Martin Luther King, testimone di fede e di perdono

18 Feb

Un ricordo a 90 anni dalla morte del grande pastore e pacifista cristiano

king1“Non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto l’arrivo del Signore, il suo splendore”. Che grande e umile esempio è ancora per noi M. L. King, che non usava la fede come arma contundente contro l’avversario, ma come sprone al servizio verso i fratelli e le sorelle (bianchi/e o neri/e), riserva aurea di forza e di abbandono al Signore, orizzonte sempre presente nel suo cuore e nel suo agire ma mai muro posto nei confronti dell’altro, mai confine blindato col quale dividere il mondo.
Una fede, la sua, tracolma di misericordia, di semplicità, di capacità anche di autocritica. Di amore e di perdono. “La compassione e la nonviolenza – disse – ci aiutano a considerare il punto di vista del nemico, ad ascoltare le sue domande, a conoscere il suo giudizio nei nostri confronti. Giacché dal suo punto di vista possiamo davvero scorgere la fondamentale debolezza della nostra propria condizione, e se siamo maturi possiamo imparare, crescere e trarre profitto dalla saggezza dei fratelli che sono definiti come i nostri avversari”. Vien da dire che tante volte è abbastanza facile “tollerare” le minoranze. King, invece, “tollerava” la maggioranza, quella del suprematismo bianco, dell’indifferenza e delle mille discriminazioni quotidiane verso i neri. Ma la sua non era certo una tolleranza passiva, ma una lotta continua, nonviolenta, che mentre rivendicava, creava comunità, spazi nuovi di libertà e autodeterminazione, per tutti, creava vita, alimentava la fede in Dio e nelle sue figlie e nei suoi figli.
Una lotta mai fatta di violenza, pena il deterioramento del senso stesso: “un giorno – disse – arriveremo a vedere che la pace non è un mero fine, ma il mezzo grazie al quale arriviamo a quell’obiettivo. Dobbiamo perseguire fini pacifici attraverso mezzi pacifici. Tutto ciò per dire che, in ultima analisi, mezzi e fini devono essere coerenti perché il fine preesiste nei mezzi, e in definitiva mezzi distruttivi non possono portare a fini costruttivi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 febbraio 2019

http://lavocediferrara.it/

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