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Presepi viventi ucraini, il racconto di un popolo 

10 Gen

In 200 a Ferrara per il Festival con parrocchie da varie città del Nord Italia. L’Esarca a “La Voce”: «qui ci sentiamo a casa»

Il dramma della guerra e la letizia del Natale. Le contraddizioni del mondo e la speranza che non delude. L’eterna lotta tra il bene e il male è al centro delle Sacre Scritture e così il Festival dei Presepi Viventi ucraini tenutosi a Ferrara ha voluto rappresentarla nelle forme delle tradizioni popolari. 

Erano circa 200 i presenti lo scorso 4 gennaio nella nostra città per l’importante iniziativa che ha visto direttamente coinvolte parrocchie di diverse località, oltre a Ferrara: Firenze, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo, Bologna, Brescia, Carpi, Correggio, Modena, Parma, Rimini e Cattolica. Gli sguardi a un tempo dolci e fieri delle ragazze e dei ragazzi emigrati – o qui nati – hanno interpretato la Vergine Maria, san Giuseppe, Elisabetta, i Re Magi. Ma non sono mancate streghette, diavoletti, soldati romani e centurioni con scudi e armature, pastori, pastorelle, pecorelle. E un ragazzo vestito di bianco con mantella nera che impugna una falce: è la morte, la morte che sconfigge il male, tipica della tradizione ucraina. E ancora: diverse le bandierine col simbolo dell’Ucraina, fasci di grano (altro simbolo del Paese), angeli e angioletti, e tante donne con gli abiti tipici tradizionali. E poi la Stella di Betlemme, a 8 punte, anch’essa tipica ucraina, che annuncia il Natale (anche se dal 2023 i greco-cattolici ucraini lo hanno “anticipato” dal 7 gennaio al 25 dicembre). 

Nella tarda mattinata, nella chiesa di Santa Maria dei Servi (via Cosmè Tura, ang. Contrada della rosa) il nostro Arcivescovo mons. Perego ha presieduto la Divina Liturgia assieme all’Esarca Apostolico in Italia mons. Paulo Dionisio Lachovicz e ad altri sacerdoti e diaconi sia della nostra Arcidiocesi che di altre comunità cattoliche ucraine in Italia. Dopo il pranzo comunitario, è partita la processione dei Presepi Viventi da S. Maria dei Servi fino alla Sala Estense (piazza Municipale), passando per via Contrada della Rosa, viale Cavour, corso Martiri della libertà; dopo una breve “sosta” in piazza Duomo, l’ingresso in piazza Municipale e quindi in Sala Estense. Un uomo con la fisarmonica ha accompagnato l’esecuzione di alcuni canti tradizionali, fra cui “Una nuova gioia”. In Sala Estense si sono quindi alternati i Presepi Viventi ucraini: alcuni uomini hanno indossato moderne divise militari, una donna era vestita da infermiera, una giovane col violino ha suonato le note di “Astro del ciel”. Il dramma della guerra ha dunque richiamato l’eterna lotta tra il bene e il male, di cui rappresenta l’ultima terribile manifestazione. Ma la letizia del Natale di Nostro Signore non viene solo per addolcire i volti stanchi e malinconici di questi emigrati, ma è autentica promessa di una Pace duratura, di una Pace che non mente, di una Pace senza ombre.

L’ESARCA ALLA “VOCE”: «UCRAINI QUI SI SENTONO A CASA»

Prima della Divina Liturgia, l’Esarca mons. Paulo Dionisio Lachovicz ha rilasciato alcune dichiarazioni al nostro Settimanale: «i cattolici ucraini nella chiesa e nella comunità di Ferrara si sentono a casa, si ritrovano a casa, possono cantare e pregare in ucraino. Questo è molto importante. Si sentono nel loro Paese, nel loro spazio sacro». Due le Porte Sante aperte da mons. Lachovicz in chiese “ucraine” in Italia: una, la Cattedrale della Madonna di Zhyrovyci e dei Santi Martiri Sergio e Bacco a Roma; l’altra, la chiesa di San Michele a Bologna, entrambe scelte quindi come chiese giubilari. E Porte Sante, naturalmente, sono state aperte a Kiev e in tutte le Diocesi dell’Ucraina. Gli chiediamo della guerra che ancora non si ferma da quasi 3 anni dall’invasione russa all’Ucraina: «è una tragedia immensa, una distruzione sistematica», commenta con dolore. «Se Putin non verrà fermato, distruggerà l’Ucraina». A fine Messa ha poi ringraziato pubblicamente mons. Perego e la Diocesi «per la vostra vicinanza al nostro popolo, alla nostra gente. Grazie per aver accolto tutti i nostri migranti».

