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Acqua, «serve il pubblico per gestire gli effetti della crisi»

24 Apr

Urbanizzazione e gestione servizio idrico, urge una svolta: a Spazio Grisù l’incontro con gli interventi di Vaccaro, Farinella (UniFe) e Oddi (FFP)

Gli effetti della crisi climatica sono sempre più evidenti, anzi devastanti, anche nel nostro territorio. Ogni indifferenza fatalistica non fa che aumentare le conseguenze negative sulla vita di tutti.

Di questo e altro si è riflettuto nell’incontro pubblico svoltosi lo scorso 16 aprile nello Spazio Grisù di Ferrara, organizzato dal Forum Ferrara Partecipata in collaborazione col Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. “Ferrara: un territorio d’acqua” il titolo scelto per l’appuntamento che ha visto gli interventi di Carmela Vaccaro (geologa, UniFe), Romeo Farinella (urbanista, UniFe), Corrado Oddi (Coordinamento Forum Ferrara Partecipata)

«La nostra è una pianura alluvionale costituita da più acquiferi», ha esordito Vaccaro spiegando la conformazione del Ferrarese. «Dato che i rami del Po – come di qualsiasi grande fiume – da sempre funzionano come “ricarica” dello stesso, sarebbe importante nei momenti di piena ricaricare gli acquiferi stessi come depositi, altrimenti andremo incontro a un periodo di insostenibilità». L’innalzamento delle temperature causato principalmente dalla crisi climatica «sta trasformando il Po e altri fiumi in torrentizi, con conseguenze sull’alimentazione degli acquiferi e quindi sul nostro approvvigionamento idrico».

«Per l’uomo – ha incalzato Farinella -, l’acqua ha sempre rappresentato qualcosa con cui convivere e non da allontanare, qualcosa da cui imparare, e quindi da gestire, a cui dare spazio». Il territorio ferrarese è «un territorio inventato, con un carattere permanente: quello della mutevolezza». Ed è «un territorio giovane e fragile». Il delta del Po – ha proseguito – è un territorio frammentato, non è in realtà un vero delta ma un territorio dove vi sono pezzi di delta». È stato l’antropologo indiano Amitav Ghosh – soprattutto nel suo saggio “La maledizione della noce moscata (2021)” – a parlare di “terraformazione” (terraforming), vale a dire la trasformazione strutturale del territorio e l’imposizione di un modello estrattivo. È ciò che, secondo Farinella, è avvenuto con le bonifiche nel Ferrarese:«invece di convivere con la natura, di trovare con essa un equilibrio, dalla rivoluzione industriale si pensa che con la tecnica la natura si possa dominare». E oggi – anche nel nostro territorio – «urbanizzazione, cementificazione e consumo del suolo sono addirittura in aumento. La stessa strada Acciaioli è stata pensata come “diga”», cioè come parte del sistema di sbarramento e gestione del rischio idraulico contro le maree, ma «tra essa e il mare si è urbanizzato pesantemente». 

Servono, quindi, «politiche territoriali strutturali», che ad esempio ripristino «un sistema dunoso continuo» e «nei Lidi bisognerebbe arrestare l’urbanizzazione, arretrare gli stabilimenti balneari sul limite della pineta, spostare oltre i parcheggi delle auto. Non serve invece a nulla – ha concluso Farinella – rafforzare gli argini dei fiumi o togliere alberi – o men che meno dare la colpa alle nutrie – ma sarebbe importante lasciare più spazio ai fiumi».

Oddi si è invece soffermato sull’ambito della gestione idrica, presentando nuovamente la campagna pubblica del Forum Ferrara Partecipata, di cui è rappresentante (si veda la “Voce” del 27 marzo 2026 ):«è ora – ha detto – di superare qualsiasi logica privatistica, di accaparramento nella gestione dell’acqua. Nel pieno di una crisi climatica dove anche nel nostro territorio assistiamo a sempre più frequenti fenomeni alluvionali, siccitosi e all’innalzamento del livello del mare, solo un intervento pubblico ragionato e strutturale può limitare i danni». E ciò vale anche per la gestione del servizio idrico. Visione confermata ampiamente dal referendum del 2011 ma poi disattesa a livello legislativo e territoriale. InItalia – ha proseguito -, «nei 10 Comuni capoluoghi di provincia con tariffe dell’acqua più alta, vi è una gestione privata del servizio, mentre in 8 dei 10 Comuni con tariffe più basse, vi è una gestione pubblica». E i privati – a differenza di ciò che era sostenuto – fanno anche «meno investimenti rispetto al pubblico, tanto che a livello nazionale le perdite idriche sono il 40% del totale». 

Iren, A2A, Hera e Acea sono le quattro multiutility in situazione di quasi oligopolio nel centro-nord del nostro Paese: Iren è infatti presente perlopiù in Liguria e Piemonte, A2A in Lombardia, Hera in Emilia-Romagna e Triveneto, Acea in Lazio e Toscana. Sono multiutility miste pubblico-privato «dove pochi soci fanno molti profitti e sono anche quotate in borsa. Hera, ad esempio, nel periodo 2019-2023 ha fatturato 1milardo e 700 milioni di utili e diviso fra i propri soci ben 900 milioni di dividendi». 

A fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera. 

La proposta della petizione del Forum Ferrara Partecipata è di creare un’unica azienda pubblica in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl, o di lasciare CADF nel Basso Ferrarese e di sostituire Hera con ACOSEA (che è pubblica) nel resto del territorio.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 aprile 2026

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«Ripubblicizzare il servizio idrico a Ferrara e provincia»

26 Mar

A fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara. La proposta del Forum Ferrara Partecipata: «un’unica azienda pubblica provinciale»

di Andrea Musacci

Togliere la gestione dell’acqua, bene primario, alla privatizzazione e al mercato: è questo l’obiettivo della nuova campagna pubblica del Forum Ferrara Partecipata, che si pone come obiettivo quello della ripubblicizzazione del servizio idrico a Ferrara e provincia. La mattina del 22 marzo – Giornata Mondiale dell’Acqua – in via Mazzini, ang. via Vignatagliata, il Forum era presente con un banchetto informativo e per l’inizio della raccolta firme. Raccolta firme presentata in un incontro con la stampa lo scorso 19 marzo, al quale sono intervenuti Corrado Oddi, Roberto Piccioli e Marino Pedroni (foto). 

L’urgenza c’è, anche se non parrebbe: a fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera, spa multiutility mista pubblico-privato, quindi quotata in Borsa; tradotto: «più attenta a utili e dividendi che al servizio per i cittadini», dicono dal Forum. Manca un anno e mezzo alla scadenza ufficiale, ma «la decisione verrà sicuramente presa nei prossimi mesi». La prima proposta del Forum è di «un’unica azienda pubblica» in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl – anch’essa a totale capitale pubblico -, che ha la gestione amministrativa e finanziaria delle reti idriche, degli impianti e di altre dotazioni. Alternativa a ciò, potrebbe essere quella di mantenere CADF nel Basso Ferrarese, e nel Comune di Ferrara e nell’Alto Ferrara sostituire Hera con ACOSEA Impianti.

«I Sindaci del Basso Ferrarese stanno già interloquendo con la Regione per mantenere la gestione pubblica del servizio, e noi con le forze politiche», spiega Oddi. Il Forum dimostra poi – dati alla mano – come la gestione pubblica sia anche più efficiente rispetto a quella privata: «nel 2025, per una famiglia composta da 3 persone, una bolletta con CADF è di media di 480 euro, mentre con Hera di 545». Inoltre, «CADF investe di più rispetto a Hera, soprattutto per ridurre il più possibile le perdite della rete idrica (174 euro per abitante all’anno di investimenti, contro i 75 di Hera)». E «le perdite idriche sono di 5,71 m3 / km / giorno, contro gli 8,72 di Hera. Perdite che paghiamo noi con le nostre bollette».

