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Mito fondativo USA ieri e oggi, tra fede, libertà e rivoluzione

5 Giu

L’anima degli Stati Uniti d’America nella conferenza di Tiziano Bonazzi in Biblioteca Ariostea

“Eredità e attualità della Dichiarazione d’Indipendenza” è il nome della conferenza tenutasi lo scorso 29 maggio nella Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara e organizzata dall’Istituto Gramsci con ISCO Ferrara.

Relatore è stato Tiziano Bonazzi (prof. Emerito Unibo), con introduzione di Piero Stefani (Istituto Gramsci Ferrara) e l’intervento finale di Massimo Faggioli (Trinity College Dublino).

Proprio quest’anno ricorre il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, testo che ha inciso profondamente sulla storia politica e culturale contemporanea.

«La Dichiarazione d’indipendenza – ha riflettuto Bonazzi – ha un linguaggio fluido, semplice, accessibile a tutti e tratta temi che ci sembrano normali. E fin da subito ebbe una risonanza mondiale». Un testo comunque particolare, se letto ai giorni nostri, col «perseguimento della felicità» come fine e il «diritto alla rivoluzione contro il potere giusto» come uno dei principi base. Un testo «deista» nonostante la radicale professione di fede dei coloni fondatori, e la convinzione secondo cui «nessuna chiesa può diventare chiesa di Stato, per non violare la libertà di coscienza» dei singoli. Nonostante ciò, la Dichiarazione d’Indipendenza «venne interpretata da molti pastori  come testo cristiano» e gli USA come «il secondo Israele». Così come «libertà e uguaglianza da alcuni furono interpretati non in senso universalistico», ma per i soli «pari», quindi non per i neri.

In ogni caso, la Dichiarazione è divenuta «mito fondativo politico», quindi «strumento che serve a dare senso a una comunità, il suo senso di esistere, per durare nel tempo». Dodici anni  dopo verrà ratificata la Costituzione federale, con «la divisione dei poteri insieme al principio federalistico, che rende meno pericoloso il governo centrale». Bonazzi ha poi riflettuto sulla cosiddetta Living Constitution (Costituzione vivente) di inizio Novecento, l’idea, cioè, che la Costituzione, pur non modificandosi formalmente, abbia di per sé un dinamismo necessario, una progressività per  meglio interpretare le trasformazioni nel corso del tempo. Approccio che, negli anni “caldi” della Guerra fredda fu poi bollato come «comunista» e in cui iniziò sempre più a emergere «un’idea restrittiva della rivoluzione americana». «Democrazia, libertà dell’individuo e libertà d’impresa diventano i tre pilastri del modello statunitense, con l’esclusione quindi dei diritti sociali e di alcune minoranze, come quella dei neri». E a questi tre principi, Eisenhower (presidente dal ’52 al ’61) vi aggiunse «la fede religiosa». Approccio, questo, di tipo conservatore  che portò alla triade «Dio-Patria-Famiglia», «limite all’individuo». Solo negli anni ’60 i diritti delle minoranze – afro, donne (anche se minoranza non sono), omosessuali, nativi – iniziano a essere difesi e inizia a imporsi il concetto di «persona».

Oggi – ha proseguito Bonazzi – col movimento MAGA (Make America Great Again) – «che è sbagliato considerare composto solo da persone ignoranti e appartenenti al ceto medio basso» – vi è una reazione a questo periodo “progressista”, e si guarda con angoscia al calo demografico dei cosiddetti “bianchi” e al sempre dominio della «cultura bianca». Alla base di ciò «vi è un inespresso razzismo», con «un’idea immobile della società». Ma quella degli USA è «una società complessa e variegata – ha proseguito il relatore anche interpellato dai presenti – quindi non vedo il rischio di una trasformazione antropologica. Certamente, però, il pendolo che nella storia USAoscilla sempre tra progressismo e conservatorismo, rischia per la prima volta di fermarsi a favore del secondo.Sarebbe la fine degli Stati Uniti d’America».

E a tal proposito, Faggioli – che ha ricordato d’esser stato allievo di Bonazzi all’Ateneo di Bologna – ha brevemente riflettuto sull’attuale crisi degli USA, del suo mondo conservatore e del «rapporto politica-teologia: assistiamo a un collasso totale del rapporto tra illuminismo e religione», ha aggiunto. Sempre su questo aspetto,Stefani ha invece riflettuto sulle analogie tra USAe Israele, in particolare citando l’inserimento, nel 2018, da parte del governo israele del “diritto religioso” come diritto fondamentale, definendo ufficialmente lo stato come «la casa nazionale del popolo ebraico». 

Infine, una notizia: dopo un anno al  Trinity College di Dublino, a luglio Faggioli tornerà ad insegnare alla Villanova University negli USA.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2026

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(Foto: Chris F – Pexels)

Tanti soldi pubblici, danni ambientali e zone rosse: Ferrara “occupata” per Vasco Rossi

5 Giu

MEGACONCERTI. Il 5 e 6 giugno la città di Ferrara sarà letteralmente invasa da 120mila persone in occasione dei concerti di Vasco Rossi. Ma al di là delle luci, a rimetterci sono le casse comunali, la vita e il benessere di cittadine e cittadini, le risorse naturalistiche e la dignità della città

di Andrea Musacci

Chiunque viva Ferrara nel tempo libero, può dire che la nostra è tutt’altro che una città morta: che ci si concentri sull’ambito culturale in senso ampio, su quello artistico – in tutte le sue espressioni – o più ludico, sportivo e naturalistico, innumerevoli sono le iniziative quotidiane. Al contrario, una certa narrazione ideologica dominante negli ultimi anni, vuole convincerci che senza i grandi concerti Ferrara sarebbe un luogo morto. È anche grazie a questa nenia (ben manovrata da chi amministra la città) che da anni si giustificano grandi eventi musicali con un impatto devastante a livello naturalistico (nel caso soprattutto del Parco Urbano), della tutela del centro storico UNESCO (si vedano piazza Ariostea e piazza Trento e Trieste) e in generale sulla vita delle persone che a Ferrara ci abitano. Se sommiamo i concerti di marzo, quelli imminenti di Vasco, il Ferrara Summer Festival e il Buskers Festival privatizzato (con i rispettivi tempi preparatori e di smontaggio), circa 5 mesi in un anno vedono la nostra città invasa e occupata da manifestazioni espressioni della logica dominante di estrattivismo urbano che avvantaggia pochissimi – già benestanti – commercianti e i grandi investitori esterni.

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Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2026

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(Foto Federico Vecchiatini)