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Codifiume, il campo estivo è un successo

24 Giu

Da 7 anni l’attività pastorale per i più giovani. La visita del Vescovo mons. Perego

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Un paese di piccole-medie dimensioni, da diversi anni in continua crescita demografica, al confine con la provincia bolognese. In uno degli angoli meridionali più reconditi del nostro territorio diocesano, l’attività estiva della parrocchia continua a crescere, accogliendo per diverse settimane tante ragazze e ragazzi. Un punto di riferimento importante in una comunità che nel 2014 ha visto le poche suore rimaste lasciare la Scuola materna, da allora affidata alla Cooperativa sociale “Mondo piccolo”. Stiamo parlando di Santa Maria Codifiume, la cui parrocchia, guidata da don Andrea Martini, è teatro, da sette anni, dell’attività pastorale del campo estivo. Un progetto ben organizzato, anch’esso in crescita, ormai capace di ospitare fino ad una cinquantina di ragazzi, dal lunedì al venerdì, con l’opportunità di due piscine fuori terra, una per i piccoli (di dimensioni 9×4, h 0.9 m) e una per grandi (15×5, h 1,3 m). “La finalità del campo estivo é pastorale – ci spiega don Martini – sette settimane in amicizia con Gesù, animate da preghiera, gioco, sport, studio e attività sportiva”. Ogni giorno al campo estivo sono presenti quattro persone adulte per seguire, guidare e aiutare i ragazzi: il parroco don Andrea, le signore Alessandra, Stefania e Barbara, oltre a sette educatori con un’età compresa fra i 16 e i 18 anni. L’accoglienza dei ragazzi (6-14 anni) inizia alle ore 7.30 e termina alle ore 9; segue la preghiera, la presentazione del tema del giorno, la merenda e le attività – giochi nel prato – attraverso la divisione in gruppi. Dopo il pranzo, un momento di relax o dedicato agli immancabili compiti delle vacanze, e poi in piscina dalle ore 14 alle 16, merenda e uscita dalle ore 16.45 alle 17. Inoltre, due mattine alla settimana ci si reca al campo sportivo per svolgere alcune attività insieme agli insegnanti e ad allenatori qualificati. Lo scorso mercoledì 19 giugno, una gradita presenza ha donato nuova gioia ai ragazzi e ai volontari: è, infatti, venuto in visita l’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, il quale si è trattenuto nella parrocchia di S. M. Codifiume quasi tutta la giornata, pregando e pranzando, “incoraggiando tutti – ci spiega ancora don Martini – a proseguire in un’attività autenticamente pastorale che ha poi una ricaduta positiva su tutto l’anno liturgico e catechetico. Il tema trattato quest’anno – conclude il parroco – è il viaggio come metafora dell’esistenza umana, il riferimento biblico è la figura di Mosè e il popolo d’Israele, senza trascurare la tensione vocazionale ed escatologica della vita di ogni persona”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 28 giugno 2019

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“In un tempo di odio, assumiamo le sofferenze altrui e una speranza comune”

10 Giu

Un giornalista e scrittore che ha raccontato la seconda metà del Novecento e ora continua a riflettere e a provocare le coscienze, dentro e fuori la Chiesa: Raniero La Valle la sera del 7 giugno ha presentato a Ferrara il suo ultimo libro

