Archivio | 16:33

Quacchio, festa per la chiesa e l’asilo restaurato 

18 Set

Dedicazione e 60° dalla costruzione col Vescovo. Il rito in una chiesa gremita e la cerimonia nella Scuola

Grande festa il 17 settembre nella chiesa “San Giovanni evangelista” di Quacchio a Ferrara per la dedicazione e per il 60° della consacrazione. La chiesa fu distrutta dai bombardamenti bellici nella seconda guerra mondiale e ricostruita nel 1963, assieme alla canonica e alla Scuola materna, su progetto dell’arch. Orlando Veronese e grazie all’impegno dell’allora parroco mons. Antonio Abetini. Da due anni Quacchio fa parte dell’Unità pastorale “Borghi in periferia fuori le mura” assieme a S. Caterina Vegri, Malborghetto di Boara, Pontegradella e Focomorto. 

I riti della dedicazione – unzione dell’altare e delle pareti della chiesa in corrispondenza delle croci della Via Crucis, l’incensazione e illuminazione dell’altare e dell’edificio – sono seguiti all’omelia del nostro Arcivescovo, nella quale – riprendendo anche il Vangelo del giorno – ha riflettuto così: «Ogni chiesa è luogo dove si vive e s’impara il perdono. Quanti in questi 60 anni hanno sperimentato in questo luogo il perdono di Dio, hanno ricominciato a vivere grazie alla misericordia di Dio? E quanti in questi 60 anni in questa chiesa, nata sulle macerie della violenza di una guerra, hanno partecipato all’Eucaristia, fonte di perdono e pace?».

A fine Messa il parroco don Luca Piccoli dopo i ringraziamenti alla comunità, ha invitato a «non dimenticarci di essere un popolo sacerdotale, che nasce e rinasce sempre grazie all’Eucarestia». Per l’occasione – ha spiegato – è stato ricostruito l’ambone e all’ingresso il confessionale e il fonte battesimale sono stati scambiati tra loro di posto, tornando alle loro posizioni originarie. «D’ora in poi – ha aggiunto – la festa comunitaria della parrocchia ricorrerà in questi giorni di settembre».

Due i video realizzati per l’occasione da Daniele Musacchi, disponibili qui: https://www.youtube.com/@danielemusacchi8709/featured

L’ASILO RESTAURATO

Dopo la Celebrazione, sono stati ufficialmente inaugurati i locali restaurati dell’attigua Scuola d’Infanzia “Maria Immacolata”, la cui inaugurazione, prevista per marzo 2020, fu rimandata a causa del lockdown. Oltre all’intervento antisismico, sono stati adeguati gli impianti elettrici e termoidraulici, è stato rifatto il sistema di fognature e gli allacciamenti sia idrico che gas, i pavimenti, gli intonaci, le tinteggiature e i bagni dei bambini. Sono state poi sostituite le finestre e le porte più vecchie e la scuola è stata dotata di un bagno per portatori di handicap. L’investimento complessivo è stato di circa 450mila euro.

Sulla facciata principale dell’asilo, vi è una formella rappresentante la Sacra Famiglia e una targa che ricorda due vittime dei bombardamenti del 10 marzo 1945: Gianfranco Zagni, 12 anni, e Floriano Fantoni, 8 anni. Tra le novità dell’asilo, vi sono l’allungamento dell’orario di apertura fino alle 17.30 e due nuovi laboratori di musica e inglese. Sono 55 i bimbi iscritti quest’anno, una ventina in meno rispetto all’anno scorso. Un problema sottolineato anche da mons. Perego nel suo intervento, nel quale ha ricordato come «la scuola cattolica non è una scuola esclusiva, ma inclusiva per sua natura», anche se «non è stata ancora rispettata adeguatamente la libertà educativa, più costosa per i genitori che scelgono la scuola cattolica per i loro figli, che segue in tutto i programmi delle altre scuole statali e comunali, anche se costa dieci volte di meno e ha un contributo irrisorio dallo Stato attraverso i Comuni e le Regioni. Per queste ragioni, soprattutto nelle frazioni, le nostre scuole cattoliche faticano a vivere e ad avere un futuro. Ma il valore educativo non ha prezzo, soprattutto se una scuola favorisce una cultura dell’incontro». 

Ha portato il suo saluto anche l’Assessora comunale all’Istruzione Dorota Kusiak, alla presenza delle educatrici e di alcuni bambini con le loro famiglie. Bambini che hanno anche intonato una canzone prima che il Vescovo e l’Assessora fossero accompagnati a visitare i locali della Scuola. La giornata si è conclusa con il pranzo comunitario. Domenica 15 ottobre, infine, in occasione del 40° della dedicazione della chiesa di S. Caterina Vegri, si celebreranno le Cresime e vi sarà il pranzo comunitario.

