Da San Benedetto al Fermilab di Chicago: la storia di Giulio Stancari

9 Feb

FERRARESI NEL MONDO / quarta parte. Da 13 anni il noto laboratorio di fisica delle alte energie ha tra i suoi collaboratori un ferrarese. Che ha “esportato” la passione per i cappelletti…

Il Fermilab di Batavia, vicino Chicago, è uno dei principali laboratori statunitensi di fisica delle alte energie, gestito da un consorzio internazionale di università. Dedicato all’italiano Enrico Fermi – che a Chicago ha lavorato ed è morto -, dal 2008 ha tra i suoi collaboratori più fidati un ferrarese, Giulio Stancari, diplomatosi al Monti, laureatosi a Ferrara e per tanti anni impegnato nella parrocchia cittadina di San Benedetto. Gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo percorso di vita che lo ha portato negli USA, dove vive con la moglie Michelle, anche lei scienziata, e dalla quale ha avuto Nicholas, 18 anni e Arianna, 21, studentessa di biochimica all’Università del Minnesota a Minneapolis.

Cresciuto a Sambe

Dopo aver frequentato l’asilo delle suore di Corso Porta Po, la scuola elementare Canonici in Corso Biagio Rossetti e le scuole medie alla Boldini, alle superiori ha studiato come ragioniere programmatore all’Istituto Tecnico Vincenzo Monti per poi iscriversi alla Facoltà di Fisica dell’Università di Ferrara.

«Oltre alla fisica – ci spiega -, ho diverse altre passioni. Innanzitutto la musica, ma anche la fotografia, la letteratura e il podismo. Devo moltissimo a genitori, parenti ed insegnanti per avermi dato un ampio spettro di interessi da perseguire. Ho iniziato a strimpellare con gli amici di Sambe e poi ho studiato chitarra classica presso la scuola dell’Orchestra Gino Neri. Ora continuo a suonare con gli amici, soprattuto musica folk e rock, e a studiare chitarra classica e jazz. La parrocchia di Sambe – prosegue – è stata una parte importante della mia vita. Sono immensamente grato a quell’ambiente per essere stato una seconda famiglia e per aver forgiato alcune delle amicizie più importanti, che durano tuttora».

Da Ferrara all’Illinois

Nel 1994 inizia a viaggiare negli USA per partecipare ad esperimenti di fisica delle particelle assieme ad altri studenti e ai professori dell’Università di Ferrara presso il Fermilab, dove rra il 1998 e il 2000 completa il dottorato lavorando come ricercatore. Nel 2001 torna in Italia e tra il 2001e il 2008 lavora come ricercatore nella sezione ferrarese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e nei Laboratori Nazionali di Legnaro, vicino Padova. Il nostro Paese lo lascia nel 2008, prima come professore con un incarico congiunto alla Idaho State University e al Jefferson Lab in Virginia e poi, dal 2009, di nuovo al Fermilab. «Ho lasciato l’Italia sia per motivi professionali che familiari, e per il desiderio di conoscere culture diverse. Occupandomi di fisica delle particelle e degli acceleratori, volevo essere vicino agli apparati sperimentali e agli esperti del settore. Dal punto di vista personale, essendo mia moglie americana, volevamo, assieme ai nostri figli, avere l’esperienza di vivere sia in Italia che negli Stati Uniti».

Dal 2009 risiede a Geneva, in Illinois, cittadina di circa 20mila abitanti sul fiume Fox, una 50ina di chilometri a ovest rispetto al centro di Chicago. Fisico sperimentale presso il Fermilab, Stancari qui dirige un piccolo gruppo di ricerca che si occupa di fisica degli acceleratori di particelle. Nel corso degli anni si è occupato di diverse aree della fisica, dalle particelle elementari alla fisica nucleare e all’ottica quantistica. 

«Nel quotidiano – ci spiega -, il mio lavoro comprende vari aspetti: lo sviluppo di modelli matematici, il progetto di esperimenti, le misure in laboratorio, l’analisi statistica dei dati, la scrittura di articoli, la supervisione di studenti, oltre a compiti amministrativi e partecipazione in vari comitati».

I cappelletti negli States

Gli chiediamo cosa di Ferrara è rimasto più nel suo cuore: «innanzitutto la famiglia: mio fratello, i miei zii e i miei cugini. Avendo perso i genitori abbastanza presto, ai parenti devo moltissimo. Quando si è lontani ed è difficile viaggiare, come in questo periodo, si perdono tante occasioni per condividere tappe importanti della vita, sia tristi che allegre. Poi mi mancano gli amici, i compagni di scuola e i compagni di avventure all’università. Con molti si è mantenuto un bel rapporto e cerchiamo di trovarci ancora quand’è possibile.

Di Ferrara mi mancano i cappelletti, il gelato del K2, le passeggiate in centro, Corso Ercole I° d’Este con la nebbia, le corse sulle Mura, le caldarroste in piazza, i concerti di Capodanno della Gino Neri, le espressioni in dialetto e mille altre piccole gioie. Inoltre, «come avevamo introdotto la tradizione americana del tacchino per il Ringraziamento con amici e parenti a Ferrara, abbiamo anche esportato qui negli Stati Uniti la tradizione dei cappelletti fatti in casa la vigilia di Natale».

Come per molti, anche per Stancari, la pandemia ha impedito il ritorno in Italia. «L’ultima volta che sono stato in Italia è stato tra dicembre 2019 e gennaio 2020. Spero di tornarci in vacanza quest’estate. Normalmente, tornavo in Italia una o due volte l’anno».

Andrea Musacci

(Gli altri racconti di ferraresi nel mondo sono usciti nei tre numeri precedenti)

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” dell’11 febbraio 2022

https://www.lavocediferrara.it/

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