
Alessia Morea racconta a “La Voce” i due anni vissuti a Betlemme, dove ha insegnato a bambine e bambini, seminaristi e postulanti francescani. Lì, terra d’incontro tra cristiani e musulmani, la sua vita è cambiata. Ecco la sua narrazione tra educazione, spiritualità e condivisione
di Andrea Musacci
L’indignazione che non diventa mai odio. La parola combattiva che non si chiude mai a nuove vie, all’incontro con l’altro. Un forte sentimento di riconoscenza nei confronti del popolo palestinese e un innato senso della prossimità e della condivisione. Possiamo delineare così la personalità di Alessia Morea, 29 anni, da un mese a Ferrara per un progetto educativo per stranieri; ma io, appunto, la incontro per farmi raccontare i due anni vissuti a Betlemme, città a maggioranza musulmana ma con una consistente minoranza cristiana (cattolica, ortodossa e di altre confessioni).
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