Tag Archives: Padre Roman Fedko

A Drohobych aumenta la tensione e insieme la fede e il coraggio

17 Mar
Famiglia aiutata da padre Roman

Padre Roman Fedko, sacerdote cattolico di rito bizantino, ci aggiorna sulla situazione nell’ovest del Paese. Ogni giorno aumentano i profughi e i poveri ma la solidarietà regge

La paura, giorno dopo giorno, cresce anche nell’ovest dell’Ucraina. E di pari passo aumenta la solidarietà e la preghiera. Abbiamo ricontattato Padre Roman Fedko, sacerdote cattolico di rito bizantino che con la famiglia (la moglie e i tre figli) vive a Rychtyci, a pochi km da Drohobych, vicino al confine con la Slovacchia e la Polonia.

«Noi stiamo bene – ci dice l’11 marzo -, i generi di prima necessità si trovano ancora, ma ieri notte hanno bombardato i due aeroporti militari nelle città di Lutsk e Ivano-Frankivsk», quest’ultima a 120 km da Leopoli, la distanza che divide Ferrara da Reggio Emilia.

«Da qualche giorno qui gira una brutta voce», prosegue: «la Russia accusa l’Ucraina di voler usare armi chimiche. Non solo è una fake news usata dai russi ma di solito quando loro accusano gli altri di qualcosa significa che cercano un pretesto per compiere loro stessi quell’azione. È successo così in Siria, ad esempio. Temiamo, quindi, che prima o poi siano loro a usare armi chimiche contro il nostro popolo. E poi c’è il terrore che possa accadere qualcosa dalla centrale di Chernobyl», ora in mano agli uomini di Putin. 

Nonostante ciò, la zona non ha ancora conosciuto combattimenti o bombardamenti. «Abbiamo un po’ più di paura ma col tempo la gente si sta abituando anche a questa situazione straordinaria. In zona ci sono tanti profughi, scuole e altre strutture pubbliche vengono usate per dare alloggio a chi scappa da Kiev e da altre città. Molti decidono di non proseguire verso il confine polacco o ucraino perché si ritengono già fortunati di essere arrivati sani e salvi qui».  

Quasi quotidiana è l’opera di assistenza da parte di Padre Roman di poveri, anziani e profughi. «Oggi sono andato a Drohobych in una scuola allestita come centro di accoglienza che ospita oltre 200 profughi e ho portato riso e altri alimenti». Ieri, invece, «qui a Rychtyci sono tornato a trovare alcune famiglie povere con bambini, tra cui alcune di rom – di cui mi occupo da oltre 10 anni -, che naturalmente con la guerra hanno peggiorato la loro situazione. Poi, regolarmente faccio visita, sempre qui nel mio paese, a un hospice, un centro palliativo che ospita più di 20 anziani allettati». 

Continua anche la difesa territoriale, con tutti gli uomini dai 18 ai 75 anni d’età che si sono arruolati. Ogni giorno si vive col pensiero che la guerra possa iniziare, del tutto, anche qui. Anche le strategie di difesa come le barriere anti carro armato rispetto ai primi giorni vengono organizzate meglio e in maniera più efficace, con la supervisione dei militari. Prosegue anche la realizzazione di teli neri, spesso fatti con poveri stracci, per metterli sugli edifici e altri punti importanti in modo che i caccia russi non riescano a vedere bene dove eventualmente bombardare.

Poi, però, c’è il problema dei russi che «girano da civili, anche da prima della guerra, spacciandosi per ucraini e cercando di raccogliere informazioni importanti. Oppure «sappiamo di persone pagate dalla Russia per compiere attentati alle centrali elettriche o del gas».  

Infine, proseguono le veglie di preghiera: «aumenta sempre di più il flusso di persone che viene per pregare, il doppio rispetto a prima. E continuo il Rosario sul mio profilo Facebook, al quale si collegano circa 200 persone la mattina e 400 la sera. Per molte persone – conclude Padre Roman – venire in chiesa significa trovare un po’ di pace, riacquistare un po’ di tranquillità. Ogni giorno, poi, confesso circa 70 persone e tante altre mi chiamano per chiedermi aiuto, dei consigli, per parlare e sfogarsi, per chiedere come poter essere utili».  
Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 marzo 2022

https://www.lavocediferrara.it/

«Uniti nella preghiera e nella resistenza»: il racconto di Padre Roman Fedko dall’Ucraina

9 Mar

Testimonianza da Drohobych a “La Voce”. «Qui ognuno è volontario, tutti aiutano in qualche modo»

di Andrea Musacci

Drohobych è una località nella zona occidentale dell’Ucraina, a quasi 80 km da Leopoli e vicina al confine con Slovacchia e Polonia. Qui vive Padre Roman Fedko, sacerdote cattolico di rito bizantino, sposato e con tre figli di 16, 10 e 4 anni. Parla bene l’italiano perché dal 2001 al 2009 ha studiato e conseguito la licenza e il dottorato all’Istituto Patristico Augustinianum dell’Università Lateranense di Roma. 

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare la situazione nella zona in cui vive. «Per il momento è relativamente tranquilla. Alle 4.30 del 24 febbraio scorso, primo giorno di guerra, siamo stati svegliati da missili esplosi a 25 km da qui. Solo dopo abbiamo saputo che ne sono stati lanciati quattro in una piccola zona militare», una delle tre del territorio. Missili che, però, hanno colpito anche tutti gli edifici circostanti, con diversi feriti. «Poi abbiamo visto aerei militari volare basso e velocissimi. Qui non se l’aspettava nessuno, fino al giorno prima si parlava di dialogo». Le giornate di padre Roman come di tutti gli abitanti di Drohobych sono impastate di paura, dolore, ma non di rassegnazione. «La notte, anche per due o tre volte sentiamo il suono delle sirene: le persone scappano nei sotterranei», negli scantinati, nei piani interrati. Padre Roman e la sua famiglia non ne hanno uno. «Ma anche i miei figli dopo più di una settimana di guerra in un certo senso si sono abituati».

«La popolazione qui è molto unita, tutti sono volontari: davvero enorme e commovente è stato il risveglio della gente. Tanti sono quelli che si arruolano volontari nell’esercito, c’è sempre la fila davanti alle sedi militari». Otto anni fa, durante la guerra in Crimea non fu così: «molti sentivano la guerra comunque come più lontana». Altri, invece, hanno combattuto anche in quel conflitto, e quindi hanno molta esperienza. Chi non impugna le armi prepara il cibo per chi ha bisogno, i pacchi con i beni di prima necessità, aiuta gli anziani di un ospizio, le famiglie povere, oppure costruisce barriere anti carro armato: «sono barricate con sacchi pieni di sabbia», ma anche veri e propri «blocchi di cemento armato che vengono posizionati su diverse strade che portano alla città per impedire ai carri armati russi di passare».

Per quanto riguarda, invece, l’accoglienza dei profughi, a Drohobych e Truskavets, quest’ultima nota città termale poco distante, «molti edifici, tra cui quelli termali, sono stati messi a disposizione dei profughi, e in tanti hanno aperto le porte delle proprie case alle famiglie che arrivano da Kiev o da altre zone». In molti, però, sono di passaggio, si fermano due giorni per proseguire verso il confine con la Polonia, nella speranza di arrivare in Europa. Ma la solidarietà e la resistenza si concretizzano anche in altri modi: «diverse donne della mia parrocchia realizzano reti, tende nere di diverse stoffe per mascherare gli edifici, in modo che gli aerei russi senza pilota non li possano vedere e colpire».

E naturalmente c’è la preghiera, diffusa, continua, popolare, 24 ore su 24: sia in chiesa sia on line sulla pagina Facebook di padre Roman, con collegate ogni giorno centinaia di persone. Ma i soldati, padre Roman, li aiuta anche confessandoli: «in questi giorni – ci racconta – avrò confessato e benedetto una 30ina di soldati. A ognuno di loro regalo anche il rosario. Ieri di rosari ne abbiamo benedetti un centinaio».

Insieme al dolore, da ogni parola di padre Roman si sente anche l’orgoglio. Quello di un popolo che i russi vogliono schiacciare. «O siamo uniti e resistiamo oppure l’Ucraina non ci sarà più. Ora i missili arrivano anche dalla Bielorussia (alleata di Putin, ndr), e temiamo che anche il loro esercito ci invada in appoggio alla Russia». Un ringraziamento nasce in lui spontaneo prima di lasciarci: «Grazie di cuore a voi ferraresi per tutto l’aiuto che ci state dando. E grazie all’Italia e all’Europa che ci sostengono».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” dell’11 marzo 2022

https://www.lavocediferrara.it/