Tag Archives: Beni comuni

Tutto il mondo è casa nostra: nasce una nuova associazione

13 Giu

“Abitare il mondo” è il nome della nuova realtà tra ambito locale e internazionale

Non solo architettura: a Ferrara è nata un’associazione che si occupa del grande tema dell’abitare «sotto il punto di vista sociale, etnico, culturale e antropologico». “Abitare il mondo” – così si chiama – è un APS fondata da Romeo Farinella (urbanista UniFe), che ne è presidente, Diego Carrara (ex Direttore ACER) e Alfredo Alietti (sociologo UniFe).

Ad oggi, sono una 40ina gli iscritti (non solo di Ferrara), numero destinato a crescere. Lo scorso 5 giugno a Grisù, Farinella, Carrara e Caterina Rondina (dottoranda di Urbanistica a UniFe) hanno presentato il nuovo progetto, uno «spazio di riflessione non solo locale, ma nazionale e internazionale sui temi del territorio, della città, dei diritti e delle pratiche di democrazia». Un tentativo di far dialogare e collaborare l’Ateneo ferrarese, il mondo dell’associazionismo, quello della cultura e la cittadinanza tutta, «che a Ferrara è già molto attiva», ha detto Farinella. Insomma, un “Laboratorio di esperienze”: così (e non “festival”) i promotori han deciso di chiamare il ciclo di incontri in programma da questa settimana e che proseguiranno da settembre a dicembre prossimi. Con, ogni anno, un’iniziativa internazionale: quella di quest’anno è appunto in programma il 9 giugno alle ore 17.30 nel cortile di Factory Grisù a Ferrara con l’incontro dal titolo “Vienna. Governare la città dei diritti umani”. Per l’occasione, introduce Romeo Farinella, partecipa Shams Asadi (Human Rights Commissioner e direttrice dell’Human Rights Office della città di Vienna) e ci sono gli interventi di Alessandra Marin (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione, UniFe), Caterina Brancaleoni (Dirigente Regione Emilia-Romagna), Richard Lee Peragine (Dipartimento di Architettura, UniFe), Orsetta Giolo (Dipartimento di Giurisprudenza, UniFe). Seguirà un dibattito e sono previsti interventi di rappresentanti delle associazioni della città. L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Università di Ferrara, ANPI Ferrara, ARCI Ferrara, Cittadini Del Mondo, Forum Ferrara Partecipata, Rete per la Pace. «Vienna – ha spiegato Farinella – ha deliberato di essere “città dei diritti umani”, scelta che attraversa tutte le sue decisioni politiche. Nell’epoca della crisi economica e dell’aumento delle disuguaglianze, il tema dei diritti umani è sempre più centrale». Gli altri incontri saranno invece sui temi “Giustizia climatica e giustizia sociale”, “La città autoritaria” e “La ricerca audiovisuale sulla città dei diritti” (proiezioni in collaborazione con ARCI Ferrara, di cui “Abitare il mondo” fa parte).

«”Abitare il mondo” – ha poi detto Carrara – è un laboratorio, un luogo dove si confrontano pratiche nazionali e internazionali, per poi dar vita a pratiche da attuare anche a Ferrara e provincia. Il nostro obiettivo è di coinvolgere anche la Regione Emilia-Romagna, in particolare sul tema del diritto alla casa, per proposte a livello regionale».

Infine, è intervenuto anche Loredano Ferrari, Presidente della coop. Il Castello, cooperativa di abitazione a “proprietà indivisibile” fondata nel 1971 a Ferrara (con, oggi, 740 assegnatari e 1080 soci). «A Ferrara, e non solo – ha detto – sono sempre più forti i conflitti e le crisi sul tema dell’abitare, legati al tema della solitudine di tante persone, come i recenti casi di cronaca nera locali ci dimostrano». Il recente piano casa regionale – ha aggiunto – «è purtroppo vuoto di strumenti e opportunità per farlo camminare».

