Tag Archives: Mons. Gian Carlo Perego

“E’ importante che i suoi valori vengano messi in comune”

8 Apr

Lo scorso 4 aprile nel Salone d’onore del Palazzo Municipale di Ferrara è stata inaugurata la mostra “Nulla è per caso. Vita di Laura Vincenzi, serva di Dio (1963-1987)”, alla presenza dell’Arcivescovo e del Sindaco. La sera S. Messa a Tresigallo

miriam3La “casa dei ferraresi” fino a venerdì 12 aprile ospita la mostra dedicata alla vita e alla profonda esperienza di fede di Laura Vincenzi. Nel pomeriggio di giovedì 4 aprile nel Salone d’onore del Palazzo Municipale di Ferrara è stata inaugurata l’esposizione intitolata “Nulla è per caso. Vita di Laura Vincenzi, serva di Dio (1963-1987)”, realizzata da Laura Magni con la collaborazione di Giuliano Laurenti, entrambi impegnati nell’Ufficio Comunicazioni Sociali della nostra diocesi, e col fondamentale coinvolgimento dei genitori e degli amici di Laura oltre che dell’Azione Cattolica di Ferrara-Comacchio, che da anni, insieme all’associazione ”Amici di Laura”, promuove il cammino per il riconoscimento canonico della sua santità. Chiara Ferraresi, Presidente dell’AC diocesana, nel suo saluto introduttivo ha sottolineato come “i valori coi quali Laura ha vissuto la propria vita – la semplicità, l’apertura all’altro, l’amicizia, il senso di responsabilità, un grande coraggio, il riuscire a trasformare la sofferenza in un’esperienza positiva per lei e per gli altri – siano un bene di tutti, valori da mettere in comune”. “Con Laura ho condiviso molti dei luoghi di appartenenza ecclesiale”, sono state le parol del Sindaco Tiziano Tagliani, che ha posto l’accento sul fatto che “questo spazio civico è aperto a diversi tipi di esperienza: il vero civismo infatti è quello che porta qui esperienze autentiche, di vita vera, e quella di Laura è una testimonianza vera, anche civile, perché il senso della sua sofferenza è dimostrazione di coraggio e di coerenza. “Alcuni giorni fa – è stato invece il richiamo dell’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego – abbiamo ricordato Bruno Paparella e Vittorio Bachelet, riflettendo anche sul tema della ’scelta religiosa’, che porta dentro la città, non fuori e quello di Laura è stato un modo di vivere la città, nel senso di partecipazione, impegno, valorizzazione di ciò che è importante”. Mons. Perego ha quindi richiamato la coincidenza con la pubblicazione, negli stessi giorni, dell’Esortazione di Papa Francesco, “Christus vivit” e come questa mostra sia ancora più importante in quanto proposta nel periodo che prepara alla Pasqua. A seguire, Chiara Ferraresi ha letto un messaggio inviato da mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro e dal 1974 al 1984 assistente nella nostra Diocesi e regione di Azione Cattolica Ragazzi. “Sarò presente in preghiera e un piena unità”, ha scritto, “la santità di Laura Vincenzi è messa sul candelabro per illuminare”, ricordandoci come “la chiamata alla santità è meta di popolo”, non individuale, e come “la santità è la prima missione”. “L’opposto del peccato – ha concluso – non è la virtù ma la fede: Laura ci ha detto davvero che tutto è grazia”. L’evento inaugurale è dunque proseguito con una breve visita alla mostra guidata da Miriam Turrini. Gli 11 pannelli allestiti sono su sfondo bianco, come fogli sui quali Laura ha scritto la propria vita, mentre l’altro colore dominante è l’azzurro, il colore della trascendenza. Tante le fotografie di Laura nelle varie fasi della sua vita, quasi mai da sola ma sempre in compagnia di amici e famigliari. La Turrini ha posto l’accento sulla “sua coscienza di essere sempre neonata nella fede e di dover quindi fare un lungo cammino, nella convinzione che tutto è dono e grazia”. Frequente ricorre nelle sue lettere la riflessione su “come coniugare una vita da vivere con passione e intensità, e al tempo stesso col giusto distacco”. Un’esistenza breve, la sua, ma nella quale centrale è stato il rapporto con l’Eterno, da lei stessa definito come “la realtà vera e propria a cui tutti siamo chiamati”. Un’immagine, infine, vogliamo richiamare: quella della preghiera da lei scritta e indirizzata all’allora Arcivescovo mons. Luigi Maverna, fatta stampare – con, sul retro, un ramo d’ulivo – e distribuita il giorno delle esequie, e letta dallo stesso Maverna nell’omelia. La mostra è visitabile con il seguente orario: dal lunedì al venerdì ore 9-18. Ogni giorno dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18 sarà possibile la visita guidata. La sera del 4 aprile nella chiesa di Tresigallo è stata celebrata una S. Messa in memoria di Laura Vincenzi, di Riccardo Tagliati e dei giovani di Tresigallo tornati alla Casa del Padre.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 aprile 2019

