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Contro il razzismo, progetti aperti a tutti

17 Giu

Lo scorso 11 giugno all’Università di Ferrara è stato presentato il “Laboratorio antirazzista” che vede insieme docenti e studenti dell’Ateneo. Tante altre le iniziative in collaborazione con singoli e associazioni cittadine per cercare di combattere quei pregiudizi che impediscono una pacifica convivenza e l’incontro tra le persone

studenti

Un Laboratorio di ricerca sul razzismo che mette in relazione docenti, studenti e chiunque, fuori dal mondo universitario, voglia parteciparvi, con un occhio alle relazioni internazionali. E’ questo l’ambizioso e più che mai necessario progetto presentato nel pomeriggio dell’11 giugno scorso al Mammut (Polo Chimico Bio Medico di UniFe) di Ferrara, nell’incontro organizzato dal Centro di Ateneo per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale. Sono stati tre studenti, Camilla Caselli, Claudia Andreozzi e Leonardo Magri, iscritti a diversi Dipartimenti dell’Università di Ferrara, a spiegare agli oltre 100 presenti le diverse iniziative, maturate negli ultimi mesi. Riguardo al “Laboratorio antirazzista”, si tratta di svolgere “una ricerca scientifica interdisciplinare sul tema del razzismo, cercando di mantenere legami stretti con la città e in relazione anche con altre università”. Ma non c’è solo il Laboratorio: dopo l’estate è previsto un pranzo per l’accoglienza di matricole del nostro Ateneo, per presentare le diverse associazioni antirazziste di Ferrara, fra le quali il Movimento nonviolento, Amnesty International e Cittadini del mondo. A seguire, partirà anche un laboratorio in collaborazione col progetto “Mediterranea”, un workshop con Romeo Farinella sul tema “urbanistica e cittadinanza”, la realizzazione di un documentario sul quartiere GAD con interviste ai residenti del quartiere, una collaborazione con FerraraOff. Inoltre, un cineforum sul tema razzismo organizzato dal SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) – che inizia il 19 giugno a Factory Grisù -, e l’idea di creare uno Statuto antirazzista per il nostro Ateneo.