Contatti: abitareilmondo@gmail.com

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026

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Beni comuni, ecco le reti dal basso per salvarli

11 Giu

Il 6 giugno a Ferrara la tappa della Carovana regionale di RECA e AMAS con i movimenti di lotta

Si può dire democratica una comunità che ha il potere (diffuso) di governare innanzitutto i beni fondamentali del proprio territorio, valorizzando il sapere pratico e la partecipazione di tutte/i. A partire da questo riflette, denuncia e propone la RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna), che insieme ad AMAS (Assemblea dei Movimenti Ambientalisti e Sociali dell’Emilia-Romagna) ha organizzato in questi mesi la Carovana regionale “Diritti e rovesci”, che si concluderà con il convegno regionale a Bologna il 13-14 giugno. L’ultima tappa è stata a Ferrara (parco Pareschi in c.so Giovecca) lo scorso 6 giugno, tappa coordinata dal Forum Ferrara Partecipata. La mattinata di confronto e discussione è stata moderata da Marino Pedroni e ha visto interventi di attiviste/i (soprattutto donne) di vari gruppi e movimenti del nostro territorio. Aspetto importante, questo: «spesso, infatti – ha detto Pedroni – è mancata una prospettiva globale sulle battaglie».

A proposito di ciò, Viviana Manganaro, coordinatrice RECA, ha illustrato la nascita della Rete regionale nel 2019, all’inizio del secondo mandato a Bonaccini e della lettera inviatagli da oltre 50 associazioni «su tutte le politiche sbagliate dei suoi primi 4 anni. Siamo stati, per questo, definiti la “spina verde” inRegione e abbiamo anche dato vita a un “Patto per il clima e il lavoro”, contropoposta rispetto a quello della Regione». Regione che «cerca sempre di metterci in un angolo ma abbiamo presentato anche quattro proposte di iniziativa popolare sui beni comuni». Ma ambiente vuole dire anche diritti delle persone, quindi sociali, ed è per questo che poi è nata anche AMAS.

Sull’aspetto più strettamente ambientale è quindi intervenuta Sandra Travagli (Comitato residenti Villanova), che ha spiegato come «nel 2013 in regione ci fossero 52 impianti biogas da combustione». Tanti, troppi: «nacquero quindi diversi comitati di protesta, ma nel 2018 la riconversione portò a un raddoppiamento della loro potenza e  alla nascita di 12 impianti biometano, fra cui quello di Villanova, il più grande in regione». Ma «il biometano non dev’essere considerato un’energia rinnovabile». Progetti, questi, inoltre fatti «senza un’adeguata informazione e senza il coinvolgimento di cittadine/i», ma anzi con la «sottomissione ai fondi finanziari di investimento» che han portato a «lo spolpamento dei territori».

L’acqua è un altro campo di battaglia a livello globale, vista anche la sua scarsità a causa della crisi climatica: Corrado Oddi ha presentato la campagna provinciale per la ripubblicizzazione del servizio idrico (v. la “Voce” del 27 marzo scorso): a fine 2027, infatti, scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara, con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera.

A proposito di servizi pubblici, Romeo Farinella (urbanista UniFe, v. sotto) ha poi trattato il tema della mobilità sostenibile: «non regge più – ha detto – il modello secondo cui si costruiscono sempre più strade nei nostri territori. Bisogna, invece, ridurre l’uso delle auto e incentivare il sistema di trasporto pubblico.A Ferrara – Città delle biciclette – manca una vera rete ciclabile, idem in provincia. E serve ragionare sul creare “zone 30” e aumentare le ztl». La cura dei luoghi è tutela della vita: l’urbanistica, quindi, non può non essere “femminista”: su questo ha riflettuto Alessandra Guidorzi (“Ferrara, le donne e la città – Forum Ferrara partecipata”), che ha illustrato il progetto di una città delle donne, per le donne, e per tutti. Indagine svoltasi soprattutto nei quartieri Krasnodar e GAD. «Contro città dominate dal modello neoliberista e patriarcale – ha detto – bisogna attivare percorsi di transizione ecologica, con più luoghi di incontro, sottraendo gli spazi pubblici agli usi privati».