http://lavocediferrara.it/

(foto Francesca Brancaleoni)

Annunci

“La speranza è che ora tanti ritrovino nella Chiesa un legame e un senso di appartenenza con Cristo e tra di loro”

8 Apr

Nei giorni immediatamente precedenti la riapertura della chiesa di San Benedetto, abbiamo incontrato il parroco don Luigi Spada per rivolgerli alcune domande sul recente passato e sul futuro della parrocchia

S.Benedetto (8)L’amarezza nel vedere “una comunità in diaspora, disgregata, divisa, ferma ai ricordi e alle memorie”, le difficoltà legate al sacramento della penitenza, ma al tempo stesso il fatto che “la parte di comunità che ha retto meglio” l’inaccessibilità della chiesa “è stata quella degli adolescenti e dei giovani”, e che tante attività e cammini di fede sono proseguiti. Abbiamo incontrato il parroco don Luigi Spada per fare il punto della situazione sulla parrocchia affidatagli tre anni fa.

E’ una grande gioia tornare ad abitare questa Casa che è il Tempio di San Benedetto: a chi rivolge il primo pensiero in questi giorni di festa?
Se devo essere sincero, il primo pensiero lo rivolgo ai miei parrocchiani che da una decina d’anni hanno vissuto tre grandi sofferenze: la morte improvvisa del parroco don Pietro nell’aprile del 2007, l’incendio della chiesa nel giugno dello stesso anno, e il tremendo maggio 2012, col terremoto. Un prete, una comunità religiosa trova sempre nell’Eucarestia e nella preghiera una risposta, un laico forse fa più fatica. Alcune sere fa con alcuni responsabili delle commissioni del CPP stavamo preparando la Via Crucis del Venerdì Santo e alla frase “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, mi hanno chiesto una testimonianza da parte della comunità salesiana e mi domandavano: “come avete reagito nella fede a questo grido di dolore di Gesù nella situazione di disagio vissuta come comunità?”.

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha notato e vissuto in questi anni, legate alla chiusura della chiesa?
Anche qui la prima difficoltà l’ho vissuta contemplando la mia gente. Dopo quasi tre anni dal mio arrivo a Ferrara posso affermare di trovare una comunità in diaspora, disgregata, divisa, ferma ai ricordi e alle memorie. In seconda istanza penso ai tanti passaggi della vita che possono essere occasioni per un’esperienza di fede – battesimi, catechesi della IC, matrimoni, funerali…Nella parrocchia siamo arrivati ad una percentuale di frequenza domenicale attorno al 5-7 %. Abbiamo il grande vuoto dai 25 ai 40 anni. E infine per tanti ragazzi, il crescere senza un’esperienza liturgico-ecclesiale.
Aggiungo che uno zoccolo duro ha continuato a frequentare nonostante tutto, e la parte di comunità che ha retto meglio è stata quella degli adolescenti e dei giovani. L’Oratorio e il Centro Giovanile hanno continuato con tenacia i loro itinerari e i cammini di fede, così pure le attività estive per i ragazzi sono sempre state organizzate con impegno ed entusiasmo. Le forze più a rischio sono quelle degli anziani che hanno sperimentato la fatica più grande. Un settore che ne è uscito frastornato è quello della penitenza, non ho confronti con il passato ma non avere la Chiesa ha quasi azzerato la domanda o la possibilità di celebrazione del sacramento della confessione. San Benedetto era una Chiesa di riferimento dentro la città grazie alla presenza di grandi e saggi sacerdoti quali don de Ponti e don Giuseppe.

Che cosa di positivo ha invece portato questa difficoltà? Ad esempio, ha “costretto” i parrocchiani a ripensare alcune attività, alcune modalità, a sentirsi tra loro maggiormente coesi?
Penso che positivamente abbia dato dei grandi doni, uno immediatamente e nei prossimi anni e il secondo in questi ultimi tempi. Appena successo il fatto, la comunità aveva reagito molto bene crescendo e ritrovandosi attorno a strutture semplici e povere ma che affinano il senso di appartenenza. Poi lentamente il tutto si è spento e raffreddato. In questi ultimi anni posso dire che ci si è resi maggiormente consapevoli dell’importanza delle relazioni e dei rapporti interpersonali sinceri.

A Lei invece cos’ha insegnato il dover affrontare una difficoltà di questo genere?
Ha insegnato l’arte dell’umiltà, della collaborazione, la fatica dell’attesa, il passare da una pastorale dei numeri a quella delle persone, il vedere che l’essenziale di una vita comunitaria è rimasto ed è Gesù. Lui è sempre stato presente e ci ha custoditi in tutti questi anni. Nei dieci anni di parroco a Bologna, avendo la chiesa più grande della diocesi, come parrocchia, l’obbedienza nell’arco di una settimana mi ha trasferito in una parrocchia sempre di 8000 anime ma senza strutture parrocchiali e tante volte mi sono chiesto il significato di ciò, e alla fine ho rimesso il tutto nel grande valore dell’obbedienza e della comunità religiosa.
Come confratelli l’esempio più bello è arrivato dalle due colonne don De Ponti e don Giuseppe che mi hanno sempre accompagnato e incoraggiato ponendomi questa domanda: “Che cosa vuoi darci Signore in tutto questo?”. E avanti con coraggio.

Per il futuro: quali novità vi saranno?
L’unico vero progetto che penso di avere è quello di creare tante occasioni di incontri fra tutte le fasce della comunità perché lentamente ritrovino nella Chiesa un legame e un senso di appartenenza con Cristo e tra di loro.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 aprile 2019

http://lavocediferrara.it/

(foto Pino Cosentino)

Una profonda passione per la persona: l’impegno e la scoperta della bellezza nell’alterità

11 Feb

L’impegno del cristiano non può non partire dall’ascolto e dal dialogo col mondo: il 9 febbraio si è svolta la seconda Giornata diocesana del laicato

laici5Uno stile di vita improntato all’ascolto e alla relazione, che segua le vie della piccolezza e della povertà: sono questi i contorni delineati dal nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego nella sua lunga e articolata relazione tenuta in occasione della seconda Giornata del laicato dell’anno pastorale in corso. Un momento che ha rappresentato uno snodo importante della riflessione, ma che al tempo stesso è voluto essere un momento di confronto fondato sulla concretezza, sulla condivisione di esperienze reali, di percorsi di vita laicali premessa per nuovi e arditi orizzonti, per proposte da attuare a partire dal prossimo anno pastorale. Non a caso, un’altra parola fondamentale del percorso dei laici di Ferrara-Comacchio è “sperimentazione”, quindi qualcosa fatto tanto di ricerca quanto di verifica sul campo. Il pomeriggio di sabato 9 febbraio è stata la Città del Ragazzo di Ferrara a ospitare, dopo l’appuntamento del 29 settembre scorso, circa 150 persone, le quali, dopo la riflessione del Vescovo, si sono suddivise in una ventina di gruppi per discutere e confrontarsi sull’ascolto del mondo, della Parola, e su nuove esperienze ecclesiali da immaginare. “Passione e bellezza. Testimoni di un cammino comune” è stato il tema scelto, sul quale ha impostato il proprio intervento mons. Perego, dopo la presentazione di don Paolo Valenti.

Uno stile di vita bello e appassionato

L’Arcivescovo ha ripreso il tema della Lettera pastorale, “Esercizi di comunione, esercizi di corresponsabilità”, anticipando al tempo stesso la traccia del prossimo anno pastorale, incentrato sullo stile di vita cristiano, del quale accenna nella parte conclusiva della stessa Lettera pastorale. “La domanda che ci poniamo – ha spiegato – è: come queste due parole, passione e bellezza, incrociano la vita della Chiesa e dei credenti?” Innanzitutto, nelle Scritture vediamo come Dio la bellezza la soffia sulla donna e sull’uomo, che quindi rappresentano al meglio la bellezza divina. Ma la bellezza si può anche perdere, perché segnata dal male, dal peccato”. Così, “Dio non si presenta con una bellezza meramente esteriore, ma con passione, cioè con un interesse per la donna e per l’uomo, con sofferenza”. Passione e bellezza le incontriamo naturalmente nella stessa vita di Gesù: “Gesù ama, ammira le persone, vive con loro”, sono ancora parole di mons. Perego. “La Sua divinità è a volte riconosciuta, ma i suoi stessi discepoli a volte non comprendono la bellezza della passione che vivrà”, passione e morte in croce che sono “l’atto più bello, perché dono totale”. Sarà lo Spirito Santo nella Pentecoste (Atti 2,1-11) a rappresentare questo “supplemento di amore, di bellezza per i discepoli”, per poter riconoscere Gesù Risorto. “La Pentecoste, quindi – per il Vescovo -, aiuta a scoprire la bellezza della diversità, nell’altro, nel diverso, la simpatia col mondo in tutte le sue espressioni, aiuta a saper soffrire coi fratelli e a dar la vita per loro. Per un laico, questo si traduce nel rendere migliore il mondo nel quale vive e agisce, attuando la bellezza di Cristo, che è quindi attenzione per l’alterità, e per il creato. La bellezza, insomma, è pro-esistenza, cioè l’esistere per gli altri, la vita vissuta in amore, in un dono continuo”. Un impegno totale, questo, “fatto tanto di contemplazione quanto di azione”. Ne consegue che la passione per un laico è “la scelta di vita, la decisione, l’impegno sul quale investire i propri talenti, la propria formazione, informazione, è dedizione con e per l’altro, fino a dare la vita per lui”, ha scandito ancora mons. Perego. E’ questo, dunque, “uno stile di vita bello e appassionato, contrario a un apostolato senz’anima, cioè appunto senza bellezza né passione”.

La Chiesa

Il Vescovo ha quindi proseguito spiegando come la Chiesa sia “il luogo dove il laico può crescere in questo cammino fatto di passione e bellezza, per evitare che Dio non diventi una mera idea”: nello specifico, ciò può avvenire “nella liturgia, se è vissuto come luogo di partecipazione, contemplazione e di nutrimento, nella catechesi permanente” e, infine, ma non meno importante, “nella carità, intesa come dono, gratuità, condivisione, in cui l’altro diventa la misura della tua vita. La scoperta, quindi, di Dio e dell’altro, porta la persona ad aver bisogno di una comunità – ha proseguito -, e a cercare nella responsabilità condivisa la forza del cambiamento”. Per questo, è inevitabile come il necessario discernimento sia “discernimento sociale”, calato in un tempo e in un luogo.