Gli interventi

Durante l’iniziativa, il primo a intervenire è stato Romeo Farinella, direttore del Centro di Ateneo per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale: “mai abbassare la guardia, i diritti acquisiti non lo sono eternamente, vanno difesi. L’Europa sta costruendo muri, ma storicamente ha sempre tentato di rompere quelli esistenti, al suo interno e nel mondo. Questo sincretismo culturale – ha proseguito -, questa mescolanza e dinamismo sono alla base della storia dell’umanità. Per questo, il concetto di nazionalismo è una sorta di manufatto culturale volto alla costruzione di una comunità politica immaginata. Rifiutiamo perciò le semplificazioni, a favore della complessità”. “L’Università nasce dal confronto tra idee e provenienze diverse”, ha esordito Guido Barbujani, genetista e scrittore. “Quello di razza biologica è un concetto inesistente, in quanto è impossibile tracciare linee di divisione tra ipotetiche razze. Nel genoma umano, tutte le differenze si concentrano nello 0,01%, mentre il 99,9% è comune a tutti gli esseri umani. Gli stessi caratteri somatici rappresentano un’infima parte del DNA”. Barbujani ha poi raccontato la storia rara, ma non rarissima, alla quale un anno fa il National Geographic ha dedicato la propria copertina: quella di due bambine inglesi di 11 anni, Marcia e Millie Biggs, sorelle gemelle eterozigote nate nel 2006, mamma inglese da generazioni e padre di origine Giamaicana. Bene, una delle due ha preso la tonalità della pelle e dei capelli dalla madre (carnagione molto chiara, capelli tra il biondo e il castano chiaro), e l’altra dal padre (carnagione scura, capelli ricci e neri). Barbujani ha poi proseguito illustrando brevemente come a partire da circa 10mila anni fa dal Continente africano gruppi di persone abbiano iniziato prima a contaminarsi tra loro e poi, nei millenni, a diffondersi in Asia ed Europa. Ma allora perché il diverso ci fa paura? Uno studio fatto negli USA, ha dimostrato che, “quando cerchiamo di identificare una persona, viene attivata una determinata regione del nostro cervello. Se questa ha tratti diversi dai nostri, scatta una zona di allarme. Quindi è una cosa assolutamente naturale: questo sistema di difesa per i nostri antenati era questione di sopravvivenza – ha proseguito -, in quanto permetteva loro di saper riconoscere rapidamente gli alleati o i nemici”. Ad ognuno di noi tocca, però, “far scattare anche la parte razionale che ci fa comprendere come non sia il caso di allarmarci. Possiamo quindi – ha concluso – scegliere non il conflitto ma l’empatia e il dialogo”. Ha poi preso la parola il sociologo Alfredo Alietti: “non dimentichiamo che l’antirazzismo è un valore democratico basilare, al di là delle singole scelte politiche”. Ma perché esiste? Un primo motivo è che “nei periodi di crisi – economica, sociale, culturale – il ‘noi’ diventa un tentativo di ancorarsi a qualcosa di solido. È in questa situazione, quindi, che le ideologie razziste iniziano a crescere, come risposta, dicendo ‘quello diverso da te è cattivo, pericoloso, portatore di disordine’. Ed è qui che nascono anche guerre, genocidi e massacri”. Un altro motivo sta nella “bassa istruzione e nella scarsa cultura. Questo naturalmente non significa che si possa generalizzare: una persona può avere scarsa cultura e non essere razzista o viceversa un’altra aver studiato ed esserlo. Ma tendenzialmente una bassa istruzione si accompagna a un rifiuto del diverso. Sicuramente – sono ancora parole di Alietti – l’antirazzismo è un problema, è problematico, perché richiede sempre di allenare la propria razionalità, per dimostrare che la diversità è un valore, mentre il razzista non va a fondo, non si pone nemmeno il problema”. Quali sono i limiti che il diritto internazionale impone agli Stati sul tema del razzismo, è stato invece l’interrogativo posto da Alessandra Annoni, giurista internazionalista. Esiste innanzitutto la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, adottata nel 1965 dall’ONU, entrata in vigore quattro anni dopo, e la quale, al 2015, è stata sottoscritta da 88 firmatari e 177 parti. La Convenzione è monitorata dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD), anche se normalmente per questo tipo di questioni si fa maggior riferimento alla Corte europea per i diritti dell’uomo. “Il CERD recentemente ha evidenziato due problemi riguardo all’Italia”, ha spiegato la Annoni: quello del cosiddetto “hate speech”, dell’incitamento all’odio attraverso affermazioni violente soprattutto attraverso la stampa e gli altri media, emerso però anche nel caso di un parlamentare ed ex Ministro, Roberto Calderoni, ai danni di una collega, Cécile Kyenge. Un altro caso è quello che ha riguardato, e riguarda ancora, i cosiddetti “campi rom”, “veri e propri campi di concentramento e segregazione su base etnica”, ai danni perlopiù di cittadini italiani, “spesso discriminati anche negli accessi agli alloggi popolari, e vittime di sgomberi forzati”, al di fuori di ogni norma. “Dopo le raccomandazioni del Comitato però è cambiato molto poco. Il Governo italiano ha rifiutato anche il richiamo della Corte europea dei diritti dell’uomo”. L’ultimo intervento della giornata è toccato a Orsetta Giolo, filosofa del diritto: “il razzismo – ha spiegato – impatta sui principi fondamentali della democrazia – libertà, eguaglianza e solidarietà – negando le stesse pratiche democratiche. Il ‘Laboratorio antirazzista’ servirà anche a riflettere su ciò, e su come il razzismo richiami, al di là della discriminazione razziale, il tema dell’assoggettamento, della dominazione sugli individui e sui popoli”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 giugno 2019

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Farmacia Navarra, l’apertura nel 1738: c’era lo Stato Pontificio

10 Gen

nnSi tratta della più antica farmacia di Ferrara. Nel 1738  lo Stato Pontificio concede a Giovanni Battista Nannini il diritto di un esercizio farmaceutico al numero civico 1692 della allora piazza della Pace, oggi Corso Martiri della Libertà, 27. Il 30 gennaio 1864  l’immobile compresa la farmacia è venduta a Filippo Navarra.

Nel periodo in cui fu di proprietà della famiglia Navarra, sino al 1910, la farmacia gode di grande fama: i preparati medicinali erano, infatti, richiesti in tutto il Regno d’Italia.

Nel 1910 i Navarra cedono ai F.lli Bragliani la farmacia che passerà, in mancanza di figli, al nipote Alessandro, il quale nel 1976 cede il diritto della farmacia alla dott.ssa Caretti, e gli arredi alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Ferrara. Dopo anni di abbandono, prima in un’aula, poi sotto il porticato che ora accoglie la biblioteca di Facoltà, tra il 1989 e il 1992 prende avvio l’intervento di recupero, grazie al Lions Club Ferrara – Poggio Renatico, e ai Lions di Macerata.

