Tag Archives: Diego Carrara

Tutto il mondo è casa nostra: nasce una nuova associazione

13 Giu

“Abitare il mondo” è il nome della nuova realtà tra ambito locale e internazionale

Non solo architettura: a Ferrara è nata un’associazione che si occupa del grande tema dell’abitare «sotto il punto di vista sociale, etnico, culturale e antropologico». “Abitare il mondo” – così si chiama – è un APS fondata da Romeo Farinella (urbanista UniFe), che ne è presidente, Diego Carrara (ex Direttore ACER) e Alfredo Alietti (sociologo UniFe).

Ad oggi, sono una 40ina gli iscritti (non solo di Ferrara), numero destinato a crescere. Lo scorso 5 giugno a Grisù, Farinella, Carrara e Caterina Rondina (dottoranda di Urbanistica a UniFe) hanno presentato il nuovo progetto, uno «spazio di riflessione non solo locale, ma nazionale e internazionale sui temi del territorio, della città, dei diritti e delle pratiche di democrazia». Un tentativo di far dialogare e collaborare l’Ateneo ferrarese, il mondo dell’associazionismo, quello della cultura e la cittadinanza tutta, «che a Ferrara è già molto attiva», ha detto Farinella. Insomma, un “Laboratorio di esperienze”: così (e non “festival”) i promotori han deciso di chiamare il ciclo di incontri in programma da questa settimana e che proseguiranno da settembre a dicembre prossimi. Con, ogni anno, un’iniziativa internazionale: quella di quest’anno è appunto in programma il 9 giugno alle ore 17.30 nel cortile di Factory Grisù a Ferrara con l’incontro dal titolo “Vienna. Governare la città dei diritti umani”. Per l’occasione, introduce Romeo Farinella, partecipa Shams Asadi (Human Rights Commissioner e direttrice dell’Human Rights Office della città di Vienna) e ci sono gli interventi di Alessandra Marin (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione, UniFe), Caterina Brancaleoni (Dirigente Regione Emilia-Romagna), Richard Lee Peragine (Dipartimento di Architettura, UniFe), Orsetta Giolo (Dipartimento di Giurisprudenza, UniFe). Seguirà un dibattito e sono previsti interventi di rappresentanti delle associazioni della città. L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Università di Ferrara, ANPI Ferrara, ARCI Ferrara, Cittadini Del Mondo, Forum Ferrara Partecipata, Rete per la Pace. «Vienna – ha spiegato Farinella – ha deliberato di essere “città dei diritti umani”, scelta che attraversa tutte le sue decisioni politiche. Nell’epoca della crisi economica e dell’aumento delle disuguaglianze, il tema dei diritti umani è sempre più centrale». Gli altri incontri saranno invece sui temi “Giustizia climatica e giustizia sociale”, “La città autoritaria” e “La ricerca audiovisuale sulla città dei diritti” (proiezioni in collaborazione con ARCI Ferrara, di cui “Abitare il mondo” fa parte).

«”Abitare il mondo” – ha poi detto Carrara – è un laboratorio, un luogo dove si confrontano pratiche nazionali e internazionali, per poi dar vita a pratiche da attuare anche a Ferrara e provincia. Il nostro obiettivo è di coinvolgere anche la Regione Emilia-Romagna, in particolare sul tema del diritto alla casa, per proposte a livello regionale».

Infine, è intervenuto anche Loredano Ferrari, Presidente della coop. Il Castello, cooperativa di abitazione a “proprietà indivisibile” fondata nel 1971 a Ferrara (con, oggi, 740 assegnatari e 1080 soci). «A Ferrara, e non solo – ha detto – sono sempre più forti i conflitti e le crisi sul tema dell’abitare, legati al tema della solitudine di tante persone, come i recenti casi di cronaca nera locali ci dimostrano». Il recente piano casa regionale – ha aggiunto – «è purtroppo vuoto di strumenti e opportunità per farlo camminare».

Contatti: abitareilmondo@gmail.com

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026

Abbònati qui!

Casa, diritto negato: se i ricchi si mangiano tutto

9 Ott

Sarah Gainsforth a Ferrara per Internazionale ha presentato il suo libro “L’Italia senza casa”

Un sistema di dominio e di estrazione di valore che rende sempre più le nostre città spazi di passaggio per i più ricchi, espellendo le famiglie e i residenti storici. È questa la lucida analisi proposta da Sarah Gainsforth, giornalista e ricercatrice, che lo scorso 3 ottobre a Ferrara (Aula Magna Facoltà di Economia) ha presentato il suo ultimo libro, “L’Italia senza casa” (Ed. Laterza, 2025). L’autrice ha dialogato con Romeo Farinella (Urbanista di UniFe) e Diego Carrara, fino ad alcune settimane fa Direttore di ACER Ferrara.

