Archivio | agosto, 2017

Suor Lucia Solera e Sant’Agostino, “passioni convertite”

31 Ago
sago

Sant’Agostino da Ippona

Una testimonianza viva, che sgorga da un “cuore ardente”. In occasione della settimana dedicata al patrono Sant’Agostino, l’omonima parrocchia di Ferrara ha organizzato ieri una serata teologica sui passi di vita del Vescovo di Ippona. L’incontro, introdotto e diretto da don Francesco Viali, si è svolto in collegamento skype con Rossano Calabro (Cs) dove vive suor Maria Lucia Solera, monaca agostiniana di vita contemplativa, originaria di Migliarino, appartenente alla comunità dell’Eremo di Lecceto (Si), in cui ha fatto il suo ingresso nel 1998, dopo la Laurea in Giurisprudenza. Suor Lucia vive dal giugno del 2009 con altre tre sorelle nella Casa “Madonna del Buon Consiglio” della sopracitata località calabrese. “Come nube di pioggia in tempo di siccità” è il nome del libretto da lei realizzato dedicato al tema della misericordia nelle “Esposizioni sui Salmi” di Sant’Agostino, i cui proventi sono destinati alla costruzione del monastero a Rossano, il primo agostiniano in Calabria. Il libretto è acquistabile sui maggiori store online e presso la Parrocchia di via Mambro.
«Noi suore ci portiamo dietro vite normali – raccontano le suore in un video proiettato ieri – oltre a un desiderio di pienezza e a una tensione tra gioia e insoddisfazione». Tutto questo le ha accompagnate all’incontro con «l’umile Gesù» e a una «forte attrattiva» per la preghiera. «Il respiro della preghiera – sono sempre loro parole – è l’ordito della nostra giornata. La ricerca instancabile di Dio insieme alla comunione tanto dei beni materiali quanto di quelli spirituali» fa di queste suore «donne libere sotto la Grazia».
Suor Lucia ha preso le mosse citando una frase del teologo Romano Guardini, “i santi sono passioni convertite”, spiegando come anche per il Santo di Ippona le sue passioni giovanili («un’affettività impetuosa, un desiderio di emergere, un amore per l’orazione») non sono state «represse, frustrate o amputate, ma convertite», cioè incanalate, rendendole «non più disordinate, casuali», nocive, ma, ha spiegato suor Lucia, «convogliate in una direzione, diventate un amore orientato».
Così, un momento di svolta è rappresentato a Milano dall’incontro col Vescovo Ambrogio, la cui parola «non era solo bella, ma carica di verità», perché fedele alla Parola di Dio, che «non colpisce solo le sue orecchie ma anche il suo cuore, ora non più di pietra ma di carne» (cfr. Ez 11, 19). L’incontro dell’autore delle “Confessioni” con Cristo prosegue nell’incontro di Suor Lucia col Signore, incontro che, però, ha spiegato, «non rimane intimistico ma diventa passione per Lui e passione per l’evangelizzazione, che significa, cioè, mettere in campo le nostre passioni. “Interroga il tuo cuore: quale passione lo anima? Verso chi o cosa lo muove? E questa passione è viva, sonnecchia o è morta?”» sono le «domande/provocazioni» finali proposte da Suor Lucia, suggerite dal Santo d’Ippona.
Venendo, dunque, al tema della pubblicazione di suor Solera, l’autrice ha sottolineato come «la misericordia ha avuto tanta importanza nella vita di Agostino. La misericordia è sguardo che incoraggia, sguardo benevolo, che perdona, gratuito, che gioca in anticipo, è una cosa seria, protegge e corregge, ora e qui, nelle nostre prove. Ed è un’opera d’arte, nel senso che ogni volta che siamo perdonati veniamo in un certo senso rifatti belli».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 31 agosto 2017

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«Costruire la città di Dio con l’incontro e la comunione»: Mons. Perego per la festività di Sant’Agostino

29 Ago

1“L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. […] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale”.
(“La città di Dio”, XIV, 28)

Nei luoghi dove più acute sono le ferite causate dall’abbandono, dal disagio, dalla convivenza forzata tra diversi, due sono le strade che ognuno può scegliere: quella della chiusura e dell’egoismo, o quella dell’incontro e della comunione. Vie entrambe rischiose, ma che, nel loro sviluppo, mostrano la propria aderenza, o meno, alla realtà.
Così è sempre stato, e così è, a maggior ragione, nel nostro Paese in questo periodo storico di migrazioni di massa. Nella nostra città, prima che il GAD diventasse luogo-simbolo di queste contraddizioni, un altro quartiere, quello che vede come perno Viale Krasnodar, rappresentava nel bene e nel male tutto ciò. Anche per questo la visita dell’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego nella Parrocchia di Sant’Agostino ieri in occasione della festività del Vescovo di Ippona, ha rappresentato una tappa significativa.
4«Viviamo questo momento con profondo senso di comunione», ha riflettuto il parroco don Michele Zecchin introducendo la Santa Messa svoltasi alle 18.30. Durante l’omelia Mons. Perego, prendendo le mosse principalmente da “La città di Dio”, opera di S. Agostino redatta tra il 413 e il 426, ha comparato i cambiamenti d’epoca di allora, quando «l’Impero romano stava morendo sotto l’immoralità e per l’incapacità di difendersi dai popoli invasori», agli stravolgimenti riguardanti le nostre società occidentali. Ai propri fedeli intimoriti dalle invasioni e incapaci, di conseguenza, di pensare a Dio come un Padre che li protegge, S. Agostino risponde che «tanti sono stati i momenti difficili nella storia dell’umanità, a partire dal tradimento da parte di Adamo ed Eva della fiducia di Dio. Il Vescovo di Ippona – ha proseguito Mons. Perego – esorta a non rinunciare al fondamento della nostra fede, cioè la paternità e l’amore di Dio».
«Oggi siamo in una situazione simile, si parla di invasione, di perdita della nostra identità», non la chiusura e l’odio, però, permetteranno di affrontare questa situazione, ma la testimonianza: «mai come oggi siamo chiamati a testimoniare la novità dell’amore cristiano, le persone che ci incontrano devono poter dire: “guardate come si vogliono bene”». Viene in mente, qui, quella Lettera a Diogneto di autore anonimo, scritta forse nel II secolo d. C. . «Nuove persone guardano allo stile cristiano, ogni anno mille adulti si battezzano, tra cui l’anno scorso un centinaio erano musulmani».
L’importanza di S. Agostino e della sua santità sta anche qua, nella capacità di «continuare a parlarci», anche nel nostro tempo, continuando a «essere importante per la nostra vita e per il suo rinnovamento». Per questo motivo «oggi la città di Dio è la città che fa della cultura dell’incontro la realtà più vera e importante, altrimenti diventa la città dell’uomo, dove a dominare è l’individualismo, l’egoismo, l’avidità, dove si è incapaci di ricostruire la propria comunità». Al contrario, ha concluso Mons. Perego, «nella città di Dio deve vincere una storia di dono e di gratuità, dobbiamo essere attenti, interessati all’altro, accoglienti e disciplinati, per costruire beni comuni, una cittadinanza che sappia dar vita al domani».
Un futuro che nasce già oggi, anche nei piccoli gesti, come quelli della giovane coppia, Patrick e Mc Harol, di origini camerunensi, che si sposeranno il prossimo 16 settembre e che hanno partecipato all’Offertorio, nel quale, oltre a un regalo per il Vescovo ispirato a S. Agostino e realizzato da alcune parrocchiane, è stato portato all’altare anche un cesto di pani prodotti e donati da alcune donne musulmane del quartiere. A conclusione della Messa, prima della cena comunitaria nello spiazzo retrostante, due membri della segreteria del Consiglio pastorale hanno letto una breve cronistoria della parrocchia, istituita nel 1972 e in cui la prima S. Messa è stata celebrata il 15 dicembre ’74 dall’allora Vescovo Natale Mosconi.
Una parrocchia popolosa e piena di contraddizioni, attualmente composta da circa 7mila residenti, dei quali circa mille vivono da soli. Una comunità, nonostante tutto, convinta che «la fede senza carità è morta». Per questo, nei decenni un pezzo della “città di Dio” è stato edificato, e continua a essere edificato, da enti e associazioni come la Congregazione delle Suore di Gesù Buon Pastore (Pastorelle), Azione Cattolica, Conferenza San Vincenzo, Associazione Arcobaleno, Viale K e Caritas.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 29 agosto 2017

Camminare insieme per ricostruire comunità e popolo: Bertinotti al Meeting di Rimini 2017

26 Ago

1 - Copia«Rimettersi in cammino» partendo dalla tradizione e dal valore dell’eguaglianza, contro la «desertificazione del “noi” e la cosificazione causata dal dominio delle tecnoscienze». “Il futuro della tradizione” è stato il titolo dell’incontro che ha visto protagonista Fausto Bertinotti, Presidente della Fondazione “Cercare Ancora”, ieri mattina al Meeting dell’Amicizia fra i popoli, in programma fino a oggi alla Fiera di Rimini. L’incontro, introdotto e moderato da Andrea Simoncini, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Firenze, ha visto Bertinotti rispondere anche alle domande di quattro ragazzi.

