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Alla Galleria del Carbone mostra “oltre il contemporaneo”

21 Ago

3398_7d3991a322b6f14257cf6c181671d086Non solo musica, ma anche arte contemporanea, in occasione del Ferrara Buskers Festival. Una collettiva “oltre il contemporaneo” è visibile fino al 3 settembre nella Galleria del Carbone di Ferrara. In via del Carbone, 18/a sabato è stata presentata “Fuori mercato”, esposizione con presentazione critica di Azzurra Immediato, Orlando Piraccini, Domenico Settevendemie e Paolo Degli Angeli. Il gruppo cesenate composto da Franco Alessandroni, Andrea Artusi, Lucio Cangini, Davide Crociati, Anna Maria Nanni, Luciano Navacchia, Luciano Paganelli, Leonardo Rossi, Massimo Rovereti e Giulio Santolieri espone le proprie opere già esposte in un tour a Cesena e Ravenna.

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Un momento dell’inaugurazione

Le tecniche usate sono le più diverse: olio, acrilico, collage scultura, installazione, dando la possibilità di apprezzare un’interessante campionatura, di grande qualità, dell’arte contemporanea della Romagna. La mostra ha il Patrocinio del Comune di Ferrara e rimarrà in parete con i seguenti orari di visita: dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20, chiuso il lunedì.

Qui l’evento su Facebook.

Andrea Musacci

A Ferrara otto bambine e bambini saharawiani, piccoli «ambasciatori di pace che rimangono nel cuore»

17 Ago

1Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
I bambini permangono a Ferrara dalla mattina del 13 agosto, fino a domani, 18 agosto, quando ripartiranno dall’aeroporto milanese di Malpensa verso la loro terra. In Italia sono giunti lo scorso 4 luglio, e, prima della tappa ferrarese, sono stati, nell’ordine, tre settimane a Reggio Emilia, poi a Bellaria, Sala Bolognese e Sasso Marconi. In tutto sono circa un’ottantina i bambini saharawiani ospiti del progetto accolti quest’estate nella nostra regione, su un totale di 400 in tutta Italia. Nello specifico, la nostra città in 18 anni ha accolto circa 150 bambine e bambini provenienti dal Sahara Occidentale, situato tra Marocco, Algeria e Mauritania.
Seppur nei pochi giorni trascorsi a Ferrara, i bambini, tra le varie attività svolte, hanno avuto la possibilità di giocare a Parco Massari, di cenare o pranzare alla Bocciofila La Ferrarese in viale Orlando Furioso, nella mensa di via Zandonai, al Ristorante 381 in piazzetta Corelli e al Puedes nel sottomura di via Baluardi, di nuotare nella piscina di Occhiobello, oltre che di visitare il Castello Estense, il Giardino delle Capinere della LIPU in via Porta Catena, e di navigare sul Po grazie al battello fluviale “Nena”.
«Questi bimbi ci entrano nel cuore, e lì rimangono», ha spiegato, ai limiti della commozione, Alessio Zagni, presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Ferrara. «È importante mantenere alta l’attenzione sui problemi che vive questo popolo». Popolo la cui storia, nonostante diverse campagne di sensibilizzazione, anche nel nostro Paese rimane perlopiù misconosciuta. «Loro sono i nostri ambasciatori di pace», ha spiegato Hamadi Omar Mohamed, accompagnatore, interprete e mediatore Saharawi del gruppo, attivo in questo ruolo dal 2012. «La loro è la causa dei dimenticati: non esiste solo il muro del Marocco [che questo Paese ha istituito al confine col Sahara Occidentale per controllare meglio il popolo Saharawi, ndr], ma anche il muro del silenzio».
All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Agnese Casazza, presidente di Oltreconfine, e Massimo Maisto, Assessore alle Politiche per la pace del Comune di Ferrara, che ha spiegato come «il popolo Saharawi ha scelto la via della pace, della legalità internazionale, la via referendaria. La cooperazione internazionale decentrata è una, seppur piccola, risposta a questo tipo di problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 17 agosto 2017

«Come e con Maria»: Mons. Perego nella Cattedrale di Ferrara per la solennità dell’Assunzione della Madre di Dio