Tutto ciò per non dimenticare un principio fondamentale: l’acqua (e il servizio che la rende disponibile) è il bene comune per eccellenza e quindi il suo accesso un diritto umano fondamentale. Un bene di tutti e non risorsa per i profitti di qualcuno. «Oggi oltre 2 miliardi di persone al mondo non accedono all’acqua potabile necessaria», sono ancora parole di Oddi. Inoltre, «l’acqua è una risorsa sempre più scarsa a causa dei cambiamenti climatici, cambiamenti che non vengono sufficientemente contrastati, con la conseguenza dell’alternarsi di fenomeni siccitosi a quelli alluvionali, oltre allo scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento del livello del mare». E nel Ferrarese ultimamente si è molto parlato dell’erosione della costa e degli effetti nei nostri lidi. Nei prossimi 5 anni, a livello globale, «verrà superato il limite critico dell’innalzamento di temperatura di 1,5° fissato nel 2015 dalla Conferenza di Parigi». Oddi ha poi ricordato il referendum del 12 e 13 giugno 2011, in cui 26 milioni di italiane/i decisero che «sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto». Un referendum in molti casi tradito, ma che a Ferrara e provincia vide la partecipazione di 65mila elettori, con ben il 94,3% di “Sì” a favore dell’acqua pubblica. «Nel 2011, in occasione del dibattito per il referendum – aggiunge Piccioli -, ci dicevano che la privatizzazione del servizio idrico avrebbe risolto il problema delle perdite idriche: non solo non è andata così, ma oggi – con metà del servizio sul territorio nazionale privatizzato -, queste sono addirittura aumentate dal 30% di 15 anni fa a oltre il 40% di oggi». Inoltre, nel nostro Paese «esistono esempi importanti di servizi idrici pubblici, fra cui i Comuni di Milano, Torino, Napoli e il servizio pugliese».

Pedroni ci tiene poi a ribadire come «l’acqua per sua natura non possa essere considerata una merce ma debba essere gestita dalla comunità, in maniera partecipata»: rimane un trauma la notizia che ci raggiunse, il 7 dicembre 2020, della finanziarizzazione integrale dell’acqua con il lancio alla Borsa di Chicago (la CME – Chicago Mercantile Exchange, la principale Borsa del mondo in questo settore) del primo “future” (contratto) sull’acqua/merce. L’acqua, dunque, «è diventata vettore di potere, mentre è un bene comune e in quanto tale va preservato per le future generazioni, secondo il principio di solidarietà».

Infine, guardando al futuro prossimo, il Forum sta lavorando a un incontro pubblico ad aprile sul tema acqua pubblica, coinvolgerà le scuole del territorio in alcuni momenti formativi e organizzerà altri banchetti per la raccolta delle firme.

Per ulteriori informazioni: mail forumferrarapartecipata@gmail.com

Sito: https://ferrarapartecipata.it/

Facebook: Forum Ferrara Partecipata.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026

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Acqua bene comune per il “diritto alla vita”: se la guerra oggi è idrica

24 Mar

Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, è intervenuto a un incontro pubblico a Ferrara: «entro il 2050, 5 miliardi di persone potrebbero vivere in aree con scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno». La possibile guerra tra Egitto ed Etiopia

di Andrea Musacci

«L’acqua è il bene supremo, come scrisse Papa Francesco è diritto alla vita: difendiamolo». Così si è espresso padre Alex Zanotelli, intervenuto lo scorso 16 marzo, da remoto, in un incontro svoltosi nell’Ateneo di Ferrara (foto). Nella sede di via Adelardi si è infatti svolta l’iniziativa pubblica sul tema “Acqua. Un bene comune e i conflitti mondiali”, organizzata da Forum Ferrara Partecipata, Laboratorio per la Pace Ferrara – UniFe e Rete Pace Ferrara, e guidata da Alfredo Mario Morelli, coordinatore Laboratorio per la Pace, e con l’intervento di Gianfranco Franz, docente UniFe di politiche per la sostenibilità e lo sviluppo locale. «Oscurato – han spiegato gli organizzatori – è il fatto che la guerra e il controllo delle materie prime riguarda anche quelle naturali, in primis l’acqua. La logica dell’accapparramento e della privatizzazione dell’acqua è fonte di conflitti, che, nel contesto odierno, possono alimentare altrettante guerre. Basta pensare al Medio Oriente e, in specifico, alla situazione di Gaza, dove il genocidio in corso perpetrato dal governo israeliano passa anche attraverso il fatto di togliere l’acqua alla popolazione palestinese. Ma molte altre aree del mondo sono interessate alle guerre dell’acqua: dal bacino del Nilo, che genera forti tensioni tra Egitto, Sudan e Etiopia, al bacino dell’Indo, interessato al conflitto tra India e Pakistan, a molte parti dell’Africa, dal Sahel al bacino dello Zambesi, fino ad arrivare al fiume Colorado, che è oggetto di contesa tra gli Stati Uniti e il Messico».

Leggi qui l’articolo intero.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026

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“C’è bisogno di una rivoluzione culturale: muoviamoci, affinché vinca la vita”

6 Mag

Difendere i beni comuni come diritti fondamentali: l’intervento di padre Alex Zanotelli a Ferrara. Lo stretto legame tra neoliberismo, migrazioni e crisi ecologica

z8Una sala gremita – più di 150 persone – ha assistito a Ferrara la sera di giovedì 2 maggio all’intervento di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano è stato invitato dall’associazione “Il Battito della città” in occasione dell’incontro “Beni comuni a Ferrara. Ripubblicizzare acqua e rifiuti”, svoltosi nella Sala Macchine della Factory Grisù di via Poledrelli 21. La serata, introdotta e moderata da Marcella Ravaglia, ha visto anche gli interventi di Paolo Carsetti (Forum italiano Movimenti per l’Acqua) e Natale Belosi (Rete regionale Rifiuti zero). Fin da subito i presenti hanno capito che non si sarebbe trattato dell’intervento dal “pulpito” di un “esperto” ma della testimonianza umile e concreta di chi lo “scandalo” della povertà e delle enormi disuguaglianze le vive, conoscendone cause, conseguenze e drammi. “Al rione Sanità di Napoli [dove abita dal 2002, ndr] sono in missione. Normalmente si pensa che un missionario va a convertire nel luogo della sua missione: io invece mi sento un convertito. I poveri mi hanno convertito sia a Korogocho in Kenya sia a Napoli”. “Viviamo in un sistema economico-finanziario – soprattutto finanziario – che non fa che aumentare le disuguaglianze”, è stato il suo affondo, poggiante su dati incontrovertibili. Dal Rapporto Oxfam 2019, intitolato “Bene pubblico o ricchezza privata?”, emerge infatti come l’1% più ricco del Pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione), mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4%. Disuguaglianze enormi, accompagnate anche da profondi sprechi. “Le migrazioni – ha proseguito p. Zanotelli – sono il frutto amaro di questo sistema profondamente ingiusto, un sistema che rimane tale anche grazie all’enorme produzione di armi, soprattutto quelle atomiche. Nel 2017 – sono ancora sue parole -, è andato in acquisti di armamenti qualcosa come 1739 miliardi di dollari. Se li spendessimo per scuole, ospedali, cultura e molto altro, trasformeremmo il mondo in un paradiso terrestre”. Per far comprendere come le migrazioni siano una stretta conseguenza di questo sistema ingiusto e predatorio, p. Zanotelli ha spiegato come “una delle conseguenze più enormi della crisi climatica sarà di rendere ampie zone dell’Africa inabitabili a causa dell’aumento della temperatura, e questo provocherà migrazioni ben più consistenti nei prossimi decenni”. Viviamo dunque, ha proseguito, “in un sistema economico-finanziario fortemente militarizzato che pesa enormemente sull’ecosistema”. A proposito della questione ecologica, p. Zanotelli cita più volte la “Laudato si’ ”, “un testo straordinario”. “La prima vittima della crisi ecologica – sono ancora sue parole – sarà proprio l’acqua, che sarà sempre più scarsa e quindi sempre più essenziale. Per questo i potentati economici continuano a metterci le mani sopra, perché sanno che è davvero ‘l’oro blu’. Ma questa appropriazione è la negazione di un diritto umano fondamentale, quello dell’accesso a un bene primario per la sopravvivenza, perché solo chi avrà i soldi sufficienti potrà comprarla. Acqua e aria sono beni comuni fondamentali, senza i quali non possiamo vivere”, e non possono quindi essere oggetto di profitto e speculazione. “Ognuno di noi come cittadino, e come comunità – è stato il suo appello – può e deve fare qualcosa, denunciando tutto ciò, attivandosi”, e anche attraverso il consumo critico, “ad esempio nella scelta dell’abbigliamento, e della stessa banca, informandoci su come investe i soldi, oltre a limitare fortemente i consumi stessi”. “C’è bisogno di una rivoluzione culturale per uscire da questa situazione, dobbiamo muoverci. E’ questione di vita o di morte: diamoci da fare, perché vinca la vita”.

“Se non diciamo ‘no’ qui e ora, salta la nostra umanità”: in un libro il j’accuse di p. Zanotelli contro il razzismo

copertina libro zanotelli“Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo” è il nome dell’ultimo libro di p. Alex Zanotelli, uscito sei mesi fa per “ChiareLettere” con la curatela di Valentina Furlanetto. Un libro che fra i tanti meriti ha, oltre quello della chiarezza espositiva, quello di smontare attraverso episodi e dati, storici e di cronaca, diversi luoghi comuni sulle migrazioni contemporanee, ampliando lo sguardo sulla storia di colonialismi e sopraffazione di cui è triste protagonista il mondo occidentale. Migranti di oggi: lo 0,4% della popolazione europea… “Era facile donare per l’Africa o fare donazioni a distanza quando l’Africa era lì, lontana”, scrive il missionario nel libro. “Era facile dire ‘italiani brava gente’, ma ora che questa gente viene a casa nostra ci rivela che siamo razzisti”. E’, però, “semplicemente ridicolo parlare di invasione”. Sono i dati a smentire certa propaganda: secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono 65 milioni, l’86% dei quali è ospitato nei Paesi più poveri. Appena il 14% si trova nel ricco Occidente. In Europa gli abitanti sono più di 500 milioni e gli immigrati arrivati negli ultimi sei anni sono meno di due milioni (lo 0,4%). “Eppure ne abbiamo una paura terribile”, scrive p. Zanotelli. “L’Europa ha perso la coscienza, la memoria e l’umanità. Ci preoccupiamo di difendere i nostri valori ‘cristiani’ di fronte ad altre religioni, ma quei valori li stiamo tradendo da soli”. Poco dopo scrive: “Dio non è neutrale, Dio è schierato profondamente. Dio è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri perché Dio non può tollerare sistemi che opprimono e schiavizzano. Nell’esperienza dell’Esodo Dio libera un gruppo di schiavi dal più potente impero di allora. Dio li libera perché diventino una comunità alternativa all’impero. Dio sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza”. Nel libro l’autore denuncia alcuni dei tanti casi di razzismo e violenza contro stranieri avvenuti negli ultimi mesi in Italia, la campagna diffamatoria contro le ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo, i patti scellerati fatti con la Libia e con la Turchia. Ai quali si sono aggiunti i diversi casi di chi sull’accoglienza dei migranti nel nostro Paese ci ha lucrato – di cui parla nell’Appendice la Furlanetto -, gestendo i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) col solo fine di massimizzare i propri profitti. Un sistema di “accoglienza” disumanizzante per i migranti e che ha prodotto veri e propri ghetti, permettendo ad alcuni disonesti (tra cui mafiosi, si veda l’inchiesta “Mafia Capitale”) di lucrare. Ciò che invece ha funzionato è stato il sistema SPRAR, gestito non dalle Prefetture, ma dai Comuni, molto più incentrato sull’accoglienza e l’inclusione, un modello da difendere come qualsiasi progetto di accoglienza diffusa.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

La Voce di Ferrara-Comacchio

Una rassegna sull’acqua come elemento primordiale

21 Nov

Claudia Ferrara acqua

Un’occasione per unire la passione per l’arte a una tematica – quella della morte per problemi legati alla mancanza di acqua – che, purtroppo, riguarda ancora circa cinque milioni di persone in tutto il mondo. Nell’anno della cooperazione internazionale sull’acqua, l’associazione culturale “Olimpia Morata” e lo spazio d’arte “L’Altrove” di Francesca Mariotti, in via De’ Romei 38, Ferrara, fino al 22 novembre presentano la rassegna “Chiare fresche et dolci acque”, curata da Francesca Mariotti, Laura Menarini e Fabrizia Lotta. Gli undici artisti coinvolti sono: Alessandro Trani, Claudia Ferrara, Antonio Ceccarelli, Mario Ghiraldi, Elisa Macaluso, Nives Marcassoli, Assunta Cassa, Annamaria Gagliardi, Franco Coluzzi e Mikael Leth. Diversi ed eclettici sono i modi di rappresentare quest’elemento naturale che da sempre evoca immagini e sensazioni contraddittorie: la maternità e la morte, l’avventura e l’oblio. Si passa dalla forma sinuosa del corpo che rimanda a quella dell’onda di Assunta Cassa all’impeto del mare della Macaluso. Dal dolce e inquietante mare notturno di Trani agli altorilievi carichi di colore di Ghiraldi. Un accenno speciale va a due donne, Nives Marcassoli con le sue sculture di vetro e Claudia Ferrara (foto) con il fascino dei suoi mari del nord. Senza dimenticare i light box di Antonio Ceccarelli con uso di silicone, plexiglas e tappi di bottiglia.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 novembre 2013