EDIPO E IL TECNICISMO NEOLIBERISTA

«Oggi l’uccisione del padre si presenta come soppressione della tradizione, un mito del futuro che non fa che abbagliarci e che porterà a un futuro disumanizzato». L’analisi del relatore è stata fin da subito impietosa. «L’uomo è totalmente soggiogato dal mito dell’innovazione, della modernizzazione, dal mondo delle merci», ha proseguito. «Per questo si sente la necessità di uccidere il padre, perché non si vuol essere soffocati dalla sua memoria, ma trascinati dagli eventi, avvolti dal mito di Edipo», che intende «disfarsi della tradizione, non volendo farci i conti». La stessa storia della Rivoluzione d’Ottobre viene dimenticata, rimossa dalla sinistra. «Così facendo – ha proseguito – non si è guadagnata un’innocenza, ma si è perso il “noi” in questa ansia di uscire dalla storia e dalla tradizione: ma senza tradizione il futuro incombe su ognuno di noi, non permette al soggetto di essere protagonista, ma solo suddito». Ciò solo apparentemente contrasta col «primato dell’individuo» oggi dominante in Occidente, mentre in realtà questo individuo è al tempo stesso «vittima e carnefice della società: l’individualismo cancella la persona, l’individuo è ridotto all’immagine del successo, della dimenticanza dell’altro, il neoliberismo assolutizza l’automa, la macchina, la tecnoscienza, di cui l’individuo appunto ne è mero ingranaggio».

A dominare è «un pensiero debole che crea solo persone deboli, entità deboli e popoli disarmati». Reazione speculare a questo «mondo dell’alienazione del consumo, è il fondamentalismo, il nuovo nichilismo, il terrorismo di una comunità violentemente chiusa, dove la coppia amico/nemico ricompare proprio perché è il “noi” a scomparire, è il popolo a disintegrarsi», ha proseguito Bertinotti.

IL “NOI” DEL MOVIMENTO OPERAIO

L’analisi del male profondo che affligge il mondo contemporaneo è andata di pari passo con la rielaborazione di quel pensiero forte che nel Novecento ha accompagnato l’esistenza di milioni di persone in Italia e nel mondo. «Il “noi” della mia tradizione è stato il movimento operaio, che ha consentito di non percorrere la strada edipica. I padri, cioè, non erano qualcosa da abbattere, ma qualcosa di essenziale per la ricerca dell’altro come necessità, non come limite. Seppur con le loro tragedie, i padri ci appartenevano, nostro compito era di mantenere la continuità con la loro storia. Era un “noi” talmente forte che arrivò a chiedere, in alcuni casi, anche il sacrificio della libertà della persona, in nome di una causa superiore, dando vita a una palese contraddizione». Al netto di aporie ed errori anche gravi, «quel di fondamentale per me per rincominciare ogni volta è stata ed è la consapevolezza di appartenere a un popolo in cammino, lo sguardo dei “miei”, di una donna lavoratrice o di un uomo lavoratore che dicesse: “quello è uno dei nostri”».

RIPARTIRE DALLA TRADIZIONE

È la parabola del figliol prodigo, richiamata anche da Simoncini, che, al contrario del complesso di Edipo dominante, «ci permette di comprendere come ciò di cui abbiamo bisogno sia la ricerca di un mondo possibile, il sogno, la speranza, quest’ultima – ha spiegato Bertinotti – intesa non come inerte e dolciastra compensazione di un reale che non ci piace, ma come investimento in un futuro possibile e differente».

L’unico antidoto a tutto ciò, «la nostra salvezza, l’obiettivo fondamentale che dobbiamo ricercare “ossessivamente” è la costruzione di un popolo, continuando a domandarci quale sia il nostro compito oggi nel mondo, il costruire un “noi” libero, liberato, capace di dare senso e significato alla vita». Il valore che meglio, anche nel presente, rappresenta quest’anelito, è quello di «eguaglianza, l’unico modo per parlare della tradizione», tanto di quella socialcomunista quanto di quella cattolica. È fondamentale, dunque, «ricostruire partendo dalla tradizione (perché è questa a suscitare la curiosità, la ricerca di un percorso che sia nuovo), camminando insieme, riponendoci il tema della fede, delle fedi, del senso della vita rispetto a una meta» alla quale tendere.

