
UN ANNO CON PAPA LEONE XIV. Al Cinema Santo Spirito di Ferrara l’intervento di Andrea Monda, Direttore de “L’Osservatore romano”: «nell’epoca walkie-talkie ci insegna la bellezza del saper ascoltare davvero l’altro»
di Andrea Musacci
Lo scorso 11 maggio al Cinema Santo Spirito di Ferrara si è svolto un incontro dedicato al primo anno di pontificato di papa Leone XIV. L’incontro è stato promosso dall’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, dal Cinema stesso e dall’Associazione Cattolica Esercenti Cinema, in sinergia con Vatican News – Radio Vaticana e Libreria Editrice Vaticana del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Presenti una 70ina di persone. Per l’occasione, Andrea Monda, Direttore de “L’Osservatore romano”, ha dialogato col nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego e l’evento è stato moderato dal vicario generale mons. Massimo Manservigi. È stato presentato il libro “La forza del Vangelo. La fede cristiana in 10 parole” (LEV – Libreria Editrice Vaticana), antologia di testi di Papa Prevost che presenta dieci parole-chiave del cristianesimo per il nostro tempo, insieme al libro appena uscito “Liberi sotto la grazia”, sempre della LEV, che raccoglie testi scritti da Robert Francis Prevost quando era priore degli agostiniani. L’incontro è stato preceduto dalla visione di alcuni estratti dei documentari “León de Perú” e “Leo from Chicago,” prodotti dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede (e interamente visibili su You Tube), che raccontano la vicenda biografica e spirituale di Prevost a Chicago e in Perù.
Durante la serata, Monda in risposta a una domanda sui temi sociali – da cui il nome scelto in onore a Leone XIII – ha parlato dell’Intelligenza artificiale come la “res nova” e ha accennato al fatto che forse la prossima, prima Enciclica di Leone XIV, toccherà questo tema.
LA VITA IN PELLICOLA
Ma innanzitutto, un accenno ai due sopracitati spezzoni dei documentari. Il primo, sull’infanzia e la giovinezza di Robert F. Prevost raccontata dai fratelli Louis e John. Un ritratto del futuro papa e dei suoi Stati Uniti d’America nei suoi tratti più iconici: il baseball, le bistecche e gli hamburger («ma il venerdì mangiavamo pesce»), i piccoli Prevost «cresciuti nella Chiesa», la domenica a Messa, una fede semplice e profonda tramandata come un fuoco da mantenere sempre vivo. «La prima cosa che ho scoperto di lui – dice un fratello di Robert Francis – era che voleva diventare prete». Un sogno, per le madri di una volta. La mamma Mildred Agnes (nata Martínez), gli affetti, quindi, la casa: quella villetta come tante, situata al civico 212 di East 141st Place a Dolton, nei sobborghi di Chicago, che ora accoglie nel piccolo spazio antistante un pannello con l’immagine del pontefice e l’indicazione che lì nacque e crebbe, come si fa per i santi e per i personaggi storici. In questa umile casa, lui piccolo nella culla spesso “parcheggiata” nella sala da pranzo, e poi Robert Francis amante, ed esperto, di automobili, simbolo del viaggio, del partire, di mete lontane.
Come quella che nel 1985, a 30 anni – e da tre anni sacerdote -, raggiunge per la prima volta: il Perù. Un Paese, questo, dove svolgerà la sua missione in diversi periodi (e di cui ha la seconda cittadinanza): 1985-86, 1988-99, 2014-23. Nel secondo documentario, vengono intervistati alcuni peruviani che lo hanno conosciuto: «lo abbiamo visto camminare qui, come una persona normale», perché una persona normale era, ed è, e lo si immagina passeggiare lì, in quelle strade di periferia, nei mercati rionali coi polli morti appesi da vendere, e su quella mula, altra immagine divenuta iconica un anno fa. Prevost che «vive col popolo, lotta col popolo», dice una signora ricordandolo con affetto e orgoglio, lui «uomo di poche parole e di molti fatti».
MONDA: «UOMO MITE SEMPRE IN ASCOLTO»
«Per il mio ruolo, sono in stretto contatto col papa», ha detto poi Monda. «Prevost l’ho conosciuto prima che diventasse pontefice, quand’era prefetto del dicastero dei vescovi». Monda ha ricordato in particolare un viaggio al seguito di papa Francesco, nel quale il card. Prevost «mi colpì perché a differenza degli altri cardinali non si faceva notare, non era vestito da cardinale ma da semplice sacerdote. Ed era taciturno, ma aveva una grandissima capacità di ascolto». Insomma, «abbiamo un papa che ha la grande virtù dell’ascolto, proprio ciò di cui ha bisogno il mondo». Una «virtù rara nel mondo “walkie-talkie” dove chi parla non deve, non può ascoltare l’altro…». E a tal proposito, Monda ha raccontato un altro aneddoto: «appena venne nominato prefetto del dicastero dei vescovi, convocò tutti i responsabili della comunicazione vaticana, me compreso, e ci disse “parlate, spiegatemi cosa fate”. E ci ascoltò in religioso silenzio. Di tutti i “ministri” dei dicasteri vaticani fu l’unico a convocarci, con la curiosità di ascoltarci per capire cosa facevamo».