Mons. Perego ha poi citato “Gaudium et spes”, 44: “È dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma più adatta”. Da qui l’importanza dell’“ascolto del mondo” (come detto, una delle domande su cui i laici hanno riflettuto nei diversi gruppi), anche oggi, quando vi è ancora “un problema di linguaggio da intrerpretare e da riconoscere, linguaggio che deve diventare ricerca del bello, non indifferenza o imbarbarimento”. Questo ascolto è già di per sè uscita, e “uscendo fuori il laico cristiano si confronta con la relazione, con l’amore e l’odio del mondo, con la grazia e col peccato, con la prossimità e con la distanza. Contro ogni forma “di narcisismo e di individualismo, per non piantare tende sui nostri monti (citando l’episodio della Trasfigurazione, Luca 9, 28-3, ndr), Chiesa e mondo sono dunque, in relazione tra loro, luoghi del discernimento della persona”, ha spiegato ancora il Vescovo. Altri criteri fondamentali di questa presenza e di questo discernimento, sono quelli della “piccolezza e della povertà, che sono vie credibili, in quanto trasformano le relazioni”, e quello del “dialogo, che solo può costruire il futuro, elemento importante e che va accompagnato al criterio della nonviolenza, elemento di passione nella storia della Chiesa, che ha portato molte persone a un impegno profondo”. Riprendendo le due parole chiave dell’anno pastorale in corso, mons. Perego si è quindi domandato: “chi è il laico cristiano, uomo di comunione e di corresponsabilità? E’ il testimone, la cui testimonianza è umile e appassionata, culturalmente attrezzata (che non significa che sia dotto, ma intelligente, cioè capace di comprendere la realtà), non mero ripetitore, quindi non clericale, ma mosso da un’intima esigenza”. Il Vescovo ha concluso la sua riflessione citando un passo delle “Confessioni” di Sant’Agostino (Libro X, par. 27): “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace”. La bellezza va quindi cercata anche dentro di sé, “in noi che siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, e la passione si alimenta solo nella contemplazione della bellezza del Signore, che è appunto anche la bellezza della persona”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 febbraio 2019

http://lavocediferrara.it/

(Foto di Francesca Brancaleoni)

Una Chiesa fatta di ascolto, comunione e carità

4 Feb

Sabato 9 febbraio è in programma la seconda Giornata del laicato, occasione importante per riflettere su evangelizzazione e corresponsabilità

1Non un momento isolato o eccezionale, ma una tappa di un percorso che la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio intende portare avanti. Il pomeriggio di sabato 9 febbraio sarà la Città del Ragazzo di Ferrara a ospitare la seconda Giornata del laicato diocesana dell’anno pastorale in corso (la prima si è svolta lo scorso 29 settembre). “Passione e bellezza. Testimoni di un cammino comune” è il tema scelto per il momento di approfondimento aperto a tutti, con un intervento del nostro Arcivescovo e a seguire i lavori di gruppo sulle differenti declinazioni della traccia proposta.
Gli organizzatori della Giornata hanno proposto, dopo diversi incontri susseguitisi negli ultimi mesi, una scheda con quattro domande su cui riflettere insieme: “In che ambito ti poni? (annuncio, pratiche pastorali, appartenenza e comunione, corresponsabilità e missione); Cosa ti suggerisce l’ascolto del mondo? (cioè: qual è il tema che reputi più urgente in base alla tua conoscenza del mondo? A quali domande del nostro tempo desidereresti dare risposta?); Cosa ti suggerisce l’ascolto della Parola? (cioè: qual è la risposta che la Parola di Dio suscita in te, rispetto al tema che senti come urgente?); Quale nuova esperienza ecclesiale immagini che si potrebbe sperimentare, sulla base dei due “ascolti” richiamati prima? O, in altre parole: cosa immagino potrebbe fare la mia parrocchia / realtà associativa / movimento / comunità… su questo tema? Nel dettaglio: come organizzeresti tale sperimentazione? Che linguaggi chiameresti in causa? In quali luoghi e con quali tempi la immagini attuata?”.
Questioni alle quali le laiche e i laici della nostra Diocesi tentano quotidianamente di rispondere attraverso una prassi interpretata a seconda della propria sensibilità e appartenenza. Interrogativi che implicitamente richiamano l’ultima Lettera Pastorale di Mons. Perego, “Esercizi di comunione, esercizi di corresponsabilità”, che a sua volta contiene le indicazioni e le proposte emerse dalla Giornata del laicato dello scorso settembre. Nel testo, emerge una “Chiesa ‘comunione’ ” che è anche “Chiesa della carità”: infatti, “la vita della comunità […] si apre a scelte nuove di comunione dei beni, di ricerca del bene comune, di scelta preferenziale per i poveri”, scrive il Vescovo, è “una storia d’amore” alimentata da una “carità che, oltre essere sussidiarietà e solidarietà con qualcuno, è, anzitutto, abbandono a Dio, senso della relatività delle cose”. Ma è anche una “Chiesa tra le case”. Tanto nelle singole parrocchie quanto nelle nuove Unità Pastorali, infatti, lo spirito e la missione debbono rimanere sempre le stesse: “il compito prioritario – scrive Mons. Perego – rimane una rinnovata e gioiosa evangelizzazione”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 febbraio 2019

