
INTERVISTA ESCLUSIVA. Da Karaj, Azad scrive alla Voce: «siamo sotto shock, aiutateci»
di Andrea Musacci
«Il nostro popolo vuole rovesciare il potere degli ayatollah, ma abbiamo bisogno di aiuto». Proprio ora che si è abbassata – e di molto – l’attenzione sulle proteste in Iran, come “Voce” siamo riusciti a raccogliere la testimonianza di un uomo, Azad (nome di fantasia), ingegnere edile che vive nella città di Karaj, 40 km a nord-ovest di Teheran. Com’è noto, da diverse settimane il regime ha quasi azzerato l’accesso a internet. Ma, appena possibile, e per pochi minuti, il contatto con amici e parenti all’estero è possibile.
Per questo, a fare da intermediario tra noi e Azad è Leily Fazeli, iraniana anch’essa originaria di Karaj, residente a Ferrara dal 2012, parrucchiera di professione, sposata e con una figlia. In Iran vivono i genitori, i fratelli e i nipoti di Leily. Anche loro nelle scorse settimane sono scesi in piazza per protestare contro la crisi economica e la mancanza di libertà. In un’occasione, la cognata di Leily è stata colpita da un proiettile sparato dalla polizia: per fortuna, era a salve. Ma la paura e il dolore ci sono, e sono forti. La stessa paura e angoscia di Leily, che – ci spiega – scrive quotidianamente ai suoi amici e familiari in Iran, ma loro – quando va bene – riescono a risponderle solo dopo giorni, e per pochi minuti, tramite WhatsApp, Telegram o a volte Instagram.
Di seguito, le risposte alle nostre domande che Azad lo scorso 28 gennaio è riuscito a scrivere a Leily.
Azad, qual è la sua situazione economica? La crisi sta colpendo i lavoratori e le famiglie?
«Dal punto di vista economico, mi considero in una fascia medio-bassa. Le crisi economiche hanno inflitto danni profondi e irreparabili al tessuto della società, colpendo in modo particolare e durissimo la classe operaia».
Cosa ne pensa delle lotte nel suo Paese per la conquista delle libertà civili? Dall’inizio dell’ultima ondata di proteste, sono aumentate le restrizioni e la repressione?
«Sotto il regime della Repubblica Islamica, le restrizioni e la repressione sono sempre esistite. Tuttavia, nel tempo sono aumentate progressivamente e, dall’inizio delle ultime proteste popolari, questo controllo è cresciuto in modo incredibile e brutale».
Com’è la situazione nella sua città? Le manifestazioni e gli scioperi contro il regime continuano?
«Attualmente, a causa del terrore generato dalla sanguinosa repressione e dall’uccisione di un gran numero di cittadini da parte delle forze militari (sia ufficiali che non), e a causa delle minacce rivolte alle famiglie delle vittime e alla popolazione, non ci sono le condizioni per nuove proteste o scioperi. Il clima generale in città è di forte shock e profonda frustrazione».
Ha partecipato personalmente a queste manifestazioni?
«Sì, ho partecipato attivamente alle manifestazioni di piazza».
E ha amici, parenti o familiari che sono stati arrestati o uccisi dal regime?
«Tra i miei amici più stretti ci sono persone che si trovano attualmente in stato di detenzione. Inoltre, molti conoscenti sono stati uccisi dalle forze repressive durante queste proteste».
Qual è la sua previsione: queste proteste aiuteranno a far cadere il regime?
«L’ampiezza e il volume delle recenti proteste metteranno il regime di fronte a una crisi di legittimità senza precedenti. La partecipazione di milioni di cittadini e i loro slogan dimostrano chiaramente che il popolo vuole il rovesciamento del potere degli ayatollah. Tuttavia, la risposta violenta, irrazionale e sanguinaria del regime ha dimostrato che non hanno alcuno scrupolo a uccidere i cittadini, indipendentemente dal loro numero».
Quali speranze ha per il futuro, se ne ha?
«Data la spietatezza del regime, l’unica speranza rimasta oggi per i cittadini iraniani che protestano è l’intervento delle organizzazioni internazionali e un confronto deciso (anche militare) contro questo governo crudele e sanguinario».
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 febbraio 2026
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