Tag Archives: Piero Ferraresi

Condivisione e altro-da-sé: i nuovi racconti di Piero Ferraresi

7 Mar

Si intitola “Sogni e avventure sulle Alpi” il secondo libro dedicato alle memorie della giovinezza: un viaggio complesso per diventare umani

Quella «spoliazione» necessaria per scoprire la propria umanità. È da poco uscito il secondo libro di racconti di Piero Ferraresi, dal titolo “Sogni e avventure sulle Alpi” (Este Edition, gennaio 2026), séguito del libro d’esordio “Sogni e avventure sull’Appennino” (Este Edition, Ferrara, luglio 2024). Il nuovo volume – ambientato sulle Alpi, prevalentemente sulle Dolomiti, in particolare nella Val Di Fiemme e nel comune di Tesero (Trento) – Ferraresi lo presenta il 9 marzo alle ore 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Per l’occasione l’autore dialogherà con Mauro Presini, maestro elementare in pensione e scrittore. E il 4 marzo alle ore 16 il libro viene presentato al Centro sociale “Azzurro” (via F. Cavallotti, 33) di Occhiobello (RO). Libro che è acquistabile, oltre che negli store on line, anche a Ferrara nella libreria Libraccio (p.zza Trento e Trieste), nella libreria “Testaperaria” (via de’ Romei) e nella Cartoleria Sociale (via Spadari).

In quest’ultima fatica, Ferraresi raccoglie alcuni racconti tra biografia e fantasia, con protagonista Pierino, membro di una famiglia numerosa, fin da piccolo quindi abituato alle «piccolissime rinunce» e soprattutto all’«importanza di condividere». Al senso del limite, quindi (per ora solo fuori di sé). Le vicende di Pierino si svolgono durante le vacanze estive con la famiglia, su quei monti e quei boschi verso i quali prova «un richiamo fortissimo, un’esigenza quasi fisica».

La prima parte è il racconto della sua ricerca, con un amico, dei resti “dell’orso speleo”, preistorico, di cui tutti parlano. Ma è un rapporto, quello di Pierino con la natura non umana, appunto di attrazione, di richiamo ancestrale ma al tempo stesso di conflitto, di timore. Che sono gli stessi sentimenti che il giovane dovrà affrontare, dominare e vincere nei confronti della realtà, intesa come altro-da-sé, alterità inevitabile, quindi anche imprevisto. Insomma, dalla Storia collettiva – che tanto lo attrae, ma già vissuta, e sempre spersonalizzante – dovrà arrivare alla storia personale, unica.

In ciò, infatti, consisterà il suo doloroso ma affascinante cammino fuori dall’infanzia, il suo farsi uomo. “Uomo” da intendersi non solo, non tanto, come maschio adulto, ma come essere umano. Insomma: umani si diventa, è una conquista, e l’umano ha sempre il volto dell’Altro, è l’incontro-scontro con ciò che ci supera, che non possiamo afferrare. L’autore definisce ciò una continua «spoliazione». Nel caso di Pierino, è quell’imponente cattedrale di rocce e rami, un gatto, un nido di vespe, gli amici, i vecchi del bar. Sarà grazie a un capriolo che avverrà in lui una svolta, sarà la breve epifania di questo animale «maestoso ed elegante» a sconvolgerlo. Sarà uno dei riti di passaggio necessari nella vita del giovane.

Ma come in tutti i transiti, «le ombre» incombono, il sentirsi inadeguato, fragile, preda del proprio rimuginare. Capirà, Pierino, che al sonno inteso come stasi, routine, palude esistenziale, deve contrapporre il sonno costellato di sogni, di desideri, di visioni che rompono l’abitudinarietà stantia dei nostri quotidiani («l’appiattimento delle abitudini collettive») per farci uscire da noi stessi e dalle nostre gabbie invisibili. Serve, in questo – come detto – un Altro, che si esprime soprattutto attraverso la voce, il richiamo (spesso ricorrente nel libro), la parola quindi. E la Parola: quella del Creatore che «accompagna verso l’invisibile, verso la profondità delle altre persone, delle cose e delle situazioni».

È questa la conquista di Pierino: il riconoscere il valore della «condivisione profonda» fatta di «ascolto, attenzione, riflessione, pazienza, capacità di immedesimarsi negli altri». Quel «giardino meraviglioso» fatto di dono e comunione, nel quale contemplare la bellezza di ciò che è, dopo aver (ri)trovato sé stessi, dopo aver compreso l’essenziale.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 marzo 2026

Abbònati qui!

