Il 2 luglio in piazza Municipale a Ferrara l’apertura del “Festival delle Città Identitarie” con un omaggio allo squadrista e colonialista di Quartesana. Ecco le sue responsabilità nel brutale omicidio del parroco di Argenta
«Ci prepariamo alla lotta tenacemente e con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà. Ritirarmi sarebbe rinunciare ad una missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo (…). La religione non ammette servilismi, ma il martirio».
(Don Giovanni Minzoni, dalla sua lettera a don Giovanni Mesini, agosto 1923)
di Andrea Musacci
È possibile omaggiare un picchiatore fascista, responsabile morale e politico di omicidi e violenze inaudite su contadini, oppositori politici e non solo? A Ferrara sì.
È ciò che viene fatto – con Italo Balbo – in occasione della 12^ edizione del “Festival delle Città Identitarie” in programma nel Municipio, nella sua piazza e in Sala Estense il 2, 4 e 5 luglio. Una rassegna che mette assieme Ariosto e Antonioni, Lucrezia Borgia e Vancini. E, appunto, Balbo. Colui che seminò il terrore, per anni, nel Ferrarese.
La sera del 2 luglio sarà proprio il direttore del Festival, Edoardo Sylos Labini, a portarci – scrivono gli organizzatori – «in viaggio dalla corte estense rinascimentale fino al grande cinema del ‘900: da Lucrezia Borgia passando per Italo Balbo fino a Michelangelo Antonioni».
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