Per far tornare il più possibile gli arredi al loro splendore, vengono anche visionati fotogrammi del film di Florestano Vancini “La lunga notte del ‘43”, che vede la Farmacia al centro delle vicende.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 gennaio 2017

[Qui il mio articolo sul sito de la Nuova Ferrara]

Farmacia Navarra, gli arredi riportati all’antico splendore

10 Gen

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(foto tratta da: http://sveb.unife.it/it/farmacia-navarra/farmacia-navarra-bragliani#null)

Alcuni arredi settecenteschi, appartenuti fino a quarant’anni fa alla storica Farmacia Navarra-Bragliani di Corso Martiri della Libertà, sono oggi conservati in uno degli ambienti dell’antico refettorio del Chiostro di Santa Maria delle Grazie di via Fossato di Mortara. Un piccolo gioiello restaurato e conservato come testimonianza di parte della storia della nostra città e della scienza farmaceutica italiana.

L’abbiamo visitato accompagnati dalla prof. Chiara Beatrice Vicentini, Responsabile Scientifica, nonché titolare del corso di Storia della Farmacia e del farmaco a Unife, da lei stessa istituito cinque anni fa, tutt’ora l’unico corso vero e proprio di questo tipo su tutto il territorio nazionale.

Insieme alla Vicentini, ad aiutarci nell’inquadramento storico, era presente anche l’ex farmacista (con attività in viale Po) e oggi docente alla Facoltà di Farmacia a Unife, Giorgio Forlani.

«Abbiamo cercato il più possibile di ricreare l’ambiente dell’antica farmacia – ci spiega la  Vicentini -, ponendo negli ampi mobili un corredo, completato nel 2011, con vasi provenienti dalla collezione dello stesso Giorgio Forlani e di altri farmacisti ferraresi, tra cui il Presidente dell’Ordine dei farmacisti ferraresi, Livio Luciani».

In una parete della stanza sono anche appese alcune riproduzioni di manifesti dell’Ottocento della Farmacia Navarra, i cui originali sono conservati nell’Archivio storico cittadino.

Un’epoca d’oro, quella protattasi fino alla prima metà del secolo scorso, nella quale le farmacie non si limitavano come oggi a vendere farmaci, e a fornire pochi altri servizi, ma ospitavano ambulatori medico-chirurgici, laboratori chimico-farmaceutici, gabinetti per analisi, ed erano punti di riferimento per incontri culturali.

«Secondo alcuni esperti – prosegue Forlani – gli arredi qui presenti, per la precisione potrebbero essere datati a fine Settecento, quindi circa mezzo secolo dall’apertura della farmacia in Corso Martiri. In ogni caso, è certo che di arredi di farmacie del Settecento, ottimamente conservati cone questo, in Italia ne sono rimasti pochi».

Nella Farmacia Navarra in Corso Martiri della Libertà, 27, oggi è ancora visibile il bellissimo soffitto affrescato, il campanello notturno d’epoca (oggi, naturalmente, non più utilizzato), e la storica insegna sovrastante l’entrata.

Nella sala nel Chiostro in via Fossato di Mortara, oltre al mobilio e ai corredi, sono anche conservati numerosi strumenti appartenenti alla Collezione Instrumentaria dell’istituto di Chimica Farmaceutica e alla Collezione Mario Guarneri,insigne docente che nella seconda metà del XX secolo diede grande impulso alla Chimica farmaceutica ferrarese. La ricerca e l’installazione, sempre a cura della prof. Chiara Beatrice Vicentini, ha permesso di ordinare strumenti scientifici di valore che vanno da inizio Novecento, fino agli anni ’60-’70 del secolo scorso. La collezione comprende pezzi legati alla ricerca, e alla didattica, analisi quali-quantitativa, tecnica farmaceutica. Tra i “più datati”vi sono una caldaietta, un bagnomaria, sistemi di filtrazioni a caldo (camicie in rame), una bilancia della prima metà del Novecento, una coppia di becchi Bunsen, cannelli ferruminatori, apparecchio di Kipp, mulino a palle, stampi per supposte e ovuli, pilloliere, oltre a vari tipi di pinze, ad alcune specialità farmaceutiche, vasi contenenti, ad esempio, olio di ricino e olio di paraffina, essicatori, mortai in porcellana, un Pallone di Claisen, alcune bilance, una stufa in rame.

