
A fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara. La proposta del Forum Ferrara Partecipata: «un’unica azienda pubblica provinciale»
di Andrea Musacci
Togliere la gestione dell’acqua, bene primario, alla privatizzazione e al mercato: è questo l’obiettivo della nuova campagna pubblica del Forum Ferrara Partecipata, che si pone come obiettivo quello della ripubblicizzazione del servizio idrico a Ferrara e provincia. La mattina del 22 marzo – Giornata Mondiale dell’Acqua – in via Mazzini, ang. via Vignatagliata, il Forum era presente con un banchetto informativo e per l’inizio della raccolta firme. Raccolta firme presentata in un incontro con la stampa lo scorso 19 marzo, al quale sono intervenuti Corrado Oddi, Roberto Piccioli e Marino Pedroni (foto).
L’urgenza c’è, anche se non parrebbe: a fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera, spa multiutility mista pubblico-privato, quindi quotata in Borsa; tradotto: «più attenta a utili e dividendi che al servizio per i cittadini», dicono dal Forum. Manca un anno e mezzo alla scadenza ufficiale, ma «la decisione verrà sicuramente presa nei prossimi mesi». La prima proposta del Forum è di «un’unica azienda pubblica» in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl – anch’essa a totale capitale pubblico -, che ha la gestione amministrativa e finanziaria delle reti idriche, degli impianti e di altre dotazioni. Alternativa a ciò, potrebbe essere quella di mantenere CADF nel Basso Ferrarese, e nel Comune di Ferrara e nell’Alto Ferrara sostituire Hera con ACOSEA Impianti.
«I Sindaci del Basso Ferrarese stanno già interloquendo con la Regione per mantenere la gestione pubblica del servizio, e noi con le forze politiche», spiega Oddi. Il Forum dimostra poi – dati alla mano – come la gestione pubblica sia anche più efficiente rispetto a quella privata: «nel 2025, per una famiglia composta da 3 persone, una bolletta con CADF è di media di 480 euro, mentre con Hera di 545». Inoltre, «CADF investe di più rispetto a Hera, soprattutto per ridurre il più possibile le perdite della rete idrica (174 euro per abitante all’anno di investimenti, contro i 75 di Hera)». E «le perdite idriche sono di 5,71 m3 / km / giorno, contro gli 8,72 di Hera. Perdite che paghiamo noi con le nostre bollette».
Tutto ciò per non dimenticare un principio fondamentale: l’acqua (e il servizio che la rende disponibile) è il bene comune per eccellenza e quindi il suo accesso un diritto umano fondamentale. Un bene di tutti e non risorsa per i profitti di qualcuno. «Oggi oltre 2 miliardi di persone al mondo non accedono all’acqua potabile necessaria», sono ancora parole di Oddi. Inoltre, «l’acqua è una risorsa sempre più scarsa a causa dei cambiamenti climatici, cambiamenti che non vengono sufficientemente contrastati, con la conseguenza dell’alternarsi di fenomeni siccitosi a quelli alluvionali, oltre allo scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento del livello del mare». E nel Ferrarese ultimamente si è molto parlato dell’erosione della costa e degli effetti nei nostri lidi. Nei prossimi 5 anni, a livello globale, «verrà superato il limite critico dell’innalzamento di temperatura di 1,5° fissato nel 2015 dalla Conferenza di Parigi». Oddi ha poi ricordato il referendum del 12 e 13 giugno 2011, in cui 26 milioni di italiane/i decisero che «sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto». Un referendum in molti casi tradito, ma che a Ferrara e provincia vide la partecipazione di 65mila elettori, con ben il 94,3% di “Sì” a favore dell’acqua pubblica. «Nel 2011, in occasione del dibattito per il referendum – aggiunge Piccioli -, ci dicevano che la privatizzazione del servizio idrico avrebbe risolto il problema delle perdite idriche: non solo non è andata così, ma oggi – con metà del servizio sul territorio nazionale privatizzato -, queste sono addirittura aumentate dal 30% di 15 anni fa a oltre il 40% di oggi». Inoltre, nel nostro Paese «esistono esempi importanti di servizi idrici pubblici, fra cui i Comuni di Milano, Torino, Napoli e il servizio pugliese».
Pedroni ci tiene poi a ribadire come «l’acqua per sua natura non possa essere considerata una merce ma debba essere gestita dalla comunità, in maniera partecipata»: rimane un trauma la notizia che ci raggiunse, il 7 dicembre 2020, della finanziarizzazione integrale dell’acqua con il lancio alla Borsa di Chicago (la CME – Chicago Mercantile Exchange, la principale Borsa del mondo in questo settore) del primo “future” (contratto) sull’acqua/merce. L’acqua, dunque, «è diventata vettore di potere, mentre è un bene comune e in quanto tale va preservato per le future generazioni, secondo il principio di solidarietà».
Infine, guardando al futuro prossimo, il Forum sta lavorando a un incontro pubblico ad aprile sul tema acqua pubblica, coinvolgerà le scuole del territorio in alcuni momenti formativi e organizzerà altri banchetti per la raccolta delle firme.
Per ulteriori informazioni: mail forumferrarapartecipata@gmail.com
Sito: https://ferrarapartecipata.it/
Facebook: Forum Ferrara Partecipata.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026
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