16 Ago

Martedì 15 agosto Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la S. Messa nella Cattedrale di Ferrara in occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Mons. Perego Assunzione Cattedrale Ferrara«Come e con Maria». La Madre di Dio, «la prima risorta», ci permette di contemplare quella «famigliarità con Dio che è il destino di ogni persona che crede in Gesù Cristo». In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Ferrara alle ore 10.30 di martedì 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione è stato proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950, Anno Santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.
«Questa solennità – ha spiegato nel corso dell’omelia – ogni anno ci presenta la fede nella nostra resurrezione, di cui Maria, la “donna vestita di sole” [Ap 12,1], ne è segno». La prima lettura ha visto il racconto, tratto dal Libro dell’Apocalisse, di questa figura femminile, «una donna concreta, reale, non immaginaria, una donna decisa contro il male, che difende suo figlio fuggendo nel deserto: è Maria, la prima risorta, destino a cui tutti noi cristiani siamo chiamati, “per mezzo di un uomo” [1Cor 15,21], Gesù Cristo».
Secondo Mons. Perego, il Magnificat – la preghiera più sublime, lode a Dio che sgorga dalla bocca di Maria durante la visita alla cugina Elisabetta incinta di Giovanni il Battista (Lc 1,46-55) – è «il canto del realismo cristiano»: l’uomo è limitato, il suo corpo destinato alla corruzione, ma Dio, grazie anche all’umiltà di Maria, «rinnova le cose, è vicino a ognuno con la sua Misericordia, vince l’ingenuità dei potenti, che credono con la forza di poter conquistare il potere, e con la ricchezza di poter comprare la propria salvezza». Con il Magnificat, «Maria accoglie la vita che nasce, così il dono, non l’egoismo e la chiusura, è misura del realismo cristiano».
«Contemplazione e amore, corpo e anima», essenza di ogni persona ben rappresentata nel Magnificat, sono anche immagine della Chiesa, “società visibile e comunità spirituale” (Gaudium et spes, 40) che, ha proseguito il Vescovo, «cammina insieme con tutta l’umanità, ne sperimenta la medesima sorte terrena, ed è fermento e amore per la società umana». Di conseguenza, «spiritualismo e materialismo», facendo venir meno, da opposti versanti, l’unione tra anima e corpo, per Mons. Perego «sono i pericoli più grandi contro la tutela della vita e la costruzione di una società solidale e di una comunità fraterna, perché illudono e allontanano dall’esperienza cristiana». Data, quindi, in conclusione, questa mistica unione tra terra e Cielo, materia e spirito, «l’attesa della terra nuova non deve far venire meno la sollecitudine per il lavoro relativo alla terra presente, dove cresce il corpo dell’umanità nuova». Appunto, «come e con Maria».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 16 agosto 2017

Bartolucci, l’omaggio commosso del mondo del cinema

6 Ago

Il “Dario Argento Tour Locations” di Torino sarà dedicato a Giovanni Bartolucci. A Lonigo il ricordo per l’ultima mostra sul cinema veneto

3. Giovanni Bartolucci

Giovanni Bartolucci

Il piccolo cumulo annerito di reperti cinematografici accatastato in piazzetta f.lli Bartolucci rimarrà non solo una delle immagini simbolo della tragedia di venerdì mattina, ma anche della volontà di recuperare memorie e di rendere omaggio a Giovanni Bartolucci, grande cinefilo e collezionista.

2. Giovanni Bartolucci e Francis Ford Coppola

Con Francis Ford Coppola

È proprio questa sua grande passione per la settima arte che lo ha fatto conoscere a grandi interpreti e organizzatori di film e rassegne in tutta Italia. Un esempio è l’omaggio che gli hanno dato ieri anche a Torino.  La settima edizione del “Dario Argento Tour Locations Torino” sarà dedicata proprio a lui, il cinefilo ucciso dal padre Galeazzo. Lo hanno deciso Stefano Oggiano e Davide Della Nina, organizzatori della manifestazione in programma nel capoluogo piemontese il 3 settembre. «Giovanni – ricordano – appassionato cinefilo e proprietario di un’importante collezione di film in pellicola (andata distrutta nell’incendio della casa), era da anni in contatto con gli organizzatori e con molti dei partecipanti abituali del DATLTo, con i quali quotidianamente scambiava opinioni sul cinema nei gruppi Facebook dedicati alla settima arte. Quest’anno, finalmente, Giovanni avrebbe preso parte al DATLTo, e sarebbe stata l’occasione per conoscerlo dal vivo. Purtroppo non ci sarà questa possibilità».

