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Esperienza possibile: ecco la vera mistica

28 Gen

A Ferrara presentato il libro “La scala mistica”: riflessioni

Molti quando sentono pronunciare il termine “mistico” pensano a qualcosa di distante, fumoso, per pochi eletti. Ma sbagliano: l’incontro col Signore è un’esperienza intima che ognuno può vivere.Certo, non qualcosa di immediato, ma di sicuro di possibile. Di questo e altro si è discusso nel pomeriggio dello scorso 19 gennaio nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea di Ferrara in occasione della presentazione del libro “La scala mistica. Intelligenza e amore nella mistica d’Occidente dalle origini al Medioevo”, secondo di un dittico e curato da Giovanni Giambalvo Dal Ben, con prefazione di Antonella Lumini (ed. Le Lettere, 2024). Una 40ina i presenti che hanno ascoltato le voci dei due relatori, introdotti e moderati da Marcello Girone Daloli, ideatore del ciclo “Incontri con la Spiritualità applicata”.

Giambalvo Dal Ben è medico e oblato della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, mentre Lumini è una scrittrice ed eremita urbana in Firenze, dove da oltre quarant’anni porta avanti un’esperienza di vita ispirata alla pustinia (“deserto” in lingua russa). 

La scala, dunque, come simbolo mistico, quindi, ha riflettuto Giambalvo – «di unione fra terra e cielo, in entrambe le direzioni: per l’uomo affinché raggiunga Dio, per Dio che scende verso l’uomo». «Un’ascesi» possibile per ognuno, «un viaggio di purificazione e al tempo stesso di conoscenza nella gioia». Una «ricerca del distacco e dell’intima vicinanza tipiche della fede, tra sentimento e ragione». E, questo presentato, «un libro con una pluralità di voci», cristiane, di altre religioni o filosofie, perché «non esiste un’unica via per arrivare al divino». I due «montanti» della scala della mistica «sono Platone e il Vangelo secondo Giovanni»: filosofia antica e fede cristiana, quindi, come pilastri di questa costruzione, per poi arrivare a Plotino, Origene, Gregorio di Nissa, Pseudo Dionigi, Cassiano, Basilio e Giovanni Climaco con la sua di scala mistica, Giovanni Scoto Eriugena, e molti altri. Senza dimenticare la scala nel sogno di Giacobbe (Genesi 28, 10-17), e il Cristo che sale la scala della Croce nell’affresco presente nel coro del Monastero ferrarese di S.Antonio in Polesine. 

La mistica unisce quindi fede e ragione, filosofia e Sacra Scrittura e parte – ha poi preso la parola Lumini – con Platone e la sua concezione della meta della persona come un «ritorno all’origine, al divino, all’Assoluto»;un Dio «totalmente indeterminato che annienta l’individuale». Al contrario, nella Bibbia Dio è «creatore» e quindi «strettamente connesso con le sue creature», fino al cristianesimo in cui il divino si incarna nell’umano.

La mistica – ha proseguito Lumini -, nella sua origine va intesa come «una forma intima di teologia, che chiede silenzio, introspezione, il partire da sé, dunque un’esperienza profondamente connaturata all’umano, di incontro col divino». Non può dunque non essere una «mistica esperienziale», cioè «vissuta», non un mero lavoro intellettuale.Ed è quindi «una possibilità per ognuno, non riservata a pochi eletti». È «un’esperienza diretta, uno stile di vita», è qualcosa di «sperimentabile», è «lo stare in ascolto del desiderio profondo che ci abita: il desiderio del Vero e del Bello, in un cammino di trasformazione». Per questo, lo stesso Vangelo giovanneo è dominato da una «mistica dell’amore», in esso tutto gira «intorno alla dinamica trinitaria, che è una dinamica di amore, alla quale siamo  chiamati a conformarci, ascoltando la Parola e custodendola». Mistica dell’amore che è dunque anche una «mistica dell’ascolto e della visione» (credere per vedere e vedere per credere), l’«osservare e ascoltare il Verbo che non conosciamo ma che ci prende, ci tiene». «Attenzione e ascolto» quindi sono decisivi, per arrivare poi alla «contemplazione» e alla «preghiera pura». Quella cristiana è, perciò, una «mistica incarnata», dove non vi è (come in Platone) distacco dalla materia ma «un processo di deificazione che richiede quiete, silenzio, purificazione del cuore, spoliazione e desiderio di abbandono». Insomma – ha aggiunto Giambalvo – «tutto ciò che rende possibile l’intervento della Grazia».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 30 gennaio 2026

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Viaggio nei progetti di Terraviva

7 Gen

daloli“Terraviva: spiritualità pratica steineriana a Ferrara” è il nome della conferenza-incontro in programma oggi alle 17 alla Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea in via Scienze, 17.

Interverranno i soci fondatori e gli attivisti lasciando spazio a domande e proposte della cittadinanza. Coordinerà il dibattito Marcello Girone Daloli, neo-presidente dell’Associazione Nuova Terraviva di Ferrara.

Verrà offerto un panorama su Terraviva e i suoi progetti: applicazioni pratiche in pedagogia, agricoltura biodinamica, pittura e tanto altro, una realtà aperta a tutti, oltre le dinamiche commerciali.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 gennaio 2015

Diario di viaggio. Progetto Diga – Emergenza Zimbabwe

13 Feb

daloliIn Occidente il benessere economico ha davvero portato felicità alle persone? Da questa scomoda domanda è partita la riflessione di Marcello Girone Daloli alla Biblioteca Ariostea, nell’incontro di presentazione del suo libro “Atlantico in cargo. Liverpool – New York”. Con l’autore ha dialogato Giacomo Natali dell’associazione culturale Tangram. Il libro è un “diario di viaggio” della traversata oceanica che l’autore ha affrontato a bordo dell’Atlantic Conveyor, gigantesco cargo svedese, e le diverse esperienze vissute nella Grande Mela. In passato Daloli lavorava, tra gli Usa e l’Europa, nel marketing pubblicitario e televisivo. Poi ha continuato a viaggiare, ma alla ricerca di una spiritualità lontana dal mondo del profitto e della comunicazione pubblicitaria. Nel 2006 a St. Albert, villaggio dello Zimbabwe, ha dato vita al Progetto Diga-Emergenza Zimbabwe, che usufruirà dell’intero ricavato della vendita del libro. Il progetto è nato per costruire e sviluppare l’impianto idrico del villaggio, per la vita quotidiana, per l’ospedale, per l’irrigazione dei campi. Nel raccontare la sua esperienza in Zimbabwe, Daloli ha voluto mostrare un esempio concreto di come si possano aiutare popolazioni che vivono “l’inferno in terra”, e di come il nostro modello consumistico tipico del neo-capitalismo non solo non porti felicità a noi occidentali, ma si fondi sullo sfruttamento di milioni di persone in tutto il mondo. Per info sulle donazioni: http://www.help-zimbabwe.org.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 febbraio 2013