9382“Queste ‘lettere’ sono un compendio delle mie esperienze, del mio cammino, del tentativo di comprendere la realtà e di provare a raccontarla. Questo libro è come un parapetto dal quale mi sporgo, verso un futuro che non so come sarà: davanti a me, davanti a noi, avremo o un precipizio o la capacità di creare un’altra strada, una speranza, per un’umanità risanata”. La profondità e la limpidezza del ragionamento sono doti che a Raniero La Valle, giornalista e scrittore protagonista degli ultimi 50 anni, non sono mai mancate. E anche adesso, a 88 anni, dimostra di possederle, impegnato com’è in giro per l’Italia per presentare il suo ultimo libro, uscito i primi di giugno, “Lettere in bottiglia. Ai nuovi nati questo vostro Duemila” (Gabrielli ed., 2019). La terza tappa delle presentazioni, dopo quelle di Cremona e Verona, è stata a Ferrara, nella sala conferenze della parrocchia di Santa Francesca Romana, con la moderazione del giornalista Francesco Comina. Dopo il saluto del Vescovo mons. Perego e la presentazione di Alessandra Mambelli di Pax Christi Ferrara (che ha organizzato insieme al CEDOC), La Valle ha affrontato diversi temi centrali del nostro tempo, mai perdendo uno sguardo globale sugli eventi. “Noi tutti siamo su un ciglio, in un passaggio d’epoca. Chiediamoci: dove stiamo andando? Verso un futuro di compimento, una terra promessa oppure verso la catastrofe? Per rispondere a ciò, dobbiamo innanzitutto cercare di prendere coscienza di cosa sta accadendo, operazione non facile in un mondo dove i media sono spesso creatori di false parole e di false interpretazioni. Vedo che accadono cose inaudite, mai successe”, è stata la sua disamina: “i naufraghi vengono lasciati morire in mare e l’aiutarli viene considerato reato; i banchieri di tutto il mondo sono uniti, mentre i poveri divisi e i popoli frantumati; è possibile, con nuove tecnologie, generare vita umana non più dal corpo di una donna, arrivando così a cambiare la natura stessa dell’essere umano; non solo le guerre continuano, ma molte provocano morti da una parte sola; un operaio può guadagnare 400 volte di meno rispetto a un dirigente di azienda; mezza ricchezza mondiale è in mano all’1% degli abitanti di tutta la terra; la crisi ecologica porta a trasformazioni ambientali mai viste, o che non avvenivano da millenni”. Un’analisi radicale che può apparire apocalittica, ma non lo è, per chi, come La Valle, ha attraversato il Novecento, ha combattuto tante “buone battaglie” e “ha conservato la fede”. “E’ importante – ha proseguito – anche reinterrogare la nostra storia, così dominata dall’odio, dove la disuguaglianza veniva teorizzata come naturale, la guerra per secoli considerata il principio ordinatore fra i popoli, fino arrivare agli orrori della prima metà del Novecento, e ai genocidi che continuano nel mondo. Nella seconda metà del secolo scorso si è tentati di uscire da questa spirale, cercando di dar vita a organismi e a un diritto universali, ma commettendo l’errore di dividere il mondo in ‘buoni’ e ‘cattivi’ ”. Ora, invece – è il compito che vale una vita – “bisogna progettare un futuro che sia davvero diverso, comprendendo che le soluzioni non possono essere solo politiche o giuridiche, ma che è necessario rimettere in gioco tutte le dimensioni dell’uomo, comprese quelle religiosa e filosofica”. Inoltre, con Levinas, dovremmo “rimettere al centro non tanto l’io, l’individuo, ma l’altro, il suo volto, un volto da riconoscere e da amare”. Citando la seconda lettera di S. Paolo ai corinzi, La Valle ha riflettuto su come questa centralità della relazione sia fondata su quella di Dio con gli uomini, con “lo scambio” che ha fatto con noi: “Cristo si è fatto peccato al posto dell’uomo, prendendolo su di sé. Questo dobbiamo fare noi stessi, figlie e figli suoi, assumere la sofferenza e il dolore dell’altro, metterci al posto dell’altro”. Il ragionamento di La Valle è quindi proseguito ponendo l’attenzione sull’idea di un costituzionalismo mondiale, sull’importanza cioè di “iniziare a vedere l’intera famiglia umana come un soggetto politico, storico, un nuovo soggetto costituente, dove i poveri e i scartati possono essere i protagonisti di questo riscatto”. Fare ciò significa dar vita a “un’ecologia integrale, salvare l’uomo e la terra insieme, e che l’uomo salvi Dio, nel senso di salvarlo dalle sue false rappresentazioni, così diffuse nella storia, e ancora oggi, quelle di un dio violento e vendicativo. Dobbiamo tornare alla politica, non c’è alternativa – sono ancora sue parole -, che significa tornare ai partiti, ma non nella vecchia concezione del termine, come soggetti intenti a occupare lo Stato e le istituzioni: penso, invece, a partiti della società, che davvero riescano a raccogliere le istanze e i bisogni reali delle persone, non le paure fittizie, come avviene oggi nei confronti dei migranti. Abbiamo bisogno di un ‘partito della terra’, cioè che abbia la terra come punto di riferimento, da valorizzare come strumento di produzione primario e al tempo stesso da custodire, un partito che parli la parola dell’unità dei popoli, del cambiamento e della giustizia, che sappia essere positivo, concreto, veritiero, che non abbia come fine il potere, la vittoria, ma che assuma le speranze comuni, il comune destino”, fatto di persone che sappiano “cogliere i segni di bene che ci sono”. Le riflessioni conclusive, La Valle – anche incalzato da alcune domande – le ha dedicate, innanzitutto, al tema del katecon, termine che in San Paolo indica la resistenza al “mistero dell’anomia”, cioè alla perdita di ogni legge e la pretesa dell’uomo e del potere “senza legge” di mettersi al di sopra di tutto additando se stesso come Dio. Una resistenza ancora necessaria ma da attuarsi “mentre le cose accadono, senza aspettare che si arrivi a nuove violenze e genocidi”. Infine, un pensiero al Santo Padre – complimentandosi della lodevole iniziativa del ritrovo mensile, nella parrocchia ospitante, del “Gruppo di preghiera per Papa Francesco”: “il Papa è oggetto di un attacco durissimo da una parte interna alla Chiesa, per questo va difeso e sostenuto, è importante resistere assieme a lui”.

Il Dio “inedito” di Papa Francesco e l’importanza della parola per la salvezza: le “lettere” di La Valle

“La vera speranza è che [queste lettere, ndr] cadendo nelle mani dei nati nel terzo millennio – oggi ancora giovanissimi – li convincano che il loro compito non è solo di capire il loro tempo, ma di salvarlo. Il linguaggio della salvezza, che prima era frequentato solo dalle teologie della redenzione, entra oggi nel discorso comune, è la lingua rimossa ma impellente della politica, del diritto, dell’etica pubblica, laica e comune”. Così scrive nel libro “Lettere in bottiglia”, Raniero La Valle. Salvezza che è, al tempo stesso, personale, comunitaria, dell’intera umanità, e che vede Papa Francesco come punto di riferimento per chi vuole costruire un mondo “non genocida” ma fondato sull’accoglienza dell’altro e sulla misericordia. “Si è avuta – scrive ancora – l’irruzione sulla scena del Dio inedito raccontato da papa Francesco, che con il suo pontificato messianico ha fatto emergere con forza questa radicale alternativa investendola di una luce abbagliante”. “Il ministero di papa Francesco è un ininterrotto annuncio del Dio del Vangelo, un Dio inedito, un Dio che sorprende, un Dio non più tremendum ma solo fascinans”. La speranza, quindi, “è che per i nati in questo millennio, in questo secolo, non basta affacciarsi al parapetto aspettando di vedere come deve andare a finire, ma che essi debbano decidere come deve andare a finire e a partire da ciò, come diceva Bonhoeffer, pensare e sperare solo ciò di cui risponderanno agendo”. La misericordia, cifra della Chiesa e del pontificato di Francesco, che, però, “non è più intesa solo come un insieme di opere buone, non è più assunta solo come virtù privata, ma diventa la precondizione perché continui la vita sulla terra, diventa il nuovo criterio del politico, al posto del criterio belluino dell’amico-nemico”. D’altronde, scrive ancora, “questa è la tesi della mia vita: l’amore come risposta alla crisi”. La Chiesa, “carne umana di Cristo”, per La Valle vive un “passaggio di fase […] da un cupo pessimismo antropologico, professato dai profeti di sventura, a una gioiosa (Evangelii Gaudium!) voglia di riprendersi il futuro e di imprimere una svolta alla storia. E’ la novità portata da papa Francesco. Egli ha avuto il coraggio di delegittimare l’intero sistema economico mondiale definendolo come ’un’economia che uccide’, e denunciandolo come un sistema che esclude grandi masse di uomini e di donne trattandoli come avanzi e come scarti”. Ma il cambiamento non deve e non può avvenire solo nel mondo ma anche e innanzitutto nella Chiesa, nel suo immaginarsi e porsi nella sua missione: Papa Francesco è l’esempio del “superamento dell’idea di un cristianesimo come sovranità, come cristianità, cioè come civiltà, come potere”. “La Chiesa non è il cristianesimo realizzato, come il socialismo reale, ne è solo il segno e lo strumento, come dice il Concilio; non è la società umana trasformata in regno di Dio, ne è invece l’ospedale da campo, come dice Francesco, quella che lava i piedi, quella che con la società umana non ha altro rapporto che la misericordia, perché solo nella misericordia è la verità; la Chiesa è quella che, spoglia del potere, con forza profetica dice al potere che il re è nudo, che l’economia uccide, che il denaro domina e che l’umanità per nessuna ragione, né politica, né economica, né religiosa può essere divisa in eletti e scartati”. Anche su un piano antropologico agisce questa rivoluzione dello sguardo: l’uomo, scrive La Valle, “è naturalmente sempre riconosciuto nella sua condizione creaturale di indigenza, finitezza e povertà, ma non è mortificato come se fosse un fuscello nelle mani di Dio né come una coscienza appaltata alla Chiesa; la sua dignità è la dignità di colui di cui porta l’immagine, e il Vangelo oggi annunciato gliela riconosce anche se non ha fede, gli riconosce la dignità della sua opera, il lavoro, e gli riconosce la libertà della sua decisione etica, che non sta fuori di lui, ma dentro di lui, sta nella coscienza in cui il Concilio ha visto lo scrigno di Dio, e se la Chiesa l’invade papa Francesco la chiama un’ingerenza, perché si è fatto umanità nel Figlio”. La sua critica dell’integrismo religioso (cristiano e non) si affianca a quella del laicismo: “Lo schema su cui si muove l’Occidente suppone che da questa pseudo guerra di religione si esca con la laicizzazione, con la secolarizzazione, con la riduzione della religione a un dimensione privata”. Invece, “non si può reprimere o dissolvere, in nome della laicità, la potenza di rinnovamento e di resistenza all’iniquità che prorompe dal Vangelo”. “Voglio farvi una confidenza, soprattutto ai più giovani”, può essere la conclusione ideale che La Valle sembra consegnarci. “Mi sono chiesto più volte che cosa ha salvato la mia vita, che cosa l’ha resa così lunga e benedetta. Fino a ieri io rispondevo: sono state le due vestali, le due forze della mia vita, il lavoro e l’amore. Dall’inizio e fino ad ora. Ma ora mi sono accorto che è stata la parola. Ho lottato perché non mi fosse tolta la parola. Ho vissuto per ascoltare, per dire, per scrivere la parola. Ho capito che quello che salva, che crea, che mantiene in vita, è la parola”. Parola che è anche “grido dei poveri, degli oppressi”. E di parole, come quelle che ancora, a quasi 90 anni, ci regala La Valle, ne abbiamo davvero bisogno.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 14 giugno 2019

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Clima, grave è la situazione sotto il cielo (ma non irrisolvibile)

27 Mag

Il “meteorite” Homo Sapiens ha provocato e continua a provocare danni enormi all’ecosistema. Ma c’è ancora speranza. Un Seminario il 25 maggio in Municipio a Ferrara per denunciare, proporre azioni concrete e immaginare un’informazione differente

climaIl giusto equilibrio tra l’urgenza di una denuncia e di una sensibilizzazione che sia forte, e, dall’altra parte, la necessità di non creare paralizzanti timori nelle persone, ma di far loro comprendere come la situazione del nostro pianeta è sì molto seria ma non per questo affrontabile e migliorabile. E’ stata questa la linea che i diversi relatori alternatisi la mattina di sabato 25 maggio in Municipio a Ferrara, hanno privilegiato. Nella Sala del Consiglio Comunale si è svolto il Seminario pubblico dal titolo “Cambiamenti climatici e informazione: i ruoli e le azioni possibili di istituzioni, cittadini e media”. L’incontro, moderato dal Responsabile Ufficio Stampa del Comune, Alessandro Zangara, è stato organizzato dall’Ordine Giornalisti e della Fondazione Giornalisti dell’Emilia-Romagna insieme all’Ufficio Stampa stesso e in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Museo civico di Storia Naturale di Ferrara. “Il clima, certo, da sempre subisce modificazioni significative, anche nel nostro territorio, ma in questo periodo storico è importante analizzare i co-effetti dell’azione della natura e di quella dell’uomo”, ha esordito Stefano Mazzotti, ricercatore e responsabile del Museo di Storia Naturale locale. “Dagli anni ’80 del secolo scorso l’uomo ha immesso nell’atmosfera molta più CO2 rispetto a prima”. Per questo, gli scienziati dovrebbero “alzare la voce”, farsi sentire di più riguardo a questa vera e propria “crisi climatica, a questa situazione davvero drammatica, descritta come tale da innumerevoli riviste scientifiche almeno dal 2015. Sempre più frequenti e acute saranno situazioni come quelle vissute nel nostro Paese di bruschi cali di temperatura in stagioni primaverili, o, al contrario, com’è accaduto a inizio maggio, di temperature di 30° in Siberia e di 15° in Groenlandia. Fino al 2050 è previsto a livello globale un aumento di 2°, ma potrebbero essere anche di più”, ha proseguito Mazzotti. “E’ già in atto l’estinzione di diverse specie animali (insetti, anfibi, piccoli mammiferi e coleotteri, ad esempio), con tutte le ulteriori conseguenze di ciò sull’ecosistema. Risulta poi che l’estinzione di alcune speci di vertebrati sia 114 volte più veloce rispetto al passato. L’Homo Sapiens – ha concluso – è paragonabile a un meteorite sul pianeta terra per quello che sta scatenando”. Alessandro Bratti, direttore generale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), ha scelto, invece, di porre maggiormente l’accento sui cambiamenti positivi da parte di cittadini e istituzioni nell’affrontare il problema. “L’Unione Europea – ha spiegato – si è posta l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti di almeno il 20% entro il 2020 e di almeno il 40% entro il 2030 (per l’Italia del 33%, in quanto varia da Paese a Paese), rispetto al 1990. Nel 2017 la temperatura media in Italia risultava maggiore di 1,30° (+1,20° a livello globale), mentre dal 1981 l’aumento era di 0,36°”. Due, però, sono i dati positivi: “nel nostro Paese nel primo trimestre del 2019 si registra una diminuzione di emissioni di gas serra pari allo 0,4%, grazie soprattutto al decremento dei consumi di gas a livello domestico e dei trasporti, e nonostante il lieve aumento del PIL (+0,1%). Inoltre, nella nostra penisola è in aumento la quota di energia da fonti rinnovabili (dati 2016-’17). Gli effetti positivi di tutto ciò, è normale, si vedranno a distanza di anni, di decenni”. Gli ultimi due interventi della mattinata si sono concentrati sul ruolo fondamentale dell’informazione e della comunicazione. Elena Stramentinoli, redattrice della RAI, già inviata del programma d’inchiesta “Presa Diretta”, ha spiegato com’è “molto bassa la percentuale di notizie sui media riguardanti l’ambiente, e di queste una buona parte riguardano il meteo, o la cronaca”. Di solito, poi, l’informazione tratta questa tematica usando “toni catastrofici, allarmistici, calcando molto sull’emotività, mentre sarebbe importante apporofondire, spiegare meglio i vari nessi causa-effetto, non giocando sulle reazioni di angoscia e di sconforto dei cittadini” che non fanno comprendere come il tema sia complesso, la situazione grave, ma affrontabile e risolvibile. Per questo sarebbe utile proporre esempi e azioni positive, concrete, e, non meno importante, “supportate scientificamente”. Infine, l’ultimo intervento è spettato a Sergio Gessi, giornalista e docente del corso di “Etica della comunicazione” all’Università di Ferrara, il quale, fra le varie riflessioni, ha ragionato sull’importanza di avere nelle redazioni dei giornali esperti di tematiche ambientali.

“Come vivi senza colpevolezza se hai consapevolezza?”: anche a Ferrara il secondo “Sciopero globale per il clima”

2“Come vivi senza colpevolezza se hai consapevolezza?”: così recitava uno dei tanti cartelli issati da alcuni giovani studenti ferraresi la mattina di venerdì 24 maggio per il secondo “Sciopero globale per il clima”. Circa 200 ragazze e ragazzi – molte meno rispetto al primo Sciopero, a metà marzo, ma non meno “agguerriti” – sono scesi lungo le strade della nostra città per la seconda mobilitazione di “Fridays for future” volta a sensibilizzare sull’emergenza climatica, sulle cause che l’hanno provocata e sulle possibili soluzioni. Il corteo è partito da piazza Castello diretto al parco Giordano Bruno, passando per Largo Castello, corso Giovecca, via Palestro, Porta Mare, corso Ercole I d’Este, pedonale dalla Casa del Boia, viale Belvedere, corso Porta Po, via Cittadella, attraversamento viale Cavour, corso Isonzo e via Poledrelli.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 31 maggio 2019

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Gli infiniti volti della bellezza

6 Mag

Il 4 e 5 maggio a Ferrara la pioggia non ha fermato l’atteso festival “Francescana…mente”

