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«Come AC sappiamo leggere le grandi sfide che abitano i cuori delle persone?»: il Convegno diocesano di Ferrara-Comacchio

17 Nov
Foto Pino Cosentino

L’intervento di Notarstefano (Presidente nazionale Azione Cattolica) per il Convegno diocesano a Vigarano Pieve

Se ascoltate con lo spirito giusto, le parole dette la mattina del 12 novembre in occasione del Convegno diocesano di AC, sono “pesanti”. Sono cioè parole che richiamano con forza la necessità di non adagiarsi in formali e “borghesi” abitudini, ma di riscoprire la potenza e l’audacia dell’essere cristiani.

“Azione Cattolica: una storia lunga un sì!” era il titolo scelto per la giornata svoltasi nella parrocchia di Vigarano Pieve, tappa del cammino assembleare di AC che ha visto la presenza di 120 persone con, oltre il Convegno nel quale è intervenuto il Presidente Nazionale Giuseppe Notarstefano (nella foto, assieme a mons.Perego e da alcuni dirigenti AC diocesana), la S. Messa presieduta dal nostro Arcivescovo, il pranzo comunitario e i laboratori pomeridiani.

Ricordiamo che fino all’8 dicembre le AC parrocchiali svolgeranno la propria assemblea per eleggere i referenti parrocchiali. Questi si ritroveranno l’11 febbraio per l’Assemblea diocesana, nella quale si eleggerà il nuovo Consiglio diocesano che, a sua volta, eleggerà i responsabili diocesani di settore e concorderà la terna di candidati da presentare al Vescovo per la nomina del nuovo Presidente.

MARTUCCI:«CUSTODIRE E INNOVARSI»

Dopo il saluto dell’Assistente ecclesiastico don Michele Zecchin e l’introduzione di Chiara Fantinato (vicepresidente Adulti AC diocesana), è intervenuto il Presidente diocesano Nicola Martucci. L’analisi del presente svolta da Martucci è stata impietosa: «un certo modo di vita pastorale e cristiana è ormai inconsistente», in una società «liquida e frammentata» l’appartenenza alla Chiesa è in forte crisi, molti «giovani hanno eliminato il futuro dal loro orizzonte». In questo «viaggio in mare aperto», la fede e la Chiesa sono «tesori che vanno custoditi» prendendo però più sul serio «il tema della responsabilità» e col bisogno di «pensarsi, strutturarsi e muoversi al passo coi tempi».

NOTARSTEFANO: «EUCARESTIA E COMUNITÀ»

Un intervento che in un certo senso ha anticipato quello del Presidente Nazionale Giuseppe Notarstefano: «L’AC non ha bisogno tanto di aggiornamenti formali, tecnologici, ma di saper affrontare le grandi sfide che abitano i cuori delle persone, che sono poi le grandi domande di sempre». L’intervento di Notarstefano è stato preceduto dalla proiezione di un video nel quale sono stati intervistati tesserati e non dell’AC diocesana, dalle quali sono emerse gioie e difficoltà nel vivere questo tipo di vita associativa oggi.

Nel nostro tempo di cambiamenti, ha riflettuto quindi Notarstefano, «dobbiamo essere in grado di leggere i “segni dei tempi”».Dobbiamo quindi «sintonizzarci col tempo in cui viviamo, senza viverlo né da spettatori né con uno sguardo neutrale». C’è dunque bisogno di una «conversione personale», di essere «segni di vita evangelica», di «tornare a parlare di salvezza, oggi sostituita da surrogati quali il “benessere”, la “tranquillità”, la “qualità della vita”». Questa nuova «missionarietà» consiste quindi nell’avere «il coraggio, l’audacia di andare alla ricerca di tutto ciò di meraviglioso che il Signore già costruisce nelle vite delle persone, nei loro cuori». Solo ripartendo «dall’autenticità della nostra esperienza e delle nostre relazioni« saremmo capaci di fare ciò, «rigenerando le nostre comunità così piene – soprattutto dopo il Covid – di paura e abitudini che non riescono a superare». Nell’epoca dell’individualismo, della frammentazione, del darwinismo sociale, dobbiamo ricordarci – ha proseguito Notarstefano – che «nessuno si salva da solo», che la salvezza «non è un bene di consumo ma è per tutti e va sperimentata nella comunità». «L’Eucarestia nella città, da portare dentro la città è lo “strumento” per tenere assieme le diversità, per riscoprire la gioia dello stare insieme, senza ridurci – com’è successo spesso anche in AC – a sportelli burocratici». Solo questo stile di vita rinnovato, questo impegno all’insegna della corresponsabilità può riaprire le porte al futuro.

