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Armeni, il genocidio dimenticato

4 Ott

Tabù rimosso a lungo in Turchia, ora nasce una nuova coscienza

Da sinistra, Cengiz Aktar, Antonia Arslan, Bernard Guetta e Andrea Pipino

Da sinistra, Cengiz Aktar, Antonia Arslan, Bernard Guetta e Andrea Pipino

Un genocidio che ha tentato di distruggere una cultura millenaria, un crimine per troppi decenni rimosso. Il terribile biennio 1915-’16 nel quale circa 1,5 milioni di armeni morirono per mano dei famigerati “Giovani Turchi”, è stato al centro dell’incontro “Una ferita ancora aperta”, svoltosi ieri mattina nella Sala 1 del Cinema Apollo di Ferrara.

Andrea Pipino di Internazionale ha introdotto spiegando come la Turchia «non abbia del tutto ancora fatto i conti con quella tragedia». Prima ha negato, poi “incolpato” le stesse vittime di aver provocato il genocidio, grazie al quale la componente armena «è quasi interamente scomparsa, e la cui memoria collettiva è stata quasi del tutto eliminata».

Antonia Arslan, scrittrice armena nota soprattutto per “La masseria delle allodole”, ha posto l’attenzione sull’uso, spesso fuori luogo, del termine “genocidio”, coniato nel ‘44 dall’ebreo polacco Raphael Lemkin in riferimento al nazismo. Davanti alla «distruzione non solo fisica ma anche di una cultura millenaria», ha proseguito la Arslan, «non servono discorsi astratti, ma ricordare e denunciare eventuali nuovi casi».

È quindi intervenuto Cengiz Aktar, scrittore e politologo turco, il quale ha messo in evidenza come «negli ultimi anni la società turca abbia rimesso in discussione questo tabù del genocidio, che è alla base del moderno stato». Spesso sono giovani, musulmani, accademici ed editori a riaprire il dibattito: «il revisionismo ufficiale fatica ormai a stare in piedi».

Sta rinascendo, insomma, «una fierezza armena, un ritorno alle radici» che, ha aggiunto Bernard Guetta, di France Inter, può aiutare la Turchia a comprendere che «per salvaguardare la propria unità nazionale deve riconoscere la molteplicità delle radici e delle identità».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 ottobre 2015

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Cinafrica, interrogativi sul nuovo sodalizio

3 Ott

Gli osservatori divisi: «I cinesi sono gli ultimi colonialisti». «Iniezione di forza per l’Africa»

cinafrica 2La forte presenza cinese nel continente africano è da intendersi come una forma inedita di colonialismo o come opportunità di riscatto per l’Africa?

Intorno a questo interrogativo è ruotato l’incontro “Benvenuti in Cinafrica”, svoltosi ieri alle 16.30 al Teatro Comunale. Edoardo Vigna del Corriere della Sera ha introdotto il dibattito portando tre esempi che ben spiegano come la Cina in un solo triennio sia diventato il primo partner commerciale del continente africano: la metro ad Addis Abeda costruita in tempi record , una grande diga in Kenya e la città-fantasma in Angola. «Un rapporto asimmetrico e distribuito in modo anomalo» la cui interpretazione divide decisamente gli esperti.

Da una parte Howard French, giornalista statunitense, convinto dello spirito imperialista dei cinesi, «gli ultimi colonialisti», con nessun altro scopo che «quello di difendere i propri interessi». Non bisogna illudersi sulla bontà dei cinesi, intenti solo a «prendere il posto dei vecchi colonialisti».

Di parere opposto Serge Michel, Le Monde Afrique, che ha cercato di dimostrare come la Cina sia mossa da «un approccio positivo», e come cio può dare una prospettiva a quel continente.

In una posizione intermedia Parselelo Kantai, The Africa Report, che è partito dall’ « umiliazione subita per secoli dagli africani e la conseguente voglia di riscatto», grazie anche alla Cina che rinnova tutte le vecchie infrastrutture. Sicuramente il rapporto Cina-Africa è «di tipo imperialistico», ma ciò dipende anche dalla «possibile iniezione di forza» che la prima può dare alla seconda.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 ottobre 2015

“La lingua italiana non è ancora fuori dal tunnel”

4 Ott

Tullio de Mauro AriosteaIl secondo dei quattro incontri del Festival Internazionale in programma nella Biblioteca Comunale Ariostea in via Scienze, 17 ha visto Francesco Erbani, scrittore e caposervizio delle pagine culturali di Repubblica, dialogare col noto linguista Tullio De Mauro, ex Ministro della Pubblica Istruzione dal 2000 al 2001 e curatore di una rubrica sulla rivista Internazionale. Ieri alle 17 numeroso è stato il pubblico presente all’evento (più di 300 persone, soprattutto giovani), svoltosi nella corte interna di Palazzo Paradiso, dal titolo “Tutto quello che vorreste sapere sulla lingua e cultura in Italia e non avete mai osato chiedere”.