Luoghi come la sede di Cittadini del mondo (ne parliamo a pag. 11), di cui ha parlato Carola Peverati, che si è concentrata sulla demonizzazione dei migranti nella nostra città, «mentre invece andrebbero aiutati anche con servizi pubblici più efficienti». Altro luogo di incontro di realtà diverse è la Rete per la pace, di cui ha invece parlato Barbara Diolaiti («non c’è pace senza giustizia e lotta contro il neoliberismo, la guerra e il controllo delle risorse naturali»), mentre del Centro sociale “La Resistenza” (ancora senza sede) ha parlato Francesco Ganzaroli («sempre più forte è la repressione contro i movimenti sociali, anche a Ferrara»). Luoghi sociali e luoghi naturali, come quelli violentati dai grandi eventi: si pensi al Parco Urbano nel caso dei concerti di Vasco Rossi: da qui è partito Domenico Giuseppe Lipani, presidente di Italia Nostra – Ferrara: «il consumo estrattivo dello spazio pubblico porta danni al patrimonio pubblico, che invece è spazio e strumento di democrazia», ha riflettuto. «Cerchiamo, invece, di dar vita a una città-parco, dove il verde è spazio vissuto collettivamente». Gli ultimi interventi sono stati di Ilaria Pasti (Koesione22, quartiere Krasnodar), Silvano Tagliavini (Coordinamento cispadano NO autostrada), Claudia Zamorani (Comitato piazza Ariostea contro i megaconcerti in questo luogo tutelato), Laura Felletti Spadazzi (Plastic Free) e Andrea Firrincieli, che ha parlato della “Camminata per Samanta Zironi” che si tiene il 10 giugno al Barco, e del progetto “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace” (v. pag. 9).

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026

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Da luoghi di morte a luoghi di bellezza: riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

19 Ott

Intervista a Donato La Muscatella referente del Coordinamento ferrarese di “Libera”: numeri e storie in Italia ed Emilia-Romagna

A cura di Andrea Musacci

Si può dire che la confisca dei beni e il loro riutilizzo per finalità sociali come arma nella lotta alle mafie e alle organizzazioni criminali faccia parte dell’anima di Libera fin dalla sua nascita nel 1995.
Proprio 25 anni fa lanciò, infatti, la prima campagna nazionale con una raccolta firme che portò l’anno successivo alla 109, legge che rende finalmente la società civile protagonista della lotta alle mafie, attraverso la possibilità di riappropriarsi di spazi e crearne di nuovi. Una ricerca di Libera ha censito finora 865 soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20.
Il tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati è stato al centro della Festa della Legalità e della Responsabilità a Ferrara, che ha visto Libera tra gli organizzatori insieme ad altri soggetti (Ufficio Stampa del Comune di Ferrara, Avviso Pubblico, Presidio di Libera del Centopievese, Camera di Commercio di Ferrara, Comitato Ferrarese Area Disabili, Biblioteca popolare Giardino, Comune di Voghiera, Pro loco di Voghiera, Factory Grisù, Hangar Birrerie). L’evento si è svolto dal 15 al 17 ottobre negli spazi di Factory Grisù. Per l’occasione abbiamo intervistato Donato La Muscatella, referente del Coordinamento di Ferrara di Libera.


Beni confiscati trasformati in “bene comune”: perché la scelta di questo tema per la vostra tre giorni?
Come Libera, all’interno dello spazio che ci è stato concesso, abbiamo deciso di tornare a parlare di beni confiscati per poterne approfondirne il valore, non solo economico, ma soprattutto civico e sociale, assieme a relatori qualificati. Si tratta di un modo per raccontare come potersi impegnare concretamente, restituendo libertà e bellezza a territori che sono stati depredati e dominati da una contro-cultura che non significa solo crimine, ma anche potere, presunzione di essere al di sopra delle regole, di tutto e di tutti.
Viviamo in una Regione, peraltro, che ha preso a cuore questa tematica, vedendo nascere un Protocollo per la gestione dei beni che, attivando sinergie positive tra tutte le Istituzioni coinvolte, sta facendo scuola su scala nazionale.


Un po’ di numeri a livello nazionale per inquadrare meglio il tema?
I dati sono in costante evoluzione e questa tendenza deve essere letta, a mio avviso, in una duplice ottica: da un lato, dimostra, purtroppo, la significativa consistenza del patrimonio prodotto dalle attività delle organizzazioni di stampo mafioso; dall’altro, testimonia l’impegno degli inquirenti nell’agire con gli strumenti a loro disposizione, per contrastare anche sul piano patrimoniale la criminalità organizzata.
Concentrandoci sui beni immobili, protagonisti della legge che ne consente la ridestinazione a finalità sociali, sono 16.446 quelli già destinati e 17.376, invece, quelli ancora in gestione e in attesa di nuovo utilizzo (in base ai dati più recenti dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ANSBC).


Nella nostra Regione, invece, quali e quanti beni sono stati confiscati e restituiti alla collettività?
In Emilia-Romagna sono entrati nel circuito di gestione supervisionato dall’ANSBC 631 immobili, mentre 144 sono già stati destinati, tornando a disposizione alle diverse comunità.


Nello specifico, ci può fare qualche esempio in Emilia-Romagna? E quali sono gli 8 nella nostra provincia di Ferrara?
Il panorama è ampio: si va da un’abitazione rurale nel Comune di Salsomaggiore Terme (Parma), che è ora lo spazio dove svolge le proprie attività istituzionali e divulgative il Consorzio del Parco Fluviale Regionale dello Stirone, alla nuova sede della Casa per la donna in via San Vitale a Bologna, sino a cinque appartamenti riconsegnati al Comune di Sorbolo (Parma) lo scorso luglio, alla presenza della Ministra Lamorgese, affinché possano ospitare famiglie in difficoltà.
In provincia di Ferrara, tra gli 8 beni immobili già in uso per le finalità previste dalla legge n. 109 del 1996, tre sono divenuti alloggi di servizio per militari dell’Arma dei Carabinieri; uno, invece, è un’abitazione che ospita donne vittime di violenza domestica, sostenuta dal Centro Donna e Giustizia di Ferrara e dallo Sportello Antiviolenza; le tre restanti unità immobiliari (una delle quali con un piccolo terreno pertinenziale), vengono utilizzate per gestire casi di emergenza abitativa.

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Crisi sociale e criminalità nel tempo dell’emergenza Covid: Un seminario svoltosi il 17 ottobre nella Factory Grisù di Ferrara

“Illegalità e criminalità organizzata al tempo del Coronavirus: l’impatto economico su cittadini e imprese” è il titolo dell’incontro pubblico svoltosi sabato 17 ottobre nella sede del Consorzio Factory Grisù di via Poledrelli a Ferrara.

Il Seminario, parte della Festa della della Legalità e Responsabilità organizzato dal Comune di Ferrara, è stato proposto da Ordine dei Giornalisti, Fondazione Giornalisti dell’Emilia-Romagna in collaborazione con l’Ufficio stampa del Comune di Ferrara e Avviso Pubblico.
Ha preso le mosse dal Rapport Caritas uscito il giorno stesso, il Prefetto di Ferrara Michele Campanaro, prima di ripercorrere la gestione del lockdown nel nostro territorio: l’anomalia della pandemia, ha spiegato, «ha reso tutto più difficile, in quanto ha necessitato di una gestione straordinaria». Per Campanaro, in ogni caso, «non vi è nulla di strano nel ricorso all’uso di decreti governativi», perché è prassi «nei casi di emergenza di Protezione Civile come l’attuale». Nello specifico, «la chiusura delle attività produttive nel lockdown ha rappresentato anche per la nostra Prefettura un lavoro importante, per le tante richieste pervenuteci». Nell’attuale fase, ha concluso, pur nell’incertezza, «non saranno, come nella fase 1, gli strumenti repressivi a dominare, perché siamo, almeno per ora, ancora nella fase della ricostruzione. Complessivamente comunque nel nostro territorio il sistema è sano, ma non bisogna adagiarsi sugli allori» e mantenere alta l’attenzione.
«È molto importante – ha invece riflettuto Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico – organizzare una rete di presenza degli enti locali, soprattutto in questa che è anche un’emergenza sociale ed economica». Anche perché «la storia ci insegna che nei momenti di emergenza le mafie trasformano le difficoltà in opportunità» a loro vantaggio. In particolare Regioni e Comuni devono quindi saper unire «celerità e trasparenza» nelle decisioni, «sempre nel rispetto delle regole». Infine, un monito: «attenzione anche al forte aumento negli ultimi mesi del gioco d’azzardo on line».
Dopo l’intervento di Andrea Migliari, responsabile Servizio Qualità, Comunicazione e Progetti speciali Camera di commercio di Ferrara, ha preso la parola Gianni Belletti, responsabile Comunità Emmaus di Ferrara, che è partito dal concetto di “vulnerabilità”: «non tutte le persone criminali sono vulnerabili, ma di certo la vulnerabilità spesso porta alla criminalità». Emmaus è un esempio importante di come la vulnerabilità possa essere accompagnata e aiutata ogni giorno: 20 persone vivono nella comunità locale, che si mantiene esclusivamente col mercatino dell’usato. Infine, sull’emergenza sociale Belletti ha brevemente presentato la proposta, a suo parere urgente e necessaria, del reddito di base.
La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda sul tema “Raccontare la cronaca nera e quella giudiziaria durante il lockdown per l’emergenza sanitaria Covid-19” con la partecipazione di alcuni giornalisti locali.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 ottobre 2020

https://www.lavocediferrara.it/

“C’è bisogno di una rivoluzione culturale: muoviamoci, affinché vinca la vita”