MONS. PEREGO: «AC, LUOGO IN CUI SI TROVA DIO»

Il nostro Arcivescovo mons.Perego nell’omelia ha riflettuto: «lo specifico dell’AC sta nel servire la Chiesa locale, dove servizio è il “sì” dell’AC Italiana, che non è supina obbedienza ai Pastori, cadendo nel clericalismo, ma passione per una Chiesa con cui si cammina». «La Chiesa e il mondo oggi hanno bisogno di “servi” – ha detto poi -, di chi fa della carità, sia in politica che nella vita consacrata ed ecclesiale, la cifra del suo agire». L’AC è dunque, per mons. Perego, «un luogo in cui si trova Dio, perché si impara a pregare, si educa all’ascolto della Parola, s’impara la sapienza, non si resta nell’ignoranza su nessuna cosa».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 17 novembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio

Come essere «satolli di Dio»? Riflessioni sulle Beatitudini

17 Nov

Scuola di teologia per laici: il 9 novembre la comunità dei beati al centro della relazione di Valeria Poletti

“Maestro cosa devo fare per essere felice?” è il titolo della terza lezione della Scuola diocesana di teologia per laici “Laura Vincenzi”, svoltasi a Casa Cini lo scorso 9 novembre. Relatrice, la docente e teologa Valeria Poletti. Le rimanenti lezioni di novembre sono in programma (ore 18.30, Casa Cini o in streaming) il 16 con don Paolo Mascilongo che relazionerà su “Immagini di sequela dal vangelo di Marco”; il 23 con Simona Segoloni su “Fratelli tutti! La comunità espressione di gioia”; il 30 con don Ruggero Nuvoli su “Immaginazione sacramentale”.

Nella sua lezione, Poletti ha analizzato nel dettaglio le Beatitudini (Mt 5,1-12 e Lc 6,20-23), ponendo innanzitutto l’accento sul fatto che Gesù «è venuto a parlare a tutti, a dar vita a una comunità completamente nuova», annunciando che «il Regno di Dio è già ora, si può sperimentare già nel presente». Ma com’è possibile ciò, in questa “valle di lacrime” che è l’esistenza umana?

Gesù quando ci chiede di essere poveri, «non ci chiede tanto di spogliarci, ma di vestire gli altri, di prenderci cura di chi è nel bisogno. “Signore”, quindi, è chi dà agli altri, e lo fa ora, perché il dare mi rende felice, beato già ora», ha spiegato Poletti.

Questo donarsi agli altri è anche il consolare chi è nel pianto, cioè «chi ha un dolore talmente grande da non poterlo tenere dentro. Costui è beato perché mostrandolo può essere consolato, aiutato dalla sua comunità. E la consolazione è già in sé un’azione liberante». È questa la chiave di tutto: il comprendere che «si è felici, beati solo quando si dà, la comunità di persone felici è tale quando non volta la testa dall’altra parte» davanti ai bisogni dei fratelli e delle sorelle.

Allo stesso modo – e proseguendo nell’analisi delle Beatitudini -, «i giusti sono coloro che hanno fame e sete di giustizia». Ma per giustizia non si intende tanto l’osservanza delle norme, ma «è qualcosa che va oltre la legge, e porta anche a subire la persecuzione». La beatitudine sta dunque «nell’essere sazi, satolli di giustizia, quindi di Dio: si sazia la propria fame saziando quella degli altri».

Questa misericordia, questo «chinarsi sull’altro sofferente per rialzarlo», non è dunque un mero sentimento ma «un’azione» concreta. Ed è una purezza del cuore, quindi non solo esteriore ma «interiore, completa, tipica di chi possiede quell’inquietudine che lo porta a giocarsi la propria pace per gli altri, per la pace della propria comunità». Una pace dunque in fieri, un Regno da costruire, vivendo così la propria figliolanza e somiglianza al Padre.

Da qui, solo da qui, può nascere quella «comunità dei felici, dei beati nel Signore», dei «satolli di Dio». 

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” del 17 novembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio