Archivio | gennaio, 2026

Esperienza possibile: ecco la vera mistica

28 Gen

A Ferrara presentato il libro “La scala mistica”: riflessioni

Molti quando sentono pronunciare il termine “mistico” pensano a qualcosa di distante, fumoso, per pochi eletti. Ma sbagliano: l’incontro col Signore è un’esperienza intima che ognuno può vivere.Certo, non qualcosa di immediato, ma di sicuro di possibile. Di questo e altro si è discusso nel pomeriggio dello scorso 19 gennaio nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea di Ferrara in occasione della presentazione del libro “La scala mistica. Intelligenza e amore nella mistica d’Occidente dalle origini al Medioevo”, secondo di un dittico e curato da Giovanni Giambalvo Dal Ben, con prefazione di Antonella Lumini (ed. Le Lettere, 2024). Una 40ina i presenti che hanno ascoltato le voci dei due relatori, introdotti e moderati da Marcello Girone Daloli, ideatore del ciclo “Incontri con la Spiritualità applicata”.

Giambalvo Dal Ben è medico e oblato della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, mentre Lumini è una scrittrice ed eremita urbana in Firenze, dove da oltre quarant’anni porta avanti un’esperienza di vita ispirata alla pustinia (“deserto” in lingua russa). 

La scala, dunque, come simbolo mistico, quindi, ha riflettuto Giambalvo – «di unione fra terra e cielo, in entrambe le direzioni: per l’uomo affinché raggiunga Dio, per Dio che scende verso l’uomo». «Un’ascesi» possibile per ognuno, «un viaggio di purificazione e al tempo stesso di conoscenza nella gioia». Una «ricerca del distacco e dell’intima vicinanza tipiche della fede, tra sentimento e ragione». E, questo presentato, «un libro con una pluralità di voci», cristiane, di altre religioni o filosofie, perché «non esiste un’unica via per arrivare al divino». I due «montanti» della scala della mistica «sono Platone e il Vangelo secondo Giovanni»: filosofia antica e fede cristiana, quindi, come pilastri di questa costruzione, per poi arrivare a Plotino, Origene, Gregorio di Nissa, Pseudo Dionigi, Cassiano, Basilio e Giovanni Climaco con la sua di scala mistica, Giovanni Scoto Eriugena, e molti altri. Senza dimenticare la scala nel sogno di Giacobbe (Genesi 28, 10-17), e il Cristo che sale la scala della Croce nell’affresco presente nel coro del Monastero ferrarese di S.Antonio in Polesine. 

La mistica unisce quindi fede e ragione, filosofia e Sacra Scrittura e parte – ha poi preso la parola Lumini – con Platone e la sua concezione della meta della persona come un «ritorno all’origine, al divino, all’Assoluto»;un Dio «totalmente indeterminato che annienta l’individuale». Al contrario, nella Bibbia Dio è «creatore» e quindi «strettamente connesso con le sue creature», fino al cristianesimo in cui il divino si incarna nell’umano.

La mistica – ha proseguito Lumini -, nella sua origine va intesa come «una forma intima di teologia, che chiede silenzio, introspezione, il partire da sé, dunque un’esperienza profondamente connaturata all’umano, di incontro col divino». Non può dunque non essere una «mistica esperienziale», cioè «vissuta», non un mero lavoro intellettuale.Ed è quindi «una possibilità per ognuno, non riservata a pochi eletti». È «un’esperienza diretta, uno stile di vita», è qualcosa di «sperimentabile», è «lo stare in ascolto del desiderio profondo che ci abita: il desiderio del Vero e del Bello, in un cammino di trasformazione». Per questo, lo stesso Vangelo giovanneo è dominato da una «mistica dell’amore», in esso tutto gira «intorno alla dinamica trinitaria, che è una dinamica di amore, alla quale siamo  chiamati a conformarci, ascoltando la Parola e custodendola». Mistica dell’amore che è dunque anche una «mistica dell’ascolto e della visione» (credere per vedere e vedere per credere), l’«osservare e ascoltare il Verbo che non conosciamo ma che ci prende, ci tiene». «Attenzione e ascolto» quindi sono decisivi, per arrivare poi alla «contemplazione» e alla «preghiera pura». Quella cristiana è, perciò, una «mistica incarnata», dove non vi è (come in Platone) distacco dalla materia ma «un processo di deificazione che richiede quiete, silenzio, purificazione del cuore, spoliazione e desiderio di abbandono». Insomma – ha aggiunto Giambalvo – «tutto ciò che rende possibile l’intervento della Grazia».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 30 gennaio 2026

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Caserma ex Pozzuolo, nessuno spiraglio

23 Gen

Forum Ferrara Partecipata: «cittadini non coinvolti e nessun impegno pubblico previsto»

A Ferrara si torna a parlare del futuro, sempre ignoto, della Caserma ex Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo (e dell’attigua ex Cavallerizza). L’enorme struttura (40mila metri quadri tra interni ed esterni)è chiusa dal 1992 e nel 2012 l’Agenzia del Demanio la vende al gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che a sua volta nel 2021 la cede a ArCo Lavori per farla diventare un campus universitario, all’interno del noto e tanto discusso Progetto Fe.Ris del Comune di Ferrara (progetto bocciato 3 anni fa).

Lo scorso 13 gennaio, durante la 3^ Commissione Consiliare di urbanistica, l’Assessore Stefano Vita Finzi Zalman e il vicesindaco Alessandro Balboni, insieme con il docente di UniFe che presiede il Consorzio “Futuro in ricerca” Donato Vincenzi, hanno illustrato la “Relazione finale sulle proposte di utilizzo degli spazi presenti nella Caserma Pozzuolo del Friuli”. Un rapporto che restituisce i risultati del processo “partecipato” relativamente alle proposte di utilizzo degli spazi di via Cisterna del Follo.

A proporci un’analisi critica – sul metodo e sul contenuto – è il Forum Ferrara Partecipata, luogo di democrazia partecipativa e propositiva riguardante la cita della città.

«I cittadini – spiegano dal Forum – non sono stati coinvolti in questo percorso. Quello che il direttore del Consorzio Futuro in Ricerca (CFR) ha presentato in Commissione è la Relazione elaborata dalla prof.ssa Rosa Tamborrino del Politecnico di Torino a cui il CFR, su mandato della Giunta comunale, aveva affidato l’incarico. In altre parole, ha presentato i risultati di un’indagine preliminare svolta dalla Tamborrino in cui sono raccolte valutazioni, visioni e valori dei portatori di interesse (stakeholder) che sono stati individuati al fine di definire un “quadro di orientamento sugli sviluppi possibili o non ammissibili della Caserma”». Lei stessa «aveva confermato di essere stata incaricata dal CFR solamente per esprimere un parere tecnico come urbanista che prevedeva la sola consultazione iniziale dei portatori di interesse». La relazione, quindi, «consiste nell’illustrazione dei risultati di due workshop. Uno – con allegato il questionario compilato a “cura dell’Università” – è del marzo 2024. Il documento allegato non fornisce alcuna indicazione sugli autori (quali i dipartimenti e docenti coinvolti). L’altro, del maggio 2024, è stato realizzato con le associazioni culturali, sociali e ambientali della città. Delle 23 associazioni invitate se ne sono presentate 7. Di queste, 3 associazioni (Arci, Italia Nostra, Forum Ferrara Partecipata) hanno poi lasciato l‘incontro. L’abbandono – proseguono dal Forum – è dipeso dal fatto che il direttore del CFR ha risposto ai partecipanti che quello sarebbe stato l’unico incontro». Eda quell’incontro, uscì anche, poco dopo, il presidente dell’Accademia delle scienze; rimasero dunque fino alla fine di quell’unico appuntamento i tre rappresentanti, rispettivamente, di Amici della biblioteca Ariostea, Wunderkammer e Riaperture. «Si è trattato, dunque, di una mera consultazione di pochissimi portatori di interesse e non di un percorso partecipato, che, secondo le regole ormai codificate della democrazia partecipativa, prevede una serie articolata di passaggi successivi», con diversi «incontri pubblici, formativi e informativi, dei cittadini con esperti, il loro coinvolgimento diretto in seminari e laboratori di confronto, per giungere alla formulazione di proposte». Nulla di ciò è avvenuto per l’ex caserma.

Rispetto, invece, ai “contenuti” del progetto («destinazione d’uso collettivo e pubblico, restituzione ai cittadini di un pezzo di città, spazio multifunzionale per usi culturali, sociali e formativi, funzioni legate a studio, ricerca, convegnistica, tutela degli spazi aperti e del rapporto tra pieni e vuoti, importanza della partecipazione attiva della comunità, trasparenza e sostenibilità ambientale»), il Forum esprime una «sostanziale condivisione», dato che la ricerca «conferma concetti, visioni e proposte già espresse in precedenti incontri pubblici organizzati dal nostro Forum e nella pubblicazione in cui lo stesso ha raccolto idee, valutazioni e proposte espresse direttamente dai cittadini in un incontro pubblico organizzato il 14 marzo 2023».

«L’importante – spiega ancora il Forum – è che si riprenda a lavorare per una reale riqualificazione dell’area, coinvolgendo i cittadini, le associazioni e le forze sociali della città. Con trasparenza e collaborazione. Così come era stato dichiarato. Non è solo una questione di rispetto degli impegni. Il percorso portato avanti dal Forum in questi tre anni, si è avvalso della collaborazione della cattedra di Progettazione urbanistica del Dipartimento di Architettura, con il coinvolgimento di numerose laureande del laboratorio di urbanistica», mentre «non ci risulta il coinvolgimento dei docenti di progettazione urbanistica nel workshop con UniFe del marzo 2024. Proprio per questo, ci preoccupa che il Vicesindaco Balboni abbia affermato che “non ci sono i presupposti ora per un processo partecipativo perché non c’è una proposta da commentare, non c’è una dimensione progettuale né economica su cui lavorare”».

«Il vicesindaco ha ribadito l’impossibilità per il Comune ad impegnarsi per un riutilizzo pubblico a carico del bilancio comunale. Noi pensiamo, invece, che l’Amministrazione comunale dovrebbe attivarsi per coordinare l’impegno di più soggetti pubblici, a cominciare da Regione, Università, Cassa Deposito e Prestiti oltre al Comune, per individuare un progetto e un piano di fattibilità che veda garantito il prevalente uso pubblico della struttura. Ferrara potrebbe diventare un laboratorio pubblico sulla rigenerazione urbana nelle città storiche, ma bisognerebbe cambiare strada».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026

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A Ferrara il grido per un Iran libero

21 Gen

Due i sit in organizzati davanti al Duomo lo scorso 17 gennaio. Le testimonianze dei giovani iraniani nella nostra città: «alcuni nostri amici sono morti»

Piazze divise, purtroppo, a Ferrara, in sostegno delle proteste del popolo iraniano contro il regime che lo opprime da quasi mezzo secolo.

Nella tarda mattinata dello scorso 17 gennaio davanti alla Cattedrale si è svolto un sit in organizzato dalla Rete per la Pace di Ferrara. Una 50ina i presenti.Diverse persone (tutte italiane) si sono alternate al microfono per denunciare tanto la brutale repressione del regime contro il suo popolo quanto le mire neocolonialiste degli Stati Uniti e non solo.Miriam Cariani nel proprio intervento ha inoltre letto l’articolo-denuncia scritto da Ghazal Afshar (pubblicato su today.it), attivista e creator iraniana, membro dei Giovani Iraniani in Italia.

Il secondo sit in è stato invece organizzato dal gruppo “Pluralismo e dissenso” assieme all’associazione di Rovigo “Le mille e una notte” e si è svolto nel pomeriggio dello stesso giorno. Per l’occasione hanno portato la loro testimonianza innanzitutto due donne iraniane, Leily Fazeli  e Maryam Amir Farshi (quest’ultima fondatrice dell’associazione “Le mille e una notte”).

Leily, parrucchiera, ha raccontato di come ha deciso di iniziare a parlare pubblicamente della sofferenza del suo popolo nel 2022, quando nacque il movimento “Donna, Vita, Libertà”. «Appena due giorni fa – ha aggiunto commossa – sono riuscita a parlare con mia madre che è in Iran; mi ha detto: “questa sarà l’ultima volta che dovremmo lottare…vinceremo, e vinceremo anche col vostro aiuto. Dite a tutti cosa sta accadendo qui”.  Ringrazio anche la Rete per la Pace per il loro sostegno al nostro popolo, ogni voce è preziosa».

Ha poi preso la parola Maryam: «ora lo posso dire: “sono un attivista”. La caduta del regime porterà maggiore stabilità a tutto il mondo, anche all’Europa.Spero che i pasdaran vengano inseriti a livello internazionale nella lista dei terroristi e che siano bloccati i finanziamenti da Russia e Cina al regime iraniano». Sono poi seguite altre testimonianze di ragazze e ragazzi iraniani residenti a Ferrara o dintorni, come quella di un giovane che ha raccontato: «a 16 anni sono scappato, a piedi, dal mio Paese. Alcuni miei amici sono morti per colpa del regime, e la mia generazione non riesce davvero a crescere sotto quell’oppressione». Un altro ragazzo ha invece raccontato di essere stato «imprigionato e torturato nel 2009 in Iran, per alcuni mesi, in quanto dissidente».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026

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Grattacielo Ferrara, la rete solidale salva gli sfollati ma restano aperte alcune questioni

21 Gen

Mentre chiudiamo quest’edizione della Voce, le famiglie sfollate (55 persone) dalla Torre B del Grattacielo di Ferrara hanno da poco trascorso la loro prima notte in alcune aule messe disposizione in maniera emergenziale dall’Associazione Viale K. Siamo in via Mura di Porta Po, poco distante dai due giganti al centro da giorni di una querelle anche politica. Altre 13 persone (5 famiglie, con 6 minori) sono state collocate in strutture grazie ad ASP e Comune.

Tutto ha avuto inizio (si fa per dire…) una settimana prima, la notte tra il 10 e l’11 gennaio: erano circa le 3 del mattino quando si è sviluppato un incendio alla base della Torre B, con le fiamme che sarebbero partite da un quadro elettrico e si sarebbero propagate ad alcuni locali commerciali attigui, sprigionando un denso fumo che ha reso necessario l’intervento immediato dei soccorsi. 84 gli appartamenti interessati, circa 200 le persone evacuate, delle quali una ventina intossicate e quindi portate al Pronto soccorso. Solo una parte degli sfollati ha potuto trovare accoglienza da amici e parenti mentre una 70ina di loro sono stati accolti al Palapalestre di via Tumiati, non distante dal Grattacielo. Chiusa la Torre B, mentre la A e la C saranno forse anch’esse oggetto di provvedimenti. Ricordiamo anche che dal portale Open Data del Comune di Ferrara, a fine 2024 (ultimi dati disponibili) risulta come nelle Torri A e B del Grattacielo risiedano 488 persone, di cui 56 under10, 40 over 65, 277 famiglie. Sono 367 gli stranieri, 299 i maschi e 189 le femmine. Ora si attendono gli sviluppi degli accertamenti nelle tre torri del Grattacielo e di capire come e dove gli sfollati potranno trovare una sistemazione dignitosa. 

Resta, però, il problema di quei “giganti” di cemento armato, simbolo di una Ferrara che non esiste più, che forse non è mai esistita. Ci chiediamo se sia possibile immaginare un’area diversa, senza queste strutture che nulla hanno a che fare con l’architettura e l’urbanistica di Ferrara, e con la dignità e la sicurezza delle persone (avremo modo di parlarne in maniera più approfondita nei prossimi numeri). E ci chiediamo: se non ci fossero state Viale K e una rete solidale importante composta da singole persone e associazioni (Cittadini del mondo, soprattutto), che fine avrebbero fatto quelle persone? Domande lecite su questioni decisive per definire cosa significa davvero vivere in una comunità che faccia del mutuo aiuto e della sicurezza i suoi pilastri.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026