«Sete continua di pienezza»: la formazione spirituale di un giovane (e di tutti noi)

6 Set


“Sogni e avventure sull’Appennino”: i racconti d’esordio di Piero Ferraresi

La consueta vacanza estiva di un ragazzo con la famiglia nella casa di Lizzano in Belvedere, sull’Appennino bolognese, è il “contesto” per i tre racconti di formazione contenuti nel libro d’esordio di Piero Ferraresi, “Sogni e avventure sull’Appennino” (Este Edition, Ferrara, luglio 2024).

Un romanzo sulla formazione umana e spirituale di un giovane, Pierino, verso una maturità nell’Amore declinata nel «Noi» e nella «Cura». A un tempo, un’ascesi e uno sprofondare tra estasi e antri abissali, a strapiombo sul mistero orrido della morte, visione di terrore che solo Dio permette, tenendoci per mano.

Il «Bastone», che durante le escursioni infonde sicurezza a Pierino, è nel libro il primo elemento carico di aspetti fantastici e simbolici, scettro umile del viandante o “arma” biblica dei fratelli Mosè e Aronne. Bastone che lo condurrà alla sua meta: il Regno della «Grande Aquila», la «Regina delle montagne», che, unica, può «insegnargli il segreto del Volo». Pierino sogna, infatti, di librarsi libero, senza vincoli né pesi, «con il suo viso che veniva accarezzato da una brezza leggera», come quella udita dal profeta Elia.

Anche la «Sorgente» rivolgerà la parola a Pierino come fosse, quest’ultimo, il Dante della Divina Commedia: «Pierino, giusta è la via. / Da sempre, la Grande Aquila, / nel suo Regno t’attende». E ancora: «Con lei inizia il cammino infinito, / di chi cerca il sogno dell’Amore donato (…). Devi vincere la paura / e lo sconforto, suo degno consorte. / Se incontri le fiere non provocarle, / ma per la via prosegui dritto». Qui, non vi sono la lonza, il leone e la lupa ma, ad esempio, la vipera, animale che, forse non a caso, richiama il libro di Genesi. «Grazie, sorella Acqua», risponde Pierino, novello San Francesco del Cantico.

Ma «forze avverse», «negative», misteriose, «nemiche di ogni sogno e di ogni desiderio di perfezione», «vogliono rallentargli l’ascesa verso l’inaccessibile Regno della Grande Aquila». Una di queste è lo «Spirito Padronale», quello del possesso, dell’accumulo e del dominio, contro la logica del dono e della gratuità. Anche gli animali – formiche, cinghiali, vipere e calabroni – seppur raccontati in maniera simbolica e quasi favolistica, non sono scevri da aspetti inquietanti e maligni, rimandando alle infinite dipendenze mortali dell’uomo, contrarie a quella dipendenza all’Assoluto nostra fonte, nostra vita che, unica, rende vera la nostra libertà.

In questo sogno, Pierino arriverà alla visione del Regno della Grande Aquila, Regno d’Amore, dell’Eterno: «un’intensa emozione lo colse, riempiendolo di consolazione (…). Per un attimo gli parve che non esistesse più la dimensione del tempo e che tutto il suo vivere non fosse altro che un eterno presente». È un’esperienza mistica che fa esplodere la sua esistenza: «Si accorgeva che solo il gustare e ricordare i momenti di luce poteva aprire i suoi occhi e dare sapore alla vita ordinaria». Ma a muovere Pierino in questo cammino arduo e immenso sarà «una sete continua di pienezza», «un fuoco che non si spegneva». Una ricerca continua, quindi, la sua, contro l’apatia, il vuoto, il ripiegamento su di sé, quella oscura «malattia dell’animo».

A completamento di questo cammino educativo vi sarà – oltre all’esperienza iniziatica del campeggio con gli amici – anche un altro sogno, nella miseria e nella bellezza della storia, con la fame, la guerra e, per lui, il dono ulteriore di poter parlare all’improvviso una lingua sconosciuta, come gli apostoli a Pentecoste. Qui, Pierino imparerà la vera fraternità, il leggere i segni della Speranza in «alcune timide margherite» davanti ai corpi di soldati uccisi.

L’assurdità del male e della morte si vive, quindi, solo nella carità, nella fraternità e nella speranza. L’essenziale della realtà si può cogliere solamente attraverso la Grazia: è il dono e l’apertura all’altro e all’Altro, il cammino nella fede a farci diventare adulti, con gli occhi – sempre bagnati da una divina inquietudine – di un ragazzo che si apre alla vita.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 6 settembre 2024

Abbònati qui!