I CAMPANARI AMICI 

Prima della Liturgia, ci è stato consentito come “Voce” di salire sul campanile della chiesa di Santa Maria dei Servi assieme a Francesco Buttino, membro dei Campanari Ferraresi dei quali fa parte da 25 anni. Tre le campane, una delle quali – la centrale, la maggiore, con caratteri gotici – risale al 1412 ed è probabilmente la più antica nella nostra Diocesi. Nel 2022 a S. Maria dei Servi i Campanari Ferraresi (che attualmente contano una dozzina di membri) han suonato ogni giorno dei primi mesi successivi allo scoppio della guerra, e successivamente in occasione delle feste. «La prima volta che abbiamo suonato qui – ci spiega Buttino – è stato per la Pasqua di 10 anni fa». E «la prima domenica in lockdown, a marzo 2020, abbiamo suonato su vari campanili qui in città: molte persone si affacciavano per applaudirci e gridarci il loro grazie. Fu commuovente».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 gennaio 2025

Abbònati qui!

(Foto Roberto Targa – Alessandro Berselli)

In cammino verso il Suo volto: il Presepe Vivente a Ferrara

19 Dic
Foto Alessandro Berselli

300 presenti e una sorpresa

Di per sé momento vivo dove meditare e gioire della nascita di Nostro Signore, quest’anno il Presepe Vivente ha riservato ulteriori sorprese.

Innanzitutto, il luogo scelto, la Basilica di San Francesco a Ferrara in occasione degli 800 anni dalla nascita del presepe grazie al Santo di Assisi (v. articolo sotto). Circa 300 i presenti sul sagrato, tante le famiglie con bambini, in prima fila il nostro Arcivescovo. «Vivere il Natale significa stare davanti a questa Presenza eccezionale», ha detto Marco Romeo, uno degli organizzatori. «L’Eterno ci diventa familiare». «Il Presepe – concluderà poi mons. Gian Carlo Perego – è luogo di semplicità, povertà e umiltà. Possiamo vivere il Natale da prepotenti oppure come storia vera, comprendendo come Gesù con la Sua vita rinnova ogni giorno la nostra vita». 

Un importante momento – questo, annunciato – è stata la proiezione del videosaluto da parte di mons. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme: il Presepe Vivente «è importante per recuperare la tradizione:nel passato si trova la certezza per il presente e il futuro e ciò che può rendere festoso il tempo», ha detto. «Natale è tempo di speranza per un mondo moderno che non crede più in niente. Natale è il tempo di riscatto dalla menzogna, dall’odio, dal nulla». Quel nulla vinto dal “sì” di Maria, con l’Annunciazione svoltasi sul balcone a lato della Basilica, momento conclusosi con un imprevisto soffio di vento ad accompagnare le ultime deboli luci prima della sera, l’inizio di una storia nuova. Si fa buio sulla nostra terra, come fu per Maria e Giuseppe raminghi nel tentativo di trovare un giaciglio. Giaciglio che sarà lì, nella casa di tutti, proprio dentro la Basilica (il cui primo nucleo risale al XIII secolo), in un punto non casuale: nella terza cappella della navata di destra, dove campeggia la “Natività” di Olindo Martinelli (del 1865), fedele riproduzione dell’omonima opera di Benvenuto Tisi da Garofalo (1512 ca.) conservata nella Pinacoteca Nazionale di Ferrara.

Finale suggestivo e a sorpresa, quindi, con i presenti invitati all’ingresso della Basilica ad “armarsi” di lanterne, cesti con doni e bastoni, perché siamo tutti pellegrini in cammino, che seguiamo la luce alla ricerca del Suo volto.

Il piccolo Tommaso è stato l’inconsapevole interprete di Gesù Bambino, Giovanni Bugli  (ingegnere) e Marta Pini (studentessa universitaria e iscritta al CLU) hanno impersonato San Giuseppe e la Vergine Maria, mentre Gloria Soncini ha vestito i panni di Elisabetta, Andrea Fabrizi quelli dell’angelo e il coro di CL ha accompagnato con i canti, fra gli altri, di Adriana Mascagni. Grande la soddisfazione, quindi, tra gli organizzatori: Associazione Genitori “Luigi e Zelia Martin”,Fondazione Zanotti, Ferrara Eventi, L’Umana Avventura,Associazione Gaudì, in collaborazione coi Frati francescani. Grande sostegno anche per la solidale “Campagna Tende” della Fondazione AVSI. Un’altra luce nel buio del presente.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 22 dicembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio