Non solo scuola: il progetto per mamme straniere all’Addolorata

18 Giu

Il progetto “MADRI A SCUOLA” ideato dalla Papa Giovanni XXIII con l’aiuto di Migrantes, diocesi e parrocchia:oltre 30 mamme da Paesi diversi studiano l’italiano mentre i bimbi giocano nell’aula a fianco. Ma non solo: imparano i servizi digitali, studiano per la patente, imparano ad andare in bici.E vengono aiutate per cibo, vestiti e passeggini. Ecco il racconto delle volontarie e di alcune madri

di Andrea Musacci

Siamo a Ferrara, in zona GAD. Questo quartiere, ormai da molti anni divenuto simbolo – per una certa narrazione – solo di degrado e delinquenza, nasconde tesori inimmaginabili. Storie che crescono nell’amicizia, relazioni che germogliano e contaminano cuori, vite, che attecchiscono nel quotidiano. 

Una rete solidale che vede anche la parrocchia dell’Addolorata, proprio di fianco allo stadio, al centro di un progetto speciale: “Madri a scuola”. Progetto nato nel 2023 per favorire l’integrazione di donne immigrate scarsamente scolarizzate con figli in età prescolare (0-6 anni). Un desiderio di alcune donne italiane che si è concretizzato grazie al coordinamento della Comunità Papa Giovanni XXIII, col contributo finanziario della Fondazione Migrantes e l’appoggio della nostra Arcidiocesi e della parrocchia stessa (guidata da don Paolo Semenza, dal diacono Marco Cortesi e dalla moglie Alessia Pritoni, coppia che vive in parrocchia assieme ai suoi sette figli). Lo scopo, appunto, è di dare una risposta concreta al bisogno di competenze linguistiche di base in italiano, di informatica e di relazioni sociali per madri straniere e contemporaneamente di accudimento educativo dei loro piccoli. Due mattine alla settimana, oltre 30 mamme straniere da settembre a giugno si trovano nei locali della parrocchia. Un grande aiuto per loro, che devono farsi carico dei figli non inseriti nei nidi o nelle scuole dell’infanzia.

Fabrizia Bovi – della parrocchia cittadina di Sant’Agostino – è una delle promotrici del progetto assieme a Piera Murador (Comunità Papa Giovanni XXIII). «In passato, per 15 anni – ci spiega Fabrizia – sono stata insegnante di sostegno a scuola e ho lavorato al Centro Bambini e Famiglie “Elefante blu”. Nel 2022 abbiamo capito che molte donne non potevano “permettersi” di imparare l’italiano perché madri di figli piccoli. Le ultime tra le ultime, insomma. Abbiamo stilato un piccolo progetto, trovato la disponibilità della sede qui all’Addolorata, oltre al sostegno della Migrantes e della diocesi. E con l’aiuto di tante persone, che han donato giochi, quaderni, penne, mentre altri oggetti li abbiamo acquistati».

E poi arrivano le prime mamme straniere e tante altre raggiunte col passaparola o tramite il Centro Donna Giustizia, Caritas, l’ASP. Così, dal 2023 a oggi le madri studentesse sono raddoppiate. E ogni anno c’è molto ricambio. Ad essere aumentate sono anche le volontarie (quasi tutte donne, pochi gli uomini, per aiuti tecnici) che si sono offerte per fare le insegnanti o le educatrici per i bambini: donne provenienti dalla parrocchia, dal CPIA, dal CSV, o studentesse, ex insegnanti in pensione. Al piano superiore della parrocchia sono quattro le aule a disposizione delle lezioni, due per le mamme e due per i loro bambini. Nelle prime, sono presenti anche due Lim (le lavagne interattive multimediali) e l’insegnamento dell’italiano comprende un livello base e uno avanzato.

