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Alla Festa del Libro Ebraico si parla dei cambiamenti sociali e letterari nell’ebraismo

26 Apr

Botticini FLE

In occasione della Festa del Libro Ebraico ieri mattina hanno avuto luogo due incontri, entrambi introdotti da Shulim Vogelmann, de La Giuntina editore. Il primo ha riguardato il libro di Maristella Botticini “I pochi eletti. Il ruolo dell’istruzione nella storia degli ebrei, 70-1492”. In seguito alla distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme dall’imperatore Tito nel 70 d.c.,sono entrati in vigore diverse norme, tra le quali una che imponeva l’obbligatorietà dell’istruzione dei figli ebrei maschi. Cristiana Facchini, docente di Storia dell’Università di Bologna, ha spiegato come questa norma abbia portato ad una “modificazione della struttura professionale dell’ebraismo”, portando molti ebrei ad entrare in ambiti professionali tipici del mondo urbano. L’ebraismo ha dunque deciso di “investire sul capitale cognitivo”,  stravolgendo a lungo termine la stessa struttura socio-economica del mondo ebraico, fino ad allora fondata sull’agricoltura e sull’analfabetismo diffuso. L’autrice ha concluso spiegando come ciò abbia permesso anche di consolidare la cultura e la religione ebraica, in quanto una maggiore istruzione dei propri membri ha rafforzato la loro fede, permettendo così di diffonderla e difenderla meglio.

Nel secondo dei due incontri è stato, invece, presentato il libro di Gabriella Steindler Moscati, “Narrativa, memoria e identità. Il volto femminile d’Israele”. L’incontro è stato un’occasione per parlare delle “pioniere” della letteratura ebraica e del difficile processo di integrazione femminile in Israele. In particolare, Maddalena Schiavo, curatrice del libro, ha parlato del periodo “sionista” precedente alla nascita dello Stato nel ’48, nonché della scrittrice Shulamit Lapid e del suo libro “Gei Oni”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2013

(nella foto, da sx Shulim Vogelmann, Cristiana Facchini, Maristella Botticini)

Il mito delle canzoni di De Andrè non tramonta mai

28 Dic

2012-05-11 22.20.44

FERRARA. Grande successo di pubblico, con oltre 200 persone presenti, venerdì sera al Chiostro di S. Paolo (piazzetta Schiatti) per il concerto tributo a Fabrizio De André del gruppo “Minuscoli Frammenti della Fatica della Natura”. La serata era la prima dell’Eco&Food, festival dedicato ai temi dell’eco-sostenibilità.

Il gruppo, nato nel 1998, è composto da quattro ferraresi doc, Stefano Ferrioli (voce), Carlo Binder (chitarra), Luca Mariotti (chitarra) e Leonardo Scarpante (contrabbasso), e prende il nome da un verso de “Il ritorno di Giuseppe”, brano del concept album “La buona novella” (1970). Un pubblico variegato nell’età e imprevedibile nella sistemazione (dalle sedie predisposte, alla comoda erba del Chiostro, dai muretti al porticato) ha cantato e sognato ininterrottamente lungo le due ore del concerto. Un’atmosfera partecipe ma rilassata ha accolto e accompagnato i musicisti, in un vortice di musica intensa, spesso commuovente, attraverso un repertorio di pezzi non scontato. Il gruppo ha affrontato, in particolare nella prima parte, pezzi meno celebri come “Il sogno di Maria”, “Rimini”, “Le acciughe fanno il pallone”, mentre nella seconda ha continuato a deliziare il pubblico con brani quali “Il testamento di Tito”, “Bocca di rosa”, “Don Raffaè” e “Amico fragile”. Un’ottima serata in una cornice suggestiva come il Chiostro di S. Paolo resa ancora più viva dal bel festival dell’ecologia e dalla magica dalla “sempreverde” musica dell’indimenticato cantautore genovese.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 maggio 2012