6 Mag

Difendere i beni comuni come diritti fondamentali: l’intervento di padre Alex Zanotelli a Ferrara. Lo stretto legame tra neoliberismo, migrazioni e crisi ecologica

z8Una sala gremita – più di 150 persone – ha assistito a Ferrara la sera di giovedì 2 maggio all’intervento di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano è stato invitato dall’associazione “Il Battito della città” in occasione dell’incontro “Beni comuni a Ferrara. Ripubblicizzare acqua e rifiuti”, svoltosi nella Sala Macchine della Factory Grisù di via Poledrelli 21. La serata, introdotta e moderata da Marcella Ravaglia, ha visto anche gli interventi di Paolo Carsetti (Forum italiano Movimenti per l’Acqua) e Natale Belosi (Rete regionale Rifiuti zero). Fin da subito i presenti hanno capito che non si sarebbe trattato dell’intervento dal “pulpito” di un “esperto” ma della testimonianza umile e concreta di chi lo “scandalo” della povertà e delle enormi disuguaglianze le vive, conoscendone cause, conseguenze e drammi. “Al rione Sanità di Napoli [dove abita dal 2002, ndr] sono in missione. Normalmente si pensa che un missionario va a convertire nel luogo della sua missione: io invece mi sento un convertito. I poveri mi hanno convertito sia a Korogocho in Kenya sia a Napoli”. “Viviamo in un sistema economico-finanziario – soprattutto finanziario – che non fa che aumentare le disuguaglianze”, è stato il suo affondo, poggiante su dati incontrovertibili. Dal Rapporto Oxfam 2019, intitolato “Bene pubblico o ricchezza privata?”, emerge infatti come l’1% più ricco del Pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione), mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4%. Disuguaglianze enormi, accompagnate anche da profondi sprechi. “Le migrazioni – ha proseguito p. Zanotelli – sono il frutto amaro di questo sistema profondamente ingiusto, un sistema che rimane tale anche grazie all’enorme produzione di armi, soprattutto quelle atomiche. Nel 2017 – sono ancora sue parole -, è andato in acquisti di armamenti qualcosa come 1739 miliardi di dollari. Se li spendessimo per scuole, ospedali, cultura e molto altro, trasformeremmo il mondo in un paradiso terrestre”. Per far comprendere come le migrazioni siano una stretta conseguenza di questo sistema ingiusto e predatorio, p. Zanotelli ha spiegato come “una delle conseguenze più enormi della crisi climatica sarà di rendere ampie zone dell’Africa inabitabili a causa dell’aumento della temperatura, e questo provocherà migrazioni ben più consistenti nei prossimi decenni”. Viviamo dunque, ha proseguito, “in un sistema economico-finanziario fortemente militarizzato che pesa enormemente sull’ecosistema”. A proposito della questione ecologica, p. Zanotelli cita più volte la “Laudato si’ ”, “un testo straordinario”. “La prima vittima della crisi ecologica – sono ancora sue parole – sarà proprio l’acqua, che sarà sempre più scarsa e quindi sempre più essenziale. Per questo i potentati economici continuano a metterci le mani sopra, perché sanno che è davvero ‘l’oro blu’. Ma questa appropriazione è la negazione di un diritto umano fondamentale, quello dell’accesso a un bene primario per la sopravvivenza, perché solo chi avrà i soldi sufficienti potrà comprarla. Acqua e aria sono beni comuni fondamentali, senza i quali non possiamo vivere”, e non possono quindi essere oggetto di profitto e speculazione. “Ognuno di noi come cittadino, e come comunità – è stato il suo appello – può e deve fare qualcosa, denunciando tutto ciò, attivandosi”, e anche attraverso il consumo critico, “ad esempio nella scelta dell’abbigliamento, e della stessa banca, informandoci su come investe i soldi, oltre a limitare fortemente i consumi stessi”. “C’è bisogno di una rivoluzione culturale per uscire da questa situazione, dobbiamo muoverci. E’ questione di vita o di morte: diamoci da fare, perché vinca la vita”.

