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I residenti “storici” da sempre tutelati. Ecco i numeri: solo 1 alloggio su 10 a extra UE

18 Gen

Case popolari a Ferrara. Con le nuove regole ci rimettono le giovani famiglie bisognose (italiane e straniere)

di Andrea Musacci

Poco più di 1 cittadino extra UE su 10 è titolare di un alloggio ACER di Edilizia Popolare a Ferrara e provincia, e il numero dei nuovi assegnatari stranieri è in costante calo da anni.
Sono alcuni dei dati che emergono dal Bilancio di Sostenibilità 2018-2019 di ACER Ferrara e che abbiamo raccolto e analizzato, dai quali si desume anche, ad esempio, che a fronte di 746 domande raccolte per le case popolari solo nell’ultima assegnazione nel Comune di Ferrara, sono appena 80 gli alloggi già disponibili e, nella migliore delle ipotesi, appena altri 130 si libereranno entro il prossimo giugno.
Una realtà, dunque, ben diversa da certa narrazione diffusa ormai da anni, e in particolare nelle ultime settimane con le ultime assegnazioni di alloggi ERP nel Comune capoluogo di provincia. Una visione ideologica che, falsamente, denuncia percentuali molto elevate di alloggi popolari occupati da stranieri nel Comune di Ferrara, a scapito di indigenti famiglie autoctone.
Ricordiamo che lo scorso 4 gennaio è stata definita la nuova graduatoria di assegnazione delle case popolari nel Comune di Ferrara, la prima formulata in base ai criteri di assegnazione aggiornati dal nuovo Regolamento, elaborato lo scorso marzo dalla Giunta guidata da Alan Fabbri, che per la prima volta nella storia della città pone la residenzialità storica dei richiedenti come elemento decisivo nell’assegnazione. Le prime 157 posizioni della graduatoria di assegnazione delle case popolari risultano, di conseguenza, occupate da famiglie italiane, sulle 259 domande finora accolte in via definitiva e su un totale di 746 raccolte.

Negli alloggi ACER 9 su 10 sono italiani: smontata la bufala sulla metà degli alloggi agli stranieri
Luglio 2020: la 31^ graduatoria per l’assegnazione degli alloggi ERP, stilata dall’ultima Amministrazione Tagliani, «ha previsto l’assegnazione a cittadini stranieri del 52% degli alloggi e del 48% agli italiani, e considerato che i residenti stranieri sono mediamente il 10% della popolazione è evidente come sia iniquo il trattamento riservato a chi vive qui da sempre». La citazione fra virgolette è del Sindaco Alan Fabbri. Una vera e propria fake news ripresa dal primo cittadino per giustificare, nei giorni dell’apertura del nuovo bando ACER, le modifiche al Regolamento per il calcolo dei punteggi per le assegnazioni degli alloggi ERP.
Leggendo il Bilancio di sostenibilità 2018-2019 di ACER Ferrara, infatti, i dati mostrano come il peso degli stranieri tra i nuovi assegnatari stesse anzi diminuendo, passando dal 39,57% di assegnazioni nel 2017 (il 29,41% considerando i soli cittadini extra UE) al 30,56% nel 2018 (il 27,77% considerando i soli extra UE) e al 32,62% nel 2019 (il 26, 74% di soli extra UE).
Le percentuali degli stranieri si abbassano ulteriormente se si vanno a vedere i numeri dei titolari e degli occupanti totali degli alloggi ERP di ACER: nel 2019 i nuclei assegnatari composti da stranieri sul totale dei nuclei assegnatari è poco meno del 13%, e al 23% se consideriamo il numero dei componenti dei nuclei (quest’ultimo dato dipende dal fatto che i nuclei stranieri sono tendenzialmente più numerosi di quelli italiani). Nel 2019, infatti, gli stranieri titolari di alloggi ERP sono 702 su 5.487 alloggi locati totali, pari al 12,79% (11,24% se si considerano i soli extra UE), in calo persino rispetto al 2018 quando erano di più, 791, ma su più alloggi locati (5.627), per una percentuale del 14,05% (12,44% se si considerano i soli extra UE). Nel 2015 la percentuale era del 12%, nel 2016 del 13%, idem per il 2017.
Numeri ben lontani da quel 52% tanto sbandierato.

Età e reddito: per nulla discriminati i ferraresi “storici”
Analizzando poi i dati sull’età degli degli occupanti gli alloggi ACER, e perfezionandoli con dati da statistiche interne forniteci da SUNIA CGIL Ferrara, vediamo come gli assegnatari over 60 attualmente superano il 65% e sono quasi tutti di nazionalità italiana, mentre i nuclei di utenza straniera sono in gran parte giovani e con bambini/ragazzi tra i 0 e 18 anni d’età.
Per quanto riguarda invece il reddito degli utenti ACER, il 42% ha la pensione, il 21% è lavoratore dipendente, l’11% nessun reddito, il 10% misti, i restanti si dividono abbastanza equamente tra pensione + lavoro dipendente (7%), lavoratori autonomi (5%), redditi non presentati o non richiesti (4%). Nel solo Comune di Ferrara, i dati sono quasi identici.

Dove sono gli alloggi da assegnare a chi ne ha diritto? Appena 80 gli alloggi già disponibili
Il patrimonio ACER Ferrara consta attualmente di 6.917 alloggi, di cui 6.691 di ERP (Edilizia Residenziale Popolare), 137 non ERP e 89 di ERS (Edilizia Residenziale Sociale). Tutti i 6.691 alloggi di ERP sono di proprietà dei Comuni della provincia e gestiti da parte di ACER. Più della metà degli alloggi ha una metratura tra i 45 e i 75 mq.

Case da assegnare
Al 31 dicembre 2019 (data di rilevazione per l’Osservatorio Regionale) gli alloggi ERP vuoti in attesa di manutenzione in tutta la provincia erano 877, di cui 489 a Ferrara e 388 in provincia. Sui 877 alloggi totali vuoti, 134 sono piccoli (meno di 45 mq), 423 medi (tra i 45 e i 70 mq) e 320 grandi (oltre 70 mq). Sempre sui 877 alloggi ERP vuoti, 152 (80 a Ferrara e 72 in provincia) sono a costo medio, da manutenére con il programma straordinario regionale approvato dalla Regione l’estate scorsa. Una parte di questi alloggi necessitano di consistenti investimenti per essere recuperati.
Altri 100-130 alloggi, invece (situati soprattutto a Ferrara) richiedono piccoli e medi interventi e quindi potrebbero essere assegnati nuovamente e in tempi abbastanza brevi, vale a dire in 3-5 mesi, al massimo entro giugno 2021. Se così sarà (ma si dovrà valutare in base ai finanziamenti regionali e comunali), questi 100-130 saranno disponibili per i nuovi assegnatari insieme agli 80 già disponibili. Si andranno così a coprire, nella migliore delle ipotesi, 210 richieste di alloggio, insufficienti a fronte delle 746 domande raccolte e delle 259 finora accolte (473 sono quelle accolte con riserva e 14 quelle rigettate).

Confronto Assessora Coletti – parti sociali: tutto rimandato
Si sarebbe dovuto svolgere nella giornata di venerdì 15 gennaio l’atteso incontro tra Cristina Coletti, Assessora alle Politiche abitative del Comune di Ferrara e i sindacati degli inquilini SUNIA CGIL, SICET CISL e UNIAT UIL, con i rispettivi rappresentanti Maurizio Ravani, Eva Paganini e Paola Poggipollini. Nell’incontro, come anticipatoci dagli stessi, i sindacati avrebbero chiesto alla Coletti i dati precisi delle assegnazioni dell’ultima graduatoria (la 32^) per gli alloggi ERP. Purtroppo, però, all’ultimo l’incontro è stato rimandato a venerdì 22 gennaio, a causa dell’imprevisto e improrogabile impegno dell’Assessora Coletti, chiamata in Regione a Bologna in rappresentanza del Comune di Ferrara in sostituzione del Sindaco Alan Fabbri, dal Presidente Stefano Bonaccini per discutere della riapertura delle Scuole superiori.
Lo scorso 9 dicembre l’Assessora Coletti e i sindacati SUNIA, SICET e UNIAT hanno sottoscritto il protocollo per la creazione di un Tavolo di confronto dedicato al tema delle politiche abitative denominato “Tavolo di Contrasto al Disagio Abitativo”. La speranza è che, almeno per il futuro prossimo, vengano ascoltate anche le voci e le proposte delle organizzazioni sindacali: «per quanto riguarda le modifiche al Regolamento per le assegnazioni degli alloggi ERP – ci spiega Ravani di SUNIA – siamo stati ascoltati ma nulla di quello che avevamo chiesto è stato minimamente accolto. Chiediamo ancora che vi sia maggiore equilibrio nei criteri per il calcolo dei punteggi per le graduatorie, cioè che la storicità in graduatoria e soprattutto la residenzialità storica abbiano meno peso, a vantaggio invece del reale bisogno delle persone e delle famiglie».
Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 gennaio 2021

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Studenti in fuga: crollo degli affitti a Ferrara

2 Nov

Ferrara è ancora una “città universitaria”? Sì, ma ormai a metà. Gli ultimi 8 mesi di emergenza sanitaria e la didattica on line l’hanno svuotata: appartamenti abbandonati, residenze universitarie mezze vuote. E si teme un ulteriore drammatico crollo nei mesi di dicembre e gennaio. Abbiamo incontrato proprietari e gestori di alloggi

di Andrea Musacci

Ferrara è Sede universitaria sin dal 1391: l’anno prossimo compirà ben 630 anni. Ma ci sono voluti oltre sei secoli perché potesse ottenere anche il “titolo” di “città universitaria”. Titolo che si è guadagnato all’incirca da una ventina d’anni, in maniera sempre maggiore: la nostra, infatti, è una città a misura di persona, non eccessivamente grande, percorribile in bicicletta e, nonostante tutto, tranquilla. Il suo Ateneo si è affermato negli anni per la qualità di diversi Corsi di laurea, riconosciuti come tale da tanti giovani provenienti dagli angoli più disparati della Penisola e non solo.
Una città nella città è il mondo universitario estense, un mondo vivo, che arricchisce – si spera non solo economicamente – il tessuto urbano. Una babele di accenti e cadenze di ogni risma, un’irruzione di vitalità, giovinezza e creatività positiva, non inficiata da alcuni problemi connessi – forse in parte inevitabili – ma comunque, ci permettiamo di dire, “veniali”. Problematiche legate ad esempio alla cosiddetta Movida, con gli ormai caratteristici scontri con i residenti e le conseguenti diatribe politiche e di categoria. Un’esuberanza che, da 20 anni, si spera sempre si trasformi in valore aggiunto per Ferrara: se lo augurano spesso gli studenti stessi, almeno quelli che sognano di trasferirsi nella nostra città, perché rimasti affascinati o per scappare da terre ancor più sonnolente e prive di opportunità lavorative. E lo sperano tanti in città, che in loro vedono il futuro, o almeno una parte importante del futuro di Ferrara, località sempre più anziana, sempre meno ricca e da sempre inchiodata all’etichetta di località provinciale, assopita per sua natura, come incantata fra le nebbie e i fantasmi – e i fasti – del passato.
Così si poteva ragionare, di sicuro, almeno fino a inizio 2020. Poi è arrivata quest’emergenza e una situazione drammatica che ancora sconvolge e minaccia le nostre esistenze. E allora molte studentesse e studenti che avevano scelto di trasferirsi qui per studiare e laurearsi hanno avuto paura: paura del contagio, di vivere il lockdown di marzo e il semi-lockdown attuale in totale solitudine o quasi, sicuramente lontani da famigliari e affetti radicati. E con la paura che il virus facesse diventare il sogno concreto dei loro primi vent’anni null’altro che una continua e triste preoccupazione, ad esempio, per un alloggio che costa senza essercene la necessità, o perlomeno l’urgenza, visto l’uso massiccio della Didattica a distanza. E così la paura si è insinuata in tanti di loro: i primi a partire, lo hanno fatto a fine febbraio. Fra questi, molti avevano approfittato dei giorni di intervallo tra la fine della prima sessione d’esami e l’inizio del secondo semestre, per tornare in famiglia. Il lockdown li ha obbligati a rimanere dov’erano. Altri sono tornati a Ferrara tra maggio e giugno, altri ancora in estate. E una parte non irrilevante ha fatto nuovamente rientro nella propria località d’origine nelle ultime settimane, dopo i tre Dpcm del Governo di ottobre, una volta accertata l’avvilente possibilità di nuove restrizioni, di un coprifuoco e, chissà, di un altro futuro lockdown.
Scelta magari, nelle ultimissime settimane, ancor più confermata dalle chiusure di bar, locali e ristoranti alle 18: un incubo per un 20enne, abituato spesso a iniziare la serata non prima delle 21.
Per la seconda parte del Focus che abbiamo scelto di dedicare al mondo universitario ferrarese (la prima è uscita nello scorso numero, l’ultima uscirà la prossima settimana), abbiamo dunque scelto di indagare sulle conseguenze sugli alloggi e le residenze di questa “fuga” degli universitari da Ferrara.

