Tag Archives: Casa

Emergenza abitativa studentesca: Ferrara preda di logiche speculative

20 Mar

L’analisi in un Seminario UniFe-CNR: prezzi sempre più alti, ricchezza per pochi

di Andrea Musacci

Ferrara, ma non solo, è una città sempre meno attenta al diritto allo studio e sempre più privatizzata a scapito del diritto alla casa. È ciò che emerso dall’incontro dal titolo “Vivere e studiare a Ferrara”, Seminario a cura di CNR e Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Ferrara svoltosi l’11 marzo nella Biblioteca comunale di Casa Niccolini. Il Seminario è parte delle iniziative del progetto di public engagement (2025) focalizzato sulla sperimentazione di un’Università “fuori le mura” che si ponga a servizio della città e delle sue componenti più fragili. «La risposta di Ferrara nei confronti del suo Ateneo è debole, questo si sta deterritorializzando: andrebbe invece concretizzato il progetto di città-campus», ha detto Alfredo Alietti, docente di Sociologia Urbana di UniFe e moderatore dell’incontro. Tania Toffanin (CNR-ISMed), ha invece posto l’accento sulle sempre crescenti «logiche speculative che indeboliscono il diritto allo studio: le università italiane stanno sempre più diventando grandi aziende».

«Negli ultimi 3-4 anni vi sono state ca. 400 unità immobiliari in più usate per affitti brevi», ha invece analizzato Maurizio Ravani di Sunia CGIL Ferrara. Si tratta di «potenziali appartamenti tolti a famiglie e lavoratori». Ferrara – ha proseguito – «per essere una città piccola ha un numero alto, a livello nazionale, di redditi da investimento in fabbricati: insomma, siamo sempre più una città parassitaria», che con la rendita immobiliare fa arricchire pochi, senza creare lavoro. Senza considerare le «14mila case vuote» nel territorio estense. Per Ravani «ci vorrebbe una regolamentazione del mercato degli affitti, soprattutto di quelli brevi», perché «stiamo assistendo a un rialzo insostenibile degli stessi, che droga il mercato immobiliare: 470 euro al mese è il prezzo medio nel canone concordato, ancora più alto in quello a canone libero».

Insomma, oggi «trovare casa a Ferrara a prezzo accessibile è molto difficile, in alcuni casi impossibile». E «le residenze pubbliche sono insufficienti», con la conseguenza che «sempre più giovani e famiglie lasciano la città o rimangono ma accettando situazioni abitative pessime; da noi – ha raccontato Ravani – vengono studenti che ci mostrano le foto dei posti dove vivono: a volte sono garage o buchi con una finestrina piccola, soprattutto in zona via Oroboni». Via, questa, negli anni sempre più abitata da stranieri «e ora anche da studenti».

Per Ravani, quindi, Ferrara è sempre più una «città dell’università e non una città universitaria». Una città «non inclusiva», ma dominata dalla «gentrificazione e dalla turistificazione», nemici del diritto alla casa e del diritto alla città.

A Ferrara hanno dedicato la propria analisi anche Alex Della Monica e Giovanni Zemolini, laureandi di UniFe, che hanno svolto un’indagine fra gli studenti e le studentesse del nostro Ateneo, ricerca legata al corso di Sociologia Urbana del prof. Alietti. Fra i problemi emersi, la carenza di alloggi e i loro prezzi in aumento, gli affitti in nero, le molestie da parte di alcuni proprietari, il razzismo di alcuni di essi verso stranieri e meridionali; le aule studio non aperte in orario serale; i parcheggi spesso scomodi se gratuiti, o cari se vicino alla Facoltà; la scarsità di mense studentesche.

