dal ferrarese Giovanni Calza e da Andrea Princivalli, creativo a tutto tondo originario del trevigiano. Calza, scrittore e compositore, lo scorso 14 dicembre ha ricevuto il primo premio nella sezione “Musica” per il concorso nazionale “Salva la tua lingua locale”, riconoscimento assegnatogli in Campidoglio a Roma. Dopo aver scritto libri per bambini e diversi in dialetto e sulla “ferraresità” (tra cui “Maiàl…!: bio-dizionario essenziale del dialetto ferrarese” e “T’arcordat? Parole ambienti espressioni di una civiltà. Primo dizionario illustrato di dialetto ferrarese”), nel 2014 ha deciso di raccontare la sua terra, col suo vernacolo, in musica. Il fumetto “La calzetta dello sport” – strutturato come un vero e proprio giornale sportivo, a volte con le pagine divise in colonne -, si immagina una sfida tanto “epica” quanto surreale, una spassosissima partita di calcio fra la compagine dello Scortichino e il Mìlion, che sarebbe quel fantastico Milan guidato da Arrigo Sacchi, che nei primi anni ’90 aveva ben pochi concorrenti. Il libro, edito da Albatros Il Filo e distribuito dalle Messaggerie Libri, è stato presentato lo scorso 12 maggio alla Fiera del Libro di Torino. Prossimamente verrà presentato anche nelle kermesse letterarie di Milano, Roma e Francoforte. “Nato circa vent’anni fa – spiega Calza a “la Voce” -, mi è stato fortemente ispirato dal programma televisivo ‘Mai dire gol’, mi divertiva molto sentire il modo con cui raccontavano il calcio. Ho fantasticato sulla squadra più forte di quegli anni, il Milan di Sacchi, che ammiravo molto, nonostante sia da sempre juventino. Ricordo Maldini, Baresi, i tre olandesi…allora il nome ‘Milan’ l’ho trasformato, prima in ‘milioni’, poi in ‘Mìlion’ ”. Storpiando nomi esistenti o inventandoli di sana pianta, ogni giocatore, allenatore, persino l’arbitro, così come anche i luoghi, assumono un’aria giocosa, surreale, assurda e ironica, ricordando i fumetti di Topolino. Al centro del libro di Calza e Princivalli, vi è la disputa della finale di “Coppa dei calcioni”, con un pubblico – giocandosi in Islanda – composto interamente da rappresentanti della fauna locale, come foche o renne. “Scortichino, poi – ci spiega ancora – è un nome che di per sè fa sorridere”, da qui nasce l’idea di usare il nome “Scortichino Scarpon Club”, composto da “personaggi stranissimi e bizzarri”, come i nomi delle tattiche di gioco, “del pesce in barile, o del nido d’ape”, solo per citarne due. L’amicizia con Princivalli, invece, “nasce nei primi anni ’90 quando ancora insegnavo vicino a Treviso, e lui era studente all’ultimo anno del Liceo artistico”. Ora, invece, è un creativo affermato: dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha realizzato numerosi video d’animazione sperimentali e videoclip, brevi spot per l’Unicef, per Fabbrica e per Mtv Usa, e suoi brevi jingle compaiono nella trasmissione “DoReCiakGulp” del noto giornalista Vincenzo Mollica. Collabora inoltre con la Kinder Ferrero per l’invenzione di personaggi e storie per gli “ovetti”. “La calzetta dello sport” ha anche un intento più “profondo”, se così si può dire: “è un libro alternativo”, ci spiega ancora Calza. “È una lettura scopiettante, piena di frizzi, giocosa, ma che al tempo stesso cerca di tracciare una nuova pista, volendo cioè sfatare il mito del gioco calcio, troppo spesso accompagnato da frustrazione, tristezza, odio ed eccessiva competizione. In questo libro si gioca al gioco del calcio, vogliamo riportare il calcio alla sua fanciullezza”. Parte del ricavato dalla vendita del libro sarà destinato alla realizzazione e al sostegno dei laboratori solidali di scrittura LetterariaMente.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 17 maggio 2019

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“Qui Quo Quad” ha conquistato la 24 ore di Le Mans

9 Lug

Quattro ferraresi nella selezione che s’è imposta nel roller quad. E il team manager è stato l’estense Stefano Melandri

le mans 1Ci sono anche quattro ferraresi nel team vincitore della 24 ore di pattinaggio a rotelle a Le Mans in Francia. Tra sabato 30 giugno e domenica 1° luglio scorsi si è svolta, infatti, la 19° edizione della “24 Heures Rollers du Mans” ha partecipato anche la squadra “Qui Quo Quad”, formata da 5 bolognesi, 4 ferraresi e un tedesco.
Nella sfida dei roller quad (pattinaggio con i tradizionali pattini a stivaletto con due coppie di ruote) il team italiano, all’esordio nell’importante competizione francese, è risultato vincitore, contro ogni pronostico, su 12 partecipanti, con 149 giri totali compiuti sui 4,185 km del circuito Bugatti, contro i 145 della squadra danese, piazzatasi davanti a quella francese, quest’ultime due rispettivamente vicecampione e campione in carica.
Il team “Qui Quo Quad”, formatosi per l’occasione, era composto dai ferraresi Cinzia Lodi (FEST-Ferrara Skating Team), Monica Breveglieri (FEST-Ferrara Skating Team), Paolo Campi (Skating Club Rovigo) e Davide Cavazzini (Pattinatori Finalesi), dai bolognesi Paolo Bertacci (Pattinatori Bononia), Luca Bagnolini (Pattinatori Bononia), Stefano Civolani (Polisportiva Pontevecchio Bologna) – ex primatisti mondiali -, Paola Cristofori (Polisportiva Pontevecchio Bologna, sei volte campionessa del mondo negli anni ‘80) e Carlo Scalera (Pattinatori Bononia), e dal tedesco Klaus-Dieter Gutschmidt, che all’ultimo ha sostituito un altro ferrarese, Paolo Volta, infortunatosi quattro giorni prima della partenza. La compagine emiliana, classificatasi anche al 68° posto tra le 335 squadre totali (considerando le diverse gare, roller quad, pattini in linea e longboard) – ha visto anche la presenza di un altro ferrarese, il team manager Stefano Melandri.
I concorrenti si sono dunque alternati nel celebre circuito francese sino allo scoccare della 24esima ora dallo sparo iniziale dello starter, avvenuto alle ore 16 del sabato, due ore dopo le qualificazioni, che hanno visto il team italiano piazzarsi al 70esimo posto. Originale la partenza, coi primi frazionisti che compiono uno sprint per conquistare i propri pattini, allineati nel lato opposto della carreggiata, dando così il via alla lunga competizione.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 09 luglio 2018

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