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«Come e con Maria»: Mons. Perego nella Cattedrale di Ferrara per la solennità dell’Assunzione della Madre di Dio

16 Ago

Martedì 15 agosto Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la S. Messa nella Cattedrale di Ferrara in occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Mons. Perego Assunzione Cattedrale Ferrara«Come e con Maria». La Madre di Dio, «la prima risorta», ci permette di contemplare quella «famigliarità con Dio che è il destino di ogni persona che crede in Gesù Cristo». In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Ferrara alle ore 10.30 di martedì 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione è stato proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950, Anno Santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.
«Questa solennità – ha spiegato nel corso dell’omelia – ogni anno ci presenta la fede nella nostra resurrezione, di cui Maria, la “donna vestita di sole” [Ap 12,1], ne è segno». La prima lettura ha visto il racconto, tratto dal Libro dell’Apocalisse, di questa figura femminile, «una donna concreta, reale, non immaginaria, una donna decisa contro il male, che difende suo figlio fuggendo nel deserto: è Maria, la prima risorta, destino a cui tutti noi cristiani siamo chiamati, “per mezzo di un uomo” [1Cor 15,21], Gesù Cristo».
Secondo Mons. Perego, il Magnificat – la preghiera più sublime, lode a Dio che sgorga dalla bocca di Maria durante la visita alla cugina Elisabetta incinta di Giovanni il Battista (Lc 1,46-55) – è «il canto del realismo cristiano»: l’uomo è limitato, il suo corpo destinato alla corruzione, ma Dio, grazie anche all’umiltà di Maria, «rinnova le cose, è vicino a ognuno con la sua Misericordia, vince l’ingenuità dei potenti, che credono con la forza di poter conquistare il potere, e con la ricchezza di poter comprare la propria salvezza». Con il Magnificat, «Maria accoglie la vita che nasce, così il dono, non l’egoismo e la chiusura, è misura del realismo cristiano».
«Contemplazione e amore, corpo e anima», essenza di ogni persona ben rappresentata nel Magnificat, sono anche immagine della Chiesa, “società visibile e comunità spirituale” (Gaudium et spes, 40) che, ha proseguito il Vescovo, «cammina insieme con tutta l’umanità, ne sperimenta la medesima sorte terrena, ed è fermento e amore per la società umana». Di conseguenza, «spiritualismo e materialismo», facendo venir meno, da opposti versanti, l’unione tra anima e corpo, per Mons. Perego «sono i pericoli più grandi contro la tutela della vita e la costruzione di una società solidale e di una comunità fraterna, perché illudono e allontanano dall’esperienza cristiana». Data, quindi, in conclusione, questa mistica unione tra terra e Cielo, materia e spirito, «l’attesa della terra nuova non deve far venire meno la sollecitudine per il lavoro relativo alla terra presente, dove cresce il corpo dell’umanità nuova». Appunto, «come e con Maria».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 16 agosto 2017

San Cassiano, esempio di educatore alla vita buona del Vangelo

16 Ago

Domenica 13 agosto Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la S. Messa a Comacchio in occasione della festa del patrono San Cassiano