http://lavocediferrara.it/

Condivisione pubblico-privato per combattere la povertà

14 Gen

Un incontro nel Muncipio di Ferrara il 12 gennaio scorso

[Qui la pagina col servizio]

img_5998

Pubblico e privato, mondo laico e mondo cattolico: la realtà della prossimità e dell’accoglienza a ogni forma di povertà e di emarginazione, nel Comune di Ferrara è più che sinergica. E’ un vero e proprio mosaico che – fra tanti aspetti di debolezza, quotidianamente, spesso dimenticato dai talk show mediatici – mettono in atto azioni concrete a breve e a lungo termine per aiutare singoli e famiglie in difficoltà.
Di questo si è parlato la mattina di sabato 12 gennaio nella Sala dell’Arengo del Municipio di Ferrara, nell’incontro “Povertà a Ferrara: intendiamoci”, moderato da Camilla Ghedini, promosso da Comune di Ferrara in collaborazione con ASP – Centro Servizi alla Persona, Agire Sociale, Cooperativa Matteo 25, Centro Solidarietà Carità, Il Mantello Ferrara, Associazione Viale K, Associazione Nadiya, Gruppo locale Monsignor Franceschi, Servizio Accoglienza alla Vita e Caritas. Il contributo di diverse associazioni ferraresi impegnate al contrasto della povertà è stato presentato attraverso video proiettati fra un intervento e l’altro.
Un centinaio i presenti all’evento che ha visto innanzitutto il saluto del Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. “La povertà – sono state le sue parole – non riguarda solo la mancanza economica, ma la fragilità sociale, relazionale, tutto ciò che non permette la piena promozione della dignità umana. Nel nostro Paese, purtroppo, alcuni presìdi sono venuti meno – si pensi ad esempio ai piccoli ospedali o ai piccoli uffici postali che vengono chiusi – però, nel nostro stesso territorio sono aumentate le realtà associative, laiche e cattoliche. Ciò è molto importante – ha proseguito – , perché nessuna politica, come quelle sociali, ha bisogno di essere declinata soprattutto a livello territoriale, locale, nel rapporto stretto sul territorio con le persone, nelle ’trincee’ della vita relazionale quotidiana. Cerchiamo quindi di continuare a costruire una città che difenda fino all’ultimo il diritto ad aiutare chi maggiormente ha bisogno”.
L’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego ha poi spiegato come “le previsioni ci dicono che nei prossimi anni Ferrara avrà più poveri”, soprattutto giovani, anziani e immigrati. “Per questo è molto importante lavorare insieme, leggendo realisticamente la situazione concreta, e mettendo in atto una vera e propria condivisione dei beni, ad esempio con progetti di mutuo soccorso”.
“Strumenti nazionali e regionali di sostegno alla povertà e all’inclusione lavorativa: quali risposte a Ferrara?” è stato invece il titolo del duplice intervento di Chiara Polloni e Antonella Parisi, Assistenti Sociali di ASP Centro Servizi alla Persona di Ferrara: innanzitutto, sono state illustrate le due principali misure di contrasto alla poverta, vale a dire il REI (Reddito di Inclusione, nazionale) e il RES (Reddito di Solidarietà, regionale), “che hanno permesso di intercettare un numero maggiore di adulti, minori e anziani bisognosi. Come ASP – hanno spiegato – oltre al sostegno economico puntiamo molto anche sull’ascolto dei bisogni, sulla ricerca di soluzioni, attraverso <+nero>una progettazione personalizzata, ad esempio con l’orientamento al lavoro, tirocini inclusivi, aiuto nella gestione delle spese, inserimento nel contesto socio-culturale, e altre forme di assistenza, ad esempio nella fruizione dei servizi”.
Infine, le conclusioni sono state affidate a Chiara Sapigni, Assessore alla Sanità, Servizi alla Persona, Politiche Familiari del Comune di Ferrara: “ci è voluto del tempo – ha riflettuto – per comprendere e riconoscere che la povertà riguarda anche fasce di persone spesso invisibili. Importante è affrontare tutto ciò insieme, nella condivisione, facendo sistema, riprendendo in modo stabile la collaborazione tra di noi su questi temi. Come Amministrazione comunale abbiamo ad esempio realizzato il Piano Povertà e cerchiamo di stimolare il mondo produttivo a fare di più per l’inserimento lavorativo di persone disagiate”.

