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«Ognuno è guardato, amato, scelto e benedetto da Gesù»

26 Mag

“Chiesa casa di tutti”: il 23 maggio il secondo incontro nella parrocchia dell’Addolorata

Lo scorso 23 maggio nella parrocchia dell’Addolorata di Ferrara è in programma il secondo dei quattro incontri dell’iniziativa diocesana “Chiesa casa di tutti”, promossa dagli Uffici diocesani catechistico e per la pastorale familiare assieme al gruppo “Famiglie in cammino – Ferrara”. Il 23 la meditazione è stata  su Mt 4,18 – 5, 16 ed è stata proposta da Paolo e Chiara Mantovani (foto), una delle coppie di coniugi promotrici delle “Famiglie in cammino – Ferrara”, genitori cristiani di persone LGBTQ. Una trentina i partecipanti a questo secondo incontro (gli altri due saranno a settembre e a ottobre).

«Quella delle “Famiglie in cammino” – ha raccontato la coppia – è un’esperienza che per qualche anno abbiamo vissuto nella Diocesi di Bologna. Un interessante percorso di aiuto e di ascolto della Parola, che per noi è stato molto importante. La nostra vita nella Chiesa – hanno proseguito i due – è stata, fra l’altro, nell’Agesci e in alcune esperienze di spiritualità ignaziana, sia nella Diocesi di Bologna che a Ferrara, con gli EVO».

I due hanno poi proposto un commento delle letture del Vangelo scelte, la chiamata dei primi discepoli e le beatitudini: «importante è il seguire Gesù – han detto – ma ciò è un’iniziativa che parte da Lui, non da chi è chiamato». Chiamati che non rispondono con le parole, «ma con i gesti, con la vita». In questa storia «c’è anche la storia di ognuno di noi, chiamati allo stesso modo nella propria particolare situazione». Tante volte, invece, «pensiamo di essere lontani da Dio o di giudicare altri come lontani da Dio». Al contrario, «ognuno di noi è guardato, amato, scelto e benedetto da Gesù, e ciò innesta nella nostra vita dei cambiamenti».

Inoltre, «i primi chiamati da Gesù sono tra loro fratelli di sangue, ma ciò a cui sono invitati – come lo siamo noi – è di andare oltre questo specifico legame, verso una fratellanza più grande».

Strettamente connessa a questa scelta da parte di Gesù, vi sono le beatitudini, grazie alle quali pienamente comprendiamo come «Dio sceglie come alleato qualcuno a cui manca il fiato, che è afflitto, fragile, limitato». Al contrario, «se ci illudiamo di non avere limiti, tendiamo a voler occupare tutto e quindi non possiamo incontrare né l’altro né Dio». Ma Dio – che per sua natura è senza confini – s«i è fatto confine per poterci incontrare». Così, le beatitudini «sono ferite che diventano feritoie». Il progetto di Dio è più «profondo e delicato» di quel che spesso possiamo pensare: «il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona ma sul suo dolore e sul suo bisogno». Gesù, quindi, «non mi chiede di essere diverso da come sono». Ciò che Dio ci offre è qualcosa di «liberante», ma «non è facile accettare questa proposta, perché Dio parte dalle mie fragilità e quindi innanzitutto è queste che devo saper accettare, senza chiudermi nelle mie paure e nei miei pregiudizi».

Il pomeriggio si è concluso – come il primo – con la divisione dei presenti in gruppi per  condividere le riflessioni maturate in un momento di raccoglimento personale. Il momento finale di condivisione è stato il suggello di un altro pomeriggio all’insegna dell’apertura all’altro, della ricerca di sé nell’incontro col prossimo.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 maggio 2026

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