ER.GO: a ottobre 65 rinunce, 15 studenti torneranno nel 2021

Partiamo dalle residenze gestite da ER.GO, l’Azienda Regionale per il diritto agli studi Superiori, che nella nostra città si occupa direttamente dei posti letto nelle Residenze (con stanze singole, camere doppie o monolocali) in via Guido d’Arezzo, via Darsena, via Mortara, vicolo Santo Spirito (Santo Spirito e San Matteo), via Ariosto (Santa Lucia), via Savonarola e via Coramari. Con rette o tariffe, per studenti in graduatoria o ospiti (e compresi i mesi di dicembre e gennaio in cui ci sono ribassi) che vanno dai 133 ai 342 euro mensili.
Elisa Bortolotti è la Responsabile per ER.GO della Gestione Graduatorie e servizi per l’accoglienza di Ferrara. Specificando che «l’assegnazione degli alloggi è un fatto dinamico e la situazione assestata potrà avvenire solo a fine anno», ci comunica che a ottobre 2020, 285 studenti sono stati assegnati nelle Residenze ER.GO di Ferrara, contro i 301 dell’ottobre 2019.
«Tra marzo e aprile 2020 – prosegue – abbiamo avuto 142 studenti che sono tornati a casa e ai quali abbiamo rimborsato una mensilità; di questi, la maggior parte sono tornati in alloggio tra settembre e ottobre, ovviamente se in possesso dei requisiti economici e di merito previsti dal bando di concorso. Durante le convocazioni per le nuove assegnazioni, iniziate il 1° ottobre scorso, abbiamo avuto 65 rinunce, mentre 15 studenti hanno optato per venire in alloggio nel secondo semestre (da gennaio 2021), se ci saranno posti disponibili».

Alloggi ACER: 84 disdette e nuove prenotazioni giù dell’80%

Il netto calo degli studenti che hanno scelto di abitare nella nostra città emerge in maniera ancora più netta dai dati fornitici da Marco Cassarà, referente dei rapporti con gli studenti all’interno dell’Area commerciale di Acer. L’Azienda Casa Emilia-Romagna, infatti, in convenzione con ER.GO, mette a disposizione alloggi per studenti universitari e ricercatori “fuori sede” nella Residenza “Le Corti di Medoro” (188 alloggi in una parte dell’ex Palazzo degli Specchi in zona Beethoven con canoni di mensili dai 370 ai 590 euro mensili), nella Residenza Putinati (53 posti letto nell’omonima via, tra i 250 e i 290 euro mensili) e in dieci bilocali su corso Porta Mare, in via Darsena, via Boiardo, via Recchi e via Fabbri, con affitti tra i 205 e i 330 euro al mese.
«Su gli oltre 250 tra alloggi e posti letto, quest’anno abbiamo gestito 84 fra disdette e mancati rinnovi contrattuali». Quasi uno su tre. Per la precisione, le disdette o i mancati rinnovi sono stati 14 nel mese di marzo, 21 ad aprile, 21 a maggio, 5 a giugno e ben 23 a ottobre. La maggior parte riguardano le Corti di Medoro (76), mentre 3 a Putinati e 5 negli appartamenti.
Le nuove prenotazioni per l’a.a. 2020/2021 sono state 20: un quinto in meno rispetto a un anno fa, quand’erano state 97.

Fondazione Zanotti: chiuso il Cenacolo, in via Mortara metà dei posti è vuota
Non lasciano spazio a dubbi nemmeno i dati che ci vengono forniti dalla Fondazione Enrico Zanotti: per quanto riguarda il Campus Universitario “Collegio Don Calabria” di via Borsari, «le stanze singole per 24 studenti – ci spiega Nicoletta Vallesi – sono piene al 75%, e i nuovi utenti sono appena 4. Gli anni scorsi le riempivamo tutte senza problemi, anzi le richieste superavano tranquillamente le nostre disponibilità». Qui, durante il lockdown, «solo 7-8 studenti erano rimasti, gli altri erano tornati a casa».
Per quanto riguarda, invece, la vicina Residenza Universitaria “Enrico Zanotti” in via Mortara, i monolocali con parti in comune hanno visto solo «1/5 degli studenti rimanere durante il lockdown, mentre adesso dei 24 posti solo la metà è occupata. E dei 12 attualmente presenti, solo due sono matricole». Epilogo ancor più triste per la Residenza “Il Cenacolo” di via Fabbri, chiuso per mancanza di richieste: appena 5 per 40 posti disponibili. Una situazione diventata insostenibile.