Richiamando il titolo del celebre film di Woody Allen, De Mauro ha incentrato il proprio intervento sulla diffusa difficoltà di molti nostri connazionali a usare una lingua “molto particolare” com’è quella italiana. “Non esiste oggi”, ha proseguito De Mauro, “una struttura scolastica che assicuri un’adeguata attrezzatura culturale per dominare la propria lingua”. Lo stesso Governo Renzi, ha proseguito, non sembra in grado di invertire questa regressione, questo fenomeno di “de-alfabetizzazione”, insomma per De Mauro “non si vede ancora la luce in fondo al tunnel”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 ottobre 2014

“Avventure sull’isola deserta” di Maciej Sienczyk in mostra a Zuni

3 Ott

Mostra ZuniDopo la rassegna “Zuni Outdoor” (svoltasi dal 3 al 20 luglio scorso) e la pausa estiva, il circolo Arci Zuni in via Ragno, 15 a Ferrara riapre le proprie porte per una nuova stagione all’insegna della musica live e delle esposizioni artistiche. In occasione del Festival Internazionale, in programma nella nostra città fino a domenica 5, Zuni presenta la mostra “Avventure sull’isola deserta” di Maciej Sieńczyk. Le opere fanno parte anche dell’omonimo libro appena uscito per Canicola edizioni, con 152 pagine al costo di 17 €. La mostra sarà visitabile da oggi fino al 26 ottobre prossimo. Inoltre, oggi al Mercato Coperto avrà  luogo un incontro tra l’autore e il giornalista Goffredo Fofi (fondatore e direttore de Lo Straniero), mentre domani  vi sarà la dedicaces (firma delle copie) del libro, acquistabile su shop.internazionale.it. Maciej Sieńczyk è un noto illustratore e autore di fumetti polacco, e lavora per il mensile Lampa e per Raster Gallery.

“Avventure sull’isola deserta” di Maciej Sieńczyk.

Circolo Arci Zuni, via Ragno, 15

Dal 3 al 26 ottobre – da mercoledì a domenica, dalle 19 all’1.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 ottobre 2014

Di corsa per il diritto di cittadinanza

7 Ott

italiani al traguardoù

Nella giornata conclusiva del Festival di Internazionale un avvento “anomalo” ha animato la mattinata ferrarese. Alle 10.30 al Largo Castello ha preso avvio “Italiani al traguardo. Tutti di corsa per il diritto di cittadinanza alle seconde generazioni”, corsa non competitiva di 5 km patrocinata dalla Fidal e dalla Uisp nazionale e in collaborazione con la Uisp di Ferrara, Arci Ferrara e il Liceo Roiti. Erano presenti, come testimonial, anche Gloria Hooper, campionessa italiana dei 100 metri di origini ghanesi e Delmas Obou, campione italiano assoluto dei 100 metri di origini ivoriane, che hanno dato il via ufficiale alla corsa.

Un’ora prima della partenza sono iniziate le iscrizioni di questa gara gratuita e aperta a tutti, donne, uomini, bambini, disabili. Un piccolo ma “agguerrito” gruppo di podisti (circa 50 persone presenti) si è dato appuntamento sotto il porticato di fianco al punto di partenza per dimostrare come lo sport, l’agonismo “da sempre unisce i popoli”, per usare le parole di Obou. Tra i protagonisti della gara si potevano vedere giovani e meno giovani, famiglie con bambini, amatori e agonisti, tutti accomunati non dallo spirito competitivo ma dal desiderio di divertirsi e di dare un segnale importante in tema di diritti di cittadinanza. In questa cupa domenica d’inizio ottobre, pochi ombrelli, molti impermeabili e pettorine gialle in un clima conviviale sono partiti in direzione di corso Ercole I d’Este, sfidando la pioggia che ha accompagnato questi tre giorni di festival.

Questo è stato il percorso della maratonina: partenza da Largo Castello (lato muretto Castello Estense). Attraversamento di viale Cavour verso Corso Ercole I d’Este, fino a Porta degli Angeli (successivo attraverso di Corso Biagio Rossetti), Rampari di Belfiore, Viale degli Angeli, Via delle Vigne, Via delle Erbe, Corso Porta Mare, Via Palestro, Corso Giovecca, e arrivo in Largo Castello.