1In una piazza assolata (prima della pioggia proseguita fino alla fine), fra Patrizio presidia una piccola tenda accampata davanti al gigantesco Duomo chiuso. Una minuscola oasi dove, chi lo desidera, può ripararsi più dal frastuono dei mille impegni quotidiani che dal sole, per ritrovare un filo interiore, attraverso una preghiera, una lettura della Parola, una meditazione. Da questo angolino di 4 metri quadri, sabato pomeriggio, parte idealmente il racconto di “Francescana…mente”, organizzato in diversi punti della città di Ferrara il 4 e 5 maggio. Il festival è stato organizzato da Frati Francescani, Sorelle Clarisse, Ordine Francescano secolare, Ufficio Catechistico, Ufficio Comunicazioni Sociali, Servizio Insegnamento Religione Cattolica, Servizio per la Pastorale Giovanile diocesani. Nel pomeriggio di sabato – oltre ai banchetti dei francescani della Basilica di Sant’Antonio e a quelli con in vendita oggetti sacri realizzati dalle Monache Clarisse di Ferrara – la Sala Estense si riempie lentamente ma in modo costante, per accogliere le prime iniziative. Marcello Musacchi dell’Ufficio Catechistico diocesano, introduce l’evento prima di passare la parola a padre Celso, il quale pone l’accento sull’opportunità data di “riscoprire tracce di bellezza e santità lasciate, nei secoli, dai diversi francescani, per avvertire insomma il profumo di primavera che San Francesco ha donato alla Chiesa e a tutte le città che ha visitato”. Angiolina Gallani, Ministra dell’Ordine Francescano Secolare di Ferrara, ha poi preso la parola per spiegare come l’Ordine di cui fa parte, fondato da San Francesco, sia nato a Ferrara nel XIII secolo per “valorizzare il desiderio di santità di molte persone non consacrate”, desiderose di “cercare la persona vivente e operante di Gesù Cristo, cercando di mettere in pratica, nonostante i limiti, i suoi insegnamenti”. A seguire, il gruppo danza “L’Unicorno” della contrada di Santa Maria in Vado ha eseguito alcune danze e balli della corte estense, intervallate da letture di passi del Boiardo. Dopo un breve intervento di don Fabio Ruffini su San Bernardino da Siena e il simbolo IHS da lui ideato, fra Giovanni ha introdotto le spassose e argute filastrocche di Bruno Tognolini, scrittore e poeta, dal ’99 al 2011 autore dei testi per “La melevisione”. Insieme a lui sul palco, canti e musiche delle bambine e dei bambini degli Istituti Alda Costa, Manzoni, Dante Alighieri, Don Milani, Mosti, Perlasca, Sant’Antonio, San Vincenzo, e di Pontelagoscuro, Vigarano Mainarda e Mirabello, oltre alla Scuola di Danza “Luisa Tagliani’’ e alla Scuola dell’Ospedale di Cona. A seguire, si è esibito il Coro Piccoli cantori di San Francesco. La sera ha visto, sempre in Sala Estense, il concerto rock “Tu sei bellezza” a cura di fr. Matteo Della Torre & co., mentre nella Basilica di San Francesco p. Luciano Bertazzo ha relazionato sul tema “Francesco e i suoi fratelli: una storia ferrarese”, con intervalli musicali a cura di Rosanna Ansani e Giorgio Zappaterra. P. Bertazzo ha spiegato come la presenza dei francescani a Ferrara risalga al 1219, grazie a una scoperta di mons. Antonio Samaritani. Nei secoli, grazie anche agli estensi, si è estesa la presenza della fraternità, fortemente impegnata sui temi della pace, della lotta all’usura e della predicazione. La serata è proseguita nella Chiesa del Suffragio con “Luce nella notte”, adorazione eucaristica con e per i giovani. Domenica 5, invece, la giornata è iniziata con il saluto del Sindaco Tiziano Tagliani: “la vera bellezza – ha spiegato – ha sempre caratteri positivi, ispira le cose migliori, non dev’essere, come spesso purtroppo accade, associata a qualcosa di frivolo”. Prima delle esibizioni (teatrali, letterarie, di danza e musicali) di alcune Scuole Superiori cittadine (Licei Ariosto, Roiti, Carducci, oltre a Einaudi e Dosso Dossi), e a visite guidate ai luoghi francescani della città, è intervenuto fr. Pietro Maranesi. Quest’ultimo ha richiamato l’idea di S. Francesco secondo cui tutto nel creato rimanda a “una Bellezza altra, a un Oltre”, ed è quindi una bellezza “che Dio dona gratuitamente a ognuno. L’importante è cercare di reimparare a stupirci di questo dono”. La mattinata si è conclusa con la Messa nella Basilica di San Francesco presieduta da mons. Gian Carlo Perego, che nell’omelia ha riflettuto su come “la ricerca della bellezza per un cristiano significa anzitutto la scoperta dell’altro, del femminile e del diverso”, oltre al saper “guardare il creato come un dono, ed è frutto della generazione, oltre a essere pro-esistenza, un’esistenza per gli altri”. Nel pomeriggio sono stati tre gli incontri: in Castello (Sala dei Comuni) il teologo fr. Maranesi e don Cesare Giovanni Pagazzi hanno riflettuto su “La bellezza del dialogo, via della fratellanza, nell’VIII Centenario dell’incontro di San Francesco con il Sultano”, al quale sono seguite testimonianze missionarie dal Venezuela (a cura di fra Valerio). Per fr. Maranesi il vero dialogo significa “mettersi accanto all’altro, condividerne le sorti, senza pretendere nulla, senza pretendere una sua conversione, riconoscendolo come fratello o sorella, col mio stesso desiderio di verità e di bellezza”. Don Pigazzi, invece, partendo dal dialogo di Paolo VI con gli artisti contemporanei, ha ragionato su come la bellezza sia “il giusto equilibrio tra forma e forze”: se dominano le prime, si scade “nel formalismo, nell’idealizzazione”, se dominano le seconde, nel “romanticismo”. Il legame fraterno è dunque quello “fatto di non sole forme” ma di una bellezza che è uno “scompiglio di forze da riconoscere e affrontare”: il vero dialogo, di conseguenza significa “spalancare l’abisso della propria anima”, è dunque un “dramma”, e proprio in ciò sta la sua bellezza. Infine, in Sala Estense vi è stato il concerto della Banda “Rulli Frulli” di Finale Emilia, mentre nel Coro del Monastero Corpus Domini, “ ‘Che la canzone di voi si possa cantare. Lucrezia Borgia a cinquecento anni dalla morte” è stato l’evento con narrazione, lettura di brani documentari (da parte di Luisa Cattaneo e Fabio Mangolini) e interventi musicali (legati in buona parte alla corte estense) a cura di Piero Stefani e il coro da camera Euphonè diretto da Silvia Marcolongo. Per tutta la durata del festival nella sala Dosso Dossi (via Bersaglieri del Po, 25) sono stati esposti i contributi multimediali degli studenti.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

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Verde speranza

18 Mar

“Fridays for Future”: 2.000 persone, quasi tutti adolescenti, hanno manifestato a Ferrara per rivendicare il “diritto al futuro”, insieme a milioni di coetanei nel mondo

6184Da una piccola ragazza bionda a milioni di giovani in ogni angolo del pianeta. Proprio quel pianeta messo così a dura prova dall’atteggiamento predatorio e scellerato di coloro che dovrebbero, al contrario, esserne i custodi. Greta Thunberg, 16enne svedese, che soffre di disturbi autistici (Sindrome di Asperger, per la precisione), dallo scorso 20 agosto ha scelto, ogni venerdì, di non andare a scuola per mettersi con un cartello davanti al Parlamento svedese per chiedere a governi e multinazionali, almeno, la riduzione delle emissioni di gas serra. Una piccola goccia che presto ha inondato il mondo intero, arrivando lei stessa a intervenire durante la Cop 24 di Katowice in Polonia, la Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite, e ricevendo, da parte di un gruppo di deputati norvegesi, la candidatura al premio Nobel per la pace. Uno tsunami ecologista che ha reso storica la giornata del 15 marzo scorso: quasi 1700 città sparse in 200 Paesi, sono stati “sommersi” dall’onda verde composta soprattuto da giovani, perlopiù adolescenti. A Ferrara sono stati quasi 2mila i partecipanti alla manifestazione “Fridays for Future” (questo il nome scelto): una manifestazione giovanile così grande da diversi anni non si vedeva nella nostra città, forse mai si è vista per un tema come quello ecologico. I partecipanti si sono ritrovati alle ore 9 in piazza Municipale, per poi dar vita a un lungo corteo lungo corso Giovecca, per arrivare infine a piazzale Medaglie d’oro. Una giornata preparata già da alcune settimane, in particolare dal 4 marzo quando, nel chiostro di S.Maria delle Grazie in via fossato di Mortara, studenti, associazioni e singoli cittadini si sono trovati per discutere dei temi e per gli aspetti organizzativi della manifestazione.

I dati dell’ONU

Secondo il “Global Environment Outlook 2019” (GEO-6), la più completa e rigorosa analisi della situazione mondiale dell’ambiente, realizzata dalle Nazioni Unite negli ultimi 5 anni, “i danni causati al pianeta sono così importanti che, se non verranno prese misure urgenti, la salute delle popolazioni sarà sottoposta a minacce crescenti”. Il rapporto, redatto da 250 scienziati e esperti di 70 Paesi diversi, sottolinea che “se le misure di protezione dell’ambiente non vengono considerevolmente intensificate, città e intere regioni in Asia, Medio Oriente e Africa potrebbero conoscere milioni di decessi prematuri entro la metà del secolo”. Il rapporto prevede anche che “a causa degli inquinanti presenti nei nostri sistemi di acqua dolce, la resistenza anti-microbica diventerà la prima causa di decesso entro il 2050 e che “i perturbatori endocrini danneggeranno la fertilità degli uomini e delle donne, così come lo sviluppo dei bambini”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 marzo 2019

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(foto Francesca Brancaleoni)

“Perché fate fatica a darci fiducia?”

21 Gen

La sera del 17 gennaio, dialogo a Ferrara fra don Rossano Sala e i giovani della nostra Diocesi sul rapporto tra Chiesa e nuove generazioni