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«Il male è molto subdolo: solo dalla Luce possono nascere frutti buoni» 

14 Gen

PADRE RAFFAELE TALMELLI e DON LUIGI EPICOCO sono intervenuti lo scorso 7 gennaio nel Cinema San Benedetto di Ferrara per presentare i libri Il Regno e Il Male del religioso e psichiatra di origini ferraresi: «il bene è imprevedibile, come nelle storie della beata Maria Bolognesi e di suor Cenerentola». Tantissimi i presenti

«Fare chiarezza» negli ambiti impervi del misticismo, del soprannaturale, del demoniaco, per guarire davvero le persone ed evitare che anche cattolici cadano nelle tentazioni della superstizione. È questo uno degli intenti che ha mosso padre Raffaele Talmelli, religioso originario del Ferrarese, nello scrivere e pubblicare i libri Il Regno e Il Male (ed. San Paolo), usciti lo scorso anno.

Padre Talmelli ha presentato i due volumi – tra loro legati – la sera dello scorso 7 gennaio nel Teatro-Cinema San Benedetto di Ferrara assieme a un ospite d’eccezione,  don Luigi Maria Epicoco, noto teologo, scrittore e divulgatore, al suo primo intervento pubblico nella nostra Diocesi.

«Ciò che ci distingue come cristiani non è sapere che il male esiste ma il legarlo alla luce»: così ha aperto il proprio intervento don Epicoco. «Nonostante il male sia più seduttivo del bene – ha proseguito -, la Pasqua cambia per sempre il nostro sguardo, a partire da quella luce che il Bambino Gesù ha portato nella storia. Se fissiamo troppo il buio, ci riempiamo di buio; nel Vangelo, invece, vediamo come sia possibile la conversione, cioè il guardare dalla giusta prospettiva, da ciò che Cristo ci ha insegnato». Il Vangelo è quindi «un esercizio di luce, un collirio contro la tentazione di leggere la realtà in maniera “magica”». Cristo ci aiuta «a entrare nella profondità della realtà, non è un mago e non è solo un esorcista, ma il Figlio di Dio». Ai suoi discepoli, il bene si mostrerà in una «maniera scandalosa, nel Dio crocifisso che muore solo» (dopo esser stato acclamato dalle folle, il cui clamore sempre rifugge), «non nella teatralità ma nella lotta contro la mentalità di questo mondo, che è la mentalità del demonio».

«I due libri di padre Talmelli – che sicuramente apriranno un bel dibattito all’interno della Chiesa, ha proseguito don Epicoco – sono attraversati proprio da questa luce, da questo sguardo, per non rimanere delusi, perché le cose di questo mondo – se diventano idoli – sempre ci deludono e ci rendono schiavi»: il male è sempre «distrattivo», mentre il bene ci fa «stare sull’essenziale», su Cristo, unico che ci fa sperimentare la vera libertà», la libertà della guarigione, contro – ad esempio – «l’incapacità di costruire relazioni con gli altri, o il vivere in luoghi di morte, in piaceri che non portano da nessuna parte, se non nel vuoto» esistenziale. Il vero peccato – ha quindi aggiunto – «non sta tanto nello sbagliare, che è inevitabile e si può correggere, ma sta nell’amare il male», nel rinunciare deliberatamente alla vera libertà e alla vera felicità. Felicità che sta «nell’accogliere la Croce come dono pieno di sé, luogo dell’Amore».

Padre Talmelli ha esordito accennando al suo legame con la «grande mistica» Maria Bolognesi, nata nel 1924 a Bosaro (RO), morta nel 1980 a Rovigo, e beatificata nel 2013 da papa Francesco. Padre Talmelli, che è stato postulatore della sua causa di beatificazione, ha raccontato: «la conobbi che ero adolescente ma solo dopo la sua morte compresi la grandezza di questa piccola donna di servizio, una donna molto semplice; ma uno dei segni del suo misticismo era che dopo un po’ che la si frequentava si aveva nei suoi confronti una sorta di timore reverenziale…».

