A Ferrara il grido per un Iran libero

21 Gen

Due i sit in organizzati davanti al Duomo lo scorso 17 gennaio. Le testimonianze dei giovani iraniani nella nostra città: «alcuni nostri amici sono morti»

Piazze divise, purtroppo, a Ferrara, in sostegno delle proteste del popolo iraniano contro il regime che lo opprime da quasi mezzo secolo.

Nella tarda mattinata dello scorso 17 gennaio davanti alla Cattedrale si è svolto un sit in organizzato dalla Rete per la Pace di Ferrara. Una 50ina i presenti.Diverse persone (tutte italiane) si sono alternate al microfono per denunciare tanto la brutale repressione del regime contro il suo popolo quanto le mire neocolonialiste degli Stati Uniti e non solo.Miriam Cariani nel proprio intervento ha inoltre letto l’articolo-denuncia scritto da Ghazal Afshar (pubblicato su today.it), attivista e creator iraniana, membro dei Giovani Iraniani in Italia.

Il secondo sit in è stato invece organizzato dal gruppo “Pluralismo e dissenso” assieme all’associazione di Rovigo “Le mille e una notte” e si è svolto nel pomeriggio dello stesso giorno. Per l’occasione hanno portato la loro testimonianza innanzitutto due donne iraniane, Leily Fazeli  e Maryam Amir Farshi (quest’ultima fondatrice dell’associazione “Le mille e una notte”).

Leily, parrucchiera, ha raccontato di come ha deciso di iniziare a parlare pubblicamente della sofferenza del suo popolo nel 2022, quando nacque il movimento “Donna, Vita, Libertà”. «Appena due giorni fa – ha aggiunto commossa – sono riuscita a parlare con mia madre che è in Iran; mi ha detto: “questa sarà l’ultima volta che dovremmo lottare…vinceremo, e vinceremo anche col vostro aiuto. Dite a tutti cosa sta accadendo qui”.  Ringrazio anche la Rete per la Pace per il loro sostegno al nostro popolo, ogni voce è preziosa».

Ha poi preso la parola Maryam: «ora lo posso dire: “sono un attivista”. La caduta del regime porterà maggiore stabilità a tutto il mondo, anche all’Europa.Spero che i pasdaran vengano inseriti a livello internazionale nella lista dei terroristi e che siano bloccati i finanziamenti da Russia e Cina al regime iraniano». Sono poi seguite altre testimonianze di ragazze e ragazzi iraniani residenti a Ferrara o dintorni, come quella di un giovane che ha raccontato: «a 16 anni sono scappato, a piedi, dal mio Paese. Alcuni miei amici sono morti per colpa del regime, e la mia generazione non riesce davvero a crescere sotto quell’oppressione». Un altro ragazzo ha invece raccontato di essere stato «imprigionato e torturato nel 2009 in Iran, per alcuni mesi, in quanto dissidente».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026

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