Altra caratteristica del papa è di essere uno stakanovista: «lavora molto e ha una salute perfetta, dimostra vent’anni in meno». La domanda che Monda si pone, però, è: «ce la farà il mite Leone a calmare i bulli di questo mondo», come da ragazzino – raccontano i fratelli nel documentario – fece una volta in un bosco? Una mitezza e una capacità di ascolto tipici di una persona da sempre «innamorata di Gesù» e capace di dare valore alla Grazia: «per lui la fede non è uno sforzo titanico dell’uomo ma l’accogliere Gesù nella propria vita, la scoperta che il vero volto di Dio non è lontano dal nostro cuore».
«La pace sia con tutti voi!» furono le sue prime parole da papa. E qui, Monda ha iniziato la riflessione sul come «comunicare oggi parole eterne in un mondo frammentato com’è quello in cui viviamo. Papa Prevost in questo ultimo anno ha parlato tanto, ha fatto tanti discorsi pubblici ma con un linguaggio diverso da quello mainstream». E ha dimostrato «la forza della sua mitezza» per come, ad esempio, si è comportato nei confronti delle ripetute provocazioni del presidente Trump. Insomma, «il vero forte è Prevost, non l’arrogante che non riesce nemmeno a controllare la propria irruenza». La mitezza di Prevost ricorda il biblico «mormorio di un vento leggero»: quelle sue prime parole sullo «sparire perché rimanga Cristo» erano rivolte a chi ha ruoli di potere nella Chiesa, ma in realtà a ognuno di noi. Parole “scandalose” in un mondo «in cui invece tutti vogliono apparire» e in cui il piccolo, mite Prevost si trova «al centro, e attaccato anche dal presidente del proprio Paese…». Ma la sua mitezza «sta sconvolgendo questo sistema», un sistema sempre più fondato sulla guerra, nel quale i mercanti di armi si arricchiscono. Qui, proprio in questo mondo in crisi, quindi Prevost può essere un esempio per tutti, lui persona «umile e riservata, con una forte spiritualità perché con una forte fede». Una persona «disarmata e disarmante, umile e perseverante: in un modo in cui tutti pontificano, lui non “pontifica”».
MONS. PEREGO: «QUANDO PREVOST MI ACCOMPAGNÒ IN BIBLIOTECA»
Due, come detto, sono i libri di Papa Leone XIV presentati a S. Spirito. Ne ha accennato mons. Manservigi a inizio serata, delineando quelle che possono essere considerate le tre parole chiave di Prevost: Cristo, comunione e pace. «Cristo è il salvatore, in Lui siamo uno, in lui vi è l’unica pace che è conversione».
A fine incontro ha poi preso la parola il nostro Arcivescovo. «L’unica volta in cui l’ho incontrato – ha raccontato – fu a Roma all’Augustinianum» (il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum): «mi trovavo lì per prendere alcuni libri di Simonetti su S.Agostino, allora incrocio un prete e gli chiedo come raggiungere la biblioteca. Mi dice “Mi chiamo padre Robert”». Prevost, ha proseguito il nostro Vescovo, «è figlio di migranti» e «la sua Chicago è la città dove arrivò Francesca Cabrini, la prima santa americana», sempre al servizio degli immigrati negli USA. «E papa Leone XIII fu il primo pontefice a scrivere ai cattolici statunitensi per indirizzarli sulle questioni sociali». Mons. Perego, dopo aver ricordato la formazione agostiniana dell’attuale papa, ha sottolineato come egli sia pontefice «in quest’epoca particolare della storia, nella quale lui parla di pace, di disarmo, di nonviolenza» e nella quale «ribadisce la scelta preferenziale per i poveri, nel segno di Puebla». Il riferimento è alla III Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, tenutasi a Puebla, in Messico, nel 1979, in cui si adottò ufficialmente l’espressione «opzione preferenziale per i poveri». In conclusione, il Vescovo ha accennato al tema del linguaggio adottato da Prevost, prima affrontato da Monda, parlando dell’«attualità di Dio» intesa come tentativo continuo di capire «come oggi la Parola di Dio parla», quindi sul come coniugarla «con le azioni sociali nel nostro presente».
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 maggio 2026
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(Foto: Ricardo Stuckert / PR)
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