
Urbanizzazione e gestione servizio idrico, urge una svolta: a Spazio Grisù l’incontro con gli interventi di Vaccaro, Farinella (UniFe) e Oddi (FFP)
Gli effetti della crisi climatica sono sempre più evidenti, anzi devastanti, anche nel nostro territorio. Ogni indifferenza fatalistica non fa che aumentare le conseguenze negative sulla vita di tutti.
Di questo e altro si è riflettuto nell’incontro pubblico svoltosi lo scorso 16 aprile nello Spazio Grisù di Ferrara, organizzato dal Forum Ferrara Partecipata in collaborazione col Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. “Ferrara: un territorio d’acqua” il titolo scelto per l’appuntamento che ha visto gli interventi di Carmela Vaccaro (geologa, UniFe), Romeo Farinella (urbanista, UniFe), Corrado Oddi (Coordinamento Forum Ferrara Partecipata).
«La nostra è una pianura alluvionale costituita da più acquiferi», ha esordito Vaccaro spiegando la conformazione del Ferrarese. «Dato che i rami del Po – come di qualsiasi grande fiume – da sempre funzionano come “ricarica” dello stesso, sarebbe importante nei momenti di piena ricaricare gli acquiferi stessi come depositi, altrimenti andremo incontro a un periodo di insostenibilità». L’innalzamento delle temperature causato principalmente dalla crisi climatica «sta trasformando il Po e altri fiumi in torrentizi, con conseguenze sull’alimentazione degli acquiferi e quindi sul nostro approvvigionamento idrico».
«Per l’uomo – ha incalzato Farinella -, l’acqua ha sempre rappresentato qualcosa con cui convivere e non da allontanare, qualcosa da cui imparare, e quindi da gestire, a cui dare spazio». Il territorio ferrarese è «un territorio inventato, con un carattere permanente: quello della mutevolezza». Ed è «un territorio giovane e fragile». Il delta del Po – ha proseguito – è un territorio frammentato, non è in realtà un vero delta ma un territorio dove vi sono pezzi di delta». È stato l’antropologo indiano Amitav Ghosh – soprattutto nel suo saggio “La maledizione della noce moscata (2021)” – a parlare di “terraformazione” (terraforming), vale a dire la trasformazione strutturale del territorio e l’imposizione di un modello estrattivo. È ciò che, secondo Farinella, è avvenuto con le bonifiche nel Ferrarese:«invece di convivere con la natura, di trovare con essa un equilibrio, dalla rivoluzione industriale si pensa che con la tecnica la natura si possa dominare». E oggi – anche nel nostro territorio – «urbanizzazione, cementificazione e consumo del suolo sono addirittura in aumento. La stessa strada Acciaioli è stata pensata come “diga”», cioè come parte del sistema di sbarramento e gestione del rischio idraulico contro le maree, ma «tra essa e il mare si è urbanizzato pesantemente».
Servono, quindi, «politiche territoriali strutturali», che ad esempio ripristino «un sistema dunoso continuo» e «nei Lidi bisognerebbe arrestare l’urbanizzazione, arretrare gli stabilimenti balneari sul limite della pineta, spostare oltre i parcheggi delle auto. Non serve invece a nulla – ha concluso Farinella – rafforzare gli argini dei fiumi o togliere alberi – o men che meno dare la colpa alle nutrie – ma sarebbe importante lasciare più spazio ai fiumi».
Oddi si è invece soffermato sull’ambito della gestione idrica, presentando nuovamente la campagna pubblica del Forum Ferrara Partecipata, di cui è rappresentante (si veda la “Voce” del 27 marzo 2026 ):«è ora – ha detto – di superare qualsiasi logica privatistica, di accaparramento nella gestione dell’acqua. Nel pieno di una crisi climatica dove anche nel nostro territorio assistiamo a sempre più frequenti fenomeni alluvionali, siccitosi e all’innalzamento del livello del mare, solo un intervento pubblico ragionato e strutturale può limitare i danni». E ciò vale anche per la gestione del servizio idrico. Visione confermata ampiamente dal referendum del 2011 ma poi disattesa a livello legislativo e territoriale. InItalia – ha proseguito -, «nei 10 Comuni capoluoghi di provincia con tariffe dell’acqua più alta, vi è una gestione privata del servizio, mentre in 8 dei 10 Comuni con tariffe più basse, vi è una gestione pubblica». E i privati – a differenza di ciò che era sostenuto – fanno anche «meno investimenti rispetto al pubblico, tanto che a livello nazionale le perdite idriche sono il 40% del totale».
Iren, A2A, Hera e Acea sono le quattro multiutility in situazione di quasi oligopolio nel centro-nord del nostro Paese: Iren è infatti presente perlopiù in Liguria e Piemonte, A2A in Lombardia, Hera in Emilia-Romagna e Triveneto, Acea in Lazio e Toscana. Sono multiutility miste pubblico-privato «dove pochi soci fanno molti profitti e sono anche quotate in borsa. Hera, ad esempio, nel periodo 2019-2023 ha fatturato 1milardo e 700 milioni di utili e diviso fra i propri soci ben 900 milioni di dividendi».
A fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera.
La proposta della petizione del Forum Ferrara Partecipata è di creare un’unica azienda pubblica in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl, o di lasciare CADF nel Basso Ferrarese e di sostituire Hera con ACOSEA (che è pubblica) nel resto del territorio.
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 aprile 2026
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Una sala gremita – più di 150 persone – ha assistito a Ferrara la sera di giovedì 2 maggio all’intervento di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano è stato invitato dall’associazione “Il Battito della città” in occasione dell’incontro “Beni comuni a Ferrara. Ripubblicizzare acqua e rifiuti”, svoltosi nella Sala Macchine della Factory Grisù di via Poledrelli 21. La serata, introdotta e moderata da Marcella Ravaglia, ha visto anche gli interventi di Paolo Carsetti (Forum italiano Movimenti per l’Acqua) e Natale Belosi (Rete regionale Rifiuti zero). Fin da subito i presenti hanno capito che non si sarebbe trattato dell’intervento dal “pulpito” di un “esperto” ma della testimonianza umile e concreta di chi lo “scandalo” della povertà e delle enormi disuguaglianze le vive, conoscendone cause, conseguenze e drammi. “Al rione Sanità di Napoli [dove abita dal 2002, ndr] sono in missione. Normalmente si pensa che un missionario va a convertire nel luogo della sua missione: io invece mi sento un convertito. I poveri mi hanno convertito sia a Korogocho in Kenya sia a Napoli”. “Viviamo in un sistema economico-finanziario – soprattutto finanziario – che non fa che aumentare le disuguaglianze”, è stato il suo affondo, poggiante su dati incontrovertibili. Dal Rapporto Oxfam 2019, intitolato “Bene pubblico o ricchezza privata?”, emerge infatti come l’1% più ricco del Pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione), mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4%. Disuguaglianze enormi, accompagnate anche da profondi sprechi. “Le migrazioni – ha proseguito p. Zanotelli – sono il frutto amaro di questo sistema profondamente ingiusto, un sistema che rimane tale anche grazie all’enorme produzione di armi, soprattutto quelle atomiche. Nel 2017 – sono ancora sue parole -, è andato in acquisti di armamenti qualcosa come 1739 miliardi di dollari. Se li spendessimo per scuole, ospedali, cultura e molto altro, trasformeremmo il mondo in un paradiso terrestre”. Per far comprendere come le migrazioni siano una stretta conseguenza di questo sistema ingiusto e predatorio, p. Zanotelli ha spiegato come “una delle conseguenze più enormi della crisi climatica sarà di rendere ampie zone dell’Africa inabitabili a causa dell’aumento della temperatura, e questo provocherà migrazioni ben più consistenti nei prossimi decenni”. Viviamo dunque, ha proseguito, “in un sistema economico-finanziario fortemente militarizzato che pesa enormemente sull’ecosistema”. A proposito della questione ecologica, p. Zanotelli cita più volte la “Laudato si’ ”, “un testo straordinario”. “La prima vittima della crisi ecologica – sono ancora sue parole – sarà proprio l’acqua, che sarà sempre più scarsa e quindi sempre più essenziale. Per questo i potentati economici continuano a metterci le mani sopra, perché sanno che è davvero ‘l’oro blu’. Ma questa appropriazione è la negazione di un diritto umano fondamentale, quello dell’accesso a un bene primario per la sopravvivenza, perché solo chi avrà i soldi sufficienti potrà comprarla. Acqua e aria sono beni comuni fondamentali, senza i quali non possiamo vivere”, e non possono quindi essere oggetto di profitto e speculazione. “Ognuno di noi come cittadino, e come comunità – è stato il suo appello – può e deve fare qualcosa, denunciando tutto ciò, attivandosi”, e anche attraverso il consumo critico, “ad esempio nella scelta dell’abbigliamento, e della stessa banca, informandoci su come investe i soldi, oltre a limitare fortemente i consumi stessi”. “C’è bisogno di una rivoluzione culturale per uscire da questa situazione, dobbiamo muoverci. E’ questione di vita o di morte: diamoci da fare, perché vinca la vita”.
“Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo” è il nome dell’ultimo libro di p. Alex Zanotelli, uscito sei mesi fa per “ChiareLettere” con la curatela di Valentina Furlanetto. Un libro che fra i tanti meriti ha, oltre quello della chiarezza espositiva, quello di smontare attraverso episodi e dati, storici e di cronaca, diversi luoghi comuni sulle migrazioni contemporanee, ampliando lo sguardo sulla storia di colonialismi e sopraffazione di cui è triste protagonista il mondo occidentale. Migranti di oggi: lo 0,4% della popolazione europea… “Era facile donare per l’Africa o fare donazioni a distanza quando l’Africa era lì, lontana”, scrive il missionario nel libro. “Era facile dire ‘italiani brava gente’, ma ora che questa gente viene a casa nostra ci rivela che siamo razzisti”. E’, però, “semplicemente ridicolo parlare di invasione”. Sono i dati a smentire certa propaganda: secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono 65 milioni, l’86% dei quali è ospitato nei Paesi più poveri. Appena il 14% si trova nel ricco Occidente. In Europa gli abitanti sono più di 500 milioni e gli immigrati arrivati negli ultimi sei anni sono meno di due milioni (lo 0,4%). “Eppure ne abbiamo una paura terribile”, scrive p. Zanotelli. “L’Europa ha perso la coscienza, la memoria e l’umanità. Ci preoccupiamo di difendere i nostri valori ‘cristiani’ di fronte ad altre religioni, ma quei valori li stiamo tradendo da soli”. Poco dopo scrive: “Dio non è neutrale, Dio è schierato profondamente. Dio è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri perché Dio non può tollerare sistemi che opprimono e schiavizzano. Nell’esperienza dell’Esodo Dio libera un gruppo di schiavi dal più potente impero di allora. Dio li libera perché diventino una comunità alternativa all’impero. Dio sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza”. Nel libro l’autore denuncia alcuni dei tanti casi di razzismo e violenza contro stranieri avvenuti negli ultimi mesi in Italia, la campagna diffamatoria contro le ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo, i patti scellerati fatti con la Libia e con la Turchia. Ai quali si sono aggiunti i diversi casi di chi sull’accoglienza dei migranti nel nostro Paese ci ha lucrato – di cui parla nell’Appendice la Furlanetto -, gestendo i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) col solo fine di massimizzare i propri profitti. Un sistema di “accoglienza” disumanizzante per i migranti e che ha prodotto veri e propri ghetti, permettendo ad alcuni disonesti (tra cui mafiosi, si veda l’inchiesta “Mafia Capitale”) di lucrare. Ciò che invece ha funzionato è stato il sistema SPRAR, gestito non dalle Prefetture, ma dai Comuni, molto più incentrato sull’accoglienza e l’inclusione, un modello da difendere come qualsiasi progetto di accoglienza diffusa.