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Cura e prossimità per uscire dalla crisi

21 Set
(Foto Pino Cosentino)

Quasi 300 persone il 17 settembre hanno partecipato al Convegno “Pandemia: sfide per l’etica della salute e dell’imprenditoria nel territorio ferrarese”, organizzato dalla nostra Arcidiocesi e dall’UCID Ferrara. Sono intervenuti Stefano Bonaccini (Presidente Emilia-Romagna), il card. Matteo Zuppi (Arcivescovo di Bologna) e Andrea Crisanti (Università di Padova). Conclusioni affidate a mons. Gian Carlo Perego

A cura di Andrea Musacci


Una rete di prossimità, un intarsio di servizi, saperi e professionalità necessarie per imparare la lezione fondamentale della pandemia: uscirne migliori di come c’eravamo entrati.

Sono queste le riflessioni emerse da ognuno dei relatori intervenuti la sera dello scorso 17 settembre in occasione del Convegno intitolato “Pandemia: sfide per l’etica della salute e dell’imprenditoria nel territorio ferrarese”, moderato dal Presidente UCID Ferrara Antonio Frascerra. L’incontro tenutosi al Teatro Comunale di Ferrara alla presenza di circa 290 persone, è stato organizzato dagli Uffici diocesani Pastorale della Salute e Pastorale Sociale, Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato, dalla Sezione UCID di Ferrara, con il patrocinio della Fondazione “Dott. Carlo Fornasini” e di BPER.

Presenti diverse autorità, fra cui il Prefetto Michele Campanaro e l’Assessore Regionale Paolo Calvano, oltre all’Assessore Marco Gulinelli, intervenuto per un breve saluto iniziale e presente al posto del Sindaco a rappresentare l’Amministrazione comunale. Ricordiamo che il convegno è il primo dei tre previsti sul tema “Salute e territorio”. Il secondo è in programma tra febbraio e marzo 2022 e avrà come titolo “Sanità e imprese: un dialogo necessario nella sostenibilità”, mentre il terzo e ultimo è previsto per ottobre-novembre 2022 e verterà sul tema “Sanità: per una valida risposta sociale”.


«Fraternità e speranza per i beni comuni»: Mons. Gian Carlo Perego
Soprattutto in un periodo complesso come l’attuale, «è importante avere visioni condivise, atteggiamenti e risposte responsabili da parte di tutta la comunità», ha riflettuto il Vescovo nel suo intervento conclusivo. Citando La Pira, mons. Perego ha ribadito come vadano difesi i beni comuni – «il tempio, la casa, la scuola, l’officina e l’ospedale, contro le tre pestilenze della violenza, della solitudine e della corruzione». Per il Vescovo va superata la «visione corporativistica e protezionistica», sviluppando «un nuovo modello di cura», innovativo e di prossimità (a tal proposito ha elogiato in particolare il ruolo fondamentale delle badanti), non dimenticando «la cura di tutti i beni comuni» del territorio – a partire dalla nostra Cattedrale, «da troppo tempo chiusa». «Fraternità e speranza», «condivisione verso obiettivi comuni»: questo serve al nostro territorio per non sprecare la lezione della pandemia.

«La casa dev’essere luogo di cura»: Card. Matteo Zuppi 
«La pandemia ci ha dato lezioni severissime: sarebbe un peccato non ascoltarle». Non ha usato giri di parole il card. Zuppi, che ha scelto di partire da alcune gravi conseguenze dell’attuale emergenza sanitaria, come «l’aumento del disagio psichico e i tanti casi di solitudine e abbandono. Il diritto alla salute è anche il diritto a vivere una rete di relazioni: da soli, la fragilità diventa terribile. Serve una rete di prossimità per l’“emergenza ordinaria”» che vivono tutti i soggetti deboli, ha proseguito.Partendo dalla Dottrina Sociale della Chiesa, il card. Zuppi ha poi riflettuto su come «la speculazione non mette mai al centro la persona, è il contrario della stessa opportunità imprenditoriale, è senza volto e non considera i volti delle persone». Il diritto alla salute, invece, «dev’essere garantito a tutti, anche se non “conviene”». La persona per la Chiesa «“conviene” sempre, anche quando è debole, fragile», come nel caso degli anziani o nelle fasi terminali della vita. Se, invece, queste questioni vengono lette da un punto di vista economico, «si perde la centralità della persona e la situazione diventa davvero grave». Il card. Zuppi ha poi posto l’accento sugli anziani, in particolare proponendo l’assistenza domiciliare come pratica virtuosa da incentivare fortemente: «la casa deve diventare un luogo di cura».


«Più sorveglianza e tracciamenti»: Andrea Crisanti 
Distanziamento sociale, sorveglianza/tracciamento, vaccini sono ancora, per Crisanti, i tre strumenti fondamentali per controllare la pandemia. Riguardo al primo, nonostante abbia «un costo economico devastante e non serva, da solo, a controllare o eliminare la pandemia», è fondamentale perché «permette di prendere tempo per sviluppare gli altri due». Riguardo alla sorveglianza e al tracciamento, «a differenza di altri Paesi, in Italia le facciamo in modo inadeguato: con l’Ausl di Ferrara stiamo lavorando a un sistema più efficace».
Il capitolo vaccini e Green pass: riguardo a quest’ultimo, pur essendo «uno strumento molto importante per incentivare a vaccinarsi», Crisanti ha sottolineato che «non dev’essere presentato come uno strumento di sanità pubblica, in quanto di per sé non può creare ambienti totalmente sicuri dai contagi». Sui vaccini, oltre a ribadire la necessità di una terza dose, Crisanti ha messo in guardia dal «non sottovalutare la possibilità che arrivi una variante resistente al vaccino».

Dalla pandemia si esce, quindi, «non sperando che il virus diventi più “buono”» ma continuando con Green Pass e vaccini e «sperando che i futuri vaccini siano più efficaci, più duraturi e vengano distribuiti anche ai Paesi più poveri».


Sanità, clima e digitale, le proposte della Regione: Stefano Bonaccini 
«Oggi iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel. In Emilia-Romagna sono 3milioni e 100mila le persone sopra i 12 anni vaccinate. Entro fine ottobre contiamo di avvicinarci al 90% dei vaccinati».

È partito dai dati, Bonaccini, da quei numeri che fotografano un presente positivo inducendo così all’ottimismo. «La nostra Regione può diventare la locomotiva d’Italia: qui la ripartenza potrà avvenire prima e meglio che altrove. I numeri dell’export e le previsioni di crescita sono più che positive», merito anche, ci tiene a dirlo il Presidente, «dei tanti bravissimi imprenditori del nostro territorio». Il fondamentale contributo dei privati alla crescita non deve, però, far venire meno l’intervento del pubblico – Stato e Regione – «per difendere due diritti fondamentali, come quello all’istruzione e quello alla salute». Su quest’ultimo, «investiremo ancora di più, anche grazie ai finanziamenti del PNRR, puntando su una nuova generazione di professionisti». Oltre alla costruzione di nuovi ospedali («nel piacentino nascerà uno dei primi post Covid»), l’idea è «di irrobustire maggiormente la sanità territoriale, a partire dalle Case della Salute – già 120 in Regione, destinate ad aumentare -, il pilastro della sanità del futuro» e puntando molto sull’«assistenza domiciliare».

Venendo al territorio ferrarese, Bonaccini ha sottolineato l’importanza di «una sanità territoriale più forte e radicata soprattutto nel Basso ferrarese». Più in generale, la nostra provincia, pur crescendo più lentamente rispetto alle altre province della Regione, «nei prossimi mesi avrà uno sviluppo deciso, recuperando lo svantaggio accumulato per ritardi storici». Il completamento della Cispadana e sopratutto il Patto per Ferrara sono per Bonaccini due importanti progetti per rilanciare il nostro territorio.In conclusione, il Presidente ha voluto affrontare due problematicità. La prima, la crisi demografica: «negli ultimi decenni le politiche per la famiglia sono state deboli, anche per responsabilità della mia parte politica, la sinistra. Abbiamo in cantiere diverse proposte per aiutare le famiglie numerose, gli studenti e i pendolari». La seconda seria questione riguarda l’emergenza climatica e digitale: «la transizione ecologica e lo sviluppo digitale possono rappresentare grandi opportunità di lavoro, un lavoro che sia di qualità e non precario».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 settembre 2021

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Che risposta dare al nichilismo? Dialogo fra Truffelli e don Carron

17 Mag


Il 13 maggio il presidente nazionale di AC e la guida di CL si sono confrontati sul tema della fraternità

Truffelli
don Carron

La pandemia è «un fatto epocale che sfida il nichilismo e l’individualismo delle nostre società». Per questo, la Chiesa e più in generale la società e la politica debbono dare risposte all’altezza di una prova così radicale. Non è così frequente vedere insieme sullo stesso palco il massimo rappresentante dell’Azione Cattolica Italiana, il presidente Matteo Truffelli, e la guida di Comunione e Liberazione don Julian Carron. Uno stare insieme che significa tanto l’uno a fianco all’altro – come si è o si dovrebbe sempre essere nella Chiesa -, quanto l’uno di fronte all’altro, differenti ma fraterni, uniti anche quando emergono i conflitti. Per questo dispiace che l’incontro pubblico fra i due tenutosi lo scorso 13 maggio sia passato un po’ sotto silenzio. Trasmesso in streaming dall’Università Cattolica di Milano e moderato da Ferruccio De Bortoli, verteva sul tema “Fraternità e amicizia sociale. La Fratelli tutti e il nostro compito”.


Questa nostra epoca complessa

«Come credenti dobbiamo vivere e condividere una visione differente della società, fondata sulla fraternità – ha esordito Truffelli -, proponendo ideali, non ideologie, e costruendo esperienze concrete». L’inizio del confronto sembra improntato sull’ottimismo. «La solidarietà» è l’antidoto al «principio individualista del “si salvi chi può” e al conformismo». Per cui, questa della pandemia «è una stagione in cui è più facile riconoscersi come fratelli». «L’aver sentito tutti il bisogno di essere uniti – ha condiviso con lui don Carron – ci ha resi più consapevoli che siamo tutti sulla stessa barca, che non possiamo cavarcela da soli. Il bisogno può far generare nuovi principi e unità, come dopo la seconda guerra mondiale». Anche oggi «si sono avviati processi di collaborazione – scientifico ed ecologico, ad esempio – impensabili fino a poco tempo fa. Si stanno avviando, o sono accelerati, cioè, processi diversi da quelli dati per assodati».


Ma quali risposte offrono i cristiani?

«Il mondo cattolico ha idee, proposte, esperienze e persone da mettere a disposizione del Paese, dell’Europa e del mondo? Sappiamo, cioè, tradurre tutto ciò in proposta politica?», ha incalzato Truffelli. «Ciò significa anche liberare i cattolici da alcune caselle entro le quali a volte vengono messi, come quelle della sola difesa dei migranti o della vita». Non bisogna, invece, dimenticare che «la politica è il senso dell’insieme, del complessivo» e che ai cattolici «è chiesto di viverla come seminatori di speranza: la politica deve innescare il futuro, non contrapponendo ma unendo». La problematizzazione del concetto di fraternità l’ha portata avanti anche don Carron, se possibile anche andando più a fondo della questione. Dato che «il desiderio di pienezza appartiene a ogni persona», la risposta «non può essere teorica ma reale, e non può essere l’individualismo, l’accumulazione di cose o il potere». La risposta sta in una testimonianza radicalmente diversa. «Se non viviamo davvero la fraternità – ha proseguito il sacerdote -, se cioè non abbiamo modalità, criteri diversi nel vivere il nostro quotidiano, allora siamo come gli altri». «Essere davvero “fratelli tutti” non è un mero sogno ma risponde al bisogno grande che abbiamo».


Che cos’è la libertà

La fraternità fa riflettere anche su quale sia la vera libertà. Per Truffelli la pandemia «ci ha fatto ripensare il senso della libertà intesa come scelta solitaria e relativista, cioè il modello fortemente prevalente in precedenza. La libertà non è tutto. Legato a ciò, c’è il tema dei diritti, che a volte rischia di essere difesa di privilegi», mentre «il diritto deve tutelare non solo me ma anche gli altri». «Dobbiamo essere consapevoli – ha ribattuto la guida di CL – che l’affermazione di sé è vera solo se avviene insieme all’affermazione dell’altro: partecipare a un gesto comune porta a un godimento del vivere nettamente più grande».


Sinodalità e pluralità

L’ultima questione posta da De Bortoli ha riguardato il tema della sinodalità ecclesiale: un percorso sinodale, come quello annunciato due mesi fa dal card. Bassetti, «può essere una grande occasione per la Chiesa italiana per maturare ancor più consapevolezza di ciò che vuol dire essere popolo dentro un popolo ancora più grande, e quindi il sapersi mettere in ascolto» e il «saper riconoscere la diversità come ricchezza, non come problema». «La sinodalità – ha poi concluso don Carron – è utile solo se ci mettiamo in ascolto dello Spirito. C’è qualcosa di davvero interessante che sfida questo nichilismo? Ascoltiamo la novità che il Mistero suscita rispetto al nulla che avanza».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 maggio 2021

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