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Benevolenza come azione concreta contro odio e conflitto

25 Mar

Il libro “Vogliamoci bene (oltre la tecnica)” presentato a Casa Cini

Lo scorso 20 marzo Casa “G. Cini” a Ferrara ha ospitato la presentazione dell’importante libro dal titolo “Vogliamoci bene (oltre la tecnica), Saggi sulla benevolenza nelle relazioni sociali”, recentemente pubblicato dall’editrice San Paolo. La presentazione ha visto gli interventi di due ospiti della nostra Diocesi: Roberto de Tilla, Presidente del Forum di Cultura cristiana, curatore del volume che raccoglie diversi interventi; e Gian Guido Folloni, già Senatore e Ministro della Repubblica, nonché giornalista e direttore di “Avvenire” dal 1983 al 1999. 

L’incontro è stato introdotto e moderato da don Augusto Chendi, Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute e autore di un contributo presente nel libro. Libro che – secondo don Chendi -«è un caleidoscopio di vissuti e riflessioni in vari ambiti», fra cui la politica, la sanità, lo sport e il volontariato. La benevolenza – ha aggiunto – «è antitetica alla potenza, che non conosce che sé stessa» e all’espressione di quest’ultima, la tecnica. «Non dobbiamo, quindi, smarrire le parole per continuare a sperare»: questo libro può «aiutare a innescare la fatica del pensare e aprire orizzonti di speranza». 

«La benevolenza non è fatta di smancerie o di “politicamente corretto” ma di gesti concreti», ha esordito poi de Tilla. È importante, però, innanzitutto «cambiare le lenti con le quale si guarda il mondo, la realtà». Un’immagine è stata quindi utilizzata dal relatore, quella della donna in gravidanza: «all'”allarme” per un corpo estraneo che cresce al suo interno, lei risponde con amore, con accoglienza, con benevolenza». Come dire: «senza gli altri, senza la relazione, non esistiamo». Relazione che – se autentica – «tende quindi alla benevolenza, che di per sé non può essere né enfatica né astratta».

Folloni ha, invece, cercato di riflettere sul binomio benevolenza-politica, termini che «tra loro non dovrebbero essere inconciliabili». Folloni ha quindi avviato la riflessione partendo dal proprio vissuto personale, dal padre partigiano antifascista, e quindi dalla propria formazione nell’ambito del cattolicesimo democratico -CISL, mondo cooperativo, DC e soprattutto AC.Azione Cattolica, ha spiegato, «che per me ha rappresentato la possibilità di un agire nel mondo da cattolici, un abito di cui non potersi spogliare». Una praxis con al centro «la convinzione che la persona viene prima di ogni convenienza personale. I miei punti di riferimento – ha proseguitoFolloni – sono quindi stati Maritain, Guardini e Rosmini, per andare oltre l’antitesi allora dominante tra liberalismo e socialismo». L’analisi dell’oggi è impietosa: «la politica è spesso conflitto e prevaricazione, e ciò viene alimentato da una cattiva informazione, col conseguente diffondersi dell’individualismo», del rancore e della spettacolarizzazione della violenza e del dolore. Andrebbe invece ripresa l’idea di Rosmini di “benevolenza sociale”, pensando cioè che «il bene degli altri non dev’essere mai vassallo delle mie convenienze personali».

E a proposito di Rosmini, a fine incontro è intervenuto il nostro Arcivescovo mons.Perego il quale ha citato la sua opera “Storia dell’amore cavata dalle divine scritture”, uscita nel 1822, in cui l’autore contrapponendosi «all’illuminismo senza cuore» ripercorre il tema della fraternità da Caino al buon samaritano, cioè «la storia dell’amore di Dio per le donne e gli uomini. La benevolenza – ha aggiunto – fa parte dell’abito cristiano», e «va sempre ricostruita perché siamo sempre segnati dal peccato che ci allontana dall’altro mostrandocelo come nemico». Nell’altro, invece, «posso sempre riconoscere del bene e quindi donargli del bene. Oggi si pensa che la tecnologia sia tutto, invece è il cuore» a essere il centro della vita (si veda la “Dilexit nos”). «L’amore di Dio è all’origine della storia, è la struttura antropologica dell’esistenza, della realtà», e quindi non può non diventare anche «giustizia, politica, volontà di trasformazione delle strutture sociali inique e di costruzione nelle città di luoghi di socialità e di condivisione».

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026

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