Archivio | agosto, 2020

Ma siamo davvero connessi con la realtà?

31 Ago

Post lockdown: fine delle illusioni o nuovo inizio?

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di Andrea Musacci

Quanto ci sono sembrati lontani, in questa folle e irresponsabile estate, gli “abbracci spezzati” a causa del coronavirus, i canti corali dai balconi, gli ottimismi a basso prezzo, le promesse bagnate da lacrime troppo sommarie? Quel ripetere che “andrà tutto bene” nelle drammatiche settimane di fine inverno, quell’illusione del “nulla sarà come prima” nelle nostre piccole esistenze, nelle nostre priorità valoriali?

Eppure questi mesi di post lockdown – in parte anticipati già a maggio man mano che i cortei con le bare di Bergamo si opacizzavano nella nostra memoria – sono esplosi nella loro doppia natura: da una parte, in maniera feroce, rivelandosi come fine delle illusioni maturate o sbandierate durante la quarantena; dall’altra, con un’ingenuità ipocrita se letta in controluce, fondando la propria superficialità, dimentica di quei mesi infernali, sull’auto-illusione che l’autunno ormai prossimo possa, anzi “debba”, gettare nell’oblio la clausura e le sue presunte psicosi. Ma la realtà non sempre è manipolabile dalle nostre percezioni, dalle nostre bizze, dai nostri miseri egocentrismi. In questo crescere vertiginoso dei contagi, le sfere del lavoro, della formazione, come le nostre abitudini e le ripercussioni a livello psicologico, ci appaiono più che mai non rifrazioni scollegate ma tra loro intimamente connesse. Un’unica grande preoccupazione, un solo grande punto interrogativo le tiene insieme nella carne delle nostre vite, con note sempre più marcatamente minacciose e malinconiche. Ma proprio per questo, di parole e di luoghi di non velleitaria coesione, di amalgami non costruiti a tavolino, di uno sguardo quanto più pieno sulle persone e i loro drammi, c’è più che mai bisogno. E proprio di un cammino unitario, anche e innanzitutto del nostro popolo – (corpo in continua “costituzione”) riflette, ancora una volta, il nostro Arcivescovo nella sua Lettera alla nostra Chiesa locale che pubblichiamo integralmente.

Durante il lockdown – tante volte l’abbiamo raccontato sul nostro Settimanale – anche nella nostra Diocesi non poche persone grazie a parrocchie, associazioni e movimenti cattolici hanno proseguito la propria missione all’interno dei confini sempre più stretti delineati dalle rigide norme emergenziali: spesa a casa per gli anziani, acquisto di farmaci, mascherine, beni di prima necessità, collette per i più bisognosi, vicinanza tramite social e nuove piattaforme digitali. Una carità più o meno carsica ma mai interrotta, sempre attenta a non “disconnettersi” dalla sua fonte primaria, Cristo, e dalle gioie e dai dolori delle sorelle e dei fratelli incontrati, se non cercati, sul proprio cammino. «Tutto è connesso» è una delle frasi centrali del papato di Francesco e di quell’ecologia integrale ultima forte interpretazione della visione cristiana della persona e del creato. Un concetto sviluppato in particolare nella Laudato si’, che di nuovo la nostra Diocesi avrà modo di porre al centro delle proprie riflessioni ospitando la Giornata nazionale per la custodia del creato i prossimi 5 e 6 settembre.

E allora, che la quarantena con le sue tante parole spese, con le sue retoriche – più o meno innocue – ci rimanga nel cuore, diventi parte centrale delle nostre storie personali e collettive come lungo (perché ancora non superato) periodo di sofferenza e smarrimento, ma anche come tempo da trasformare e non da subire, tempo profondo di “riconnessione” con la realtà. Realtà che spesso non riusciamo a illuminare di speranza e che sempre ha dura la cervice, ma che di continuo ci domanda di non evaderla, ma di interpretarla e di vivificarla, di rivestirla di senso. Non di un attivismo vitalistico, o, come detto, di leziosi o rabbiosi discorsi, dunque, abbiamo bisogno. Ma di «uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessità in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realtà nella sua profondità» (Messaggio per la 15ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato 2020). E di nuovi stili di vita, segnati dalla tenerezza e da una sempre rinnovata capacità di stupore. La speranza è che nel cuore di ognuno non venga mai meno il desiderio di un’umanità sempre nuova, un’umanità intesa come «promessa permanente, nonostante tutto», «ostinata resistenza di ciò che è autentico» (Laudato si’ 112).

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 4 settembre 2020

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Covid ed ecologia, un legame stretto

31 Ago

“Ecologia integrale dopo il coronavirus” è il nuovo libro di mons. Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana: «Fronteggiare con criteri nuovi – offerti da scale di valori non appiattite sull’economico, sul denaro, sulla tecnica assolutizzati – il dopo coronavirus»

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di Andrea Musacci

Uno dei paradossi dell’attuale pandemia riguarda una delle cause principali della crisi ecologica che sta divorando il nostro pianeta: le emissioni di gas serra.