Oggiano sul proprio profilo Facebook ricorda così la vittima: “Addio Giovanni! Dovevamo incontrarci il mese prossimo al Dario Argento Tour Locations Torino. Era tua intenzione partecipare per scambiarci finalmente senza il filtro dei tasti, insieme a tutti i ragazzi, tutta la nostra voglia di celluloide! Eri un numero uno. Il Tour di quest’anno è dedicato a te! Buon Viaggio!”.

4.

Con Gloria Guida

Dal 12 maggio al 25 giugno scorsi a Lonigo (Vicenza) Bartolucci aveva realizzato un suo sogno curando la mostra “Viaggio tra cinema e letteratura nei luoghi dei set veneti”, alla quale avevano presenziato, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi, Oliviero Toscani, Antonio Caprarica, don Antonio Mazzi, e, soprattutto, Gloria Guida, per la quale Giovanni nutriva una particolare passione, e che aveva già avuto modo di conoscere in passato. I documenti in mostra – una selezione di manifesti, locandine e fotografie originali – appartenevano quasi interamente alla sua collezione. Giuseppe di Bella, architetto veronese, ha curato la mostra insieme a lui. I due erano da alcuni anni molto amici. «L’ultima volta ci ho parlato una settimana fa», ci racconta.

1.

Bartolucci a Lonigo con Gloria Guida e Giuseppe Di Bella

«Era molto umile, lavorava sempre lontano dai riflettori, era una persona seria e affidabile. Mi disse che era in cerca di una nuova sistemazione per l’enorme mole di materiale che possedeva – continua -, e mi parlò anche dello sfratto, che avrebbe dovuto cambiare casa. Non parlava mai dei genitori né pareva preoccupato di un possibile gesto di follia. La vita non gli ha dato tanto: anche per questo sto pensando di organizzare qualcosa per omaggiarlo». Un’altra persona che l’aveva conosciuto bene era Paolo Spada, venditore ambulante che ogni prima domenica del mese allestisce sul Listone la propria bancarella dove vende anche locandine di film. «Giovanni era mio cliente, chiacchieravamo sempre, era gentile e garbato. Una decina di volte sono stato a casa sua», ci racconta. «Avevo conosciuto anche i suoi genitori, sembravano una famiglia unita».

Elisabetta Antonioni: grave perdita per la città

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Elisabetta Antonioni e Giovanni Bartolucci

Particolarmente commossa della tragedia anche Elisabetta Antonioni, nipote del regista Michelangelo: «Giovanni l’ho conosciuto quest’anno al Ferrara Film Festival [svoltosi tra il 21 e il 26 marzo scorsi, ndr], e anche recentemente ci siamo sentiti in chat su Facebook. Pensi che, proprio in occasione della rassegna ferrarese di cinema, avevo allestito una mostra dedicata a mio zio e lui molto cortesemente stava illustrando ai visitatori l’esposizione. Sono stata molto contenta nel vederlo, e quando mi sono presentata mi ha dimostrato grande umiltà, dicendo che la mia presenza era per lui un onore. Avevo chiesto notizie su una macchina da presa e in quell’occasione abbiamo cominciato a darci del “tu”, dicendo che la cosa lo rendeva felice e onorato. Commentava anche molte cose che postavo sui social. Quando usciva per seguire le rassegne cinematografiche incontrava attori e registi famosi e aveva la passione di collezionare le loro firme sui cartelloni cinematografici. Era molto più di un hobby. Lo ricordo come un uomo timido e mite ancora più del padre. Educato, rispettoso e mai invadente. È una grande perdita per Ferrara, non solo per il patrimonio che deteneva in pellicole, ma anche per la sua grande cultura cinematografica».

«Il padre Galeazzo – prosegue Elisabetta Antonioni – invece, lo conoscevo da tempo, era mite, amabile, sempre col sorriso, disponibile e riservato. Andavo nel suo negozio di antiquariato. Davvero inspiegabile questa sua reazione così cruenta e drammatica. È un tragedia che mi ha sconvolto veramente».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 06 agosto 2017

Addio Rosa Maria Benini Esposito, pittrice del sacro, del del dolore, della smisurata bellezza

5 Ago

12809673_1295209447162993_8649917662683506056_nHo da poco appreso della morte della pittrice Rosa Maria Benini Esposito. L’avevo conosciuta personalmente, a lei avevo dedicato diversi articoli su “la Nuova Ferrara” e su “la Voce di Ferrara-Comacchio”. Ne ricordo la dolcezza, la femminilità cadenzata in modo originale dal suo lungo corpo, da quelle gambe e braccia longilinee che sembravano rami. Ricordo la sua lentezza, l’affanno della vecchiaia, che non facevano, però, venir meno una bellezza, una signorilità innata, istintiva, una simpatia spontanea e sempre inaspettata.

Ho avuto l’onore diverse volte di visitare il suo studio, e una volta anche la sua casa, dove conservava diverse sue opere.

La sua prima esposizione risale a più di quarant’anni fa, nel 1975, alla “Galleria Valadier 71” di Roma. Fu allieva e amica di Gastone Ghigi in arte “Silvan”, del quale non si stancava mai di parlare con immutata dolcezza.

Posto qui sotto alcune foto che scattai l’anno scorso nel suo studio.

Andrea Musacci

Ferrara, sfratto tragico, antiquario 77enne uccide moglie, figlio e si toglie la vita (“Avvenire”, 05 agosto 2017)

5 Ago

Museo d’estate, che idea: «caldo, ma ne vale la pena»

3 Ago

In Pinacoteca sale senza climatizzatore a 30°, le finestre aperte non bastano. I visitatori: interessati a storia e arte, non alle spiagge. Più fresco l’Archeologico

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Una famiglia in visita alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara

«Certo, è molto caldo, ma ne vale la pena». Il ritornello dei visitatori nei musei cittadini quando fuori, nelle ore centrali di ieri, la temperatura si aggirava ferocemente intorno ai 40°, è sempre lo stesso.
«Veniamo da Perpignan, a pochi chilometri dal confine spagnolo. È la quinta volta che visitiamo Ferrara». Baptiste, Marion, Franck, Sophie e Aimée sono una famiglia francese, una coppia con tre figli adolescenti. Riposano nel loggiato di Palazzo Diamanti dopo aver visitato la Pinacoteca Nazionale. Non sono interessati né alle Alpi né alle spiagge, ma ad ammirare alcune storiche città italiane. «Il caldo c’è ma in Francia è uguale», ci spiegano, anche se per un attimo restano scossi quando gli diciamo che a Ferrara sono previsti anche 42°. Matteo è di Roma ma vive a Parigi con la moglie Marta e le figlie Gilda e Bianca di 15 e 13 anni. Ferrara è una delle tappe del viaggio estivo in Italia, e la nostra Pinacoteca uno dei tasselli per conoscere meglio la storia e l’arte del Bel Paese. Nel corridoio che ospita anche la biglietteria, e in alcune sale, non sono presenti impianti di climatizzazione, per cui le temperature superano forse i 30°, rendendo non facile il lavoro dei dipendenti e dei volontari, e la stessa conservazione delle opere. Alcune finestre restano semiaperte nel, quasi vano tentativo, di far filtrare un po’ d’aria. Prima di avere temperature decenti, però, bisognerà aspettare settembre 2018, quando si concluderanno i lavori postsisma sul complesso Diamanti. Lo scorso ottobre, invece, sono state riaperte le sale del ‘500, le più antiche, ospitanti l’esposizione “La pittura di Ferrara ai tempi dell’Ariosto”. Il lungo lavoro di restauro ha previsto anche la realizzazione di un impianto di climatizzazione che rende mite il clima interno. In tutto, tra le ore 13 e le 14, sono entrati una dozzina di visitatori, su un totale di 42 dalle 8.30, in piena media del periodo, che vede picchi domenicali di 80 accessi.
Visitiamo anche il Museo archeologico nazionale di via XX settembre, dove alle 14 di ieri si registrano appena 8 visitatori e una temperatura nelle sale del piano nobile di circa 27 gradi. I visitatori in questo periodo prediligono la mattina, con le sue temperature leggermente inferiori. Una coppia, Donatella e Bruno da Treviso, appassionati di musei, ha sfidato il caldo rifugiandosi nelle fresche sale tra i reperti di Spina. Alcuni visitatori, infine, cercano un po’ di refrigerio anche sulle panchine in marmo sotto la galleria dei rosai e sotto alcuni dei monumentali cedri nel lato sud dello splendido giardino di Palazzo Costabili.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 agosto 2017