Camplus: 1 posto letto su 3 è rimasto vuoto
Camplus Apartments in città gestisce gli appartamenti della Residenza Darsena, vicino al Polo Tecnologico, e dislocati in centro e nella zona del Polo Biomedico. Roberto Marinelli, Responsabile Camplus a Ferrara, ci spiega come su 600 posti letto totali, circa 200 sono vuoti. «Dal lockdown di marzo tanti studenti non sono tornati a Ferrara o han scelto di non trasferirsi. Quello che più temiamo è che, dopo i recessi tra luglio e ottobre, ci sia un’ulteriore forte ondata di disdette dei contratti di affitto tra dicembre e gennaio. Abbiamo questa spada di Damocle che incombe: per noi sarebbe una disfatta».


ASPPI e Sunia: dimezzati i contratti per gli studenti
«Per noi settembre è sempre stato il mese dei tanti contratti d’affitto per gli universitari. Quest’anno, però, nulla a che vedere con gli altri anni: registriamo un dimezzamento dei nuovi contratti per studenti, e perlopiù di matricole, incentivate dalla Didattica in presenza». A parlare a “La Voce” è Ippolita Domeneghetti dell’ASPPI – Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari di Ferrara. Per venire in contro alle situazioni difficili di tanti studenti e delle loro famiglie – prosegue – «abbiamo avuto diversi casi di rinegoziazioni di contratti esistenti, con diminuzioni, ad esempio, di affitti da 600 a 450 euro mensili. E ipotizziamo altre disdette e richieste di rinegoziazione anche nei prossimi mesi».
Parole simili ci arrivano da Marcello Ravani di Sunia-CGIL: «rispetto a un anno fa abbiamo avuto un calo del 49-50%: 45 asseverazioni (certificazioni di contratti a canone concordato tra privati, ndr) contro le oltre 90 del 2019». Stabili i contratti direttamente stipulati, 10 contro i 13 dell’anno scorso. Contratti che, comunque, sono tendenzialmente sempre più brevi, e sui quali, ci spiega Ravani, «ci richiedono rinegoziazioni sul canone anche del 20-30% in meno».
Una prima conferma ci arriva anche da Vittorio Zanghirati, Presidente provinciale Confabitare: «sicuramente c’è stato un calo dei contratti di locazione per studenti, spesso i proprietari hanno difficoltà a riempire tutte le stanze degli appartamenti, o alcuni rimangono proprio vuoti».


RUA-UDU: “meglio contratti di 6 mesi. Insufficiente il bando del Comune di Ferrara”
Chi si è occupato della questione affitti è stata l’Associazione studentesca RUA-UDU.
«Il 31 marzo come RUA-UDU – ci spiega Maria Antonietta Falduto – abbiamo rilasciato un comunicato dove notificavamo la necessità, strettamente urgente, di avviare nette azioni di sostegno agli affitti per tutti quei nuclei familiari colpiti da violente contrazioni di reddito a seguito dell’emergenza Covid. Ma il solo intervento che ne è risultato è stato la delibera comunale legata all’erogazione di contributi per il pagamento dei canoni locativi (ne parliamo nel box, ndr)». Bando che, per RUA, «oltre a stanziare un cifra irrisoria per fronteggiare la questione, risarciva solo i casi di “morosità incolpevole” risultando impraticabile per chi, magari pure con sforzi, aveva fin lì onorato le clausole contrattuali di locazione».
Ma RUA è andata oltre, dando vita nelle ultime settimane a un sondaggio fra gli studenti dell’Ateneo ferrarese: «dai dati si evince come molti studenti abbiano optato per disdire il proprio contratto di locazione mentre tanti altri in ingresso, malgrado l’iscrizione attiva presso Unife, hanno cassato la possibilità di prendere casa entro le mura cittadine».
Questo a causa della Didattica a distanza e «dei termini temporali tipici dei contratti locativi per studenti che, vedendo la scadenza a un anno dalla prima firma, poco si sposa con il regime d’incertezza che caratterizza il periodo. Molto più ragionevole e d’aiuto – conclude Falduto – potrebbe essere garantire locazioni semestrali attendendo l’evolversi della situazione».

Gli iscritti a Unife

Su un totale di 132.463 residenti nel Comune di Ferrara (dato al 31/12/2019, fonte: ”Annuario Statistico Demografico 2019”), gli iscritti all’Università di Ferrara attualmente sono 22.010. I dati fornitici dall’Ateneo si riferiscono al 28 ottobre 2020, ma le immatricolazioni saranno chiuse il prossimo 15 aprile. Il dato, inoltre, riguarda gli iscritti ai Corsi di studio ovvero lauree triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico.
Il dato definitivo dell’a.a. 2019/2020 registrava 24.229 iscritti all’Ateneo della nostra città.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 novembre 2020

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