Andrea Musacci

Fracking, ovvero la fine della rivoluzione verde

7 Ott

energia-petrolio

“Il petrolio è finito, viva il petrolio! Fracking, boom energetico e conseguenze sull’ambiente” è il titolo dell’incontro svoltosi sabato alle 15 al Teatro Comunale nell’ambito del Festival di Internazionale.

Silvia Bencivelli, collaboratrice con la Rai per Presa diretta, di Riccardo Iacona, e per Radio3 scienza, di Rossella Panarese, ha introdotto e moderato il dibattito tra tre giornalisti esperti di politiche energetiche a livello globale: Serge Enderlin, svizzero, Dimiter Kenarov, bulgaro e Fred Pearce, britannico. Il Governo degli USA ha annunciato con orgoglio di puntare, nel giro di pochi anni, a raggiungere l’indipendenza a livello energetico. Da cosa dipende questo? Dal fatto che la tecnica del fracking grazie alla possibilità di produrre energia a basso costo e alla possibilità di creare molti posti di lavoro, viene sempre più presentata come il futuro, la miglior soluzione possibile per sfruttare le proprie risorse naturali. L’aumento del numero di perforazioni negli USA ha, quindi, “sepolto” tutti i progetti basati sulla “rivoluzione verde”, sull’uso di combustibili puliti. Il fracking, infatti, ha totalmente riabilitato combustibili come il gas e il petrolio. Le rapide mutazioni tecnologiche e la scoperta di nuovi giacimenti sembrano presentarlo come l’unico modo per affrontare i problemi di disoccupazione: si potrebbe dire che “l’economia di ieri” (i vecchi combustibili fossili) stiano aiutando “l’economia di oggi” ad uscire dalla crisi. Questo punto di vista non tiene conto delle nefaste conseguenze a livello ambientale, non solo l’ulteriore innalzamento della temperatura globale ma anche i problemi legati all’enorme quantitativo di acqua che la tecnica del fracking richiede.

A risentirne sono, dunque, anche tutti i progressi compiuti nella ricerca di combustibili puliti, nel grande progetto della “rivoluzione verde”. Inoltre, come ha sottolineato Enderlin, “il fracking porterà ad un miracolo economico di breve durata” (5-10 anni), sarà insomma nient’altro che una “bolla”.

Silvia Bencivelli ha concluso ricordando come la teoria secondo la quale sia il fracking la causa del sisma avvenuto nel 2012, sia nientemeno che una “bufala”, in quanto nel nostro Paese non vi sono le risorse naturali sufficienti per giustificare l’uso di questa tecnica, che peraltro sarebbe impossibile da nascondere.

Andrea Musacci

Le vite degli altri ad Internazionale

7 Ott

Ferrara – “Le vite degli altri” raccontate in Sala Estense durante il Festival di Internazionale sono quelle di immigrati che – attraverso i fumetti di Hervé Barulea, in arte Baru – arrivano fino a noi.

Il disegnatore francese nato da padre italiano e madre bretone, assiema Laurent Maffre, disegnatore francese, ha raccontato secondo il suo modo di narrare per vignette come negli ultimi vent’anni sia aumentato l’arrivo di disperati in Italia, mentre nel passato erano gli stessi italiani ad emigrare, in particolare in Francia, in Germania e in America.

“Il flusso si è invertito”, l’Italia è diventato un paese di frontiera, una “porta d’accesso” privilegiata. La dura realtà dei paesi balcanici, di molti paesi africani e del Medio-Oriente ci pone, dunque, da molti anni di fronte ad “una vera e propria catastrofe umanitaria”, della quale la tragedia di Lampedusa di qualche giorno fa non è che l’ultimo, terribile esempio.

Rispondendo alle domande di Francesco Boille, di Internazionale e di Igiaba Scego, scrittrice italo-somala, Baru ha ricordato come il padre, italiano, sia cresciuto esso stesso in Francia, dopo che il nonno era emigrato. Una domanda, in particolare, ben rappresenta la tragicità dell’immigrazione: “Qual è il prezzo che gli immigrati pagano per essere integrati in un paese che spesso non vuole accoglierli?”.

Da questo interrogativo ha preso spunto una riflessione sull’essenza dei suoi fumetti, creando i quali egli si pone sempre dal punto di vista dei dominati, di coloro che, per il fatto di aver perso – come spesso accade – la speranza, perdono la loro dignità, la cifra che li rende umani.

Andrea Musacci

Pubblicato su Ferrara 24 ore il 07 ottobre 2013