ragazze2“Se la Chiesa non mi dà un senso, a cosa ‘serve’?”. Potremmo partire da questo interrogativo, raccolto da don Rossano Sala, Segretario del recente Sinodo sui giovani, per dimostrare ulteriormente ciò che, fortunatamente, da tempo ormai è sempre più consuetudine ripetere: non tutti i giovani sono passivi, amorfi, ma ognuno a modo suo nutre dentro di sé un bisogno autentico di qualcosa di più rispetto a ciò che può offrirgli una società senza slanci ideali, senza principi fraterni, senza bellezza. Don Sala ha il dono di saper narrare egregiamente il “corpo a corpo” fra giovani e Chiesa, fatto di abbandoni, critiche, lamenti, ma anche di affetto, mutualità, convivialità. Non a caso, quindi, la sera del 17 gennaio scorso l’aula magna del Seminario Arcivescovile di via G. Fabbri a Ferrara ha fatto fatica a contenere tutte le persone accorse (circa 200) da ogni angolo della Diocesi, per l’incontro dal titolo “La Chiesa una casa per i giovani?”, organizzato dall’Ufficio diocesano per la vita consacrata, Azione Cattolica e Agesci. Dopo la presentazione da parte di don Luigi Spada, Direttore dell’Ufficio organizzatore, il canto “Su ali d’aquila” e la proiezione di un breve filmato con interviste ai giovani sul Sinodo a loro dedicato, ha preso la parola don Sala. “Dal Sinodo siamo usciti col cuore rinnovato – ha esordito -, abbiamo vissuto una Chiesa che si prende a cuore, senza paura, la realtà dei giovani. Ci siamo messi ad ascoltare i 34 giovani presenti (uditori e uditrici, ma che sono potuti anche intervenire. ndr), facendo quindi un cammino di umiliazione. I loro interventi sono stati quelli più concreti, propositivi e gioiosi. Il Papa, ad esempio, si è commosso mentre ascoltava la testimonianza di un ragazzo”, Safa Al Abbia, rappresentante della Chiesa caldea irachena. Cosa chiedono, dunque, i giovani alla Chiesa? Secondo indagini, “in Europa più della metà di loro semplicemente non chiede nulla, altri invece alla Chiesa chiedono che si tenga a debita distanza da loro”. Fra le cause di questa indifferenza e di questo rifiuto, vi è “l’identificazione di tanti uomini di Chiesa come abusatori (sessuali e/o di coscienza), il fatto che molti sacerdoti vengono ritenuti impreparati a stare coi giovani”, e infine, ma non meno importante, il fatto che molte ragazze e ragazzi si sentono ‘passivi’ nella Chiesa e “usati finché c’è bisogno di loro”. Quello che chiedono è innanzitutto, quindi, di essere protagonisti, e che, sono ancora parole di don Sala, “la liturgia sia qualcosa di vivo, ad esempio con omelie che intercettino la loro esistenza”. Vi è, poi, fra i giovani “una richiesta di spiritualità, di qualcosa cioè che riesca a perforare il piano meramente orizzontale della loro vita, dandole un senso, cercando così di capire la propria vocazione”. Se la Chiesa non mi dà questo, a cosa ‘serve’?, si chiedono, giustamente, molti di loro. “Dalla Chiesa non si aspettano qualcosa che possono trovare anche altrove”. Proseguendo, “i giovani alla Chiesa chiedono che non li giudichi senza prima averli ascoltati: non vogliono educatori perfetti ma che gli raccontino come hanno affrontato le loro fragilità, come sono riusciti a trasformare le loro ferite in feritoie”. Don Sala ha proseguito soffermandosi sulla persona di Papa Francesco, molto amato dai giovani, e col quale don Sala ha collaborato a stretto contatto: “il Pontefice ama i giovani, ripone sinceramente molta fiducia in loro, è una persona di grande umanità che comunica molta pace, una profonda spiritualità”. Così, seguendo anche il suo esempio, “la Chiesa nel Sinodo ha imparato a essere ottimista, speranzosa e propositiva nei confronti delle ragazze e dei ragazzi”. La prima parte dell’intervento del relatore si è conclusa per lasciare spazio ai giovani presenti: durante la serata, infatti, vi era la possibilità di inviare brevi messaggi via WhatsApp sui temi affrontati. Fra le tante riflessioni e domande raccolte da don Paolo Bovina vi erano queste: “la Chiesa si preoccupa più di essere autorità, invece che stare fra gli ultimi”, “bisognerebbe valorizzare maggiormente la figura del padre spirituale”, “dalla Chiesa non vogliamo rimproveri o sensi di colpa ma che ci aiuti, grazie al Vangelo, a valorizzare la bellezza”, “perché per molti è difficie credere?”, “Perchè fate fatica a darci fiducia?”. Riprendendo un insegnamento della comunità di Taizè, don Sala ha proseguito spiegando come “non dobbiamo portare Dio ai giovani, perché Dio è già presente nelle loro vite. Dobbiamo invece creare le condizioni perché Dio si risvegli nel loro cuore. Per questo ci vuole molta pazienza – in questo l’educatore è simile all’agricoltore – e l’umiltà di capire che siamo tutti in cammino, siamo una Chiesa-famiglia”. Infine, sul tema della fiducia, emerso dai quesiti inviati dai giovani presenti, il relatore ha spiegato come “la fiducia è vita, la stessa esistenza quotidiana è fatta di tanti piccoli atti di fiducia nei confronti degli altri. Oggi però domina la legge del Grande Fratello (’non fidarsi di nessuno’; il riferimento è al noto programma televisivo ma potrebbe applicarsi anche al romanzo orwelliano, ndr), non quella del Vangelo, che ci chiede di essere sale della terra, di essere profezia di fraternità.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 25 gennaio 2019

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“Si è fidata di Dio anche nel buio più totale: per questo Laura è una santa”

21 Gen

Una “santa in mezzo a noi”, che “sapeva riconoscere gli attimi di vera felicità come assaggi di eternità”: questa è stata Laura Vincenzi. Il 18 gennaio a Tresigallo si è svolta la prima presentazione della riedizione delle sue “Lettere”, con l’intervento di Guido Boffilaura 3