«L’Italia è piena di case, ma molte di queste sono vuote, non sono abitabili», ha detto Farinella. «Gran parte degli italiani non hanno, quindi, diritto alla casa». «Sono stimati fra i 70mila e i 100mila gli alloggi vuoti nel nostro Paese», ha aggiunto poi Carrara. Alloggi che dovrebbero essere riqualificati, ma che vengono lasciati a se stessi, perché «mancano investimenti pubblici» (tradotto: perché il pubblico decide di non investire in questo ambito). In Emilia-Romagna gli alloggi pubblici sono 56mila, di cui 5mila vuoti (quelli vuoti sono il doppio nella sola Milano). Ma nella nostra Regione sono ben 30mila i nuclei familiari presenti nelle graduatorie pubbliche in attesa di un alloggio (a livello nazionale sono 350-450mila le famiglie che attendono).

Nel capitalismo contemporaneo «il valore non viene nemmeno più prodotto ma estratto», ha spiegato Gainsforth . Estrazione del valore dal suolo – per speculare a livello immobiliare – che è «un atto di violenza», e «così è sempre stato, dall’impero coloniale britannico fino a oggi, come avverrà a Gaza quale conseguenza della guerra in corso». In Italia, nel secondo dopoguerra vi era stato un periodo di politiche pubbliche atte a regolare la rendita.Politiche pubbliche presenti ancora, ma che «oggi favoriscono processi di privatizzazione dell’ambito immobiliare», iniziati negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. Tutto ciò per favorire quella produzione di valore di cui si è accennato, attraverso l’attività edilizia e grazie ai cambi di destinazione d’uso (da agricolo ad abitativo, perlopiù). Forma di speculazione immobiliare dominante negli ultimi anni è quella legata al turismo, divenuto nel tempo «lo strumento principale di estrazione di valore d’uso dal suolo», affittando sempre più alloggi a turisti (quindi per periodi brevi) e non a singoli o famiglie che vogliono risiedere. Questo rent gap porta alla cosiddetta gentrification, vale a dire alla trasformazione delle città con la sostituzione dei ceti medi e popolari con ceti con redditi più alti.

«Soprattutto negli ultimi 5 anni – ha proseguito Gainsforth -, anche in Italia abbiamo assistito a questo fenomeno – in crescita -, che vede un target sempre più ristretto: prima gli studenti, poi i turisti, ora i ricchi stranieri». Dagli affitti brevi a quelli medi. Gainsforth nell’ultimo numero della rivista Jacobin Italia (n. 28 – autunno 2025) spiega quindi come «gli affitti medi [alcuni mesi o un anno, ndr], intermediati da piattaforme digitali, sono in crescita e stanno monopolizzando il mercato delle locazioni». E scrive ancora: «Le case diventano più care, sempre più quartieri un tempo popolari diventano inaccessibili a residenti stabili, mentre coworking, caffè e palestre boutique sostituiscono negozi, asili e altri servizi tradizionali. La nuova offerta di abitare di medio periodo si intreccia con una domanda, anch’essa in crescita, composta da profili come nomadi digitali o expat temporanei, spesso con alto potere d’acquisto».

Così, la città diventa «una macchina di accrescimento della ricchezza privata, e naturalmente per pochi. Oggi – soprattutto in Italia – col dogma della proprietà privata è impensabile immaginare che il pubblico sia il proprietario del suolo (fenomeno che invece avviene ad esempio in Austria e in Olanda) ed è quindi impensabile proporre una riforma del catasto». Ma l’assolutizzazione della proprietà privata così intesa «non difende dalla povertà, non difende il diritto al lavoro né quello alla casa», ha aggiunto l’autrice. «Nelle città vediamo una sempre maggiore polarizzazione: i ricchi/molto ricchi e i poveri (i senzatetto)», dato che la gentrification sposta sempre più le fasce medio-basse fuori dalla città.

C’è quindi bisogno – ha detto Gainsforth – di «ripoliticizzare il tema della casa», di difenderlo come «diritto non privato ma di tutti». E una possibile soluzione – ha concluso – potrebbe essere quella di «rivalutare la forma cooperativa di proprietà».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 ottobre 2025

Abbònati qui!


Foto: SevenStorm Juhaszimrus (Pexels)