Mons. Perego prima della benedizione dell'imbarcazione«L’educatore deve accompagnare il giovane, prenderlo per mano insegnandogli il rispetto, l’accoglienza e l’uso critico della ragione». Il nostro Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego ieri, domenica 13 agosto, durante l’omelia della Santa Messa concelebrata nella Concattedrale di Comacchio ha colto l’occasione della festività di San Cassiano di Imola (240-304 ca.), patrono della città, per riflettere sull’importanza della missione pedagogica che spetta ad ogni adulto.
La funzione, accompagnata dai canti della Schola Cantorum “San Cassiano”, ha preso avvio alle ore 18 alla presenza di varie autorità civili e militari: Denis Fantinuoli, vice Sindaco, Tenente di Vascello Fabrizio Vittozzi, Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi, Tenente Andrea Coppi, Comandante del Comando Compagnia Carabinieri di Comacchio, il Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio, il Comandante del Comando di Polizia Municipale, Dott. Paolo Claps, oltre a rappresentanze della Protezione Civile Trepponti, delle associazioni combattentistiche e d’arma, del Gruppo Costantino Guidi di Comacchio e di Porto Garibaldi, M. B. V. M. – Gian Roberto Genta (ANMI). Prima dell’inizio della S. Messa oltre al busto reliquario del Santo patrono posto sull’altare, Mons. Perego ha benedetto anche una delle otto imbarcazioni tipiche – le “vulicepi” – protagoniste della Gara tradizionale di San Cassiano, la regata svoltasi dopo la funzione nel canale navigabile Comacchio-Porto Garibaldi, e che, per la cronaca, ha visto la vittoria di Adolfo Mezzogori e Nazzareno Cavalieri. Alcuni barcaioli hanno omaggiato l’Arcivescovo con un piatto tipico dipinto.
«Il Santo Patrono – ha esordito l’Arcivescovo nella sua omelia – lega la fede alla terra attraverso la propria testimonianza». Così nello specifico San Cassiano, insegnante-martire, «è un educatore, in lui la fede passa attraverso l’insegnamento, la pazienza, l’amore, la costanza e la prudenza. In un mondo come il nostro in continuo mutamento – ha proseguito – la Chiesa ci invita a essere educatori alla vita buona del Vangelo». La disamina su alcuni dei mali presenti delle nostre terre è sintetica ma oggettiva: «l’abbandono della fede caratterizza tante nostre famiglie e comunità insieme all’offuscamento delle interiorità, all’incerta formazione tanto di identità personali quanto di identità comunitarie, a una nuova mobilità, al difficile dialogo tra generazioni, alla separazione tra intelligenza e affettività, a un crescente individualismo. Tutte sfide nuove da affrontare con nuove figure e opportunità educative».
A maggior ragione dunque in un presente segnato da contraddizioni e problematiche di questo tipo, «l’educatore non può essere un osservatore passivo e pessimista dei fenomeni giovanili, ma un amico, un maestro, un medico, un allenatore, un padre che sappia accompagnare, prendere per mano i giovani, insegnando loro il rispetto e l’accoglienza. Un educatore – è ancora il pensiero dell’Arcivescovo – deve saper promuovere la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione, coniugando tra loro intelligenza e sensibilità, mente e cuore, perché i giovani si interessino della città». Qui Mons. Perego ha colto l’occasione per citare don Lorenzo Milani – di cui quest’anno ricorre il 50° dalla morte – e il motto della sua scuola di Barbiana, “I care” (me ne importa, mi sta a cuore), «una delle caratteristiche più importanti per un educatore».
«Chiediamo quindi al Signore, per intercessione di San Cassiano – ha concluso – di essere buoni educatori, e che anche a Comacchio continuino a crescere persone cristiane in ogni ambito della vita sociale, capaci di educare alla vita buona del Vangelo». Una volta terminata la funzione, Mons. Perego nel percorrere la navata centrale si è fermato a più riprese a salutare le tante persone accorse, che hanno accompagnato il suo congedo con un fragoroso e spontaneo applauso.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 14 agosto 2017

Ferrara, sfratto tragico, antiquario 77enne uccide moglie, figlio e si toglie la vita (“Avvenire”, 05 agosto 2017)

5 Ago

Mons. Perego, dal “Betlem” una preghiera e la vicinanza al dramma del piccolo Charlie

