Mescoliamoci e usciamo: dibattito sul Sinodo della Chiesa

26 Gen

L’interessante confronto tra i movimenti e le associazioni della nostra Diocesi sul percorso sinodale

Mescolarsi, concretizzare, uscire. Sono questi i tre verbi che ricorrono nel confronto in atto nella nostra Diocesi sul tema del Sinodo.

L’incontro on line della Consulta delle aggregazioni laicali svoltosi lo scorso 11 gennaio (di cui in parte abbiamo già parlato nel numero scorso) ha confermato da più parti la volontà profonda di dialogare sull’anima e la missione della Chiesa, contaminandosi appunto – nel giusto equilibrio tra unità e rispetto delle differenze -, pensando a iniziative comuni e rivolgendosi, com’è nello spirito sinodale, a chi la Chiesa non la conosce, non la vive o l’ha abbandonata.

Tanti i presenti all’incontro dell’11: Massimo Minichiello (CVX), Francesca Ferretti (Agesci), Monica Rivaroli, Giorgio Maghini, Marcello Musacchi (Uffici pastorali diocesani), Pia Rovigatti (Cooperatori Salesiani), Massimo Martinucci (Unione Preghiera Beato Carlo), Franca Malini Poggi (Movimento dei Focolari), Leonardo Gallotta (Alleanza Cattolica), Alberto Mambelli, Grazia Fergnani (Rinascita Cristiana), Umberto D’Antonio, Luciano Giuriola, Chiara Benvenuti (Le Bissarre), Alice Baserga (Incontro Matrimoniale), Lorenzo Lipparini (Neocatecumenali, presenti per la prima volta), Grazia Ansaloni (Ass. Suor Veronica), Chiara Ferraresi (AC), Carlo Tellarini (CL).


Conoscersi, mescolarsi

«L’invito è a mescolarsi nel rispetto di ogni carisma ed esperienza, per far circolare le varie ricchezze o povertà verso la scoperta di una nuova forma di Chiesa», ha esordito Minichiello. Tema ripreso anche da Martinucci: «quando si parte per camminare insieme non si parte mai dall’inizio perché tutti noi stavamo già camminando, non occorre ricominciare da capo. Faccio presente che sul tema della famiglia, esiste già qualcosa che si è mescolato in questi anni: il Forum delle Associazioni Famigliari». Ferraresi ha rimarcato: «Mi piacerebbe il fatto di mescolarsi e di lavorare in piccoli gruppi», quest’ultima, fase che potrebbe partire dopo la Giornata del Laicato (GdL) di febbraio. E a proposito della GdL, Maghini ha spiegato come «la Giornata del Laicato potrebbe favorire questo incontro tra noi».Sul delicato equilibrio tra comunione e valorizzazione delle differenze, positivo è stato l’intervento di Malini Poggi: «è un’occasione bellissima per continuare a conoscerci. Questo Sinodo dovrebbe essere l’occasione per approfondire certi argomenti, per conoscerci di più e dire le nostre esperienze». «Da una parte non c’è cammino se non si tiene conto delle singole esperienze», ha incalzato Musacchi. «Dall’altro, si deve tenere conto che quello che le singole realtà fanno diventa un cammino comune, nello stile sinodale. Non è semplice, perché mettere insieme le cose non viene automatico».


Nel quotidiano

Riconoscersi, non mescolarsi, ha puntualizzato Tellarini: «è il dialogo di Cristo con l’uomo che ci interessa». «Mi piacerebbe – ha proseguito, introducendo il secondo verbo, quello del concreto dell’esperienza – che quando ci incontriamo si potesse anche entrare nel merito e fare emergere la diversità e la particolarità con cui oggi la nostra Chiesa vive l’incontro con l’uomo. Negli ambienti che viviamo quotidianamente, come la nostra presenza è segno di Cristo?». Di «lavoro costruttivo e non semplice condivisione di esperienze» ha parlato Gallotta, riflettendo anche sull’importanza di «definire verso dove vogliamo camminare e che cosa vogliamo raggiungere». Sulla stessa linea, Mambelli: «dovremmo cercare di dirci la fatica della nostra fede, la fatica dell’affrontare ogni giorno i problemi. Cosa ci aspettiamo dalla nostra Chiesa? Come noi siamo Chiesa? Dobbiamo ragionare sull’uomo di oggi».


E fuori dalla Chiesa?

Il Sinodo nasce soprattutto per ripensare nuove forme per far conoscere Cristo (e la sua Chiesa) a chi non lo conosce o lo rifiuta. «Mi ha spinto a partecipare a questi incontri l’idea di portare l’annuncio al di fuori dalla Chiesa», ha spiegato Lipparini. «Per molti la porta è chiusa, per altri è necessario mettere il piede per tenerla aperta». «Dobbiamo avvicinarci alle motivazioni di chi si è allontanato dalla Chiesa», ha ripreso D’Antonio».Un mondo spesso ostile o inesplorato è quello giovanile. «Attenzione ai contenuti che si sceglieranno, se li vogliamo vicini ai giovani», è il pensiero di Ferretti. «La Giornata del Laicato non riscuote molto successo tra i giovani, possiamo fare qualcosa?». «Certamente la nostra Diocesi ha bisogno di incontrare e capire i giovani, si gioca lì il nostro futuro e il nostro essere Chiesa», ha riflettuto Rovigatti. «Certamente, può essere il caso di leggere le tematiche del Sinodo in un’ottica di futuro e di coinvolgimento dei giovani. Occorrono rapporti e tempo, non basta invitarli alle nostre iniziative».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 28 gennaio 2022

https://www.lavocediferrara.it/

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