Per evitare una «catastrofe per l’umanità», dove a dominare sarà sempre più «la cosificazione, la progressiva sussunzione dell’uomo sotto le cose, tipica delle scienze applicate, sotto il dominio delle merci, o, nella forma più violenta, della guerra e del terrorismo, è essenziale quindi ripensare e rifondare «case del popolo, leghe sindacali, cooperative, associazioni» di tipo nuovo. Questo è il «costruire insieme, il costruire comunità, oggi – secondo Bertinotti – più importanti delle elezioni e della conquista del potere, delle istituzioni», più necessarie ed urgenti rispetto a quest’ultime.

Andrea Musacci

Mons. Perego a sostegno dell’Associazione “Noi per Loro”

26 Ago
Mons. Perego, Mons. Antonio Bentivoglio e alcune volontarie

Mons. Perego, Mons. Bentivoglio e alcune volontarie della “Noi per Loro”

Anche l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego ieri ha scelto la cena a base di pinzini nella piazzetta dietro il campanile della Cattedrale cittadina. L’Associazione “Noi per Loro” organizza l’evento culinario come forma di autofinanziamento per permettere il sostegno materiale ai detenuti poveri e bisognosi della Casa Circondariale cittadina. Accompagnato dal suo segretario don Giacomo Granzotto e accolto dal Presidente dell’Associazione e cappellano del carcere Mons. Antonio Bentivoglio, il Vescovo si è intrattenuto con alcune delle volontarie e dei volontari.
Dopo le serate di ieri e giovedi, l’evento prosegue stasera (sabato) e domani sera: dalle 17 alle 24 sarà possibile gustare, a prezzi economici, gli ottimi pinzini artigianali, fritti e serviti, farciti con salame o prosciutto crudo oppure vuoti, oltre a bibite, birra e ampia scelta di vini. Novità di quest’anno, l’angolo aperitivo (spritz, mojito, prosecco).
Per accedere nella piazzetta dietro il campanile del Duomo si può entrare da Piazza Trento e Trieste (di fianco al Campanile, civici 69-71), da Via degli Adelardi (di fianco a Felloni Studio) o da Via Canonica.
Altre informazioni sull’Associazione si possono trovare sul sito, clicca QUI.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 26 agosto 2017

 

“Le nuove generazioni, una sfida per la Chiesa”: Mons. Perego al Meeting di Rimini

26 Ago
2 - Copia

Mons. Perego e Giorgio Paolucci

«Incontro, proposta e dialogo» per tutte quelle ragazze e quei ragazzi immigrati nel nostro Paese che sono «soggetti attivi, non semplici ospiti, nelle nostre comunità». Ieri l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego è intervenuto nell’incontro “Le nuove generazioni, una sfida per la Chiesa”, parte del programma del Meeting per l’amicizia fra i popoli, in programma alla Fiera di Rimini da domenica scorsa fino a oggi. Mons. Perego è stato intervistato da Giorgio Paolucci, firma di punta di “Avvenire” e tra i curatori della mostra, in parete al Meeting, dal titolo “Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica”. Un tema, questo specifico dell’esposizione e dell’incontro ad essa collegato, che permette di riflettere in modo originale sul tema dell’edizione 2017, “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, quindi anche sulle trasformazioni nei rapporti con la tradizione.
Un dialogo, quello con Mons. Perego – alla presenza di alcune decine di persone, tra cui l’Arcivescovo emerito S. E. Mons. Luigi Negri – nel quale si è cercato di inquadrare il tema migranti in Italia anche attraverso dati, presenti nel Rapporto Immigrazione 2016 stilato da Caritas e Fondazione Migrantes. Sono oltre 5 milioni gli immigrati in Italia, provenienti da 198 Paesi, molti dei quali giovani che cercano di «costruirsi un’identità diversa». Per questo, l’approccio giusto non sta nel considerare la questione come «una sfida fra tradizioni o esperienze religiose, ma un incontro importante dal quale possono nascere realtà e storie nuove».
Tre sono gli aspetti fondamentali perché questa sfida sia declinata in positivo: innanzitutto, quello del saper «incontrare e del riconoscere questo tassello rappresentato dalle nuove generazioni. Tutto ciò che allontana è da rifuggire». Altrettanto importante è, poi, il «non lasciare questi giovani senza una proposta credibile, che significa anche costruire luoghi dove poterli incontrare, ascoltare, nei quali confrontarsi con loro». Infine, conseguente, l’aspetto del «dialogo, l’apertura a nuove domande». Prendendo le mosse anche dal disegno di legge che tende a introdurre una forma di ius soli temperato e di ius culturae, ancora in discussione al Senato, Mons. Perego ha riflettuto su come essere cittadini significhi, nel senso più profondo, «passione per la realtà in cui si vive, essere attivi nella propria comunità. Per questo – ha proseguito – è sbagliato creare due livelli di città [una di cittadini, e una di non cittadini, ndr], soprattutto in un periodo in cui abbiamo bisogno di giovani interessati alla vita delle nostre comunità, che non si sentono solo ospiti ma chiedono di esserne riconosciuti come parte attiva».
21106883_1882543698429562_352441202150051196_nInfine, l’Arcivescovo, incalzato anche dalle domande di Paolucci, ha riflettuto sul tema dell’immigrazione in Italia da Paesi con forte tradizione cattolica, o, al contrario, da zone del mondo dove la libertà religiosa è un miraggio. Sono circa 3mila i sacerdoti stranieri presenti nella nostra penisola, e circa un migliaio i catecumeni, perlopiù non cittadini italiani. «La speranza – ha spiegato Mons. Perego – è che per molti immigrati che vivono nel nostro Paese il fatto di sperimentare una situazione di rispetto della libertà religiosa possa avere ricadute positive nei loro luoghi d’origine».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 26 agosto 2017

Quattro serate con i pinzini benefici dietro la Cattedrale

23 Ago

11954770_536823149798483_4791792682942879682_nPinzini e salame per finanziare l’attività benefica dell’Associazione “Noi per Loro – Opera Mons. Giulio Zerbini onlus”. Anche quest’anno, in occasione del Ferrara Buskers Festival, dietro il campanile della Cattedrale giovedì 24, venerdì 25, sabato 26 e domenica 27, dalle 17 alle 24, l’Associazione diretta da Mons. Antonio Bentivoglio che aiuta i detenuti poveri della Casa Circondariale di Ferrara, propone quattro serate di autofinanziamento. Si potranno gustare, a prezzi economici, gli ottimi pinzini artigianali, fritti e serviti, farciti con salame o prosciutto crudo oppure vuoti, oltre a bibite, birra, ampia scelta di vini, e lotteria con ricchi premi (1 biglietto = 1 euro). Novità di quest’anno, l’angolo con aperitivo (spritz, mojito, prosecco).
Il tutto organizzato e portato avanti dai numerosi volontari dell’Associazione e da alcuni ex detenuti del carcere ferrarese. Per accedere nella piazzetta dietro il campanile del Duomo, si può entrare da Piazza Trento e Trieste (di fianco al campanile), da Via degli Adelardi (di fianco a Felloni Studio) o da Via Canonica.
Altre informazioni sull’Associazione si possono trovare sul sito https://noiperloroferrara.wordpress.com/.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 23 agosto 2017

Qui l’evento su Facebook.

Anche la tagliatella sociale in piazza per il Buskers Festival

22 Ago

1Anche la nostra tradizione culinaria è protagonista al Ferrara Buskers Festival. Fino a domenica 27, infatti, nel Largo Castello, lato Giardini di viale Cavour, l’Associazione di volontariato “Oltre i muri” è presente con il suo gazebo dove propone tagliatelle al ragù e lambrusco per finanziare i propri progetti in ambito sociale. L’onlus, nata nel 2014 e presieduta da Vincenzo Musella, commercialista napoletano residente a Ferrara, è in prima linea in attività di sensibilizzazione per i più giovani riguardanti la sicurezza, il bullismo, il cyberbullismo e una corretta alimentazione. Proprio per quest’ultimo ambito, e per la cultura del chilometro zero, in questi giorni ripropone l’iniziativa intitolata “La Tagliatella ti fa bella – Ambasciatori del gusto”, già svolta lo scorso giugno in occasione di “Comacchio by night” e lo scorso dicembre nella sede della BLN in corso Porta Reno a Ferrara per la raccolta fondi a favore di Telethon. Da settembre, infine, l’Associazione tornerà in alcune scuole e parrocchie di Ferrara e provincia per sensibilizzare i più giovani sui temi sopracitati.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 agosto 2017