6 Lug
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Mons. Gian Carlo Perego

«Chiedo al Signore di esservi vicini, che riusciate sempre più a essere una famiglia, e che possiate leggere sempre dentro la sofferenza una particolare presenza e vicinanza di Dio».
Con questa preghiera Mons. Gian Carlo Perego la scandito la sua prima visita alla Casa di Riposo e Casa Protetta “Betlem”di Ferrara. Questa mattina l’Arcivescovo alle ore 9 ha celebrato la Santa Messa nella chiesa interna alla struttura, che poi ha visitato accompagnato dal Direttore Mons. Guerrino Maschera.
Nell’omelia Perego è partito proprio da Betlem, «la più piccola città d’Israele, ma al tempo stesso il luogo dove nasce il Salvatore». Prendendo spunto poi dalla prima lettura del giorno (Gen 21, 5-20), il Vescovo ha affrontato la tragica vicenda che vede al centro il piccolo Charlie Gard, bambino inglese di pochi mesi. «Agar e suo figlio vengono abbandonati ma si affidano al Signore, che non li lascia soli ma li sostiene. Oggi questa preghiera di sostegno la rivolgiamo per Charlie, che è vicino alla morte: è una preghiera che il Papa chiede a tutta la Chiesa di pronunciare, e da questo luogo di sofferenza anche noi vogliamo essere vicini ai due genitori che stanno soffrendo per loro figlio, la cui vita si sta spegnendo davanti ai loro occhi, non vedendo la possibilità di una cura. La preghiera, che sale anche da qui, possa essere di consolazione e di aiuto a questa famiglia. Come Agar e suo figlio sono sostenuti da Dio Padre, cosi lo siano i genitori di Charlie».
“Ascolta o Dio sempre il grido del povero”, recita il Salmo 33, nella liturgia di ieri. Un grido che proviene da «coloro che soffrono, che sono in difficoltà, che si sentono soli, abbandonati».
Spesso, però, non basta invocare il Signore se non sappiamo riconoscerlo e accoglierlo nella nostra vita. CosÌ Mons. Perego – riprendendo il Vangelo del giorno (Mt 8, 28-34), nel quale molte persone non “riconoscono” alcuni miracoli di Gesù, che, anzi, invitano ad allontanarsi – ha spiegato come «tante volte non abbiamo occhi per vederlo, e così rischiamo di non riconoscere la sua presenza, a causa del nostro egoismo e della nostra chiusura. Ciò può avvenire anche quando c’è sofferenza e solitudine».
Citando anche San Giovanni Paolo II, l’Arcivescovo ha spiegato come, invece, è fondamentale comprendere che «la sofferenza è una delle esperienze in cui il Signore si rende più vicino. Basti pensare alla Croce, mezzo di salvezza. Il dolore è un luogo importante per credere e continuare a credere».
Le ultime parole Mons. Perego le ha rivolte alla Madre di Dio, testimone silenziosa e fedele della sofferenza del figlio. «Spesso Maria la invochiamo come l’Addolorata, e questa di Maria Addolorata è una delle figure più belle da implorare ogni volta che fatichiamo a vivere la sofferenza, che fatichiamo a comprenderla».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Voce di Ferrara-Comacchio il 05 luglio 2017

Ricordando don Dino Rossato

2 Lug

image«Si sentiva sempre più coinvolto a Ospital Monacale, aveva tanti progetti per la nostra parrocchia. Avevamo un bel rapporto, spesso era ospite a pranzo a casa mia. Era davvero una persona umile».
Questo di Don Matteo Zambotti, dal 1999 Diacono Permanente, è solo uno dei tanti cari ricordi, che in questi giorni abbiamo raccolto, dedicati a don Dino Rossato, tornato alla Casa del Padre lunedì scorso, 26 giugno, mentre si trovava, da poche ore, in villeggiatura ad Alassio (Sv), ospite dei fratelli salesiani. L’ultima Santa Messa nella nostra Diocesi l’ha celebrata domenica mattina alle 8.30 nella Chiesa di San Benedetto a Ferrara, una delle sue due famiglie, insieme, appunto a quella della piccola frazione argentana dov’era dal 2013 impegnato come vice parroco.
«Era benvoluto, non è mai mancato, spesso visitava a domicilio anziani e malati», ricorda il parroco di Ospital Monacale Mons. Marco Bezzi, mentre Franca Mazzanti, catechista, ci spiega come «nonostante fosse affaticato, non lo faceva pesare ed era ancora molto attivo. Fin dal suo arrivo nel nostro paese prese a cuore la parrocchia. Poche persone frequentavano, però, le attività e lui, per coinvolgere i giovani, a volte andava anche a parlar loro davanti al bar o al parchetto del paese». Inoltre, prosegue la signora Franca, «quando non poteva essere presente, mi chiamava per essere aggiornato, ad esempio, su quante persone, soprattutto bambini, avessero partecipato alla Messa il giorno prima». «C’è tanto bisogno di persone come lui capaci di trasmettere il bene», ci spiega Daniela Mazzanti, mentre Vittorio Cacciatori, Mauro Mazzanti e Cinzia Gentili lo ricordano come una «persona gentile e disponibile, piena di idee, quel che non aveva già fatto, ce l’aveva in programma. Una persona pacata e attenta ai giovani».
Il parroco di San Benedetto a Ferrara, don Luigi Spada, ci parla di una persona che «ha saputo servire con letizia e semplicità la sua comunità, costruendo vere amicizie». «Eravamo molto amici, ci aiutavamo», ricorda don Giuseppe Boldetti, mentre don Paolo Salmi sottolinea come «lavorasse ancora sodo, non dimostrando di avere 80 anni». Don Gianalfredo De Ponti gli rivolge, invece, un saluto: «continua dal Cielo il tuo servizio d’amore per la nostra comunità». Anche Mons. Massimo Manservigi, Vicario generale diocesano, ricorda che, «come nel caso dei funerali di Valerio Verri lo scorso aprile [la guardia provinciale vittima di Igor, ndr], faceva tutto nel modo più corretto e preciso, senza mai tirarsi indietro».