È del 21 agosto scorso, infatti, la diffusione da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dei dati riguardanti il primo semestre del 2020: quest’anno le emissioni nel nostro Paese «sono previste inferiori del 7,5% rispetto al 2019», un netto calo «a causa delle restrizioni alla mobilità dovute al Covid-19». «L’andamento stimato è dovuto alla riduzione delle emissioni per la produzione di energia elettrica (-8,2%), per la minore domanda di energia e alla riduzione dei consumi energetici anche negli altri settori, industria (-7,5%), trasporti (-13,3%) a causa della riduzione del traffico privato in ambito urbano, e riscaldamento (-6,0%) per la chiusura parziale o totale degli edifici pubblici e delle attività commerciali». Dati, dunque, solo relativamente positivi, in quanto legati a una grave crisi socio-economica e che sicuramente torneranno a salire data la ripresa totale delle attività produttive e del traffico su strada.

Sul legame tra crisi ecologica e pandemia da COVID-19 riflette nel suo ultimo libro, “Ecologia integrale dopo il coronavirus” (Ed. Società Cooperativa Sociale Frate Jacopa, 2020), mons. Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana. «La COVID-19 – scrive – ci mette di fronte ad un’emergenza urgente: l’impatto che l’uomo ha sul pianeta dev’essere ridotto sempre di più e con rapidità. L’attuale distruzione degli ecosistemi è una grave minaccia per la salute umana e del nostro pianeta». Un ragionamento portato avanti nelle scorse settimane anche da Carlo Alberto Redi, zoologo dell’Università di Pavia e presidente del Comitato Etico di Fondazione Umberto Veronesi: «La devastazione di interi ecosistemi ha come conseguenza sia la distruzione totale di tanti e diversi habitat sia la forzata migrazione di specie in altri luoghi nel tentativo di adattarsi a nuovi ambienti, ammassandosi nelle vicinanze di centri urbani. Ciascuna delle recenti infezioni – prosegue – è causata da spillover (salto di specie, ndr) riconducibili al progressivo e massiccio sfruttamento degli habitat naturali di diverse specie animali, venute così a stretto contatto con l’uomo. (…) Il nostro stile di vita non è più sostenibile dalla Terra» (fonte: http://www.fondazioneveronesi.it).

libro toso copertinaTornando al libro, mons. Toso elenca tre principi fondamentali che l’essere umano dovrebbe seguire per rispettare le leggi della natura: il «principio di entropia», che richiama l’irreversibilità di tutti i processi naturali, il «principio della minimizzazione di ogni forma di impatto ambientale» e il «principio di precauzione», affinché non siano procurati danni, soprattutto se a lungo termine o irreversibili. «Gli equilibri del pianeta rischiano di alterarsi qualora i popoli e le istituzioni non siano sollecitati a combattere il cambiamento delle temperature, della pioggia, dell’aria, del suolo, quando siano in circolazione miliardi di virus, la cui maggior parte è ospitata da animali. L’impreparazione dimostrata dai vari continenti e governi» nell’affrontare la pandemia da COVID-19 – è la denuncia del prelato -, «sollecita ad una revisione urgente delle strategie e delle politiche, come anche al superamento di una cultura antropocentrica, di una visione consumistica della vita umana, di un capitalismo rapace. È evidente che è del tutto mancata una politica preventiva sia in Europa sia nel mondo». Oltre a ciò, secondo mons. Toso è stata praticata una politica «irresponsabile» per i vari «tagli irrazionali alla sanità» e perché «si è lesinato nella ricerca e sulla formazione di medici ed infermieri». La vera, prima, rivoluzione da attuare, secondo il Vescovo, è dunque a livello metafisico ed etico: per il futuro «non potrà mancare l’apporto di un pensiero pensante, non strumentale, come quello sinora prevalso», scrive. «Solo così potrà essere disponibile un nuovo umanesimo sapienziale, una nuova progettualità, la visione di uno sviluppo integrale, solidale, sostenibile, inclusivo, strutturato in termini di trascendenza». Questa «conversione ecologica» – riflette mons. Toso – per i cristiani «comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Ovvero le conseguenze della riconciliazione con il creato, con i fratelli e, quindi, un modo alternativo di intendere la qualità della vita, la scelta di una felice sobrietà, la gioia della gratuità e del dono, della condivisione, la pace interiore, il ringraziamento a Dio per i suoi doni, nuovi stili di vita, una fraternità universale, l’impegno sociale e politico a favore del bene comune e di un’ecologia integrale». Più che mai è necessario diventare «protagonisti di una nuova evangelizzazione dell’ecologia» – con l’«organizzazione della connessa attività pastorale» – e di un «nuovo umanesimo integrale, sociale, anch’esso ecologico, capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana nelle città e nelle aree rurali», coniugando «la giustizia ecologica (degrado degli ecosistemi)» e la «giustizia sociale (debito ecologico tra Paesi; carenza di solidarietà intergenerazionale; crescente impoverimento delle popolazioni più deboli)». Infine, nel volume ampio spazio è dedicato anche al ruolo della famiglia nell’ecologia integrale e alle tematiche specifiche riguardanti il diritto fondamentale per ogni essere umano all’alimentazione, all’utilizzo dell’energia sostenibile e all’acqua, seguendo il principio della destinazione universale dei beni.

Nel finale, l’autore lancia una proposta interessante, da prendere in considerazione in particolare in un territorio come il nostro ancora profondamente agricolo: «è necessario che le Chiese istituiscano – scrive mons. Toso -, là ove non esistono, o rafforzino l’Ufficio o il Centro diocesano per la pastorale sociale del mondo agricolo-rurale, che agisca in maniera coordinata con gli altri Uffici o Centri diocesani dediti all’evangelizzazione del sociale».

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 4 settembre 2020

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