Famiglia Cortesi in parrocchia: la novità in Diocesi 

Per la prima volta nella storia della nostra Arcidiocesi, una famiglia vive in una casa canonica parrocchiale. Si tratta del diacono permanente Marco Cortesi assieme alla moglie Alessia Pritoni e ai loro cinque figli, che da agosto vivono negli ambienti della parrocchia dell’Addolorata a Ferrara. Cortesi assieme alla famiglia è stato richiamato in Diocesi dopo cinque anni trascorsi in missione a Toledo, in Spagna. Appartenente alla Papa Giovanni XXII, la coppia aiuterà il parroco don Paolo Semenza. Lo scorso 3 settembre il Vicario Generale mons. Massimo Manservigi ha celebrato la Messa in ricordo di don Valenti e per l’occasione è stata anche accolta la famiglia Cortesi. Cresciuti a Mizzana, i Cortesi hanno vissuto anche a Pescara di Francolino e a Pontelagoscuro.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 22 settembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio

Qual è il posto dell’uomo sulla terra? Suor Vinerba ne ha parlato il 15 settembre dalle Clarisse

18 Set

Riconoscere la differenza ontologica che distingue la persona dalle altre creature, ma non dimenticando la responsabilità dell’uomo nei confronti del creato. Su questo non semplice crinale si è mossa suor Roberta Vinerba, direttrice dell’Istituto Superiore di Scienze religiose di Assisi, nel suo intervento la sera del 15 settembre nel Monastero ferrarese del Corpus Domini. “Dominare e custodire. Dominare o custodire. Approcci umani di tessitura ecologica” il tema dell’incontro all’interno del programma del Tempo del Creato.

Il 30 settembre, invece, avrà luogo una visita alla scoperta del Bosco di Porporana, guidata dai volontari di A.R.E.A. (Associazione Recupero Essenze Autoctone). Il ritrovo sarà alle ore 17 ai piedi dell’argine del Po, alla fine di via Palantone. Ricordiamo anche che c’è tempo fino al 15 ottobre nella Cappella dei Sacchi del Duomo di Comacchio per visitare la mostra collettiva dal titolo “Che la Giustizia e la Pace scorrano”. 

Una fitta rete relazionale

Una 50ina i presenti dalle Clarisse per ascoltare la relazione di suor Vinerba. «Dio ama tutto ciò che ha creato, dunque tutto ciò che esiste è un suo dono», ha spiegato la relatrice. E se la persona è relazione (con Dio, con sé stessa, con gli altri, col resto del creato), allora Dio l’ha posto nella «fitta rete relazione della creazione, un sistema non fisso ma in movimento». Un sistema «vocazionale». Ogni ente, infatti, «ha una sua vocazione, essendo destinato a giungere al Cristo totale che tutto riassume in sé». L’uomo deve diventare consapevole di questa sua posizione nel creato, che gli permette anche di poter cogliere la bellezza intesa come «profondità del mistero di ciò che esiste». In quanto creato da Dio, ogni ente «non può non essere di per sé bello e buono», quindi «indispensabile per la vita personale», dell’uomo, e non utile (o inutile), com’è invece per la mentalità tecnocratica oggi dominante.

Ma all’interno della rete relazionale del creato, l’uomo è l’unico ente che può «porsi coscientemente davanti a Dio», rispondendo così alla sua vocazione. L’uomo è, dunque, «l’interlocutore di Dio». Detto ciò, ogni cosa creata è per Dio (a Lui deve fare ritorno), non per l’uomo, e quindi «noi siamo in cammino – dunque in comunione – con ogni altra creatura», verso Dio. 

Appurata questa «alleanza di reciprocità», esiste però – ha proseguito suor Vinerba – una «differenza ontologica e valoriale», in quanto l’uomo è stato creato da Dio in maniera diversa, pur «nell’uguaglianza di dignità» con le altre creature. Non riconoscere questa differenza sostanziale porta a «un egualitarismo errato» e a una «sacralizzazione pagana della natura». Come scritto in Genesi, l’uomo da una parte è chiamato a “dominare” e “soggiogare” la terra, e dall’altra a “custodirla” e “coltivarla”, anzi a «custodirla coltivandola». La vocazione originaria dell’uomo è dunque il lavoro, da cui deriva tutto ciò che definiamo come “cultura” e “giustizia”: una concezione, quindi, antitetica, come accennato, a quella tecnocratica che considera ogni cosa manipolabile, «preda della volontà di potenza dell’uomo». Il concetto di “sacralità” di conseguenza si applica solo alla persona vivente (non a tutto il creato) ma questo comporta una «responsabilità» dell’uomo – assegnatagli da Dio – nei confronti di ogni ente.

Andrea Musacci

(Foto Pino Cosentino)

Pubblicato sulla “Voce” del 22 settembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio