Archivio | 11:34

«La mia nuova vita nel Vietnam»: la storia di Luca Azzolini

20 Gen
Luca Azzolini insieme a un suo amico vietnamita

FERRARESI NEL MONDO /prima parte. Luca Azzolini, 27 anni, insegna inglese nel  Vietnam, oltre a scrivere poesie in dialetto ferrarese. È il primo racconto che vi proponiamo di ferraresi con la valigia, generazioni diverse che per scelta o per necessità hanno deciso di rifarsi una vita lontano dall’Italia. Tra gioia e nostalgia

A cura di Andrea Musacci
L’amore per le lingue orientali, il sogno di partire per terre lontane, dall’altra parte del mondo e, insieme, la nostalgia insuperabile per Ferrara. Luca Azzolini, 27 anni, poliglotta con una passione per il continente asiatico, da oltre due anni vive in Vietnam, per la precisione a Haiphong, importante città portuale e commerciale nel nord-est del Paese. È lui a raccontare a “La Voce” la sua storia di emigrato.

«Sono nato a Ferrara nel 1994 e fin dalle Elementari mi sono sentito attratto da studi umanistici e linguistici, in particolare per la scrittura, soprattutto fino ai primi anni del liceo». In questo periodo nasce il suo interesse per le lingue occidentali prima, e quelle orientali poi. «Il Liceo classico Ariosto mi ha dato la possibilità, con i suoi diversi indirizzi di studio, di approcciarmi, oltre alla lingua inglese, anche allo spagnolo e al francese. All’età di 15 anni, grazie anche al web, mi appassiono alla lingua e cultura giapponese, dalla quale mi trovo presto “assuefatto”, in un certo senso, ma non in maniera esclusiva: come l’amore per l’inglese mi aveva spinto a scoprire altre lingue europee, il giapponese mi apre una sorta di finestra sulle lingue dell’Asia orientale». Decide così di studiare lingue all’università, con il giapponese come lingua principale, iscrivendosi alla Ca’ Foscari di Venezia. Qui «seguo corsi di giapponese, ma anche di coreano e cinese mandarino, entro in contatto ravvicinato per la prima volta, tramite una conferenza, con il Vietnam, Paese in via di sviluppo collocato nel Sudest asiatico, con una ben nota tragica storia di guerra conclusasi nel 1975 con la ritirata statunitense dalla città di Saigon, ma di molto meno noto (almeno a molti italiani) pacifico presente di stabile crescita economica e imprenditoriale. Un Paese spesso definito “piccolo”, sebbene la sua superficie superi di una manciata di kilometri quadrati quella complessiva del nostro Stivale». La decisione di vivere in Vietnam, però, non era ancora matura, e prima della laurea magistrale in giapponese si reca due volte nel Sol Levante.


Nel Vietnam

«Il desiderio di poter avviare una carriera lavorativa e poter fare esperienza formativa di alcuni mesi all’estero – prosegue Luca -, alla fine della Magistrale mi fa scegliere di espandere le mie conoscenze del continente asiatico. Desideravo crescere dentro, dimostrando a tutti e a me stesso di potermela cavare da solo in un Paese di cui non conoscevo ancora la lingua se non a livello marginale, e di cui dovevo ancora imparare molto della cultura». Influirà, su questa scelta, se non in maniera decisiva, anche la difficoltà di trovare un’occupazione stabile in Italia.

Conclusa la Laurea Magistrale e seguendo l’esempio di alcuni amici partiti per un tirocinio lavorativo all’estero tramite un’organizzazione studentesca, l’AIESEC, chiede di essere collocato in Vietnam. «Dopo un primo colloquio via Skype con un’azienda con sede a Haiphong, sono stato assunto dalla stessa, un English Center, ossia una scuola pomeridiana privata dove i bambini migliorano il proprio inglese studiando tramite giochi e attività. Il mercato degli English Center è tutt’altro che trascurabile in questo Paese asiatico». L’apprendimento della lingua inglese ricopre, infatti, «un ruolo fondamentale per la società, sempre più competitiva, ma che trova sempre più imprescindibile per l’inserimento nel mondo del lavoro la conoscenza di questa lingua, tanto distante dalla propria». Arriva a Haiphong il 13 dicembre 2019. «Da allora non sono mai tornato a casa», ci racconta con amarezza. «Le frontiere sono state chiuse appena è iniziata la pandemia, eccetto per lavoratori altamente qualificati sponsorizzati da aziende molto facoltose».

«Dopo poco dal mio arrivo, svolgo un colloquio con una seconda agenzia, che recluta insegnanti stranieri per insegnare l’inglese nelle scuole pubbliche, con esito positivo. Attualmente e da quando sono arrivato nel Paese insegno, quindi, per un centro di inglese chiamato “New Star English” e, da dicembre 2020, in diverse scuole elementari, medie e asili della provincia di Haiphong». Attualmente, come molti, è costretto a insegnare on line.La pandemia continua a rendere estremamente complicato qualsiasi viaggio internazionale, e impossibile quindi, al momento, per Luca un eventuale rientro in Vietnam. Per questi motivi, «gli iniziali sei mesi di durata prevista della mia esperienza si sono trasformati ormai in quasi due anni di permanenza nel Paese, ma anche in tante esperienze di vita e di crescita personale. È forse superfluo dire che, nonostante il mio amore per il Vietnam, manchi un po’ tutto di casa: la famiglia e gli amici in primis, ma anche la nostra cucina, i sapori e i profumi della nostra terra, insieme a tante piccole abitudini della nostra quotidianità, e che ogni qualvolta che trovi qualcosa di italiano qui, mi senta riempire d’orgoglio e di nostalgia».


Scrittore dialettale: «le radici sono ciò di cui siamo fatti dentro»

Il legame con Ferrara è rappresentato anche da un profondo amore per il suo dialetto: «ho sempre provato un certo attaccamento nei suoi confronti, essendo il principale mezzo linguistico di espressione della generazione dei miei nonni. L’argomento della mia tesi di laurea magistrale (un confronto sociolinguistico del panorama dialettale giapponese con quello italiano), tuttavia, ha contribuito a far maturare in me una coscienza più profonda circa il suo attuale stato di crescente disuso, e alla responsabilità di ognuno perché possa venire trasmesso alle generazioni future, rappresentando la “prova vivente” della nostra storia e dell’immenso patrimonio culturale del nostro Paese. La produzione letteraria è soltanto una delle necessità del nostro dialetto al fine di farlo sopravvivere a queste generazioni quasi esclusivamente italofone, loro malgrado, al fine di modificare un atteggiamento linguistico profondamente negativo nei suoi confronti, in cui la popolazione risulta spesso convinta che “il dialetto è volgare”, esclusivamente per l’uso scurrile che molti ne fanno».

Questi motivi lo hanno spinto, durante e dopo la stesura della tesi, a produrre alcuni componimenti in ferrarese, «per dare il mio modesto contributo alla sua sopravvivenza, e ad entrare in contatto con i membri del “Cenacolo di cultura dialettale ferrarese” Al Tréb dal Tridèl, al quale il nostro dialetto a mio avviso deve davvero molto». Luca, anche se saltuariamente, continua a scrivere poesie in dialetto ferrarese. Un altro modo per superare, sublimandola nell’arte letteraria, la mancanza della sua amata terra estense.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 gennaio 2022

https://www.lavocediferrara.it/