E poi vi è la collaborazione col Dipartimento di Informatica dell’Università di Ferrara che ha donato 9 postazioni computer, collocate in un’aula al pian terreno. Così, l’anno scorso si è svolto anche un corso di alfabetizzazione digitale (corso base di informatica), mentre nell’anno scolastico appena concluso le donne sono state aiutate anche nello studio per avere la patente per l’auto. Un altro aspetto fondamentale per la loro autonomia. Inoltre, un volontario dell’Emporio solidale “Il Mantello” le aiuta per alcune operazioni digitali, come ad esempio la procedura per avere lo SPID o il Fascicolo Sanitario Elettronico. E le volontarie le aiutano per l’iscrizione dei bambini all’asilo o a scuola. «Cerco anche di capire – aggiunge Fabrizia – se qualche bambino ha bisogno di un aiuto particolare a livello relazionale e dell’apprendimento». Si realizzano anche laboratori e incontri di “alfabetizzazione sociale” su tematiche specifiche con volontarie/i esperti nell’area sociosanitaria, dell’educazione finanziaria (con esperti di Banca Etica e dell’Emporio solidale “Il Mantello”), della cittadinanza e della legalità, per la conoscenza del territorio ferrarese e della sua storia attraverso visite a musei, partecipazione a spettacoli teatrali e film. Vi è poi il “Language cafè”, momento di ristoro in cui sorseggiando bevande tipiche si cerca di conversare in italiano. Fondamentale è l’avvio alla comprensione della lingua italiana e alla produzione verbale anche per i piccoli, attraverso canzoni, filastrocche, piccole narrazioni e un primo incontro con il libro avviato in collaborazione con la Biblioteca Ragazzi. Ma il progetto non è solo educativo: «nel tempo, siamo diventati anche un centro di ascolto – ci spiegano le volontarie -, raccogliamo i bisogni, le necessità di queste donne, e diamo loro anche qualche aiuto alimentare, vestiti e passeggini, o le accompagniamo al Centro per l’impiego».

Piera Murador è, come accennato, l’ideatrice del progetto insieme a Fabrizia Bovi, ed ex docente al CPIA: «abbiamo fatto anche una convenzione con una classe quinta del Liceo Carducci per l’alternanza scuola-lavoro, venti fra studenti e studentesse», ci spiega. «E grazie al progetto “Semi di volontariato” assieme al CSV Terre Estensi, siamo andati in alcune classi della scuola Boiardo per presentare il nostro progetto, e una loro classe prima è venuta qui nelle nostre aule». Infine, a settembre prenderà il via un corso per insegnare alle mamme straniere ad andare in bicicletta, corso reso possibile grazie a una convenzione con FIAB, mentre le bici verranno regalate dalle volontarie della scuola.

Una di queste è Ilaria Pasti: «ho iniziato nel febbraio 2025 e insegno italiano», ci racconta. «In passato sono stata insegnante alla primaria Tumiati, IC Perlasca. Sono in pensione da settembre 2024. Queste donne hanno un grande entusiasmo, una grande energia, uno spirito vitale che le permette non solo di padroneggiare sempre meglio la nostra lingua, ma anche di crearsi sempre nuove amicizie: sono molto unite fra di loro. È un’esperienza davvero molto bella, questa, sono persone ricche di qualità. E sorridono sempre, questo aspetto mi ha colpito molto. Queste ragazze si confidano con me e con le altre insegnanti, si sono aperte sempre di più, nel tempo».

Incontro poi una di loro, Loveline, ragazza nigeriana, lì con la sua bimba, Chiagoziem, di quasi 4 anni. «Sono arrivata in Italia 7 anni fa – mi racconta – ho raggiunto mio marito che era qui da 10 anni. Ho studiato due anni al CPIA, poi sono venuta qui, ho iniziato lo scorso settembre. Mi trovo bene, le insegnanti sono brave e sono nate alcune amicizie con altre ragazze nigeriane. L’anno prossimo tornerò in questa scuola: ora mi sento molto più italiana».

Poi conosco Linda, anche lei nigeriana, e la sua bimba Confidence. Linda ha conosciuto Loveline proprio qui, in questa scuola. In Italia dal 2014, mi dice di essere molto contenta di aver fatto questa esperienza all’Addolorata. Infine, si avvicina Prisca, presente con la sua bimba Chiara. Ha una storia difficile alle spalle, Prisca, ma qui sta rinascendo. Un nome italiano, quello della piccola, perché lo scorso novembre la mamma l’ha fatta battezzare proprio qui nella chiesa dell’Addolorata, dove ogni domenica si reca per partecipare alla Messa. E Chiara l’ha scelto perché è il nome della prima persona che l’ha affiancata e aiutata in questa scuola. Prisca è una delle tre nigeriane cattoliche mentre le altre sono cristiane evangeliche, e molte sono le “alunne” islamiche. Altre donne vengono da Gambia, Sierra Leone, Bangladesh, Marocco, Ucraina, Pakistan, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Albania…

Qui, in questa realtà ecclesiale, in un quartiere considerato da molti “malfamato” han trovato un’altra famiglia, un gruppo di amiche che offre un servizio fondamentale per la loro integrazione e indipendenza, per non sentirsi più a disagio nella relazione con gli “indigeni”, per strada, negli uffici, nei negozi, nei colloqui con gli insegnanti dei loro piccoli, nei colloqui di lavoro che devono affrontare. La pace si costruisce anche così.

Contatti: cell.: 349 197 2819 (Piera Murador) – mail: madriascuola@gmail.com

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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