Costituzione italiana come baluardo democratico

13 Mar

Andrea Pugiotto è intervenuto a Casa Cini per la Scuola diocesana di formazione politica

La Costituzione italiana come luogo di difesa dei diritti fondamentali da introiettare profondamente nella coscienza. Così l’ha presentata Andrea Pugiotto, docente di Diritto Costituzionale a UniFe, la sera dello scorso 2 marzo a Casa Cini, Ferrara, nel primo incontro del nuovo anno della Scuola diocesana di Formazione Politica. La serata ha visto il saluto del coordinatore della Scuola Giorgio Maghini e l’introduzione di Roberto Zoppellari.

“La Costituzione come garanzia dei diritti e regola del potere” il tema scelto da Pugiotto per l’incontro: «la necessità di uno scudo costituzionale – ha esordito – è un problema concreto, storico prima che teorico». È partito dall’orrore di Auschwitz, luogo della politica concentrazionaria e di sterminio del nazismo, dove «l’indicibile è accaduto, ed è accaduto per mano dell’uomo sull’uomo». Un orrore non limitato ma con «una portata universale, che rivela l’autentica natura umana». Accanto, un’altra immagine dello stesso periodo: la prima bomba a fissione nucleare, sulla città di Hiroshima: 70-80mila persone uccise sul colpo, 350mila con anche le radiazioni, oltre alle vittime negli anni successivi per l’esposizione radioattiva. «È anch’esso un evento dell’autocoscienza umana: l’uomo è in grado di porre fine alla storia», ha detto Pugiotto. Questi due eventi, quindi, «ci insegnano a muoverci da un’antropologia negativa, da un pessimismo antropologico e dalla provvisorietà della storia», cioè dal fatto che «siamo capaci di autodistruggerci: da qui deve partire la riflessione sulla Costituzione». Insomma, la catastrofe come «dura pedagogia della storia», e dunque la Costituzione come «“mai più” attraverso gli strumenti del diritto, che è violenza domata, argine giustificato dalla diffidenza dell’uomo sull’uomo». 

La nostra Carta costituzionale – si è chiesto poi il relatore – riesce davvero a far da scudo contro il ritorno degli errori del passato? «Alcuni la considerano vecchia, ma secondo me è longeva, cioè dimostra di saper durare nel tempo» e alle trasformazioni sociali e politiche. Le Costituzioni «si fanno nei momenti della saggezza per governare nei momenti di confusione, sono approdi saldi». Esse sono un «patto tra chi detiene il potere e i titolari dei diritti che il potere deve difendere». Altra critica alla Costituzione italiana è di essere «inutilmente prolissa e vaga, soprattutto nella parte dedicata ai diritti di liberà». Ma «la lunghezza è fondamentale per evitare il ritorno a forme totalitarie, sia nelle sue forme negative sia in quelle positive – ad esempio nei diritti sociali -, proponendo un ideale universalistico: al centro della democrazia costituzionale c’è la persona umana, i cui diritti fondamentali sono riconosciuti – non concessi – dallo Stato».

Altri ancora dicono che la nostra Costituzione è «declamatoria», cioè «non assicura che quei diritti di cui parla vengano effettivamente garantiti»: ma i padri e le madri costituenti inventarono la cosiddetta “rigidità costituzionale”, «per cui per modificare alcuni articoli non basta una legge ordinaria, quindi una normale maggioranza parlamentare, ma una convergenza tra maggioranza e opposizione».

Insomma, la Costituzione sta alla base di tutto e «sta sopra, è la legge delle leggi, la fonte delle fonti a livello legislativo». Con alcuni «principi supremi non più passibili di essere messi in discussione, principi sovracostituzionali». Ma il Parlamento potrebbe «approvare leggi che aggirino la Costituzione: per questo esiste la Corte costituzionale, che ha il potere eventualmente di rimuovere una legge che considera incostituzionale». Inoltre – ha proseguito -, alcuni articoli della nostra Costituzione (10, 11, 17 – 1° comma) «mettono in dialogo il testo con le Corti europee e internazionali, per garantite un livello sempre più alto».

Ma chi sono i titolari dei diritti costituzionali? I cittadini italiani e ogni persona sul nostro territorio, cittadino italiano o non, secondo le Carte internazionali che tutelano i diritti fondamentali degli esseri umani. Quindi «anche il rom o il migrante clandestino o il detenuto vanno tutelati, anche se spesso sono esclusi a causa di determinate campagne e pratiche politiche». Così, «per scivolamento progressivo – ha riflettuto Pugiotto – chiunque potrebbe essere vittima di discriminazione: ciò è politicamente rischioso, è un piano inclinato scivoloso molto pericoloso». È la differenza tra diritti e privilegi, tra vera democrazia e democrazia mutilata o post democrazia. Il testo costituzionale va quindi «fatto conoscere» – ha concluso -, per poi saperlo usare a seconda dei casi. I suoi principi «devono stare dentro la coscienza di ognuno, altrimenti la sua ubiquità e alla lunga la stessa Costituzione diventano solo formali».

Il prossimo incontro della Scuola sarà il 23 marzo alle ore 20.30 a Casa Cini sulla “Rete di Trieste”.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 13 marzo 2026

Abbònati qui!

Lascia un commento