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Luce nelle periferie: al via il progetto “Chiesa casa di tutti”

24 Mar

Il 21 marzo il primo incontro all’Addolorata con 40 presenti: diverse le provenienze e le sensibilità emerse

«Il Signore sceglie le periferie per iniziare», per portare la sua luce. Chi ricorda le «periferie esistenziali» di Papa Francesco?Bene, questa espressione non era un’invenzione di Bergoglio, ma la concretezza di GesùCristo, il suo stile nella vita terrena. Periferie che sono dentro le nostre città, dentro le nostre case, dentro di noi. Ma spesso – per indifferenza o per orgoglio -non le vediamo o le neghiamo. Da qui parte l’iniziativa diocesana intitolata “Chiesa casa di tutti”, promossa dagli Uffici diocesani catechistico e per la pastorale familiare assieme al neonato gruppo “Famiglie in cammino – Ferrara”.

Lo scorso 21 marzo si è svolto il primo dei quattro incontri che si svolgeranno tutti nella parrocchia della Beata Vergine Addolorata, di Ferrara. Il calendario è così strutturato:

Ricordiamo che i prossimi incontri sono in programma (sempre con inizio alle ore 16) il 23 maggio con la meditazione su Mt 4,18-5, 16 a cura di Paolo e Chiara Mantovani, unadelle coppie di coniugi promotrici del gruppo “Famiglie in cammino – Ferrara”; a seguire, il 26 settembre la biblista Silvia Zanconato rifletterà su Mt 15, 21-28, mentre il 10 ottobre avrà luogo un momento conclusivo, dedicato ad un laboratorio di applicazioni pastorali, condotto da don Alessio Grossi.

Ogni incontro prevede anche un momento conviviale e alle ore 18, per chi lo desidera, la partecipazione alla santa Messa. 

Per partecipare agli incontri si chiede di inviare una mail a vicariopastorale@proton.me

LUCE DOVE C’È OMBRA

Una 40ina i presenti al primo incontro del 21 maro, presentato da Paolo Mantovani e che ha visto la riflessione del Vicario Episcopale per la Carità Pastorale don Michele Zecchin su Mt 4, 12-17. 

«L’inizio della missione e predicazione di Gesù – ha detto don Zecchin –  continua», ora, sempre «dentro di noi», che siamo noi stessi a proseguire nella storia. Gesù che «va tra la gente di periferia (dove molti sono i pagani)», per portare luce dove c’è «ombra di morte». È l’invito alla conversione, invito «rivolto a ogni singola persona», a chiunque, perché «c’è l’urgenza del cuore di Dio che vuole il bene di ognuno, vuole che cambiamo mentalità, sguardo sulle cose, per assumere il Suo punto di vista». 

Nessuna imposizione, ma «un movimento, un dinamismo» del Dio vivente che entra nella storia:«Gesù è qui, anche ora, è nelle mie carni, nella mia testa, nei miei affetti, e con urgenza e delicatezza invita a me, ogni persona a seguirlo».

RIFLESSIONI DAI PRESENTI

Diverse le riflessioni emerse dai quattro gruppi nei quali i presenti si sono divisi dopo la meditazione di don Zecchin e un momento di riflessione personale. «Ci sono dei momenti in cui dobbiamo metterci in gioco. Siamo popolo in cammino che deve affrontare il presente confrontandosi con la Scrittura e Gesù come esempio. Metterci in gioco e portare tutti alla salvezza! In sordina, senza effetti speciali», condivide un presente.

Mettersi in gioco in modo serio significa «conversione del cuore come tema urgente e allo stesso tempo da collocare in una storia ampia. Dobbiamo aprirci davvero a tutti, se davvero vogliamo stare con Gesù», riflette un’altra persona. «Senza farci abbattere dalla quotidianità e dalle brutture che vediamo». La chiave di tutto sta nell’altro, nell’ascolto e nella condivisione: «Gesù stava in mezzo alla gente, stava con tutti: questo è un buon esempio per noi. Stare con tutti quelli che incontriamo sulla nostra strada». Il «bisogno di conversione – quindi – è necessario per abbattere le nostre resistenze e per saperci così confrontare con una realtà molto variegata». Il «grande peccato sta nel pensare di non essere salvati». Ma «i giovani si sentono accolti?»: torna la domanda sempre più urgente nelle nostre comunità. «Quando non c’è conoscenza c’è il pregiudizio, è fondamentale il desiderio di relazione con il prossimo e con Dio», è il pensiero di un altro partecipante. «E io, ho fatto qualcosa per accogliere?».In ogni caso, in molti sentono «il desiderio di conoscere come la Chiesa affronta oggi questi temi di frontiera». «Dio si rende presente a tutti, come luce e ricerca di armonia», è un ulteriore contributo. Ed «è molto importante tenere presente la dinamica dell’economia della salvezza:i tempi che Dio pone in essere per realizzare la nostra salvezza sono particolari, chiedono il senso della profezia, di uno sguardo lungo». In ogni caso, non dimentichiamo mai che «le cose nuove iniziano proprio dove non ce ne accorgiamo». 

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026

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Acqua bene comune per il “diritto alla vita”: se la guerra oggi è idrica

24 Mar

Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, è intervenuto a un incontro pubblico a Ferrara: «entro il 2050, 5 miliardi di persone potrebbero vivere in aree con scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno». La possibile guerra tra Egitto ed Etiopia

di Andrea Musacci

«L’acqua è il bene supremo, come scrisse Papa Francesco è diritto alla vita: difendiamolo». Così si è espresso padre Alex Zanotelli, intervenuto lo scorso 16 marzo, da remoto, in un incontro svoltosi nell’Ateneo di Ferrara (foto). Nella sede di via Adelardi si è infatti svolta l’iniziativa pubblica sul tema “Acqua. Un bene comune e i conflitti mondiali”, organizzata da Forum Ferrara Partecipata, Laboratorio per la Pace Ferrara – UniFe e Rete Pace Ferrara, e guidata da Alfredo Mario Morelli, coordinatore Laboratorio per la Pace, e con l’intervento di Gianfranco Franz, docente UniFe di politiche per la sostenibilità e lo sviluppo locale. «Oscurato – han spiegato gli organizzatori – è il fatto che la guerra e il controllo delle materie prime riguarda anche quelle naturali, in primis l’acqua. La logica dell’accapparramento e della privatizzazione dell’acqua è fonte di conflitti, che, nel contesto odierno, possono alimentare altrettante guerre. Basta pensare al Medio Oriente e, in specifico, alla situazione di Gaza, dove il genocidio in corso perpetrato dal governo israeliano passa anche attraverso il fatto di togliere l’acqua alla popolazione palestinese. Ma molte altre aree del mondo sono interessate alle guerre dell’acqua: dal bacino del Nilo, che genera forti tensioni tra Egitto, Sudan e Etiopia, al bacino dell’Indo, interessato al conflitto tra India e Pakistan, a molte parti dell’Africa, dal Sahel al bacino dello Zambesi, fino ad arrivare al fiume Colorado, che è oggetto di contesa tra gli Stati Uniti e il Messico».

Leggi qui l’articolo intero.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2026

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