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“Giallo, noir e perturbante” va a Modena

7 Nov

Giallo, noirDopo le tappe ferraresi del progetto, lo scorso dicembre a Casa Ariosto e Foto Pandini, e a marzo al Centro Culturale Mercato di Argenta, da oggi la mostra “Giallo, noir e perturbante. Indizi” sbarca nella città di Modena. Grazie alla collaborazione tra il Comune, la Photogallery, il Centro Etnografico di Ferrara, il Fotoclub ferrarese e il Fotoclub Il Colibrì di Modena, oggi alle 17 inaugura la mostra nella sede della Photogallery in via Peschiera, 6. L’esposizione sarà visitabile fino al 21 novembre, dal giovedì alla domenica dalle 16 alle 19.

Nel giugno dell’anno scorso, 14 fotografi si sono trovati in un albergo di montagna deserto in attesa della riapertura per la stagione estiva (l’Hotel Relais Orsingher di Fiera di Primiero), per dar vita a un laboratorio di fotografia creativa e narrativa diretto da Roberto Roda (etnografo, critico d’arte e fotografo) e Emiliano Rinaldi (studioso di iconografia e fotografo). Il workshop, liberamente ispirato a Shining di Kubrick, ha raccontato visivamente le dinamiche del perturbante, ovvero quel particolare senso d’inquietudine approfondito in un celebre saggio scritto nel 1919 da Sigmund Freud.

Da quell’esperienza fotografica, grazie alla collaborazione di uno sceneggiatore di vaglia (Claudio Chiaverotti), alcuni noti artisti italiani e tre modelli, sono nati quaranta racconti visivi che indagano cosa avviene quando il fantastico irrompe, inaspettatamente, nel quotidiano.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 novembre 2015

Le opere di Vidoni “riemergono” e tornano in mostra

12 Ott

una delle opere in mostra - CopiaUn giacimento di creazioni nascoste in uno sgabuzzino. Sono opere di Bruno Vidoni (1930 – 2001) nella sua Casa Archivio di Cento gestita dalla vedova Marina Ferriani, rimaste per anni ignote e ora riemerse grazie al Comune di Cento e al Centro Etnografico. La prima tappa, “Occhi, nudi e immensi”, era stata presentata lo scorso maggio alla Galleria Dosso Dossi, mentre la seconda, “Onirica. Il richiamo di Lovecraft”, ha inaugurato sabato e sarà visitabile fino al 25 ottobre nella Galleria del Carbone a Ferrara. Il lavoro su queste creazioni è partito a inizio anno grazie a Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda.

Un viaggio nelle stranianti manifestazioni dell’orrorifico, tra riferimenti medievali, magici e alchemici, e richiami all’arte simbolista e fantastica, un compendio di personaggi diabolici, draghi, sirene, cavalieri, ammoniti e mostri tentacolari con le loro “orride seduzioni”. Tra le opere esposte, anche due pseudo codici medievali, un bestiario e un grimorio rilegati in pelle. In vendita anche il catalogo della mostra, mentre un altro è in preparazione per il prossimo anno insieme alla terza retrospettiva sui “dialoghi” di Vidoni con la Metafisica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 ottobre 2015

“Occhi, nudi e immensi”. La retrospettiva di Vidoni al Dosso Dossi

16 Mag

vidoni“Occhi, nudi e immensi” è il nome della retrospettiva dell’artista centese Bruno Vidoni (1930-2001), inaugurata sabato nella Sala esposizioni del Liceo Artistico “Dosso Dossi” di Ferrara in via Bersaglieri del Po, 25. L’esposizione, curata da Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, partecipa al ciclo “Vidoniana 2015”, attraverso cui saranno erogate due borse di studio a studenti meritevoli del “Dosso Dossi”, per onorare la memoria e la conoscenza di Vidoni, ex allievo dell’Istituto.

La mostra nasce da una recente azione di ricognizione e riordino dell’archivio di Casa Vidoni grazie al Comune di Cento e al Centro Etnografico.

La mostra propone le varie sensibilità artistiche di Vidoni, presentando i diversi stili dell’immaginario di quest’artista poco apprezzato a Ferrara ma molto valorizzato in altre città italiane. Il titolo dell’esposizione richiama il film “Big Eyes” (2014) di Tim Burton, per la somiglianza casuale con gli occhi dei protagonisti delle opere di Margaret Keane. Nelle opere scelte dominano i richiami al surrealismo, alla metafisica e al simbolismo di inizio Novecento, senza dimenticare le affascinanti creazioni di richiamo religioso, tra le quali le icone ispirate alla tradizione greca-ortodossa e un inquietante S. Francesco. Una mostra sempre in bilico, quindi, tra sacro e profano, nelle sue atmosfere decisamente grottesche e perturbanti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 maggio 2015