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Giovani, svogliati e solitari: gli adolescenti nella pandemia

2 Nov


Preoccupanti i risultati dell’indagine regionale presentata il 28 ottobre da Sabrina Tassinari e commentata da Chiara Saraceno. Con alcune note positive e un impegno per tutti

Aumento di ansia, rabbia e rassegnazione. I videogiochi sempre più luogo di alienazione, le serie conseguenze della didattica a distanza. Non è positivo il quadro che emerge dalla ricerca a livello regionale dedicata alle ricadute sui giovani della pandemia da Covid 19. “Noi adolescenti al tempo della pandemia”: questo il nome dell’indagine curata da Sabina Tassinari, responsabile dell’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara, e presentata in un incontro online lo scorso 28 ottobre.

Dai questionari compilati da 20.750 giovani dagli 11 ai 19 anni nella nostra Regione emerge come la necessaria emergenza sanitaria «abbia negato quei bisogni di socialità così importanti per gli adolescenti», ha spiegato Tassinari. Partendo dalle restrizioni, le conseguenze maggiori le hanno vissute i giovani fra i 16 e i 19 anni, in particolare le femmine, «che hanno accusato maggiormente le tensioni famigliari a causa della minor privacy» soprattutto durante i lockdown. Tensioni causate o amplificate anche «dall’aumento delle difficoltà economiche» di cui «anche gli adolescenti più giovani sono stati consapevoli». Mentre più nei ragazzi stranieri si registra un aumento di piccoli lavori, dell’impegno nel volontariato, della preghiera e della meditazione, decisivo per molti adolescenti è stata anche l’impossibilità di avere vicini a sé i propri nonni. Lo stesso tempo libero è stato stravolto: tanto l’attività sportiva quanto il tempo trascorso con gli amici sono, naturalmente, crollati durante i periodi più acuti dell’emergenza. Dall’altra parte, dalle risposte emerge un aumento degli hobby – in particolare il cucinare -, dell’informarsi via web, ma anche dell’ozio e della solitudine nella propria stanza. Riguardo ai comportamenti specifici, soprattutto fra i maschi è esponenziale l’aumento nell’utilizzo dei videogiochi (il 61,2% lo segnala), seguito dall’incremento di chi si è abbandonato in maniera esagerata al cibo, oltre a un aumento – soprattutto fra i 16 e i 18 anni – dell’aggressività.

Di conseguenza, proprio le emozioni provate dagli adolescenti sono l’ambito nel quale più chiare sono le conseguenze di questa situazione. Si riduce di quasi la metà la “voglia di fare”, mentre aumentano i sentimenti negativi come la rassegnazione, il senso di solitudine (soprattutto nei giovani dei licei, poiché negli istituti tecnici i laboratori hanno permesso a molti di tornare prima a scuola). E ancora: in tanti segnalano ansia, noia, tristezza e rabbia come sentimenti prevalenti, soprattutto nelle femmine e nei neomaggiorenni. Ma una domanda specifica segnala ancor più il crescente disagio: “a chi ti rivolgi quando hai bisogno di sfogarti?”. Il 21,9% ha risposto “Nessuno”.

Il capitolo scuola registra altrettante criticità legate alla didattica a distanza (dad). «La pandemia – ha spiegato Tassinari – ha diminuito sensibilmente la fiducia nel sistema scolastico, aumentando in tanti il desiderio di espatriare per avere un futuro». In particolare, da segnalare un peggioramento del rendimento scolastico nei licei e, in generale, come la dad abbia tolto molta «serenità nel rapporto coi docenti e coi compagni», oltre a conseguenze sull’autonomia di studio e la determinazione ad imparare.

L’analisi dei dati raccolti non può far venir meno però alcune note positive: tanti adolescenti dalla pandemia «hanno capito l’importanza dell’aiuto degli altri e di affidarsi alla scienza. Sicuramente – ha concluso Tassinari -, il sentire una considerazione positiva su di sé dai genitori e dai docenti, è fondamentale per loro». Per questo, è necessaria «un’alleanza per il futuro, un nuovo patto educativo tra generazioni», con gli adulti capaci di ascoltare gli adolescenti, per «costruire insieme a loro un futuro per tutti».

L’incontro, oltre al saluto iniziale di Micol Guerrini, Assessore alle Politiche Giovanili, e al breve intervento di Mariateresa Paladino, Regione Emilia-Romagna, ha visto le conclusioni affidate alla nota sociologa Chiara Saraceno dell’Università degli Studi di Torino, esperta di politiche familiari, minori, donne e giovani. «Questa sofferenza diffusa – ha riflettuto -, causata da una “deviazione” nel loro percorso di crescita, emerge anche dalle indagini compiute a livello nazionale e in altri Paesi». Fra gli aspetti più problematici, Saraceno ha sottolineato la percezione da parte degli adolescenti di «essere considerati soggetti passivi di decisioni altrui» e la «mancanza di privacy» nei lockdown «vissuta come invasione dei propri spazi». Riguardo alla scuola, per la sociologa nell’emergenza «è passata spesso come mero luogo di mera trasmissione di saperi» – e quindi gli studenti come meri «utenti» -, non come luogo dello stare insieme, della mediazione dei conflitti». È, quindi, importante «offire ai giovani spazi in cui possano elaborare e rielaborare ciò che hanno vissuto». Infine, le fortissime disuguaglianze, non solo economiche ma anche relazionali, tra adolescenti, rischiano di creare sempre più “neet” (giovani che né studiano né lavorano), «una porzione di generazione che si perde: deve diventare una questione proritaria», da affidare non solo all’associazionismo ma alle «comunità educanti», per un «lavoro integrato con la scuola».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 novembre 2021

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