Guinea, Giordania, Cina e Tunisia: il mondo “sfrattato” dal Grattacielo

19 Feb

I GIORNI DELLO SGOMBERO. Il nostro racconto delle giornate che rimarranno nella storia di Ferrara: l’angoscia, lo spaesamento, la speranza. I sorrisi che a fatica tornano: le storie degli sfollati

di Andrea Musacci

Giorni di dramme e di speranze, inimmaginabili fino a poco tempo fa. Il non sapere, da quella notte maledetta del 10-11 gennaio con l’incendio alla torre B, se e quando quella che è stata la tua casa lo sarà di nuovo. E poi le ordinanze comunali, l’obbligo di sgombero, la tanta solidarietà ma anche dall’altra parte il cinismo e l’indifferenza di molti.

Questo racconto lo voglio iniziare dall’alba di giovedì 12 febbraio, quando a partire dalle ore 7 si è svolto il previsto sgombero delle torri A e C, dopo che la torre B era già stata fatta evacuare. Le previsioni meteo non indicavano pioggia, ma pioverà anche, una pioggia fine e implacabile su borse, trolley e sporte. Alla fine, la rete di carità – vera anima di Ferrara – ha ridato sorrisi a quelle centinaia di persone: una 50ina di adulti (e non solo) grazie a Caritas Diocesana sono andati nella struttura ex San Bartolo appena fuori città (grazie a un accordo di comodato temporaneo con AUSL Ferrara), donne e minori sono accolti grazie all’ASP in strutture apposite, altri in strutture di “Cittadini del Mondo” e Viale K in via Mura di Porta Po (col doposcuola di Viale K che a sua volta ora è ospitato nella sede dell’ANMIG Ferrara in via Cesare Battisti, 23).

L’INCENDIO, L’ANGOSCIA, LO SGOMBERO

I fatti – lo ricordiamo – sono precipitati l’11 gennaio con l’incendio alla base della Torre B, le fiamme partite da un quadro elettrico. Circa 200 gli evacuati, 20 gli intossicati. Era solo l’inizio del dramma collettivo per 500 persone, delle quali 367 straniere, oltre a diversi bambini, anziani e ad alcuni invalidi. Una parte di loro ha trovato “rifugio” da amici e parenti, altri han deciso di tornare nei propri Paesi d’origine (diversi dell’Africa, o Pakistan), altri ancora sono stati aiutati da Viale K. Nonostante le notifiche dell’ordinanza comunale di lasciare il proprio appartamento siano state recapitate in giorni diversi, lo sgombero è stato concentrato (e in molti casi anticipato) al 12-13 febbraio; il motivo è semplice: non ci sono più soldi per pagare la sorveglianza h24 dei vani contatori, prescritta dopo l’incendio. E la mattina del 13 febbraio le forze dell’ordine hanno «completato le operazioni tecniche di chiusura dell’immobile mediante cancelli», come han spiegato dal Comune. Era però impossibile per molte persone trovare un appartamento in affitto, data la scarsità di alloggi (causa “invasione” da anni di studenti universitari fuori sede, e anche per colpa di quegli appartamenti – sempre più – che in molti proprietari – per speculare – affittano solo per brevi periodi); poi ci sono i prezzi sempre più alti degli affitti e in alcuni casi le discriminazioni razziali e l’essere identificati come “quelli del Grattacielo”, quindi come delinquenti.

Continua a leggere sul sito della “Voce”:

Qui trovate la prima parte della mia inchiesta sullo sgombero e la prima accoglienza.

Qui la seconda parte.

Qui la terza parte.

Tutti questi articoli sono stati pubblicati sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 20 febbraio 2026

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