Giovedì 29 giugno nella Cattedrale cittadina si sono svolte le esequie, concelebrate dall’Arcivescovo Mons. Luigi Perego, il quale, nei due saluti, iniziale e finale, ha sottolineato il «particolare carisma di don Dino legato al cammino dei giovani», segno di una «capacità di rimanere puri di cuore».
«Caro don Dino, la tua vita è stata entusiasmante, appagante e benedetta, hai vissuto in purezza la tua umanità, senza paura di mostrare affetti, legami e limiti», ha spiegato nell’omelia don Claudio Cacioli, Ispettore della confraternita salesiana per l’Emilia e la Lombardia. Don Cacioli ha ricordato anche il suo desiderio di «morire in Congregazione», tra i confratelli, perché «noi siamo innanzitutto salesiani di don Bosco». Particolarmente toccante anche il ricordo di quel «magnifico crocifisso donatoti, che conservavi nella tua camera, davanti al quale, sono certo – ha proseguito don Cacioli – trovavi la forza per affrontare i problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 02 luglio 2017

 

In Duomo commosso saluto a don Dino Rossato

1 Lug

image«Caro don Dino, la tua vita è stata entusiasmante, appagante e benedetta, hai vissuto in purezza la tua umanità, senza paura di mostrare affetti, legami e limiti». Queste commoventi parole sono solo uno dei passaggi fondamentali dell’omelia dei funerali, svoltisi ieri pomeriggio nella Cattedrale cittadina, di don Dino Rossato, morto per un malore nel pomeriggio di lunedì nella località ligure di Alassio dov’era appena giunto per alcuni giorni di riposo assieme ai fratelli salesiani. L’omelia è stata pronunciata da don Claudio Cacioli, Ispettore della confraternita salesiana per l’Emilia e la Lombardia, in una funzione dove non sono mancate le inevitabili lacrime, ma dominata, per quanto possibile, da un’atmosfera di lode e di affetto.
Le esequie, presiedute dall’Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego, hanno visto la partecipazione nelle prime file di diversi parrocchiani dalle comunità di San Benedetto in Ferrara, e di Ospital Monacale, dove negli ultimi quattro anni don Rossato ha svolto l’importante ruolo di vice parroco.
Don Cacioli ha ricordato la sua «innata simpatia e capacità di ridere di se stesso», il suo desiderio di «morire in Congregazione», tra i confratelli, perché «noi siamo innanzitutto salesiani di don Bosco». Particolarmente toccante anche il ricordo di quel «magnifico crocifisso donatoti, che conservavi nella tua camera, davanti al quale, sono certo – ha proseguito don Cacioli- trovavi la forza per affrontare i problemi».
Commosso anche il parroco di San Benedetto don Luigi Spada: «grazie don Dino perché ci hai voluto bene e sei stato un confratello buono».
Mons. Perego nei due saluti, iniziale e finale, ha sottolineato il suo «particolare carisma legato al cammino dei giovani», segno di una «capacità di rimanere puri di cuore».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 giugno 2017