Sul bancone principale sono presenti anche quattro riproduzioni di alcune ceramiche graffitarie ferraresi del XVI-XVII secolo.

La farmacia fa parte del SMA – Sistema Museale di Ateneo, ed è aperta a studiosi e scolaresche previo appuntamento inviando una richiesta via mail al seguente indirizzo: farmacia navarra@unife.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 gennaio 2017

[Qui il mio articolo sul sito de la Nuova Ferrara]

L’eccellenza è a Ferrara ma la ricerca ha pochi fondi

17 Mag

Inaugurato l’Anno Accademico dell’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS). Ospite il geologo Mario Tozzi: serve una sorta di “demone” per andare avanti

Mario Tozzi

Mario Tozzi durante l’intervento di ieri in Sala Estense

«La situazione dei dottorati e della ricerca è ancora precaria, ma oggi è comunque un giorno di festa per il nostro Ateneo». L’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS) dell’Università di Ferrara si è svolta in un’atmosfera a cavallo tra la soddisfazione per i continui risultati positivi raggiunti e la consapevolezza delle endemiche difficoltà del mondo accademico.

Ad aprire i lavori il saluto del Prorettore vicario Giuseppe Spidalieri, a cui sono seguiti gli interventi di Annalisa Felletti, Assessore alla Pubblica Istruzione e Formazione del Comune di Ferrara e di Massimo Coltorti, Direttore dello IUSS. Invitato a tenere la prolusione quest’anno è stato Mario Tozzi, Geologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nonché giornalista e divulgatore televisivo, che è intervenuto sul tema “La ricerca per migliorare la sostenibilità del nostro Pianeta”.

Il Direttore Coltorti ha spiegato come lo IUSS nell’anno 2015/2016, undicesimo di attività dell’Istituto, possa vantare dodici dottorati di ricerca e un aumento, seppur lieve, delle borse di studio per gli stessi. Inoltre, Unife è uno degli otto atenei italiani che ha usufruito di un incremento dei fondi ministeriali ordinari (FFO) per il post laurea rispetto all’anno precedente. Per il triennio 2016/2018 Coltorti ha dunque presentato alcune riforme già approvate, riguardanti una maggiore operatività e, per quanto riguarda il Consiglio IUSS, un aumento di esperti (fino a tre) e un inserimento di altrettanti rappresentanti dei dottorandi.

A questa breve ma importante presentazione riguardante un ramo importante dell’Ateneo cittadino, è seguita l’attesa prolusione di MarioTozzi, che ha mantenuto le attese. Il geologo ha esordito ricordando quel necessario «demone della ricerca» posseduto da chi svolge un dottorato, e dunque riflettuto sul senso della ricerca scientifica nel campo della sostenibilità.

Nel corso dell’iniziativa, sono state anche premiate le migliori tesi di Dottorato, svolte nell’ambito di diverse discipline, con il conferimento della pergamena agli autori. Infine, al termine della cerimonia, presso la sede IUSS in via delle Scienze, 41/b si è svolto un incontro conviviale con i nuovi dottorandi.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 maggio 2016

Ma questo vuoto da cos’è riempito? L’identità smarrita dell’Occidente, l’ISIS e le radici cristiane: il dilemma su chi siamo

25 Apr

Ma questo vuoto da cos è riempito

La scrittura creativa per cinema e teatro: al via il ciclo condotto da Marco Teti

7 Apr

423016_347797428594984_1786847729_n“La scrittura creativa: dalla scrittura letteraria al copione teatrale e filmico” è il nome del ciclo di incontri organizzato dall’associazione A. U. A. M. – Michelangelo Antonioni e rivolto agli studenti dell’Università di Ferrara che inizieranno giovedì alle 17.30. L’iniziativa, finanziata dal Fondo Culturale di Unife, si articola in sei seminari a carattere teorico e pratico. Gli incontri sono tenuti dal dott. Marco Teti, docente di “Storia del cinema” e di “Istituzioni di regia” presso l’Università di Ferrara e l’Università e-Campus di Novedrate (Como), e introdotti dalla dott.ssa Myriam Totaro. Sede di svolgimento sarà l’aula AP2 del Polo degli Adelardi, in via Adelardi, 33 a Ferrara. Gli altri appuntamenti si svolgeranno nelle seguenti date: 15, 16, 22, 29 e 30 aprile. Per informazioni scrivere a myriam.totaro@gmail.com.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 aprile 2015

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“Il futuro è una bella sfida”: la vita attraverso gli occhi degli universitari

2 Apr

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