“Se non diciamo ‘no’ qui e ora, salta la nostra umanità”: in un libro il j’accuse di p. Zanotelli contro il razzismo

copertina libro zanotelli“Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo” è il nome dell’ultimo libro di p. Alex Zanotelli, uscito sei mesi fa per “ChiareLettere” con la curatela di Valentina Furlanetto. Un libro che fra i tanti meriti ha, oltre quello della chiarezza espositiva, quello di smontare attraverso episodi e dati, storici e di cronaca, diversi luoghi comuni sulle migrazioni contemporanee, ampliando lo sguardo sulla storia di colonialismi e sopraffazione di cui è triste protagonista il mondo occidentale. Migranti di oggi: lo 0,4% della popolazione europea… “Era facile donare per l’Africa o fare donazioni a distanza quando l’Africa era lì, lontana”, scrive il missionario nel libro. “Era facile dire ‘italiani brava gente’, ma ora che questa gente viene a casa nostra ci rivela che siamo razzisti”. E’, però, “semplicemente ridicolo parlare di invasione”. Sono i dati a smentire certa propaganda: secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono 65 milioni, l’86% dei quali è ospitato nei Paesi più poveri. Appena il 14% si trova nel ricco Occidente. In Europa gli abitanti sono più di 500 milioni e gli immigrati arrivati negli ultimi sei anni sono meno di due milioni (lo 0,4%). “Eppure ne abbiamo una paura terribile”, scrive p. Zanotelli. “L’Europa ha perso la coscienza, la memoria e l’umanità. Ci preoccupiamo di difendere i nostri valori ‘cristiani’ di fronte ad altre religioni, ma quei valori li stiamo tradendo da soli”. Poco dopo scrive: “Dio non è neutrale, Dio è schierato profondamente. Dio è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri perché Dio non può tollerare sistemi che opprimono e schiavizzano. Nell’esperienza dell’Esodo Dio libera un gruppo di schiavi dal più potente impero di allora. Dio li libera perché diventino una comunità alternativa all’impero. Dio sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza”. Nel libro l’autore denuncia alcuni dei tanti casi di razzismo e violenza contro stranieri avvenuti negli ultimi mesi in Italia, la campagna diffamatoria contro le ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo, i patti scellerati fatti con la Libia e con la Turchia. Ai quali si sono aggiunti i diversi casi di chi sull’accoglienza dei migranti nel nostro Paese ci ha lucrato – di cui parla nell’Appendice la Furlanetto -, gestendo i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) col solo fine di massimizzare i propri profitti. Un sistema di “accoglienza” disumanizzante per i migranti e che ha prodotto veri e propri ghetti, permettendo ad alcuni disonesti (tra cui mafiosi, si veda l’inchiesta “Mafia Capitale”) di lucrare. Ciò che invece ha funzionato è stato il sistema SPRAR, gestito non dalle Prefetture, ma dai Comuni, molto più incentrato sull’accoglienza e l’inclusione, un modello da difendere come qualsiasi progetto di accoglienza diffusa.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

La Voce di Ferrara-Comacchio

Oggi in Ariostea viaggio nella comunità dei saperi con “Beni comuni”

11 Gen

Palazzo Paradiso AriosteaOggi pomeriggio alle 17 nella Biblioteca Ariostea in via Scienze a Ferrara riprendono gli incontri del ciclo “Viaggio nella Comunità dei Saperi – Istruzione e Democrazia”, a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea. L’evento di oggi, sul tema “Beni comuni”, vedrà l’intervento di Barbara Diolaiti, insegnante ed ex consigliere comunale dei Verdi, e l’introduzione dello studioso Nicola Alessandrini.

I beni comuni sono l’insieme delle risorse, materiali e immateriali, che costituiscono un patrimonio collettivo dell’umanità e in quanto tali dovrebbero costituire, secondo gli organizzatori, area di apprendimento nelle scuole. Si tratta di risorse che non presentano o non dovrebbero presentare restrizioni nell’accesso e sono indispensabili alla sopravvivenza umana. L’attuale utilizzo dei beni comuni nel mondo pone la necessità di una riflessione sul rapporto tra democrazia, libertà e comunità, e sui conflitti che attorno ad essi, alla loro appropriazione e al loro governo, si realizzano nel mondo.

Infine, ricordiamo che venerdì alle 17 in Biblioteca Ariostea, ISCO e Istituto Gramsci presenteranno, con i saluti del sindaco Tagliani, il nuovo ciclo “Le parole della democrazia”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’11 gennaio 2016