«Addio don Dino, eri un grande sacerdote»

28 Giu

Ospital Monacale e San Benedetto ricordano commossi il vice parroco morto per un malore. I funerali saranno celebrati domani alle 18 in Cattedrale a Ferrara

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Don Dino Rossato

L’ultima Messa nella nostra Diocesi don Dino Rossato l’ha celebrata domenica mattina alle 8.30 nella Chiesa di San Benedetto a Ferrara. Nel pomeriggio è partito alla volta di Milano per incontrarsi con un amico sacerdote, col quale, lunedì mattina ha raggiunto Alassio (Sv), sua ultima meta. Nel pomeriggio, infatti, il primo bagno nella località di villeggiatura gli è stato fatale. A nulla è valso il trasporto all’Ospedale di Albenga. Sarebbe dovuto tornare sabato a Ferrara.
Grande e profondo il cordoglio da parte delle due comunità di cui faceva parte, la famiglia salesiana di San Benedetto, e Ospital Monacale, dov’era vice parroco, celebrando la Messa domenicale dal 2013, anno della morte di don Felice Benetti.
Mons. Marco Bezzi, parroco della frazione argentana ricorda come sabato pomeriggio «mi aveva telefonato per dirmi che si sarebbe preso qualche giorno di pausa. Era benvoluto, non è mai mancato, spesso visitava a domicilio anziani e malati».
Chi lo conosceva bene in paese era Franca Mazzanti, catechista e tuttofare in parrocchia: «era un po’ affaticato e sofferente, ma non lo faceva pesare ed era ancora molto attivo», ci spiega. «Fin dal suo arrivo prese a cuore la parrocchia, era pieno di passione ma umile. All’inizio era un po’ disorientato, dato che poche persone frequentavano le attività parrocchiali. Per coinvolgere i giovani, a volte andava anche a parlar loro davanti al bar o al parchetto». Don Rossato cercava di rianimare la vita parrocchiale «con incontri come i pranzi comunitari per la sagra di giugno. Quando non poteva esserci fisicamente, mi chiamava per essere aggiornato, ad esempio, su quante persone, soprattutto bambini, avessero partecipato alla Messa il giorno prima. Era rispettato da tutti, al bar c’era sempre chi gli offriva il caffè».
«Ricordo il suo primo giorno nella nostra parrocchia – ci spiega invece Daniela Mazzanti -, era seduto nel primo bianco in chiesa. Fu un impatto positivo, trasmetteva il bene: abbiamo bisogno di persone così. La domenica precedente mi disse che si sarebbe preso qualche giorno di riposo, mi sembrava sereno».
Vittorio Cacciatori, farmacista del paese, lo ricorda come una «persona gentile e disponibile, pieno di idee, quel che non aveva già fatto, ce l’aveva in programma».
Lo ricordano anche Mauro Mazzanti, Presidente dell’Ospitalese calcio e la parrucchiera del paese Cinzia Gentili, come «una brava persona, pacata e molto dedita ai giovani».
Sentiti anche i ricordi dei salesiani di Ferrara, a partire dal parroco don Luigi Spada, che ci parla di una persona che «ha saputo servire con letizia e semplicità, e sapeva andare d’accordo anche con le persone difficili, riuscendo a valorizzarle. In generale, ha saputo costruire amicizie vere». «Eravamo molto amici, ci aiutavamo», ricorda don Giuseppe Boldetti, mentre don Paolo Salmi sottolinea come «lavorasse ancora sodo, non dimostrava 80 anni», e don Gianalfredo De Ponti gli rivolge un saluto: «continua dal Cielo il tuo servizio d’amore per la nostra comunità».
Anche Mons. Massimo Manservigi, Vicario generale diocesano, ricorda che, «come nel caso dei funerali di Valerio Verri lo scorso aprile [la guardia provinciale vittima di Igor, ndr], faceva tutto nel modo più corretto e preciso, senza mai tirarsi indietro».
Le esequie, presiedute dall’Arcivescovo, saranno celebrate in cattedrale domani, giovedì, alle 18.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 giugno 2017