LA SITUAZIONE A PADOVA

Su Padova invece si è focalizzato Michelangelo Savino (UniPd): nei decenni in Italia – ha riflettuto -, le università sono gradualmente cresciute, acquistando anche sempre più strutture. «Oggi questo fenomeno, però, dopo la fase di “riassorbimento” riguarda solo le città universitarie vere e proprie». Nel tempo cresce sempre più il legame degli Atenei col territorio, soprattutto con le aziende dello stesso: sempre più, quindi, le università portano a termine «accordi affaristici» con le imprese, diventando così «questuanti», cioè “obbligate” a trovare finanziamenti per la ricerca. Ma ciò ha «serie conseguenze sull’autonomia degli Atenei». Altro aspetto analizzato da Savino è stato quello della «crescente internazionalizzazione delle città e delle università, che porta a un aumento del turismo e della cosiddetta “congressistica”». Anche qui, però, le conseguenze non sono da poco, e le subiscono gli studenti fuori sede che vedono aumentare gi affitti degli alloggi. Sulla questione abitativa studentesca, il relatore ha analizzato in particolare la città di Padova ma ciò che emerge vale in maniera molto simile per Ferrara e per le altre città universitarie: «l’aumento imponente degli iscritti alle Facoltà non è stato ancora assorbito dal tessuto cittadino, e porta l’Università a divenire la seconda azienda cittadina (dopo quella ospedaliera)». 

Permane, però, il problema dei posti letto – per studenti e lavoratori – e questa domanda «è più che altro accolta dalle strutture religiose, che però sempre più son costrette a vendere a causa del calo delle vocazioni religiose o per scelte dall’alto» (anche se l’ospitalità delle parrocchie a Padova è un «fenomeno insorgente»). «Aumentano, quindi, sempre più le strutture private profit», con conseguente aumento delle rette per gli alloggi. Spesso, quindi, studenti e lavoratori sono costretti a dividere un appartamento, con i problemi però che ne conseguono, ad esempio negli orari.

IL CASO DI BOLOGNA

Della situazione di Bologna ha invece parlato Alessandro Bozzetti (UniBo): «Bologna da luogo di residenza diviene sempre più luogo di consumo» (soprattutto per turisti e fuori sede) «e di investimento finanziario» (stesso doppio destino a cui sembra destinata Ferrara). «Aumentano, così, i prezzi immobiliari e gli affitti brevi (soprattutto con Airbnb), e quindi i residenti trovano sempre meno alloggi disponibili». 

A fronte della «studentificazione», anche a Bologna «scarseggiano le residenze studentesche (pubbliche o private, anche se quest’ultime sono in crescita, con prezzi molto alti)», mentre quasi la metà (il 48,1%) degli alloggi è dato da posti letti. L’analisi dei prezzi è impietosa: «il costo medio di una camera singola è di 543 euro, quello di un posto letto di 420 (e sono in aumento)».

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 20 marzo 2026

Abbònati qui!

Casa, diritto negato: se i ricchi si mangiano tutto

9 Ott


Sarah Gainsforth a Ferrara per Internazionale ha presentato il suo libro “L’Italia senza casa”

Un sistema di dominio e di estrazione di valore che rende sempre più le nostre città spazi di passaggio per i più ricchi, espellendo le famiglie e i residenti storici. È questa la lucida analisi proposta da Sarah Gainsforth, giornalista e ricercatrice, che lo scorso 3 ottobre a Ferrara (Aula Magna Facoltà di Economia) ha presentato il suo ultimo libro, “L’Italia senza casa” (Ed. Laterza, 2025). L’autrice ha dialogato con Romeo Farinella (Urbanista di UniFe) e Diego Carrara, fino ad alcune settimane fa Direttore di ACER Ferrara.

«L’Italia è piena di case, ma molte di queste sono vuote, non sono abitabili», ha detto Farinella. «Gran parte degli italiani non hanno, quindi, diritto alla casa». «Sono stimati fra i 70mila e i 100mila gli alloggi vuoti nel nostro Paese», ha aggiunto poi Carrara. Alloggi che dovrebbero essere riqualificati, ma che vengono lasciati a se stessi, perché «mancano investimenti pubblici» (tradotto: perché il pubblico decide di non investire in questo ambito). In Emilia-Romagna gli alloggi pubblici sono 56mila, di cui 5mila vuoti (quelli vuoti sono il doppio nella sola Milano). Ma nella nostra Regione sono ben 30mila i nuclei familiari presenti nelle graduatorie pubbliche in attesa di un alloggio (a livello nazionale sono 350-450mila le famiglie che attendono).

Nel capitalismo contemporaneo «il valore non viene nemmeno più prodotto ma estratto», ha spiegato Gainsforth . Estrazione del valore dal suolo – per speculare a livello immobiliare – che è «un atto di violenza», e «così è sempre stato, dall’impero coloniale britannico fino a oggi, come avverrà a Gaza quale conseguenza della guerra in corso». In Italia, nel secondo dopoguerra vi era stato un periodo di politiche pubbliche atte a regolare la rendita.Politiche pubbliche presenti ancora, ma che «oggi favoriscono processi di privatizzazione dell’ambito immobiliare», iniziati negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. Tutto ciò per favorire quella produzione di valore di cui si è accennato, attraverso l’attività edilizia e grazie ai cambi di destinazione d’uso (da agricolo ad abitativo, perlopiù). Forma di speculazione immobiliare dominante negli ultimi anni è quella legata al turismo, divenuto nel tempo «lo strumento principale di estrazione di valore d’uso dal suolo», affittando sempre più alloggi a turisti (quindi per periodi brevi) e non a singoli o famiglie che vogliono risiedere. Questo rent gap porta alla cosiddetta gentrification, vale a dire alla trasformazione delle città con la sostituzione dei ceti medi e popolari con ceti con redditi più alti.

«Soprattutto negli ultimi 5 anni – ha proseguito Gainsforth -, anche in Italia abbiamo assistito a questo fenomeno – in crescita -, che vede un target sempre più ristretto: prima gli studenti, poi i turisti, ora i ricchi stranieri». Dagli affitti brevi a quelli medi. Gainsforth nell’ultimo numero della rivista Jacobin Italia (n. 28 – autunno 2025) spiega quindi come «gli affitti medi [alcuni mesi o un anno, ndr], intermediati da piattaforme digitali, sono in crescita e stanno monopolizzando il mercato delle locazioni». E scrive ancora: «Le case diventano più care, sempre più quartieri un tempo popolari diventano inaccessibili a residenti stabili, mentre coworking, caffè e palestre boutique sostituiscono negozi, asili e altri servizi tradizionali. La nuova offerta di abitare di medio periodo si intreccia con una domanda, anch’essa in crescita, composta da profili come nomadi digitali o expat temporanei, spesso con alto potere d’acquisto».

Così, la città diventa «una macchina di accrescimento della ricchezza privata, e naturalmente per pochi. Oggi – soprattutto in Italia – col dogma della proprietà privata è impensabile immaginare che il pubblico sia il proprietario del suolo (fenomeno che invece avviene ad esempio in Austria e in Olanda) ed è quindi impensabile proporre una riforma del catasto». Ma l’assolutizzazione della proprietà privata così intesa «non difende dalla povertà, non difende il diritto al lavoro né quello alla casa», ha aggiunto l’autrice. «Nelle città vediamo una sempre maggiore polarizzazione: i ricchi/molto ricchi e i poveri (i senzatetto)», dato che la gentrification sposta sempre più le fasce medio-basse fuori dalla città.

C’è quindi bisogno – ha detto Gainsforth – di «ripoliticizzare il tema della casa», di difenderlo come «diritto non privato ma di tutti». E una possibile soluzione – ha concluso – potrebbe essere quella di «rivalutare la forma cooperativa di proprietà».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 ottobre 2025

Abbònati qui!


Foto: SevenStorm Juhaszimrus (Pexels)