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Beni comuni, ecco le reti dal basso per salvarli

11 Giu

Il 6 giugno a Ferrara la tappa della Carovana regionale di RECA e AMAS con i movimenti di lotta

Si può dire democratica una comunità che ha il potere (diffuso) di governare innanzitutto i beni fondamentali del proprio territorio, valorizzando il sapere pratico e la partecipazione di tutte/i. A partire da questo riflette, denuncia e propone la RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna), che insieme ad AMAS (Assemblea dei Movimenti Ambientalisti e Sociali dell’Emilia-Romagna) ha organizzato in questi mesi la Carovana regionale “Diritti e rovesci”, che si concluderà con il convegno regionale a Bologna il 13-14 giugno. L’ultima tappa è stata a Ferrara (parco Pareschi in c.so Giovecca) lo scorso 6 giugno, tappa coordinata dal Forum Ferrara Partecipata. La mattinata di confronto e discussione è stata moderata da Marino Pedroni e ha visto interventi di attiviste/i (soprattutto donne) di vari gruppi e movimenti del nostro territorio. Aspetto importante, questo: «spesso, infatti – ha detto Pedroni – è mancata una prospettiva globale sulle battaglie».

A proposito di ciò, Viviana Manganaro, coordinatrice RECA, ha illustrato la nascita della Rete regionale nel 2019, all’inizio del secondo mandato a Bonaccini e della lettera inviatagli da oltre 50 associazioni «su tutte le politiche sbagliate dei suoi primi 4 anni. Siamo stati, per questo, definiti la “spina verde” inRegione e abbiamo anche dato vita a un “Patto per il clima e il lavoro”, contropoposta rispetto a quello della Regione». Regione che «cerca sempre di metterci in un angolo ma abbiamo presentato anche quattro proposte di iniziativa popolare sui beni comuni». Ma ambiente vuole dire anche diritti delle persone, quindi sociali, ed è per questo che poi è nata anche AMAS.

Sull’aspetto più strettamente ambientale è quindi intervenuta Sandra Travagli (Comitato residenti Villanova), che ha spiegato come «nel 2013 in regione ci fossero 52 impianti biogas da combustione». Tanti, troppi: «nacquero quindi diversi comitati di protesta, ma nel 2018 la riconversione portò a un raddoppiamento della loro potenza e  alla nascita di 12 impianti biometano, fra cui quello di Villanova, il più grande in regione». Ma «il biometano non dev’essere considerato un’energia rinnovabile». Progetti, questi, inoltre fatti «senza un’adeguata informazione e senza il coinvolgimento di cittadine/i», ma anzi con la «sottomissione ai fondi finanziari di investimento» che han portato a «lo spolpamento dei territori».

L’acqua è un altro campo di battaglia a livello globale, vista anche la sua scarsità a causa della crisi climatica: Corrado Oddi ha presentato la campagna provinciale per la ripubblicizzazione del servizio idrico (v. la “Voce” del 27 marzo scorso): a fine 2027, infatti, scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara, con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera.

A proposito di servizi pubblici, Romeo Farinella (urbanista UniFe, v. sotto) ha poi trattato il tema della mobilità sostenibile: «non regge più – ha detto – il modello secondo cui si costruiscono sempre più strade nei nostri territori. Bisogna, invece, ridurre l’uso delle auto e incentivare il sistema di trasporto pubblico.A Ferrara – Città delle biciclette – manca una vera rete ciclabile, idem in provincia. E serve ragionare sul creare “zone 30” e aumentare le ztl». La cura dei luoghi è tutela della vita: l’urbanistica, quindi, non può non essere “femminista”: su questo ha riflettuto Alessandra Guidorzi (“Ferrara, le donne e la città – Forum Ferrara partecipata”), che ha illustrato il progetto di una città delle donne, per le donne, e per tutti. Indagine svoltasi soprattutto nei quartieri Krasnodar e GAD. «Contro città dominate dal modello neoliberista e patriarcale – ha detto – bisogna attivare percorsi di transizione ecologica, con più luoghi di incontro, sottraendo gli spazi pubblici agli usi privati».

Luoghi come la sede di Cittadini del mondo (ne parliamo a pag. 11), di cui ha parlato Carola Peverati, che si è concentrata sulla demonizzazione dei migranti nella nostra città, «mentre invece andrebbero aiutati anche con servizi pubblici più efficienti». Altro luogo di incontro di realtà diverse è la Rete per la pace, di cui ha invece parlato Barbara Diolaiti («non c’è pace senza giustizia e lotta contro il neoliberismo, la guerra e il controllo delle risorse naturali»), mentre del Centro sociale “La Resistenza” (ancora senza sede) ha parlato Francesco Ganzaroli («sempre più forte è la repressione contro i movimenti sociali, anche a Ferrara»). Luoghi sociali e luoghi naturali, come quelli violentati dai grandi eventi: si pensi al Parco Urbano nel caso dei concerti di Vasco Rossi: da qui è partito Domenico Giuseppe Lipani, presidente di Italia Nostra – Ferrara: «il consumo estrattivo dello spazio pubblico porta danni al patrimonio pubblico, che invece è spazio e strumento di democrazia», ha riflettuto. «Cerchiamo, invece, di dar vita a una città-parco, dove il verde è spazio vissuto collettivamente». Gli ultimi interventi sono stati di Ilaria Pasti (Koesione22, quartiere Krasnodar), Silvano Tagliavini (Coordinamento cispadano NO autostrada), Claudia Zamorani (Comitato piazza Ariostea contro i megaconcerti in questo luogo tutelato), Laura Felletti Spadazzi (Plastic Free) e Andrea Firrincieli, che ha parlato della “Camminata per Samanta Zironi” che si tiene il 10 giugno al Barco, e del progetto “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace” (v. pag. 9).

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026

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