Venendo ai due libri, padre Talmelli ha spiegato il suo cruccio di «fare un po’ di chiarezza» sui temi del misticismo e del demoniaco, «distinguendo tra verità e falsità»: sorella di quest’ultima è quella «teatralità» citata in precedenza da don Epicoco, nemica del «rapporto intimo col Signore». Mentre una delle prove della verità, e della santità – come in Maria Bolognesi – è la «forza di vivere le prove che il demonio ci tende». Spesso – ha proseguito – travisamenti e superstizioni vi sono «anche tra i cattolici, dimenticando che il Signore ha già vinto il male, e che la Sua è una vittoria in divenire. Accogliere e – se si riesce – amare la Croce come luogo di Amore: solo questo ci tiene lontani dal male. Non si tratta – sono ancora parole di p. Talmelli – di aspirare ad avere doni eccezionali ma cercare di santificarsi nella vita ordinaria». Il male è subdolo, furbo, manipolatore: è questa la sua forza. «Il mio ministero di esorcista serve anche per liberare le persone dalla paura: nel Vangelo, Gesù per ben 35 volte ci invita a non avere paura. Dobbiamo temere il maligno nel suo tentarci nelle nostre debolezze quotidiane (odi, rancori) più che con episodi straordinari, mentre la fede ci insegna ad amare di più, fino ad arrivare a fare del bene anche ai nostri nemici».

Padre Talmelli ha deciso di concludere la serata raccontando la storia di suor Cenerentola (fu lei a chiedere di essere chiamata così), una donna stravagante da lui conosciuta e seguita fino alla morte, divenuta eremita in maniera carambolesca, donna dal carattere non facile ma con una fede forte e consapevole. Sul letto di morte, in ospedale, disse a padre Talmelli: «Dio sceglie anche le sceme come me…», aggiungendo: «ho camminato tutta la vita sui vetri rotti ma non mi sono mai voltata, ho sempre tenuto lo sguardo sul Signore». Insomma, «la santità non ha limiti»: come il male spesso si nasconde dietro volti miti, parole dolci e opere lodevoli, così il bene si nasconde dietro caratteri inquieti e scontrosi come quello di suor Cenerentola. «I frutti buoni vanno visti e colti, al di là dei limiti della persona, oltre i suoi peccati», ha concluso padre Talmelli.

Andrea Musacci

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I RELATORI

Padre Raffaele Talmelli è nato a Ferrara nel 1959. Religioso nella Diocesi di Siena dal 1987 (Diocesi di cui è esorcista), svolge la libera professione come Psichiatra. È anche Consultore della Congregazione per la dottrina della fede e Superiore generale dei Servi del Paraclito. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato nel ’24 anche Bruciate i miei diari. La vera storia della beata Maria Bolognesi.

Don Luigi Maria Epicoco, classe ’80, pugliese di nascita e abruzzese di adozione, sacerdote dell’Arcidiocesi de L’Aquila, è docente di filosofia alla Pontificia Università Lateranense, all’ISSR Fides et Ratio di L’Aquila, alla Pontificia Accademia Alfonsiana e alla Pontificia Facoltà Teologica Teresianum di Roma. Dal 2021 è Assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione ed editorialista de L’Osservatore Romano. Ha al suo attivo molti testi: gli ultimi, usciti nel 2025, sono Gesù veramente e La vite. Nel 2024, invece, ha pubblicato Il Padre nostro.

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I VOLUMI

Il Regno. Riconoscere e discernere i fenomeni mistici e soprannaturali è il titolo del primo dei due volumi del dittico uscito lo scorso luglio per la Collana “Parole per lo spirito”, di 352 pagg. e un costo di euro 28. Il libro ha l’introduzione del card.Matteo Zuppi, Presidente CEI.

Il Male. Discernere e reagire all’azione demoniacaè invece il titolo del secondo dei due volumi del dittico, uscito lo scorso autunno per la Collana “Parole per lo spirito”, di 296 pagg. e un costo di euro 22. 

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 16 gennaio 2026

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(La foto è di Francesca Brancaleoni)