I dati a Ferrara

“Le condizioni di vita delle famiglie a Ferrara in riferimento al tema povertà” si è intitolato l’intervento tenuto da Caterina Malucelli – Ufficio statistica del Comune di Ferrara, nella mattinata del 12 gennaio scorso. Innanzitutto, alcuni dati dall’Annuario statistico comunale 2017: dal 2009 al 2014 sono stati anni difficili per l’occupazione, ma dal 2015 si osservano segnali di ripresa: diminuiscono le persone in cerca di occupazione, e sono meno i lavoratori in cassa integrazione (300, erano 1.700 nel 2014). Il tasso di disoccupazione nel 2017 cala dal 13,6% del 2014 al 10,8%, dopo la costante crescita osservata dal 2008 al 2014. Il numero di sfratti esecutivi (principalmente per morosità) che erano 245 nel 2013, sono stati in numero inferiore: nel 2017 168 sfratti, 24 in meno rispetto al 2016.
La Malucelli ha presentato in anteprima l’indagine “Povertà a Ferrara 2008-2018”, non ancora pubblicata, basata su campioni di residenti nel Comune di Ferrara. Risulta innanzitutto come il 53% delle famiglie spende totalmente il reddito che percepisce in un anno, non riuscendo quindi a risparmiare (a livello nazionale è addirittura il 70%). Una famiglia su 5 ha difficoltà soprattutto a sostenere le spese mediche, poi le tasse, le spese per abbigliamento e trasporti. Per quanto riguarda la povertà relativa, nel 2009 era del 9,3%, nel 2018 è scesa del 6,7% e riguarda 4.364 famiglie. Le famiglie più a rischio povertà o povere sono quelle con minori, straniere, o anziani soli, o in generale, le donne e le persone divorziate. Nel 2017 sono stati stipulati 30 accordi di separazione tra coniugi e 59 accordi di
divorzio. Infine, continua ad aumentare il numero di famiglie unipersonali, che rappresentano il 40,9% delle totali.

I dati regionali

“Coraggio alzati!” è il nome del nuovo Rapporto regionale sulle povertà 2017-2018 presentato la mattina del 12 gennaio in Municipio da Sauro Bandi, Direttore della Caritas diocesana di Forlì e responsabile del coordinamento regionale Caritas. I dati presenti nel Rapporto fanno riferimento alle sole persone incontrate nei 15 Centri di Ascolto diocesani, nell’anno 2017 e nel I semestre 2018.
Sono oltre 64.300 le persone aiutate dalle Caritas diocesane e parrocchiali presenti su tutto il territorio regionale dell’Emilia-Romagna, circa 20.000 minori. I dati confermano la situazione fotografata dai dati ufficiali Istat che dichiarano il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007) e affermano che la povertà assoluta si attesta al 3,3%, pari a circa 65.000 individui.
Si registra una diminuzione delle persone incontrate – andamento che si sta confermando anche nel 2018 – si è passati da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017. Le cause di ciò sono tre: calo degli immigrati incontrati, in quanto diversi di loro si sono spostati in altre città di Europa, o sono tornati in patria; propagarsi di azioni e progetti nuovi messi in atto sia dalle Caritas diocesane che da quelle parrocchiali; per l’implementazione di alcune misure di sostegno al reddito, come SIA, REI e RES.
La percentuale degli italiani resta stabile al 31%, ma si registra un aumento di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione e sono ancora lontani dalla pensione; spesso vivono in solitudine perché hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perché sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perché l’Emilia-Romagna è tra le regioni con gli affitti più alti di Italia.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 gennaio 2019

“Ama, conserva e conquista la pace”: Veglia ecumenica di preghiera a S. Maria in Vado

8 Lug

Veglia 1

(leggilo anche su: http://lavocediferrara.it/)

Amare, conservare e conquistare la pace: intorno a questi tre verbi è ruotata l’omelia tenuta da Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, durante la Veglia Diocesana di preghiera ecumenica svoltasi la sera di sabato 7 luglio nella Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara. Una “preghiera di comunione” nata con l’intento di accompagnare il pellegrinaggio di pace e di unità che il Santo Padre Francesco ha svolto a Bari il giorno stesso insieme ai diversi Patriarchi e Capi di Chiese e Comunità cristiane del Medio Oriente.

Nella nostra Diocesi la Veglia ha assunto un significato ancor più particolare in quanto primo momento pubblico col nostro Arcivescovo all’interno della neonata Unità Pastorale “Borgovado”. La Veglia ha visto la presenza sull’altare, al fianco di Mons. Perego, di padre Vasile Jora,  rappresentante della comunità Ortodossa rumena nel nostro territorio, e di padre Oleg Vascautan, alla guida della locale comunità Ortodossa moldava. Tante le persone presenti, diversi i diaconi e i laici che si sono alternati sull’altare per le preghiere e le letture, intramezzate dai canti accompagnati all’organo dal prof. Francesco Tasini del Conservatorio “Frescobaldi”.

Nell’omelia Mons. Perego ha spiegato come “anche noi piangiamo per la sofferenza, la fuga e la morte di tanti nostri fratelli della Terra santa e del Medio Oriente. Non possiamo restare indifferenti”. Citando Sant’Agostino –  “Ama la pace, conserva la pace, conquista la pace: essa sarà più profonda quanto più sarà posseduta dal maggior numero di persone” – ha dunque riflettuto su come innanzitutto “siamo chiamati non solo a rifiutare la violenza, nelle parole e nei gesti, ma a costruire percorsi di dialogo, di accoglienza, di prossimità”. Proseguendo ha spiegato come “indebolire le condizioni della pace, cioè indebolire lo sviluppo, la responsabilità, la democrazia, il rispetto del creato e delle creature significa creare condizioni per non custodire la pace”, e come questa “va costruita giorno per giorno, creando le condizioni di rispetto, giustizia, solidarietà, uguaglianza”.

Infine, un pensiero alla nostra terra: “preghiamo perché Ferrara sia una ‘città della pace’, e perché ogni città e paese della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio – per usare le parole di Papa Francesco – sia ‘uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti” (E.G. 180)”.

Mons. Perego a sostegno dell’Associazione “Noi per Loro”

26 Ago
Mons. Perego, Mons. Antonio Bentivoglio e alcune volontarie

Mons. Perego, Mons. Bentivoglio e alcune volontarie della “Noi per Loro”

Anche l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego ieri ha scelto la cena a base di pinzini nella piazzetta dietro il campanile della Cattedrale cittadina. L’Associazione “Noi per Loro” organizza l’evento culinario come forma di autofinanziamento per permettere il sostegno materiale ai detenuti poveri e bisognosi della Casa Circondariale cittadina. Accompagnato dal suo segretario don Giacomo Granzotto e accolto dal Presidente dell’Associazione e cappellano del carcere Mons. Antonio Bentivoglio, il Vescovo si è intrattenuto con alcune delle volontarie e dei volontari.
Dopo le serate di ieri e giovedi, l’evento prosegue stasera (sabato) e domani sera: dalle 17 alle 24 sarà possibile gustare, a prezzi economici, gli ottimi pinzini artigianali, fritti e serviti, farciti con salame o prosciutto crudo oppure vuoti, oltre a bibite, birra e ampia scelta di vini. Novità di quest’anno, l’angolo aperitivo (spritz, mojito, prosecco).
Per accedere nella piazzetta dietro il campanile del Duomo si può entrare da Piazza Trento e Trieste (di fianco al Campanile, civici 69-71), da Via degli Adelardi (di fianco a Felloni Studio) o da Via Canonica.
Altre informazioni sull’Associazione si possono trovare sul sito, clicca QUI.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 26 agosto 2017