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«Non c’è alternativa alla politica: ben vengano Scuole come la vostra»: Casini a Ferrara

13 Mar

Il sen. Pierferdinando Casini è intervenuto a Casa Cini. Intelligenza artificiale e Ius scholae fra i temi trattati. «La politica è necessaria, servono più luoghi di formazione. Impossibile l’unità dei cattolici»

Un incoraggiamento a proseguire nella creazione di luoghi di formazione politica, sempre più necessari, è venuto dal Sen. Pierferdinando Casini (foto Alessandro Berselli), intervenuto la sera dell’8 marzo scorso a Casa Cini, Ferrara, per la seconda lezione della Scuola diocesana di formazione politica. Casini arriva puntuale in S. Stefano, accompagnato da una leggera pioggia, e con al collo una sciarpa rossoblù del Bologna, sua squadra del cuore. Ad attenderlo una 70ina di persone (30 nel salone di Casa Cini, le restanti collegate on line) per ascoltare uno dei volti più noti della politica italiana, da 41 anni in Parlamento, fino al 2008 spalla centrista del centro-destra, poi alla ricerca di uno spazio autonomo al centro (con scarsi risultati) e infine alleato del centro-sinistra col suo movimento “Centristi per l’Europa”. Europa che è stata la grande assente di un confronto comunque vivace e pieno di spunti di riflessione.

«C’È BISOGNO DI LUOGHI DI FORMAZIONE»

«Più volte ho sollecitato anche il card. Zuppi», ha esordito Casini, interpellato dalle domande di Marcello Musacchi (foto di Alessandro Berselli): «vanno pensati nuovi luoghi per la formazione politica» perché «oggi non esistono più i partiti», quei luoghi «dove un tempo si formavano persone preparate. Proprio oggi parlavo di questo con Dario Franceschini», vecchio “compagno” nella DC. Oggi i partiti sono diventati «partiti personali», da qui i «forti sbalzi elettorali». Oggi dunque bisogna «sollecitare le università» (con master e corsi ad hoc) «e le Diocesi» a proporre iniziative di formazione politica. Nell’epoca dell’Intelligenza artificiale, del web, «dell’ipermodernizzazione, non si è trovato un sistema alternativo alla politica per far partecipare la collettività», ha detto. Bisogna quindi «ricostruire un tessuto di motivazioni partendo dalla consapevolezza che non c’è alternativa alla politica». E una buona politica è possibile «se riusciamo a innervare in questa attività le migliori energie e i migliori propositi per costruire una società diversa». Bene, quindi, «una scuola di formazione politica come la vostra, scuola che deve giovare all’intera società, non a una parte o all’altra, e non deve avere come fine la nascita di una forza politica cattolica: le idee dei cattolici devono fermentare ovunque», ha aggiunto il senatore. Cattolici che, per loro natura, «devono guardare al futuro, ai più bisognosi», e quindi «sentire una motivazione più forte degli altri per partecipare alla vita politica». 

IL POTERE E IL COMPROMESSO

Nessun cedimento alla nostalgia, quindi. La prima Repubblica appartiene ormai a un altro mondo: «l’unità politica dei cattolici – ha riflettuto – era resa possibile dal timore di finire nell’orbita del comunismo sovietico. La DC rappresentava quindi un baluardo per garantire la libertà. Una storia andata avanti fino al 1989, anche se in realtà ben prima dell’’89 l’unità politica dei cattolici non esisteva più. Oggi – sono ancora sue parole – non è più ipotizzabile un partito che raccolga tutti i cattolici, la loro divisione è un dato acquisito», ma tutti i cattolici, a prescindere dalla collocazione, «dovrebbero sentire maggiormente la spinta a rendere migliore la politica». E dovrebbero farlo «con laicità, sapendo fare i giusti compromessi, come fu nel caso della legge sull’aborto: d’accordo i cosiddetti principi non negoziabili, ma in un’assemblea legislativa devi per forza negoziare». Stando sempre attento a non perderti: «il potere è un’illusione ottica, logora chi ce l’ha» (ha detto, “correggendo” Andreotti), è «una droga, una fuga dalla realtà. Le cose che rimangono sono altre, sono i valori veri, il rapporto coi propri figli. Quando nel 2001 venni eletto Presidente della Camera – ha raccontato -, dopo 30 telefonate da persone potenti (fra cui quella di Gianni Agnelli), decisi di chiamare alcune persone del bolognese che conoscevo, per me importanti, come il postino e alcuni agricoltori».

La politica si deve quindi «nutrire di progetti per il futuro, anche se la memoria non va rimossa, ma conosciuta e preservata». Soprattutto per le nuove generazioni: «oggi i giovani fanno molta più fatica a orizzontarsi, c’è molto smarrimento, e la stessa Intelligenza artificiale (le cui conseguenze non riusciamo ancora a immaginare) rende molto più condizionabile l’opinione pubblica. Anche per questo, anche per regolamentare l’Intelligenza artificiale, oggi serve la politica».

L’ATTUALITÀ: DALLO IUS SCHOLAE AI RISCHI PER LA DEMOCRAZIA

E a proposito di temi specifici, Casini ha risposto a una domanda sullo Ius soli, ricordando come lo difese già nel lontano 2001 per poi invece da alcuni anni preferire la formula dello Ius scholae, «perché con lo Ius soli c’è il rischio che molte donne vengano in Italia per partorire e ottenere la cittadinanza». In ogni caso, dare la cittadinanza a giovani stranieri che studiano nelle nostre scuole è importante soprattutto «per coinvolgerli in un destino comune». E integrazione, per Casini, significa anche avere «il coraggio (ma oggi in Italia è impopolare) di costruire moschee nelle città, spazi controllati da forze dell’ordine che eviterebbero la clandestinità di luoghi di preghiera fai-da-te negli scantinati». Rispondendo poi alle diverse domande e riflessioni provenienti dai presenti, Casini ha trattato vari temi fra cui l’immigrazione («il Mediterraneo oggi è una bomba atomica ma l’Italia nel Mediterraneo non conta più nulla»), la pace («si costruisce con la politica» e «la difesa dell’Ucraina oggi è fondamentale anche per difendere la nostra civiltà»), i rischi per la democrazia occidentale (da Trump alla Cina), l’utero in affitto («a cui sono contrarissimo, anche se il politicamente corretto non prevede il diritto di critica»). Chiusura con i valori fondamentali a cui un cattolico in politica non può rinunciare: «serietà, onesta e coraggio». E il «non deprimersi quando si è in basso e non esaltarsi quando si è in alto».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 15 marzo 2024

La Voce di Ferrara-Comacchio