La presenza di una persona cara che non è più in mezzo a noi, continua a manifestarsi con la forza delle sue parole, nel ricordo vivo della sua voce, dei suoi occhi, del suo sorriso. Così è in modo straordinariamente forte, per Laura Vincenzi. La presentazione della nuova edizione delle sue “Lettere di una fidanzata” (Editrice AVE, 2018) – svoltasi per la prima volta il 18 gennaio a Tresigallo nella Casa della Cultura-Biblioteca Comunale (grazie ad Azione Cattolica diocesana, AC Tresigallo, Associzione “Amici di Laura”, Biblioteca comunale Tresigallo e col patrocinio del Comune di Tresignana) – ha permesso ad amici, famigliari, o semplicemente suoi ammiratori, di ritrovarsi davvero nel suo sorriso, nei suoi “occhi di cielo”, nel misticismo così concreto delle sue parole scritte all’allora fidanzato Guido Boffi. Circa 150 i presenti, accolti dai saluti di Anita Arlotti, responsabile della biblioteca e dalla presentazione di Miriam Turrini, che – nel ripercorrere brevemente la sua vita e la diffusione della sua testimonianza di fede – ha voluto sottolineare come “Laura ha saputo affrontare la malattia con grande tenacia e perseveranza, volendo continuare a vivere la propria quotidianità”. Ricordiamo che la prima edizione delle “Lettere” di Laura uscì per una piccola casa editrice, Luciani, mentre la seconda, nel 2000, per “Città Nuova”. Dopo una lunga pausa, nel 2012 l’allora presidente diocesano di Azione Cattolica Fausto Tagliani ha voluto riprendere il lavoro di studio su Laura, permettendo di arrivare, nel dicembre 2016, all’apertura della causa di beatificazione, e successivamente alla mostra a lei dedicata, “peregrinante” nella nostra Diocesi e non solo. Le letture di alcuni brani delle lettere, a cura di Gian Filippo Scabbia, con l’accompagnamento alla chitarra di Roberto Berveglieri (che ha eseguito anche una musica scritta apposta per Laura), hanno intervallato l’intervento di Guido Boffi, che ha curato la riedizione: “questo volume – ha spiegato – è al tempo stesso un libro antico e nuovo. Venti o trent’anni fa non esistevano smartphone o social network, ma la vita e le parole di Laura si diffosero comunque, affascinando molte persone. Spesso capita che nei momenti di prova, di sofferenza, le risorse calino, ci si chiuda agli altri e a Dio. Al contrario, nonostante la sofferenza, Laura scelse di avviare un percorso affettivo, dimostrandosi aperta, leale, disponibile con chiunque ne avesse bisogno. Io e Laura – ha proseguito – nel sentimento che ci univa, abbiamo scoperto di più di una relazione a due: fin dagli inizi, infatti, la percezione era che il rapporto che ci legava fosse qualcosa di più rispetto a noi. L’altro – abbiamo compreso – è un luogo meraviglioso per tirar fuori il meglio di sé. Soprattutto oggi che nel rapporto di coppia sembrano spesso dominare la vanità e l’appagamento di sé, è importante comprendere come nell’aprirti all’altro, ti accorgi che oltre a voi due c’è un Altro, Dio, che ti fa tirar fuori le risorse migliori, che non immaginavi di avere”. Così, Laura, anche dopo l’amputazione del piede, “non si è chiusa agli altri e a Dio, ma ha percepito questa relazione, questo sentimento con Lui, la Sua presenza: si è fidata di Dio, anche nel buio più totale, ha continuato a vedere il faro oltre la prua della propria nave, proseguendo in quella direzione. Ciò non significa che non abbia avuto timore, ma questo le ha fatto sentire il bisogno di un quotidiano esercizio spirituale, costante e continuo, che ha compiuto fino all’ultimo, per tenere a bada paure, e per rimanere aperti agli altri e all’Eterno”. “Laura – ha proseguito Guido commovendo i presenti – era una persona trascendente”, la sua era dunque davvero una “visione escatologica, che va oltre, ma che al tempo stesso non le impediva di vivere il presente, riconoscendo gli attimi di vera felicità come assaggi di eternità”. Laura è dunque stata “una santa nel riuscire a percepire sempre la vicinanza profonda di Dio. In lei quindi non vi era una semplice buona indole, ma qualcosa di più. Questo dimostra anche che i santi sono ‘a portata di mano’, e che hanno le nostre stesse paure”. L’ultima riflessione Boffi ha voluto dedicarla ai possibili destinatari del messaggio di Laura: “penso che possa arrivare non solo ai malati, ma avere un impatto positivo forte anche su chi ha grandi carenze spirituali, su chi ha il deserto nel cuore”. In generale, però, “può aiutare tutti noi a migliorarci, per cercare di conquistare un posticino nel cuore di Dio”. Testimonianze di amici e famigliari La serata è stata ulteriormente arricchita da alcune spontanee brevi testimonianze e riflessioni di persone presenti. Annamaria Valenti ha spiegato: “la conobbi a un campo di Azione Cattolica Ragazzi, io ero responsabile diocesana ACR e lei una delle bambine che partecipavano al campo”, mentre la sorella di Laura, Silvia (presente insieme ai genitori Odo e Luisa e ai fratelli Paolo e Giorgio), ha preso la parola per testimoniare come “anche per noi famigliari le sue lettere in un certo senso sono state una scoperta. Era una ragazza semplicissima e normalissima, ma non conoscevamo tutto il suo lavoro interiore. Leggendo le sue parole, mi viene da paragonarla a un’atleta che si prepara a scalare una montagna, e, una volta arrivata in cima, respira aria pura. Anch’io, leggendo le sue lettere, ho avuto la sensazione di respirare aria pura”. E’ poi intervenuta una signora che ha conosciuto la storia di Laura grazie alla tappa della mostra a lei dedicata nella diocesi di Bologna. “Mi sono sentita travolta dalla sua gioia e dalla sua speranza, Laura mi ha davvero attratta a sé”, sono state le sue parole. Ha quindi preso la parola Patrizio Fergnani: “vorrei sottolineare anche la grande capacità di scrittura e di riflessione di Laura. Il padre conserva tutto il suo materiale, dal primo quaderno delle elementari. Laura non è solo un ricordo ma una presenza reale”. Infine, è intevenuto Fausto Tagliani: “la scoperta importante, soprattutto per la Chiesa di Ferrara-Comacchio, è proprio questa: che i santi sono in mezzo a noi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 25 gennaio 2019

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